Approfondimenti

Ariano Folk Festival

Ariano Folk Festival: patrimonio da preservare

di Alberto Asquini

Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con gli organizzatori dell'ormai storico Ariano Folk Festival

Ariano Folk Festival compie vent’anni. Come trovi sia mutato in questo lasso di tempo? Che obiettivi vi eravate dati? Li avete raggiunti?
Venti anni non sono pochi, sicuramente non avevamo previsto una tale longevità; chiaramente in 20 anni il festival è mutato notevolmente sotto ogni punto di vista, grazie all’esperienza accumulata e alla ricerca fatta sul campo. A questo punto non ci poniamo obiettivi, abbiamo maturato una buona esperienza per fare sempre meglio e affinare ulteriormente la macchina organizzativa.

Vent’anni di Festival nello stesso luogo significa credo in primis grande empatia col Comune. Avete sempre avuto pieno sostegno a riguardo?
La nostra è una associazione apolitica e indipendente pertanto il rapporto istituzionale è diretto  e trasparente; in venti anni si sono alternate diverse amministrazioni e non sempre abbiamo avuto  un sostegno adeguato, ma nel corso del tempo il peso specifico del festival ha fatto la differenza, pertanto siamo, come sempre, ottimisti per il futuro prossimo.

Anche quest’anno il cartellone propone diverse chicche, Calexico su tutti. Secondo quale tipo di criterio strutturate le line-up e pensate agli ospiti?
Crediamo che la nostra sia una programmazione ordinaria, in linea con quelle dei festival europei, che puntualmente frequentiamo. Facciamo ricerca delle band che riteniamo adeguate, viaggiando un po' ovunque per ascoltare i loro live e le proponiamo nel nostro contesto. Quest’anno la parola d’ordine dell'Ariano Folk Festival è la frontiera, e quale migliore band se non i Calexico?

C’è una particolare edizione o una data singola di cui andate particolarmente fieri?
Tutte, chiaramente per svariati motivi, ma quella del 2007 credo abbia segnato un po’ tutti.  Ricordo che chiudemmo l’edizione di martedì, che poteva essere un giorno non favorevole, ma ospitammo i Gogol Bordello, al tempo semisconosciuti e il loro live, dirompente, crediamo sia stato indimenticabile per noi e soprattutto per il pubblico presente.

Che tipo di ostacoli trovate annualmente rispetto all’organizzazione nei suoi più vari aspetti?
Beh, le dinamiche in venti anni si sono totalmente modificate, dalla logistica alla burocrazia, dal rapporto con le agenzie di booking alle esigenze tecniche, insomma tanti problemi in più che riusciamo a risolvere ormai. Le difficoltà maggiori le troviamo nel rapporto con le istituzioni regionali soprattutto, che la maggior parte delle volte non valutano il peso specifico reale delle manifestazioni (indotto economico, crescita del territorio, proposta culturale etc.) ma il colore politico e le amicizie, cose alquanto deplorevoli.

Che tipo di pubblico l’Ariano Folk Festival ha? Avete notato - al di là dei numeri cui sarebbe bello faceste riferimento - significativi cambiamenti nel target?
Il pubblico dell’Ariano Folk Festival è davvero invidiabile, è composto da ogni tipo di persona, tutti sorridenti e di svariata estrazione sociale, di età compresa tra i 5 e i 100 anni. Vi invito tutti a osservarlo, è uno spettacolo. Con le sue 20.000 presenze annue ci soddisfa pienamente, cifra che peraltro risulta fondamentale per guardare al futuro con speranza.

Quali sono gli ospiti che in futuro - anche in un mondo fatto solo di sogni - sperate di poter portare?
Franco Battiato, Will Holland (Quantic), Calle 13, Tom Waits e direi che posso fermarmi. La fantasia non ha frontiere...



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