Laura Nyro

Laura Nyro

Un enigma racchiuso in canzoni

di Claudio Fabretti

Compositrice forbita ed elegante, la newyorkese Laura Nyro è sempre rimasta lontana dai riflettori e dal successo mentre le sue canzoni erano una miniera d'oro per i suoi colleghi. Oggi, dopo la sua prematura scomparsa, il suo enigma è stato finalmente decifrato

Laura Nyro è un tipico esempio di artista sottovalutata e sfortunata, che solo dopo la morte ha ottenuto i riconoscimenti che le spettavano. Anche oggi, tuttavia, la sua fama resta ben al di sotto dell'influenza che ha saputo esercitare sulle successive generazioni di songwriter. Le sue opere forbite, infatti, hanno rappresentato pagine tra le più intense della canzone d'autore americana: un collage di poesia e innovazioni musicali, espresse attraverso il suo pianoforte e la sua voce da soprano del blues, capace di esprimere un feeling soul, jazz, gospel e folk. Una formula che nasce dalla fusione delle varie influenze che segnavano la scena musicale della Grande Mela alla metà degli anni '60: la musica del Brill Building e il canzoniere confessionale di Carole King, il gospel delle chiese di Harlem e il jazz dei club del Greenwich Village, il blues dei neri e la selvaggia poesia dei beat e di Dylan, la musica della Motown e i gruppi vocali di doo-wop che si esibivano agli angoli delle strade. Ma il suo universo musicale e poetico incarnava anche il sogno di una grande generazione, quella "freak", della liberazione sessuale e del rifiuto delle convenzioni borghesi. Laura Nyro, tuttavia, non ebbe mai un singolo di successo o un disco d'oro, sebbene le sue canzoni - da "And When I Die", "Stoned Soul Picnic" a "Wedding Bell Blues" - facessero la fortuna di altri suoi colleghi, tra i quali Three Dog Night, Peter Paul & Mary, BS & T, Barbra Streisand, Julie Driscoll & Brian Auger con i Trinity, Fifth Dimension. Tra i motivi, una ritrosia e una fiera indipendenza che non si addicevano certo alle logiche della stardom. Per nulla amante dei riflettori, la Nyro rimase sempre appartata: pochissime le interviste, molte le dispute con arrangiatori, discografici, manager e produttori, le cui ingerenze aborriva. E la sua proverbiale insicurezza si sublima tutta in un episodio: il presunto fiasco al Festival di Monterrey nel 1967, quando la Nyro sarebbe stata fischiata sul palco da un pubblico ubriaco che non riusciva a seguire i suoi sinuosi lirismi. I fatti, però, sembra che non si siano svolti in questo modo. Stralci di questo celebre concerto, registrati dal produttore cinematografico D. A. Pennebaker, mostrano infatti una performance magnetica della Nyro, che di tanto in tanto lancia fugaci e truci sguardi alla scadente band che l'accompagna. E al termine, con un suo mezzo sorriso a nascondere il disappunto, la folla applaude di cuore, e un uomo persino grida "Beautiful!". Nemmeno un fischio. "Si è immaginata tutto lei", disse poi Pennebaker.

Nel cuore della Grande Mela

Laura Nyro (vero cognome: Nigro) nasce il 18 ottobre 1947 a New York, da una famiglia italo-ebrea. Il padre Louis è un trombettista jazz, la madre Gilda una contabile per l'Associazione Americana di Psicoanalisi. Laura cresce nel Bronx, in una piccola casa di fronte alla High School.

A otto anni compone già la sua prima canzone, pestando lo Steinway di famiglia.

Dopo aver frequentato la High School of Music and Art di Manhattan, comincia a esibirsi nei club della zona, sfoggiando un repertorio che mescola influenza diverse, da Bob Dylan a John Coltrane. A 12 anni, praticamente dorme con una tastiera. A 14, capogruppo in un campeggio, trasforma canzoncine di guerra in armonie quintuple. A 16, canta motivi jazz nelle stazioni della metropolitana e si chiude nella sua stanza ad ascoltare Mary Wells e i Ronettes. E diciassettenne, vende la sua prima canzone, "And When I Die", per un anticipo di 5.000 dollari, a Peter, Paul and Mary. E' anche una delle sue canzoni più commoventi, sinistramente premonitrice del suo tragico destino: "And when I die, and when I'm dead, dead and gone/ There'll be one child born and a world to carry on/ I'm not scared of dyin' and I don't really care/ If it's peace you find in dyin', well, then let the time be near/ If it's peace you find in dying, when dyin' time is here/ Just bundle up my coffin, cause it's cold way down there".

Nel 1966, a soli 17 anni, debutta con l'album More Than a New Discovery, che - per approccio compositivo e pianistico, testi e personalissima vocalità - innova profondamente la scena statunitense. L'esito commerciale è deludente, ma il disco diventa in breve tempo una preziosa miniera per altri artisti, che ne riprendono i brani: i Fifth Dimension spopolano con "Wedding Bell Blues" e "Blowin' Away," Barbra Streisand porta al successo "Stoney End," i Blood, Sweat & Tears sfondano con "And When I Die".

Una voce diffusa su tre ottave di emozioni e stile intimistico, Nyro trasformava i suoi moti interiori in una musica difficile da etichettare, tanti erano gli elementi che si fondevano nello stesso tempo: spumeggiante e confessionale; orecchiabile e sperimentale; jazzy e bluesy, con un pizzico di soul e doo-wop. "Non voleva cambiare una singola nota o una sola parola nelle sue canzoni - racconterà nel 1997 suo padre, Louis Nigro, a Deborah Sontag del 'New York Times' -. Molto presto, un arrangiatore le disse che a volte quello che scriveva era musicalmente impossibile, e lei si mise a piangere".

Nel 1968 David Geffen, allora un ambizioso talent-scout, la vede nel nastro di quella presunta disastrosa performance a Monterrey e la ingaggia per la sua etichetta. Si narra che alla sua prima importante audizione, in una stanza di un hotel di Beverly Hills, davanti a Clive Davis, allora presidente della Columbia Records, la Nyro fosse così intimidita da chiedere di spegnere le luci e cantasse illuminata da un televisore muto.

Otterrà un contratto da 4 milioni di dollari, che le permetterà di realizzare Eli And The Thirteenth Confession e New York Tendaberry, destinati a rimanere i suoi capolavori.

Autoanalisi in musica

Con le tredici tracce del doppio Eli And The Thirteenth Confession, Laura Nyro fissa un nuovo standard femminile per gli anni 60: quello di una cantautrice completa, che compone, canta e "vive" in prima persona le proprie canzoni. Il disco, concept-album sulla evoluzione di una ragazza dall'adolescenza all'età adulta, è un audace amalgama di jazz, soul, folk e rock, una sequenza di ballate struggenti, venate di malinconia. Le sue melodie raffinate riecheggiano i temi migliori di Burt Bacharach, Hal David, George & Ira Gershwin. Gli arrangiamenti, sempre fantasiosi ed eleganti, vengono esaltati dalla sua voce limpida, di stampo gospel, e dall'intensità lirica dei testi. Le sue tormentate autoanalisi raccontano dell'amore, di imperscrutabili illusioni romantiche, di donne solitarie e di desideri sensuali. Sono dolore e gioia di vivere, speranza e alienazione, nevrosi e utopie. In particolare, "Eli's Coming" e "Stoned Soul Picnic" sfoggiano virtuosistiche partiture per piano, mentre influenze folk si mescolano al soul/blues in "More Than A New Discovery", "Luckie", "The Confession" e in "Poverty Train", una piece per chitarra acustica che anticipa di molti anni le intuizioni "atmosferiche" di Jane Siberry. Stavolta, pur non raggiungendo il grande successo, il disco impone la pianista del Bronx all'attenzione della critica. E, al solito, frutta molti successi altrui: "Sweet Blindness" e "Stoned Soul Picnic"saranno reinterpretate dai 5th Dimension, "Eli's Comin'" dai Three Dog Night.

New York Tendaberry (1969) prosegue su questa falsariga, accentuando l'attenzione per il suono, che si fa ora meno jazzy e più drammatico. "Time and Love" e "Save the Country" sono le canzoni più appassionate; "Gibsom Street" coglie tutto il conflitto tra attrazione verso il peccato e senso di colpa. Ma a fare centro sono anche "Tom Cat Goodbye", ballata pianistica "notturna" straziata da silenzi e improvvisi sussulti vocali, e le austere meditazioni di "Captain Saint Lucifer" e "You Don't Love Me When I Cry". Pianistico, allucinato, il disco propone una destrutturazione della forma canzone in cui si avverte l'influenza del jazz e di Miles Davis che Nyro aveva avuto modo di conoscere in occasione dei concerti organizzati da Bill Graham al Fillmore West, con Crosby, Stills, Nash & Young e Steve Miller. New York Tendaberry è la trasposizione sul pentagramma di una seduta psicanalitica: crea e mantiene un'atmosfera che è quasi sinistra nella sua intensità. E sembra quasi che il produttore Roy Halee sia riuscito, tra le note, a catturare "il suono del silenzio". Le liriche spaziano da riflessioni personali a temi sociali, come la povertà e l'alienazione in una megalopoli come New York, lambendo anche momenti di autentica spiritualità, ben lontana da quel superficiale misticismo orientaleggiante in voga alla fine dei 60.

Nel frattempo, però, Laura Nyro diventa sempre più insofferente nei confronti della macchina discografica: nel giro di pochi anni, il suo legame con Geffen si logora, e quando questi forma la Asylum Records, sceglie di rimanere alla Columbia. Christmas And The Beads Of Sweat (1970) prosegue l'esplorazione della soul-music, con la collaborazione di personaggi come Barry Beckett, Roger Hawkins e Eddie Hinton. In una delle tracce, "Beads Of Sweat", compare anche Duane Allman alla chitarra.
Un mezzo passo falso, riscattato però dal successivo Gonna Take a Miracle, registrato con la Labelle e con il team di produzione di Kenny Gamble e Leon Huff. Primo disco non "originale", raccoglie spettacolari tributi alla Motown ("Jimmy Mack," "Nowhere to Run"), al doo-wop ("The Bells", "Spanish Harlem"), e all'era dei "girl group" ("I Met Him On A Sunday"), consacrandola interprete di smisurato talento.

Ritiro e ritorno in scena

A 24 anni, in preda a una profonda crisi personale e artistica, Laura Nyro annuncia il suo ritiro, respinta dalla fine economica di quel music business che mai riuscì ad accettare ("Money, money, money / I feel like a pawn", scriverà più tardi in una canzone). Sposa un falegname, David Bianchini, dal quale avrà un figlio, e si trasferisce dall'attico di Manhattan in un cottage di una città da pesca nel Massachusetts. Il suo matrimonio, però, durerà poco e si concluderà nel 1975 con il divorzio. Non è l'unica tragedia di un decennio denso di eventi per la pianista del Bronx: sua madre, Gilda Nigro, in un tragico presagio, muore di cancro ovarico a 49 anni.

Nel 1976, il ritorno in studio con Smile (1976), disco tutto sommato interlocutorio, che alterna brani originali a cover. Seguono il live Season Of Lights (1977) e il più maturo Nested (1978), in cui svettano "American Dreamer" e "My Innocence". Confusa e infelice, Laura Nyro si concede un'altra lunga pausa, durante la quale abbraccia l'universo lesbico e femminista. Decisivo l'incontro nel 1977 con la pittrice Maria Desiderio, insieme alla quale vivrà per 17 anni in una bucolica proprietà a Danbury, Connecticut, dove, tra ruscelli e laghetti con anatre, alleverà anche il figlio, Gil Bianchini. "Il mondo degli affari della musica era un ambiente nel quale non stava mai comoda - ricorderà Ms. Desiderio, originaria di Brooklin -. Ci vedeva un mare di false amicizie, false emozioni. Ma il mondo degli affari della vita, lo viveva molto intensamente. Non era certo un'eremita".

Quando nel 1984 Laura Nyro torna con Mother's Spiritual, la sua musica è diventata più adulta e introspettiva. Il ricordo della madre, come si evince dal titolo, è il tema dominante di un disco che non riesce tuttavia a trasmettere l'emotività dei precedenti lavori. Passano altri cinque anni prima di Live at the Bottom Line, registrato nel leggendario club di New York. Segue, nel 1993, Walk the Dog and Light the Light, la sua prima raccolta di materiale inedito in quasi un decennio, con la produzione di Gary Katz (già al fianco degli Steely Dan). Le sue canzoni affrontano i temi più disparati - dagli animali alla vita materna fino ai diritti degli Indiani d'America - ma non hanno più il fervore drammatico e la magia di un tempo. Nel 1994, già colpita dalla malattia, torna a esibirsi, in Giappone; quindi si ritira ai Power Station Studios di New York con luminari come i Brecker Brothers, Jeff Pevar, Bernard Purdie, Will Lee e John Tropea.

Testamento di un'artista

"Sin da giovanissima - racconta Laura Nyro nella sua ultima intervista rilasciata nel 1995 alla rivista statunitense 'Musician' - volevo sempre andare fuori per le strade o ai party delle mie amiche del college perché c'erano un mucchio di gruppi adorabili che rappresentavano la gioia della mia gioventù. Ma se guardo indietro a quegli anni, capisco che avevo anche un feeling molto spirituale che mi legava a quel tipo di musica. Non sono mai stata interessata ai limiti convenzionali di un compositore. Peraltro tutto quello che ho scritto riflette sempre la mia natura femminile e la vita che mi circonda. Quello su cui mi concentro è l'arte di per sé, sposata alla poesia e alla musica. Io sono quel tipo di artista e posso fare e dire qualsiasi cosa: questo per me rappresenta l'essere artisti".

In una delle sue ultime uscite, Nyro si reca al Beacon Theater per vedere una delle sue beniamine, Chaka Khan. Non molto più tardi, chiede alla sua famiglia di piantare un acero giapponese fuori dalla finestra della sua stanza, che sarebbe cresciuto mentre lei svaniva.

Laura Nyro muore per un tumore alle ovaie, proprio come la madre, l'8 aprile 1997. Subito dopo sarà pubblicata l'antologia The Best of Laura Nyro. Stoned Soul Picnic, con i brani scelti da lei stessa. Quattro anni dopo uscirà invece la raccolta di inediti e rarità Angel in the Dark, che coglie nel titolo il destino enigmatico e tragico della cantautrice di New York. In sua memoria viene anche organizzato un concerto-tributo, con Patti LaBelle, una tra i musicisti più vicini alla Nyro, Phoebe Snow, Sandra Bernhard, Cyndi Lauper, nel corso del quale viene proiettato un video amatoriale "Of Nyro On Nyro", filmato durante il suo ultimo anno. E una delle sue più dirette "discendenti", Suzanne Vega, scriverà per lei un toccante ricordo.

"Avrebbe dovuto ricevere, come minimo, tanti dischi d'oro quanti Neil Sedaka - si rammarica Louis Nigro nella succitata intervista al 'New York Times' -. Ma Laura era sempre molto sensibile. Non le piaceva collaborare. Per non parlare dei compromessi. Era un'artista, e non gradiva, anzi odiava, la parte dello show-biz". Oggi, Laura Nyro è un personaggio che rientra a pieno titolo nella categoria degli artisti "di culto". Un culto molto attivo, a quanto pare, visto che quella che è in assoluto la sua prima biografia - "Soul Picnic" (St. Martin's Press, $25.95) di Michele Kort - appena pubblicata, è andata esaurita la mattina stessa del suo arrivo a Londra. Per il suo stesso ruolo di songwriter ante-litteram, per il suo senso melodico, per gli arrangiamenti fantasiosi e per le tematiche trattate, la timida pianista del Bronx ha proiettato sulle successive generazioni una influenza straordinaria. Da Joni Mitchell a Suzanne Vega, da Rickie Lee Jones a Fiona Apple, quasi tutte le cantautrici di lì a venire le saranno, più o meno consapevolmente, debitrici.

Laura Nyro

Un enigma racchiuso in canzoni

di Claudio Fabretti

Compositrice forbita ed elegante, la newyorkese Laura Nyro è sempre rimasta lontana dai riflettori e dal successo mentre le sue canzoni erano una miniera d'oro per i suoi colleghi. Oggi, dopo la sua prematura scomparsa, il suo enigma è stato finalmente decifrato
Laura Nyro
Discografia
 More Than A New Discovery (Verve/Forecast, 1966)

7

Eli And The Thirteenth Confession (Columbia, 1968)

8

New York Tendaberry (Columbia, 1969)

7,5

 Christmas And The Beads Of Sweat (Columbia, 1970)

 

 Gonna Take A Miracle (CBS, 1971)

 7

 Smile (Columbia, 1976)

 

 Season Of Lights (live, Columbia, 1977)

 

 Nested (Columbia, 1978)

6

 Mother's Spiritual (Columbia, 1984)

7

 Live At The Bottom Line (live, A&M, 1989)

 

 Walk The Dog And Light The Light (Columbia, 1993)

7

The Best Of Laura Nyro. Stoned Soul Picnic (anthology, 1997)

8

 Angel In The Dark (anthology, Rouder, 2001)

 

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