Approfondimenti

OndaQuadra.003

OndaQuadra.003

di Alberto Guidetti, Massimiliano Vianello, Raffaele De Caro
Tra grandi in grande spolvero (leggi: DJ Rush) e grandi in grande confusione (sorpresa!) siamo al numero perfetto di OndaQuadra. Per la terza apparizione dall'afrore del dancefloor cominciamo già a tirare le fila per la stagione primavera/estate, cosa ci aspetterà? Intanto tornano due nomi come Romeno e Sanchez per gli amanti di quella house un po' così, che sa bene da dove arriva: Roger insospettabilmente garage, occhio. C'è poi la terna Yuro & Trago, Jonson, Deadbeat che accompagnerà con la manina tutti gli appassionati del four to the floor verso nuove e mirabolanti avventure. Wagon Repair e Rush Hour at the controls e tutti chini sul beat.
Fuori di un soffio ma menzione speciale per il remix dei Crookers sui Chemical Brothers. Quando sul dizionario leggi antipodi: stato di grazia per il duo nostrano che tira a lucido la merda britannica. Supporto!

Yuro & Trago

Yuro & Trago – Primary Roots [Rush Hour]
Eccolo, finalmente. Esce per il pubblico ed è tempesta. Nella versione limitata si chiamava Compressed Roots, ora riadattata per il dancefloor si trasforma in Primary Roots, ed è quello che in giro dovremo sentire. Perché questa è techno, Kenny Larkin nel 3000, un giro da paura. I due (che già abbiamo presentato nel precedente OndaQuadra) insieme fanno scintille, basso che pompa, synth cerebrali nello spazio, che girano e capovolgono. Poi c’è Redshape al suo meglio, ancora lui che ci salva, e pure loro, e pure lui! Magia!
(m.v.)

Upperground Orchestra – Solaris Eremit [Morphine]
La Morphine continua la sua missione con questo splendido nuovo progetto firmato Upperground Orchestra. Quattro i componenti a gestire tastiere, contrabasso, sax e alla programmazione il boss della label Ra.H che pure rovescia la title track in una version da interstellar fugitive quale è! (m.v.)


AA.VV. - Underground Anthems 2 [Aestetic]
Secondo capitolo per quel che era stato un anthem underground nel 2007, questa volta su Aestethic di Keith Worthy. Fotmeijer con una traccia da capogiro, puro dramma solare, Worthy alla sua, sempre alienato, e dietro Patrice Scott con una delle tracce più belle che abbia scritto, un classico.
(m.v.)

Dj Rush – Mind Games [Cosmic]
Sbam! Ogni disco di Rush è Sbam! Questa ristampa ricorda quanto figo era il nostro, cosa ha fatto per tutti noi. Con le tracce più sporche del pianeta, un vinile di cemento!
(m.v.)

Don Williams – Detroit Red EP [a.r.t.less]
Molto acclamato quest’ultimo di Thomas Wendel, seppur non così impressionante, ma fa il suo gioco. Un gran tiro da dancefloor, voce che ripete “detroit” e tante cose. Bravo.
(m.v.)

Kirk De Giorgio – I Do Not Exist [B12]

Ecco l’uomo più sottovalutato della techno. Kirk ha la visione, e riesce a trasportarla su disco come pochi. Questo nuovo “I Do Not Exist” lo riporta in carreggiata, lasciando stare le ultime cose (comunque godibilissime), e ritornando alla storia che fu, la techno di Kirk. Remix di B12 bello ma l’original è space.
(m.v.)

Tang – Ominus [Emphasis]
Steven Tang ha talento. Belli i primi dischi e bellissimo pure questo. Poche uscite ma centrate, questo Ominus puro stile Black Dog fa sognare. C’è pure un remix di Arne Weinberg che con ‘sto disco ci va a nozze e continua a non deludere nessuna attesa e pretesa, perché Arne sa.
(m.v.)

Prosumer - Turn Around [Ostgut Tonträger]
A Milano va bene... a Berlino no. O meglio, non va bene come un po di tempo fa, il Panoramabar è fermo a questo disco. Perché questo disco è un disco del Panoramabar, mica di Prosumer, che pensate. Tutte tracce fatte e pensate per quel club, che resiste, che riesce. "Turn Around" è carina, ma non ha il nervo che dovrebbe avere, Cassy, che ha le palle, ci ricama un dub che ipnotizza niente male.
(m.v.)

Omar-S – Psychotic Photosynthesis [fxhe]
Ecco il figliol prodigo che ritorna con un lato da paura. Dopo aver trascorso molti mesi in quel di Berlin pure lui si è un po europeizzato. Il risultato è ottimo, una suite che riprende più il percorso intrapreso nel suo progetto Oasis, ipnotico ed emotivo, molti synth e il suono un pelo più curato dei precedenti hardcore dell’uomo. Un’altra perla.
(m.v.)

Deadbeat – Eastward On To Mecca [Wagon Repair]
Che etichetta e.s.a.g.e.r.a.t.a. la WR. Con questo Ep, Deadbeat riprende in mano la seconda personalità che già aveva mostrato nei lavori con i Monolake. Mecca sono 10 minuti di dub-techno tribale che pesta come un treno: quando ci sei sopra tutto scorre affianco mentre sotto il beat galoppa. Dall'altro lato una b-side e mezza. Quella intera è la dub version per tutti quelli che hanno paura di far girare la fattanza del lato opposto, la seconda è il take di percussioni presenti in Mecca, uno di quei dj tool da usare con cautela. Se lo lasci salire forte poi domina.
(a.g.)

Jeff Mills – Systematic [Axis]
Non che ne sentissimo il bisogno, ma è pur sempre materiale praticamente inedito. La title track non aveva trovato spazio nella sua versione originale su Lifelike. Solita roba secca del Mills metà anni 90. "The Sin" invece gioca sui profondamente bassi e gli altissimi, non venne mai incisa prima proprio perché i mastering non soddisfacevano l'uomo di Detroit. Invece ora, eccoci qui. Jeff parlaci, cosa succede?
(a.g.)

The Field – Sound Of Light [Heartbeats International]
Il pupillo di casa Kompakt esce con un Ep inteso come tale solo per il numero di tracce: 4, per la durata ci avvaliamo della classica definizione album. Un'ora di musica commissionata da un hotel norvegese che vede Willner avere a che fare con quattro movimenti rappresentanti le fasi della giornata. La struttura è quella che già avevamo avuto modo di apprezzare su "From Here We Go Sublime", qui però la faccenda si fa più pesante perchè il tempo si dilata e le canzoni sprofondano dentro alla reiterazione e alla microvariazione, nella santificazione di quella musica che dovrebbe essere scultura sonora. Synth estatici, pattern di batteria infiniti e ogni cosa campionabile e ripetibile infilata sopra: siamo ai limiti. Night è pura visione, cutoff selvaggio sui synth e nulla più per 15 minuti, con le mani che aggrediscono i tasti e il cervello in estasi.
(a.g.)

Carl Craig – Sessions [Studio !K7]
Cosa è apparso a Craig negli ultimi anni? Per chi se lo fosse perso ecco un doppio che ricapitola le cose da sapere. Dai lavori per Rhythm & Sound, passando per Junior Boys, Xpress 2 e compagnia. C'è materiale proprio e larghissimi remix, di quelli che inseriremmo facilmente nel manuale del perfetto remixer alla voce “dove nessuno arriverà mai”. Non per risultare pedanti ma: Faze Action – In The Trees (C2 Remix). Dal 1996 all'infinito.
(a.g.)

Azzido Da Bass – Dooms Night [Kontor]
Come dite? "Dooms Night"? Ancora? Si, Azzido Da Bass, "Dooms Night" ancora. C'è però che sulla prima faccia le mani le impone "Switch" e via con l'idraulica. Break feroci e attitudine pop, quando poi entrano i bonghi è tempo di salutare la festa.
(a.g.)

Sascha Funke – Double-Checked [Bpitch Control]
Non si capisce bene la decisione di far remixare qualcosa a Fritz Zander, non solo questa "Double-Checked" che già funziona così, ma in generale come concetto. Non me ne voglia Fritz, ma International Deejay Gigolò e Kitsuné non sono i crediti giusti con cui arrivare dal sottoscritto. Prevenzione? No: minimalanza sobria che non piace a chi piace. Funke val bene il vinile, e l'album è già in heavy rotation. "The Ballerina" con quell'inizio insidioso cerca di fare il doppio gioco poi i synth di scuola Ame arrivano e portano via tutto. Stile!
(a.g.)

Sebo K – Far Out [Mobilee]
Disco panchinaro.
(a.g.)

Mathew Jonson

Mathew Jonson – Symphony Apocalypse [Wagon Repair]
Dicevamo prima della Wagon Repair, dicevamo che è una grande label e quest'anno tra Cobblestone Jazz, il nostrano Luca Bacchetti, Deadbeat e ora il nuovo Jonson solista ha deciso di tirare calci nel culo a molti. Non che non lo avesse già fatto in precedenza, però chiariamoci, qui siamo su livelli impensabili. Jonson va giù negli inferi e non ritorna, due tracce feroci che ammorbano e sporcano, è un'eredità spirituale che passa attraverso vent'anni di musica, dalle sparate analogiche di Aphex anno '91 fino alle cose deep più sudate di Redshape e compagnia. Symphony con quei passettini di synth è un incubo vinilico.
(a.g.)

Anthony Romeno - I Wont Let You Go [Purple Music]
Sono su un divano di velluto viola, con il mio completo bianco, osservando il mare di notte da una terrazza di una discoteca estiva. sorseggio un cocktail alla frutta circondato da alcune modelle che ballano sensualmente. sono io, sono il "pappone" della serata, pronto a un'altra notte di trasgressione. Pazzo? forse; ma se volete sentirvi anche voi cosi procuratevi immediatamente questo brano. Inutile dire altro, non trovo altro modo per descriverlo.
(r.d.c.)

D.N.A. & Per QX - Jack To The Sound [Hoxton Whores]
Reiterazione!, reiterazione!, reiterazione!. l'idea di fondo è antica come il mondo: cassa, basso, sintetizzatore e reiterazione infinita. potrebbe sembrare un demerito, ma quando il beat è azzeccato poco ci interessa. alzarsi dalla sedia e cominciare a ballare.
(r.d.c.)

Ozgur Can & AGS - Melodic Beat
House dichiaratamente electro. Un brano molto teso, impostato su una melodia ciclica dichiaratamente ipnotica. Ricorda alcune soluzioni trance di vecchio stampo. si sale progressivamente verso picchi di intensità davvero coinvolgenti, creando cosi un'atmosfera di fondo molto sognante. nulla di sconvolgente, ma davvero piacevole.
(r.d.c.)

Halo, Kemal & Arnold Jarvis - Lift Me Up [MN2S]
Con questo brano ci tuffiamo nella deep-house più negra. Un cantato soffuso e quasi sussurrato rapisce i nostri connettori emozionali, accompagnato da una sezione ritmica mordiba e avvolgente, in una sorta di abbraccio elettronico. da segnalare tutto l'Ep che ci confeziona molte versione della traccia principale, comprese versione dub e strumentali.
(r.d.c.)

Roger Sanchez

Roger Sanchez - Not Enough / Again [Tinted]
Per uno della "vecchia guardia" è un gran piacere ascoltare questi due brani di Roger Sanchez. il nostro S-Man sembra finalmente tornato in forma, dopo un periodo un pò buio tra singoli decisamente "commerciali" e session live poco convincenti. in questi due brani Sanchez sforna melodie assassine, che ti entrano in testa e difficilmente ne usciranno. "Not Enough" si pone come una prosecuzione dell'house-garage classica, da sempre pallino del Nostro. La melodia principale viene dipinta da inserti di chitarra elettrica appena accennata, ma soprattutto dalla bellissima voce della cantante che ci porta in un viaggio estatico. Non manca il solito cantato che si infila sinuoso tra gli incastri ritmici, intervallato dalle parole del negro di turno, buttate quasi a caso nell'incedere del brano. Altro piccolo regalo per gli appassionati: l'Ep è zeppo di remix di ogni sorta, per gustare questi brani in ogni salsa possibile.
(r.d.c.)

Toby Tobias - Nervoso Ep [Rekids]
Produttore ormai rinomato Tobias sforna un altro Ep, l'ennesimo di una serie decisamente fortunata. in questo continua con la sua rielaborazione della disco più “moroderiana”, infettandola con inserti electro e beat tipicamente house. Tobias ha classe e la mostra tutta, infilando pattern micidiali uno dietro l'altro. Non fatevi ingannare dall'incedere quasi rilassato dei brani, il groove è presente in quantità industriali anche se non disdegna portarci in territori quasi lounge.
(r.d.c.)

Swayzak - Silent Luv [!K7]

Swayzak escono con questo singolo tratto dal loro ultimo album "Some Other Country". proponendoci la versione originale corredata di vari remix e alternative take. L'Ep è sicuramente interessante per gli amanti del suono algido del duo inglese. Inoltre "Silent Luv" è sicuramente uno dei brani più riusciti dell'album da cui proviene, quindi è l'occasione giusta per ascoltare la mente malata degli Swayzak come ha rimodellato questa loro creazione.
(r.d.c.)

Rhythm Of Elements - Tribe #2 [R2]

ascoltare questo brano è stata un esperienza quasi commovente. sonorità decisamente "from Chicago", con una cascata di pianoforte da farvi piangere dalla gioia. Una miscelazione con il Jazz come si faceva una volta, davvero coinvolgente. Se volete provare ancora la sensazione di trovarvi al Warehouse questo è il brano giusto.
(r.d.c.)

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