Weakling

Weakling

Osceni disastri black-metal

di Francesco Nunziata

Misconosciuti e influentissimi, i californiani Weakling continuano, a distanza di quasi tre lustri, a far sentire tutto il peso della loro terrificante miscela black-metal. Un'intera scena (United States Black Metal) gli riconosce il ruolo di capostipiti, eppure il pathos ferale che attraversa la loro musica si è riverberato anche su altre esperienze "metalliche". Ripercorriamo la loro storia

Una meteora. Una di quelle che lasciano un segno indelebile. Poche band in ambito metal hanno registrato così poco (un solo disco di 5 tracce, per complessivi 76 minuti di musica) e marchiato a fuoco una “scena” (nel caso specifico, quella dell’United States Black Metal o USBM). Wolves In Throne Room, Nachtmystium, L’Acephale, Fauna, Fell Voices, etc…, sono tutte band che, in un modo o nell’altro, devono qualcosa alla fusione “progressiva” dei versanti più ferali e atmosferici del black-metal operata dalla band di San Francisco. Eppure, a lungo andare, il pathos allucinante che attraversa la loro musica si è riverberato anche su altre esperienze "metalliche".

"I never dream. This isn't real. Not real"(Swans, "Weakling")

Il personaggio chiave della nostra storia si chiama John Gossard.
Cresciuto in quel di Kensington, nella Bay Area, Gossard inizia ad interessarsi di metal grazie ai dischi della sorella, appassionata, tra gli altri, di AC/DC, Black Sabbath, Led Zeppelin e Rush. Di tanto in tanto, inoltre, si diverte a strimpellare il pianoforte. Poi, in un incidente con lo skateboard si rompe la gamba e il padre, per consolarlo, gli regala una chitarra.
“Uno dei ragazzi della mia strada suonava la chitarra nei Lääz Rockit [band di thrash-metal; ndr]. Non sapevo suonare niente, a quel tempo. Così, questo tizio iniziò a darmi delle ripetizioni e mi ritrovai anche ad un loro concerto. Aprivano per gli Slayer (era il periodo di “Show No Mercy”, se ricordo bene), band che mi mandò letteralmente fuori di testa!”. Dopo questa rivelazione, John inizia a maturare una passione sempre più sfrenata per le sonorità “estreme”, innamorandosi dapprima dell’hardcore (Black Flag su tutti), poi del death-metal, degli Swans e via di questo passo fino al black-metal (galeotta fu una compilation passatagli da un amico in cui comparivano anche i primi due album dei Venom). Suona, dunque, nei thrashers Vomitorium, si dà al punk con i Dripping Mary e, nel frattempo, inizia a maturare l’idea di formare una band tutta sua. Con Jim Mack, mette su il primo nucleo di quelli che, poi, si chiameranno Black Goats. Tuttavia, ritornato nella Bay Area, con un problema di droga in più, John perde un po’ di interesse nella musica. La scena di San Francisco, tra l’altro, non lo soddisfa e inizia un periodo di “ritiro”.

johnmeditatingRisolti i problemi, va a vivere in un appartamento in cui alloggiano anche i due chitarristi dei Fucking Champs, Tim Green e Josh Smith. “Una notte, io e Josh ci rendemmo conto di non aver mai suonato una nota insieme e, così, accendemmo gli amplificatori e iniziammo a improvvisare. La prima volta, scrivemmo il finale di “Disasters In The Sun”. La registrammo su cassetta e l’abbiamo ascoltata per almeno un paio di settimane. Erano anni che non mi sentivo così ispirato! Volevamo formare una band, ma non conoscevamo nessuno che fosse capace di suonare anche black-metal! Le uniche persone con cui avrei potuto tentare erano quelle dei Black Goats, ma li avevo già lasciati, anche perché ognuno di loro aveva il suo genere preferito e tendeva a rendere un po’ troppo schizofrenico il suono della band. Poi, una sera, mentre Josh era in tour con i Fucking Champs, vidi dal vivo una band del luogo, i Sangre Amado. Il loro batterista si chiamava Sam Foster [soprannominato “Little Sunshine”; ndr] e capii, all’istante, che doveva essere dei nostri! Gli lasciai, dunque, un paio di nastri delle mie cose con Josh. Mi misi, quindi, alla ricerca di un bassista. Josh mi presentò Sarah Weiner. Io ero un po’ restio, perché pensavo che una ragazza non fosse capace di suonare black-metal…e, invece, ci sapeva fare, eccome!”.
Nel frattempo, la formazione è completata dall’arrivo del tastierista Casey Ward. “Iniziammo a lavorare sodo e, dopo un mese e mezzo, anche Sam si unì a noi. La prima cosa su cui ci siamo concentrati, ovviamente, è stata la parte finale di “Disasters In The Sun”, quella che avevo scritto nella mia prima jam con Josh. Cercavamo uno stile tipo “Transilvanian Hunger” dei Darkthrone e, nel giro di cinque minuti, completammo la parte. Fu, poi, la volta di “This Entire Fucking Battlefield”, brano che avevo scritto all’epoca del primo nucleo dei Black Goats”.
Il moniker scelto, Weakling, fu un omaggio alla canzone degli Swans presente su “Filth”. “Intorno al 1986-87, comprai una compilation dove compariva anche la band di Michael Gira. Era la prima volta che sentivo parlare di loro. Qual brano era il momento più pesante della compilation, oltre che uno dei pezzi più pesanti che io avessi mai ascoltato”.

Nel 1998, nei Louder Studios di San Francisco i quattro registrano il materiale per il loro primo disco, Dead As Dreams. Le cose sembrano andare per il verso giusto e, invece, di lì a poco tutto si guasta. “Non so – ricorda John. E’ tutto molto strano. Quando registrammo il disco, abbiamo dato il massimo. Eravamo molto orgogliosi del risultato. Ma non se ne fece niente…perché gli altri decisero di lasciare la band per altri impegni. Il primo che se ne andò fu Sam, all’epoca impegnato ancora con i Sangre Amado, oltre che con il suo lavoro (era un corriere). Dopo un po’, lo seguirono tutti gli altri. Ho cercato di convincerli ma, anche se riconoscevano il valore del disco, mi dissero che non erano più interessati. E mi sono sentito tradito”.
Completate le registrazioni, Gossard restò da solo, con un disco dal potenziale devastante ma senza una distribuzione. Ci vollero due anni perché le cose andassero per il verso giusto. Nel 1999, sempre in quel di San Francisco, Andee Connors varava, intanto, la tUMULt Records, iniziando a pubblicare dischi più o meno interessanti. Entrò, dunque, in contatto con Gossard, cercando il grande colpo: ”John era ossessionato dal fatto di dover diventare una figura di culto - racconta Andee. Per convincerlo a farmi pubblicare 'Dead As Dreams', gli proposi di inserire all’interno della custodia del Cd case una mappa, in modo che, una volta ordinato il disco, in base alla mappa si potesse risalire al luogo dove era seppellito il Cd. John era molto eccitato da questa cosa, ma realizzarla era un tantino complicato…Così, pensai di pubblicare una sola copia, andare in qualche festival europeo e regalarla a qualche ragazzino di quindici anni. Una cosa del tipo “edizione limitata”!”.
La storia è talmente assurda che lo stesso John, in un’intervista di qualche anno fa, finì per incavolarsi non poco, accusando Andee di aver inventato questa storiella di sana pianta e di averla fatta circolare senza prendersi la briga di interpellarlo. Resta il fatto, in ogni caso, che aneddoti del genere, veri o presunti che fossero, finirono per aumentare a dismusare la curiosità e il mistero intorno al nome Weakling, tanto che, alla fine, il disco venne finalmente pubblicato dalla tUMULt nel 2000 (inizialmente in una limitata edizione vinilica).

John, intanto, era tornato a fare musica col progetto The Gault, in bilico tra retaggi gotico-psichedelici, doom-metal e noise-rock. La line-up della band, diventata, in breve tempo, “la band più odiata di San Francisco” e, sempre nelle parole del leader, “il tipico esempio di band da ascoltare da soli a casa", era completata, oltre che dalla ritrovata Sarah Weiner, dalla bassista Lorraine Rath (in seguito negli Amber Asylum) e dal misterioso cantante Ed “Dead” Kunakemakorn. Merita un ripescaggio il loro unico album, “Even As All Before Us”, rilasciato nel 2005 dalla Amortout. Terminata quest’esperienza, fu la volta del funeral-doom degli Asunder e, quindi, di un ritorno alle radici con il black-metal dei Dispirit.
Nel frattempo, il tastierista Casey Ward si era dato al revival garage-rock con The Husbands, mentre Sam Foster oggi lo trovate nelle fila dei deathster Saros. Josh Smith, invece, oltre a continuare l'avventura con i Fucking Champs, suonerà anche nei Drunk Horse.

"Perché noi siamo solo la buccia e la foglia/ La grande morte, che ognuno ha in sé/ è il frutto, attorno a cui ogni cosa ruota"
(R. M. Rilke)


dead_as_dreams_weakling_cover_01Una prima versione di Dead As Dreams (5 tracce; 76:09) può essere ascoltata sul demo Live Practice, 52 minuti di musica con la parte vocale di Gossard praticamente sepolta dal frastuono degli strumenti. La resa sonora non è disprezzabile e lascia intuire la qualità assoluta dei brani (manca, comunque, il lunghissimo brano eponimo). Un altro demo, Rehearsal (sempre del 1998), contiene, invece, solo una primissima versione, di scarsi dieci minuti, di "This Entire Fucking Battlefield". La presenza di brani solo strumentali non era dovuta ad una scelta stilistica, quanto alla difficoltà di trvoare un vocalist capace di assecondare una musica tanto epica quanto devastante. Come ricorda, ancora, John: “Abbiamo cercato un cantante per molto tempo, ma senza risultato. Così, alla fine, mi sono detto:”Vaffanculo, farò tutto da solo!" Mi sentivo a mio agio con lo scream del black-metal e non mi importava troppo di risultare, magari, ridicolo, anzi…trovavo interessante il fatto che, il più delle volte, la gente fosse spaventata dalla cosa. Preparate un paio di canzoni, abbiamo cercato un cantante…o, meglio, uno che si limitasse ad urlare. Niente da fare. Così, o cantavo io, oppure niente cantante. All’inizio, trovavo delle difficoltà a suonare la chitarra e a cantare contemporaneamente. Non riuscivo a concentrarmi. Poi, mi sono posto un obiettivo: non pensare. Essere viscerale e cercare di ottenere l’effetto più oscuro e inquietante possibile”.
Obiettivo, quest’ultimo, che portò John a privilegiare l’impatto emotivo piuttosto che la scelta di parole ben precise. Insomma, la predilezione per un significante torturato e caricato di una passionalità luciferina in luogo di un  significato nudo e crudo… “Ho vissuto per molto tempo con una persona che si occupava di linguistica. Dunque, sono stato molto influenzato dalle emozioni che filtrano attraverso le parole. I brani dei Weakling avevano generalmente un solo concetto espresso per sezione. Mi ispiravo alle cose dei Darkthrone e di Burzum, le cui liriche avevano un substrato poetico niente male. Tuttavia, anche se mi affascinava molto la possibilità di poter raccontare una storia, tendevo maggiormente a far filtrare la purezza delle emozioni. Non avendo risposte da dare, finii per fidarmi, dunque, della passione che riuscivo a trasmettere. La passione è tutto!”.

Non ha tutti i torti, John. Basterebbe, del resto, ascoltarlo all’inizio di “Cut Their Grain and Place Fire Therein” (10:28), open-track il cui impatto è assolutamente debordante. Un riff poderoso, come una chiamata alle armi, le urla strazianti, quegli strali chitarristici che ribollono melmosi, lerci, “garagisti” come se, improvvisamente, una vecchia e scalmanata band di provincia avesse deciso di alzare la posta in gioco, gettando le viscere sul pavimento per il tramite di una sovrastruttura epica capace di innalzare la sofferenza e il dolore a vessillo di rivolta. Il ruolo delle tastiere è stato leggermente ridimensionato rispetto al demo, a vantaggio di una migliore resa complessiva. Lentamente, il brano va di decelerando, ma le urla di Gossard si fanno ancora più atroci e scostanti in mezzo ad un baccanale sgraziato e, manco a dirlo, infernale, gettando ponti verso dimensioni quasi occulte, “nerissime”, mentre le chitarre incrociano assoli tremolanti, tagliando il palcoscenico da parte a parte, prima che il tutto si disperda in un vortice siderale. Riemerge, dunque, senza soluzione di continuità, la lunghissima title track (20:39), introdotta da un arpeggiare malinconico e lussureggiante, di matrice viking-metal ma con evidenti reminiscenze post-. Poi, man mano che l’intensità del wall-of-sound elettrico diventa sempre più insostenibile (scalate vertiginose lasciano il campo a passaggi progressivi, digressioni s’inseguono e s'intrecciano l’una con l’altra), i temi portanti dell’opera (misantropia, dolore, angoscia, follia, desolazione, etc.) vengono tutti attraversati con un impeto allegorico talmente intenso da incutere terrore. Giunto al limite estremo del suo nichilismo, Gossard risale in superficie con tornado abbacinanti di emozioni che i diversi punti di fuga strumentali contribuiscono a rifinire, facendo leva anche su stacchi più netti, accentuati, magari, da brevissimi interludi dal carattere ritualistico. All’altezza del quattordicesimo minuto, l’epico serpente si scaglia rovinosamente verso l'abisso, rotolando turbinosamente dapprima lungo un vibrante sentiero percussivo e, dunque, contro una muraglia sonica sempre più “totalizzante”. Un lungo break strumentale (drumming circolare sui tom-tom, masse contrapposte e convergenti di riff, distese panoramiche di armonie “statiche”) conduce, infine, questo mostruoso monolite verso l’uscita dal tunnel.
L’arte drammatica dei Weakling è tutta in questi venti minuti fatti di sangue vivo e interiora lasciate decomporre sull’asfalto.

weakling_dead_as_dreams_retro_01Eppure, l'essenza epica del riff monumentale di “This Entire Fucking Battlefield” (14:47) è, probabilmente, ancora più intensa e lacerante. Dentro ci sono le pianure nordiche, i campi di battaglia immaginari, l'"hammerheart" dei Bathory traslato in un gioco di ossessioni febbrili e di asfissianti squassi psichici. Tutto questo viene gettato nel magma incandescente di una magniloquenza ostentata, tra detour orgiastici, un suono delle chitarre sempre più scuro e pestilenziale, un lirico interludio che prelude ad un finale (dall'undicesimo minuto in poi) struggente come pochi, con assolo spiraleggiante e tastiere sinfoniche ad aumentare esponenzialmente il senso di vertiginosa perdizione. Il tormento interiore di Gossard è sempre più deforme e agghiacciante. La sua linea vocale è fatta di piccoli brandelli lirici che, una volta accennati, lasciano il campo a un susseguirsi instabile e farneticante di versi subumani, latrati alienanti, strazi luttuosi. Come una belva che s’aggira nell’oscurità della sua anima, alla ricerca di un’apocalisse definitiva e “intima”, nel bel mezzo di assordanti-trance-spettrali.

Nemmeno il tempo di un battito di ciglia, ed ecco che l’”oscena” “No One Can Be Called As a Man While He'll Die” (13:09) esplode con vigore sovrannaturale. Ennesima tragedia-in-diretta (che si disintegra in un epilettico e delirante finale - pensate ai Grifters più sconvolti di "So Happy Together" che si sfasciano progressivamente in un autolesionistico cerimoniale Abruptum...), questo brano cammina (con un'accentuazioen ancora più netta per la morbosità timbrica delle due chitarre e del basso di una Sarah Weiner sempre più encomiabile, nonostante i primi timori di Gossard) lungo il baratro che separa l’inferno della vita dal mistero inesprimibile della morte, ridisegnando il concetto di black-metal attorno ad un lirismo dell’ineffabile che proprio nelle opere più sperimentali di Burzum (una delle influenze più nette dell’intera opera) aveva raggiunto le prime vette espressive. La chiusa è affidata a “Disasters In The Sun” (17:06), la cui intro incede maestosa dentro una torrida nebulosa funeral-doom, con chitarrismo scintillante in rotazione. Poi, la corsa a perdifiato, come un unico battaglione votato al suicidio collettivo. Il riecheggiare interrogativo delle distorsioni dentro il vuoto. Le dissonanze cosmiche. Il tripudio di feedback che sancisce il gelo di un commiato invisibile.
Qui non ci sono più chiese da bruciare. Non ci sono più croci da rovesciare, nè bigotti da intimorire.
Frivolezze, dinanzi all'anima che continua a sanguinare...

(17/04/2011)

Alla memoria di Biagio Casalino, ventenne

Weakling

Osceni disastri black-metal

di Francesco Nunziata

Misconosciuti e influentissimi, i californiani Weakling continuano, a distanza di quasi tre lustri, a far sentire tutto il peso della loro terrificante miscela black-metal. Un'intera scena (United States Black Metal) gli riconosce il ruolo di capostipiti, eppure il pathos ferale che attraversa la loro musica si è riverberato anche su altre esperienze "metalliche". Ripercorriamo la loro storia ..
Weakling
Discografia
 Demo
 
   
 Live Practice (autoprodotto, 1998)

6,5

 Rehearsal (autoprodotto, 1998)
 
   
 Cd 
   
  Dead As Dreams (tUMULt, 2000)  8
pietra miliare di OndaRock
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