Wipers

La new wave del garage-rock

di Tommaso Franci

Poco conosciuti e molto influenti, autori di un peculiare garage-rock esistenziale, Greg Sage e i suoi Wipers da Portland (Oregon) sono da considerare tra i precursori di tanto indie rock avvenire

Gli Wipers sono innanzitutto un gruppo da riscoprire. Avrebbero le potenzialità per piacere un po' a tutti: dall'ascoltatore medio all'intenditore, dall'appassionato del cantautorato e del pop al rocker, dal punk al new-waver, dal dark al seguace del noise, sino all'introverso adolescente indie. Gli Wipers fecero tutto ciò nei primi anni 80, ma troppi pochi paiono essersene accorti. Sonic Youth, Pixies, Dinosaur Jr, Nirvana, Lemonheads, My Bloody Valentine non sono certo tra quest'ultimi.


Avessero solo imbroccato la canzonetta vendibile (come capitò ai fratelli minori Knack con "My Sharona") o fossero stati più massicciamente distribuiti, gli Wipers avrebbero fatto miliardi.

 


Gli Wipers sono la manifestazione della decadente, frustrata e delicata personalità di Greg Sage, che partì con questo nome nel 1978. Gli Wipers sono i Diaframma di Portland, Oregon; anzi, ritengo provabile che i Diaframma (Federico Fiumani, sorta di alter ego di Greg Sage) abbiano molto ascoltato e molto imparato dagli Wipers.


Fuori dalle due cattedrali del rock americano (Los Angeles e New York), ma anche dalle stimolanti scene di Boston, Chicago e San Francisco, gli Wipers sono la quintessenza dell'angoscia e della cupezza che invase i giovani di tutto il mondo a inizio anni 80 (ed è questa la new wave: il punk popolare), quando andava di moda il nichilismo e lo stare male. Ciò che distingueva Sage era però il fare la moda, non il seguirla, era l'essere se stesso. Né punk (era americano), né hardcore (troppo cantautore), né cantautore (troppo hardcore), né noise (troppo incentrato sulla forma-canzone), né pop (troppo noise), né rockabilly (troppo dark), né dark (troppo rockabilly). Sage fu lo straordinario caso di un ritorno alle origini del rock (al garage rock dei Them) in un momento in cui tutti si davano alle stravaganze, e fu capace di anticipare (con la risaputa storia del vecchio che è rivoluzionario) le movenze più raffinate e mestamente sentimentali del rock avvenire. Controcorrente rispetto al presente (per lui era naturale riviverlo col passato: rock n' roll) e controcorrente rispetto al passato (per lui era naturale riviverlo col presente: punk-noise), non era altro che un classico, come si merita di essere considerato. Suo infatti è il filone più esistenziale e incentrato sulla riflessione e le voce dell'adolescenza poi chiamato indie-rock (voce gracile e urlatrice, desolazione resa al contempo più lieve e più tragica dalla giovinezza, melodie che sono un tuffo al cuore e distorsioni che graffiano l'animo, solispsismo e nessuna ribellione sociale). Gli Wipers possono a posteriori dirsi molto influenzati dai Cramps: gli artefici di quella geniale eresia che fu il voodobilly (ossia il rock n' roll dark), dai quali tuttavia, nel rispetto della persona di Sage, non presero né la formalizzazione dei propositi (il rock n' roll revival), né influenze immediate o dirette. Anzi, quella degli Wipers e quella dei Cramps possono dirsi due vie parallele al rispolverare il vecchio rock n' roll, la prima come inconscia o non sistematica e la seconda come voluta e programmatica.

 


In gran parte dei brani Sage aggiorna l'esistenzialista garage-rock dell' Iggy Pop di "Lust for life" (quello del misconosciuto capolavoro "Neighborhood Threat") a un dark-noise urlato. I temi cari a Sage sono quelli dell'alienazione, diventati classici dai Joy Division in poi. Infonde Sage tuttavia in essi un intimismo talora trasognante e sempre sensibile e discreto (in particolare sensibilissimo al nulla o vuoto che lo circonda), che lo rendono il padre non solo putativo dell'indie-rock. Sage è apatico sentimentalmente (e per questo sentimento è sopravvissuto a Curtis). Sage è un cantautore d'amore; d'amore per l'alienazione con la quale, se si deve vivere, si deve convivere.


Una menzione a parte merita l'importanza avuta da Sage su due ambiti tecnici: 1) la sua chitarra sarà quella di tutti i gruppi anche latamente indie avvenire (ossia noise senza eccedere e quindi lancinante per il contrasto tra melodia e riff di contro a distorsioni e distruzioni varie); 2) la sua voce, o almeno il suo tono di voce o impostazione (particolare fonte di ispirazione per il Cobain meno isterico), sarà (assieme alla voce di Curt Kirckwood dei Meat Puppets) anch'essa seguita dalle future generazioni indie, che vi troveranno tutta l'adolescenzialità, la discrezione, la commozione e la desolazione, tra hardcore (violenza), cantautorato (delicatezza/calore) new wave o dark (impassibilità/freddezza). Comprendendo nell'indie buona parte del grunge, si comprende come siano stati fondamentali per Mudhoney e Nirvana, gli Wipers.


Sage scrive e suona tutto quello che canta, servendosi di comprimari di volta in volta diversi alla sezione ritmica.

 


Dal concetto-base Wipers si dirameranno le due strade fondamentali dell'indie-rock: l'astrattismo sperimentale (My Bloody Valentine) e l'esistenzialismo melodico (Lemonhead). Tra i due estremi il grunge, i Pixies e tante altre cose.


Is This Real?
, Lp (1980). Undici brani, 30 minuti. Dave Koupal (basso), Sam Henry (batteria), Greg Sage (chitarra, voce).


I due capolavori sono: "Return of the Rat" (2:43), un garage-rock d'assalto tinto di nero (e una delle cover preferite dai primi Nirvana, che così ne testimoniano tutta la determinante importanza per il movimento grunge) e "Is This Real?" (2:41) un power-pop ad altissima tensione esistenziale e catartica. Gli altri brani: un rock n' roll distorto ("Mystery" -1:51), un inno urbano alla Television ("Up Front"- 3:09), un punk all'inglese ("Let's Go Away" - 1:52), una ninnananna Byrds consacrata al pessimismo ("Tragedy" - 2:04), una pseudo-ballad che spiegherà i Velvet Underground alla generazione grunge ("D-7" - 4:08), un pieno proto-grunge ("Potential Suicide" - 3:37), un garage-rock acido alla Rocket From The Tombs ("Don't Know What I Am" - 2:59), un preludio ai neo-loureediani Dream Syndicate ("Window Shop for Love" - 3:03), un proseguimento di quella rimembranza che è "Is This Real?" ("Wait a Minute" - 3:06).


Alien Boy
, Ep(1980). Quattro brani, 8 minuti.Dave Koupal (basso), Sam Henry (batteria), Greg Sage (chitarra, voce). È un saggio delle asprezze, nevrastenie, sperimentazioni implicite nel primo album ("Alien Boy" - 3:28), con toni novelity ("Image of Man" - 2:31), strati di distorsioni che macinano motivetti da vocal-group("Telepathic Love" - 1:32), escoriazioni new wave alla Bauhaus ("Voices in the Rain" - 1:23).

 


Youth of America
, Lp (1981). Sei brani, 30 minuti. Brad Davidson (basso), Brad Naish (batteria), Greg Sage (chitarra, voce).


I tre capolavori sono: "No Fair" (4:20), un crescendo melodrammatico e sincopato che fonda il suono dei futuri Eeels; "Youth of America" (10:03), un crescendo questa volta di una new wave newyorkese alla Television di gran classe e con maggior drammaticità e psichedelica di questa; "When It's Over" (6:30), una (quasi)strumentale, toccante saga di epica new wave inglese (Bauhaus, Tuxedomoon), dove Sage raggiunge l'apice del suo chitarrismo nella compenetrazione tra riff strappacuore e distorsioni sofferenti. I rimanenti brani aprono la strada ora al cupo trasognare dei Dream Syndicate ("Taking Too Long"), ora alle dissolvenze shoegaze dei My Bloody Valentine nelle sue versioni più scandite ("Can This Be") e più malinconiche (""Pushing the Extreme").


Over The Edge
, Lp(1983). Undici brani, 36 minuti. Brad Davidson (basso), Brad Naish (batteria), Greg Sage (chitarra, voce).


I tre capolavori sono: un innico cantautorato-noise di elevata sensibilità che è la cosa che riesce meglio a Sage ("So Young"); un power-pop tragico ("What Is"); un'elegia sempre in bilico tra forma e distorsione ma sempre toccante ("No One Wants an Alien"). Tutti gli altri brani traboccano di pathos, innocenza, sincerità e impreziosirebbero qualsiasi album rock: la rivisitazione di "Return of the Rat" "Over the Edge"; il cupo, fatalistico rock n' roll rallentato "Doom Town"; la scorribanda dolciastra "Messenger"; il Lou Reed più potente e perverso "Romeo"; la cantilena dell'alienazione "Now Is the Time"; la riflessione depressa, tintinnate ancora in grado di pulsare "The Lonely One"; lo scorato, inascoltato richiamo alla natura "No Generation Gap"; il voodobilly d'amore più dark e roots "This Time".

 


Tra l'indifferenza generale, senza mai perdere la classe, lo smalto e la sincerità, Sage continua a nome Wipers con Land Of The Lost(Restless, 1986), Follow Blind (Restless, 1987), Circle (Restless, 1988), Silver Sail (T/K, 1993), Herd (Tim Kerr, 1996), The Power In One (Zeno, 2000), a nome proprio con Straight Ahead (Enigma, 1985), Sacrifice (Restless, 1991).

Wipers

La new wave del garage-rock

di Tommaso Franci

Poco conosciuti e molto influenti, autori di un peculiare garage-rock esistenziale, Greg Sage e i suoi Wipers da Portland (Oregon) sono da considerare tra i precursori di tanto indie rock avvenire
Wipers
Discografia
Is This Real? (Sub Pop, 1979)

7,5

 Youth Of America (Restless, 1981)

7,5

Over The Edge (Restless, 1983)

8,5

 Live (Restless, 1984)

 

 Land Of The Lost (Restless, 1986)

 

 Follow Blind (Restless, 1987)

 

 The Circle (Restless, 1988)

 

 The Best Of Wipers And Greg Sage (Restless, 1990)

 

 Silver Sail (Tim/Kerry, 1993)

 

 The Herd (Tim/Kerry, 1996)

 

 Power In One (Zeno, 1999)

 

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