Windy and Carl

Il disegno del suono

di Alberto Asquini

Veri e propri precursori di una scuola musicale, quella della drone-music, Windy & Carl, in quindici anni di carriera, hanno saputo dar vita ad atmosfere al di fuori del tempo e dello spazio. Amalgamando drone, rock e shoegaze, e intrecciando il tutto su una lieve coltre psichedelica. A sette anni di distanza dall'ultima opera, la carriera della coppia proveniente dal Michigan si colora di nuove tinte
Gli anni Novanta sono stati indelebilmente segnati da una vasta rilettura della psichedelia targata sixties e seventies. Basti citare i Porcupine Tree come punta dell'iceberg, oltre che come band capace di riscuotere il maggior successo. Ma questo movimento "revisionista" conosce radici ben più profonde e soprattutto interpreti tanto sotterranei quanto seminali.
Windy & Carl rientrano, ma solo in parte, nella categoria. Definirli un duo psichedelico, infatti, sarebbe limitativo e piuttosto fuorviante rispetto alla complessità della loro proposta musicale.

Originari del Michigan, Windy Weber e Carl Hultgren, sulla scorta del successo di band neo-psichedeliche come Spaceman 3 e Flying Saucer Attack, decidono di dar vita a un nuovo progetto, sulle rotte di un suono ancora inesplorato. Nel 1990 Carl Hulgren decide di mettersi in proprio, creando un gruppo con una filosofia piuttosto ben definita, e solo nel 1993 a lui si affianca Windy, alla quale vengono inizialmente assegnati compiti di secondo piano. Ad accompagnare la coppia sono, fino alla dipartita del 1995, il percussionista Brenda Markovich e il chitarrista Randall Nieman, che in seguito si dedicherà alla neonata creatura Fuxa.

Ma quali sono le influenze del loro sound? È innanzittutto d'obbligo dire come i tappeti sonori stesi dal duo presentino una forte vena psichedelica che andrà successivamente smarrendosi a favore di un suono più corposo, costruito su droni e chitarre effettate. Non di certo secondaria è la matrice legata al dream-pop di casa 4AD - si pensi ai maestosi Cocteau Twins - allo shoegaze più dilatato e placido e all'elettronica tedesca degli anni 70.

Il progetto prende il via nel 1993, quando i due danno alle stampe Portal, musicassetta d'esordio pubblicata dalla homemade Blueflea e ripubblicata, nel formato a 45 giri, nel 1995.
Nei suoi 80 minuti di durata, Portal dimostra come sia possibile coniugare suoni lisergici provenienti da terre inesplorate con delicatezze dream-pop solo accennate. Ciò che permea il disco in tutta la sua durata è una componente marcatamente dreamy unita al vasto uso di chitarre ed e-bow.
I sette minuti della traccia d'apertura sono esemplari nel definire l'estetica dei primi Windy & Carl: chitarre stracolme di effetti, velate cascate sonore che si fondono a un approccio in bilico tra sogno e sacralità. Importante notare come in tutto l'album si rincorrano note pagane, tracce che rimandano chiaramente a un immaginario legato alla musica rituale - sulla scorta dei Charalambides - che si dipana in un non-tempo.
Quello che potrebbe essere sbrigativamente etichettato come un debutto dai tratti acerbi ed eccessivamente legato a sentieri già battuti dimostra invece il suo ottimo amalgama, nonché il suo vivere di vita propria, pur non rinunciando a chiari riferimenti, in brani come "Glowing" o "Through The Portal": il primo costituisce un apice di epica stasi, che si dilunga sommessamente su qualche arpeggio di chitarra, sorretto in sottofondo da un muro di feedback, il secondo presenta un immaginifico finale che dipinge sciabordii lontani a ondate regolari.
Pur non mancando episodi legati a quello che sarà il futuro sound del duo - si pensi alle deflagrazioni della quinta traccia o al rincorrersi analogico di "Approach/Descend" - Portal rimane sostanzialmenete un album legato tanto alla psichedelia più lisergica e sacrale quanto al dream-pop più cosmico. Il risultato è decisamente convincente: un'ora abbondante di musica all'insegna di un suono corposo ed etereo, che coinvolge senza stancare. Musica che tuttavia non ha ancora raggiunto il suo zenith.

A un anno esatto dalla pubblicazione di Portal da parte dell'etichetta Ba-Da-Bing!, il duo offre alle stampe quello che sarà probabilmente ricordato come uno dei capolavori degli anni 90. Drawing Of Sound è quello che potremmo definire "un album totale".
Staccandosi in maniera decisa dalle composizioni dell'opera prima, ma sviluppandone alcune attitudini - in primis quelle legate alla sperimentazione - Windy & Carl offrono una quarantina di minuti nei quali la distensione sonora raggiunge livelli stellari. Attenuata la componente psichedelica in favore dell'uso di droni decisamente più solidi e dell'importante contributo in alcuni frangenti della voce, il suono vira verso lidi più pop e accessibili.
Drawing Of Sound è un viaggio interstellare fra le pieghe dell'universo, un unico magma bollente che procede lento e compassato. L'iniziale "You", nel suo reiterato arpeggio di chitarra che pare rincorrere i maestri del fingerpicking, cesella ologrammi angelici che si librano a mezz'aria. La maestosità di "You" appare tanto abbagliante nella sua semplicità quanto soave nel suo incedere dai contorni vagamente dream-pop. La seconda traccia, "Lighthouse", si addentra in territori 4AD: nove minuti scarsi nei quali il duo mette a fuoco come meglio non potrebbe un'atmosfera brumosa, priva di confini definiti. La chitarra dipinge archi sinuosi, i piatti della batteria vengono sfiorati dolcemente, a creare un lieve beat, le note si disperdono in un finale di immersione pura nel cosmo in mezzo a echi lontani. 
Vera e propria opera rock al rallentatore, Drawing Of Sound mostra come sia possibile unire barocche aperture sonore a minimalismo d'avanguardia. Esemplari paiono i droni e le chitarre effettate che dipingono la struttura, vagamente shoegaze, di "Venice". Come lo sciabordio delle onde accarezza il legno e la laguna si colora di tinte tiepide eppure vive, i riverberi smussati si innestano su un granulare ronzio in sottofondo. La successiva "Awhile", della durata di oltre dieci minuti, è sicuramente uno degli apici dell'intera carriera del duo: un drone reiterato che si (con)fonde con il canto fatato di Windy, disegnando un maestoso capolavoro impressionista. L'epico finale di "Whisper" riesce ancora a emozionare con il suo lento fluire armonico che si disperde in una non-dimensione.
Il pregio maggiore di Drawing Of Sound è di catapultare l'ascoltatore in una dimensione ultraterrena, una dimensione le cui coordinate paiono offuscate e velate d'una coltre nebbiosa sottilissima. Estasiati dal suono, ci si sente quasi immersi nel liquido amniotico. Mai il naufragare è stato così dolce.

La vena creativa pare inesauribile e un anno dopo il duo pubblica per la nuova etichetta discografica Darla la sua opera terza, Antarctica.
Seguendo le orme del precedente lavoro e discostandosi in maniera definitiva dall'esordio, il duo del Michigan mette a fuoco in tre brani, per una quarantina di minuti di musica, l'essenza della kosmische musik aggiornata agli anni Novanta. Sfidando ancora l'ascoltatore e proponendo un sound nuovamente diverso dalle opere precedenti, Windy & Carl tratteggiano paesaggi diversissimi, ricalcati nella loro essenza anche dai titoli dati alle rispetive tracce. Lasciate in secondo piano chitarre effettate e tastiere, il duo teorizza un suono granuloso, che sa di terra e d'aria. Tra tutti i dischi del duo non a caso si tratta di quello in cui emerge maggiormente il lato ambientale.
La title track è un'immensa distesa di droni, sui quali si svelano chitarre in bilico sull'orlo del vuoto. Cavalcata sonica di oltre ventidue minuti, "Antarctica" procede uguale a se stessa per dieci lunghissimi minuti, variando successivamente il suo avanzare con innesti di effetti che mostrano come anche in un mare buio le sfumature possano dar vita ai colori. Se dunque la prima traccia abbozzava una descrizione di una vita sott'acqua, ecco che "Traveling" mostra il lato cinematico del disco: in una sorta di ascesa si torna a respirare, i polmoni recuperano ossigeno e si torna alla vita. I droni si innalzano lievissimi (Eluvium ringrazia) per un'immersione totale nella vita terrena.
Pur mantenendo i toni freddi della traccia d'apertura, "Traveling", come da titolo, identifica il suo essere ponte tra il freddo mare di "Antartica" e la resurrezione di "Sunrise". L'ultima traccia, autentico gioiello di ambient-drone prestato alla solarità, si svolge tra ammalianti chitarre che si levano sugli scudi in un moto impercettibile e quieto. Ancora una volta il duo non sbaglia. Sempre diversi, eppure sempre uguali a se stessi, Hultgren e la Weber aprono vie nuove alla musica ambientale.

La Kranky, all'epoca giovane etichetta indipendente dedita alla musica ambientale e sperimentale, si accorge delle straordinarie capacità del duo e lo arruola nel suo roster. Tutto pare passare velocemente, eppure sono trascorsi soltanto tre anni dalla release ufficiale di Portal.

Nel 1998 esce così Depths, quarto disco in soli tre anni. A stupire, per l'ennesima volta, è la capacità di voltare costantemente pagina. Volgendo l'attenzione verso un suono più costruito e forse meno empatico, Hultgren sceglie la strada delle distorsioni applicate a un incedere magmatico. Le note dell'iniziale "Sirens" sono bolle d'ossigeno che risorgono dalla terra, procedendo in un moto lentissimo eppure costante. Un avvolgente e sinistro arpeggio di chitarra, ripetuto in chiave dark, delinea la colonna vertebrale di "Undercurrent". Le migliaia di filamenti sonori che costruiscono "Set Adrift", bozza di un chiarore mattutino, svaniscono sommessamente in una chitarra isolata. I venti minuti della traccia che dà il titolo all'album sono un'immersione totale in un mare di scricchiolii, sgranature, in un processo evolutivo del suono che si azzera e rincorre se stesso.
Aggiornando le intuizioni di Drawing Of Sound, la quarta traccia pone in evidenza il lato più marcatamente ambientale del duo, costruendo un brano dalle dimensioni epiche nella sua mancanza di dinamismo. E addirittura si arriva a incrociare le strade del pop: "The Silent Ocean" si sviluppa infatti tra il canto sommesso di Windy e lo svolgimento lentissimo di una chitarra. E se all'ascolto di "Aquatica" - una delle (numerose) vette toccate dal duo lungo tutta la sua carriera - verrebbe da dire che non c'è miglior titolo per composizione di tal genere, il brano conclusivo si districa tra placidi intrecci chitarristici, canto solo accennato e un'atmosfera bucolica che si apre in un finale da brividi.
Alla fine dei settanta minuti di Dephts si ha la sensazione è che Windy & Carl non abbiano ancora sbagliato un colpo.

Dopo anni di intense fatiche giunge, nel triennio successivo al 1998, il meritato riposo. Tre anni nei quali radunare le idee e ripartire con rinnovato sprint. Dal 1998 però è evidente un cambio di direzione: non più intensa attività di pubblicazione, ma uscite discografiche molto più rade.

Nel 2001 il duo torna sulla scena con Consciousness. Composta da sei tracce, per una durata totale di tre quarti d'ora, la quinta opera scava nella dimensione più recondita e cerebrale della loro musica.
Teorizzando un suono decisamente più rivolto ai dettami new age che al rock, Consciousness immerge idealmente l'ascoltatore in un vuoto mantrico nel quale il movimento è rallentato e la vista è limpida. Un lungo viaggio, dai chiarori primaverili dell'iniziale "The Sun" alla discesa nel nulla catramoso di "Balance (Trembling)". La prima traccia, prossima ai Charalambides più paradisiaci, sfoggia fitte e oscure sovrapposizioni di note. Ma la risalita non si fa attendere: i dieci minuti di "Elevation", le cui chitarre cesellano celestiali aurore boreali, innalzano un muro sonoro tanto dolce quanto maestoso, che si erge per dieci minuti per poi appassire. Il canto di Windy accompagna lo sviluppo di "The Llama's Dream", che riporta alla mente tepori shoegaze. La title track si configura come l'episodio più rock dell'intera produzione del duo: chitarre che si librano tonanti in un cielo cristallino, velato di soffici nubi.
A successione di un gioco a ondate regolari, quale è "Consciousness", troviamo la conclusiva "Resolution": ideale punto di contatto tra spazio e musica popolare, l'ultima traccia regala cinque minuti di voli pindarici, un continuo saliscendi sonoro che si attenua fino a scomparire in un moto impercettibile.
Consciousness verrà probabilmente ricordato come l'episodio meno riuscito della carriera di Hultgren e della Weber, risultando tuttavia un buon lavoro che soffre il paragone con la grandezza delle opere precedenti. 

Dopo il disco del 2001, è necessario segnalare due Ep, sempre pubblicati dalla Kranky. Nel primo, The Dream House, composto da quattro maxi-tracce, si veleggia con minutaggi medi di una ventina di minuti su territori già ampiamente battuti, che comunque esaltano una vena compositiva tesa verso suoni paradisiaci. Nel 2006 viene invece pubblicato Akimatsuri, registrato tra marzo e ottobre dello stesso anno in occasione del decimo anniversario della Brainwaves e rilasciato in una edizione limitata di 500 copie.

A ben sette anni da Consciousness, il duo torna finalmente a pubblicare un disco sulla lunga distanza, Songs For The Broken Hearted.
I sei minuti dell'iniziale "Btwn You + Me" riescono a sorprendere anche i seguaci più affezionati della band: abbandonando gli abituali cavalli di battaglia, Windy & Carl delineano un sound etereo e trasognato, con una marcata vena dark. Il canto sussurrato, inondato da droni e tastiere, dipinge quadri di abbagliante bellezza, non lontani dagli affreschi dei Lycia.
Nei reiterati arpeggi disseminati lungo i dodici minuti di "La Douleur" vengono toccate corde di assoluta poesia, attraverso un climax continuo e verticale, che si alza come le onde spinte dal vento impetuoso, per poi ripiegarsi e deflagrare sul bagnasciuga. E se ironia e velate distorsioni in salsa ambientale si mostrano nel decadente fluire di "Forever", "My Love", traccia nella quale si canta del fato e della speanza, riprende il piglio dark al quale si accennava. "Rhodes" - sicuramente uno dei brani più particolari dell'intera produzione del duo del Michigan - emargina il lato solare del suono per dar vita a una complessa struttura di iterazione di note che si ripetono secondo un moto cinematico e circolare: dieci minuti nei quali chitarre effettate ricadono continuamente su se stesse prima di svanire dolcemente nel finale.
Nonostante in "Champion", probabilmente per la prima volta, sia centrale l'elemento vocale, attorno al quale una sommessa melodia dipinge suoni ovattati, gli oltre dieci minuti di "Where We Were" (titolo che è tutto un programma) fanno tornare alla mente le maestose distensioni sonore di "Drawing Of Sound": suoni cesellati, giustapposti, che si intersecano gli uni agli altri in un incastro perfetto. I glockenspiel, veri e propri traini del beat del brano, fanno per la prima volta comparsa nei paesaggi invernali di "Snow Covers Everything", mentre "Intelude" fa da preludio alla traccia conclusiva, "The Same Moon and Stars", che crea un'atmosfera di impetuosa dolcezza. Chitarre dolcemente stratificate costruiscono una luminosa sinfonia ambientale, sulla quale si stagliano riverberi appena accennati e moltiplicati esponenzialmente. Vero e proprio gioiello melodico, questo brano riporta alla mente gli episodi migliori di Eluvium.
Se la solarità viene meno, anche nelle tenebre più recondite Windy & Carl sanno rincuorare. Evoluzione nel solco della continuità, è il motto di casa Kranky e del duo del Michigan.

Se si considera l'attenzione per il lavoro sui suoni dimostrata dal new deal iniziato nel 2001, verrebbe da dire che ci sarà da aspettare qualche anno prima di una nuova prova sulla lunga distanza. Nel mentre, non resta che lasciarsi andare alle fascinazioni di un gruppo che ha ormai fatto la storia della drone-music.

È il 2012 e la coppia torna sulle scene. We Will Always Be è un disco forse scontato, quasi il "solito" album di droni eterei, però confezionato con una classe ed una eleganza da lasciare attoniti. È un disco della maturità, paradossalmente. Una maturità non tanto artistica - quella l'avevano raggiunta quasi già all'esordio -, quanto quel tipo di saggezza che solo i grandi vecchi acquisiscono dopo anni di esperienza. Suona un po' così l'album, immerso in una pace cosmica, dove non ci sono spazio per emozioni contrastanti.
A dominare le valli è un sole pallido dall'aspetto tiepido e benevolo, in una mattinata quieta, con la brina ancora sull'erba. Un mattino di maggio, quello con i primi tepori, in un quadretto dalle atmosfere acustiche piuttosto vicine al capolavoro "The Weather Clock" a firma July Skies. Ascoltate "Remember", "Spires" o "The Frost In Winter" per riscoprire quelle sensazioni, quel qualcosa che ti parla di leggerezza e ali spiegate. E se l'incantevole "Looking Glass" gioca sugli umori space sospesi delle loro opere targate nineties, "Nature Of Memory" e "The Smell Of Old Books", pur non memorabili, offrono il perfetto trait d'union alla conclusiva "Fainting In The Presence Of The Lord", quasi venti minuti di pura immersione in droni più accesi e vibranti.

Windy and Carl

Il disegno del suono

di Alberto Asquini

Veri e propri precursori di una scuola musicale, quella della drone-music, Windy & Carl, in quindici anni di carriera, hanno saputo dar vita ad atmosfere al di fuori del tempo e dello spazio. Amalgamando drone, rock e shoegaze, e intrecciando il tutto su una lieve coltre psichedelica. A sette anni di distanza dall'ultima opera, la carriera della coppia proveniente dal Michigan si colora di nuove ..
Windy and Carl
Discografia
 Portal (Ba Da Bing!, 1995)

7

Drawing Of Sound (Blue Flea, 1996)

8.5

Antarctica (Darla, 1997)

7.5

Depths (Kranky, 1998)

7,5

 Consciousness (Kranky, 2001)

7

Songs For The Broken Hearted (Kranky, 2008)

7.5

 We Will Always Be (Kranky, 2012) 7
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