Approfondimenti

OndaLabel #5

Garrincha Dischi: il ruolo centrale della parola

di Alessandro Fiorito
Trainata dal successo dello Stato Sociale, Garrincha Dischi è riuscita a imporsi come una delle più conosciute etichette discografiche indipendenti sul territorio italiano. A marzo hanno lanciato il Diversamente Felici, un festival itinerante in cui tutte le band dell'etichetta si scambiano i musicisti e le canzoni da suonare. In occasione della seconda data al Locomotiv Club di Bologna abbiamo avuto il piacere di chiacchierare con Bebo (Alberto Guidetti), membro dello Stato Sociale, e Filo Q (Filippo Quaglia), membro dei Magellano. Ci hanno raccontato la loro visione di Garrincha, quelli che sono gli elementi comuni alle sue band, il ruolo centrale dell’uso della parola e l’importanza di crescere tutti insieme passo dopo passo.

Com’è andata la prima al Magnolia?
Bebo: Bene, molto bene. Uno spettacolo che era nato solo sulla carta e la prima volta che l’abbiamo fatto tutti assieme era proprio martedì, quindi non lo sapevamo neanche noi…

...quanta gente ci fosse?
Bebo: No, più che quanta gente ci fosse, che sai tra prevendite e umori te lo puoi immaginare, proprio la realizzazione sul palco era un grande ignoto, invece è andato tutto molto bene. Contenti!

L’urgenza di creare un festival come Diversamente felici da dove nasce?
Bebo: È stata un’idea di Matteo (fondatore di Garrincha) che verso fine anno 2014 ha buttato lì un po’ di idee, la voglia di fare qualcosa di differente rispetto ai nostri Garrincha Loves soliti dove c’è una band, poi un’altra band, poi un’altra band, poi dj-set. Voleva fare qualcosa di più fluido appunto, in cui tutti collaborassero con tutti e rimanessero sul palco il maggior numero di musicisti possibile, cercare di scambiarsi le canzoni, lavorare con gli altri. All’inizio c’era un progetto che era molto ambizioso, solo che avrebbe richiesto due settimane di allestimento e prove. Vivendo anche molto distanti, per esempio penso a La Rappresentante di Lista che sono siciliani, sarebbe stato impossibile riuscire a far combaciare tutti. Ci sono i lavori, le vite, insomma non era facile. Quindi abbiamo asciugato un po’ e cercato di portare da un’altra parte in cui si potesse lavorare un po’ a nuclei ognuno nella propria città o al massimo in quella vicino, o anche per email, e mettere assieme appunto una scaletta in cui però nessuno suonasse mai le proprie canzoni.

Ma il risultato sul palco non è un po’ caotico?
Bebo: Be’ l’idea è un po’ anche quella, è un po’ una sfida riuscire ad avere tanta energia, tanto scambio e un minimo di caos inevitabile. Poi è chiaro che, come ti ho detto, l’abbiamo vista per la prima volta tutti quanti martedì, e in realtà c’è molto ordine. Si nota che è una cosa in cui ci si scambia di ruolo, però c’è un buon ordine. Poi con i Magellano noi con Lo Stato abbiamo fatto 13 date, quindi ci si conosce molto bene, con le altre band ci si conosce. Quindi è bastato un minimo briefing prima per capire chi fa cosa, mettere giù una scaletta, poi partire e andare.
Filo Q: Poi segue una tendenza che è comunque presente in Garrincha, quella che le band collaborino tra loro. In un altro modo, ma tutte le band erano già rodate a parlare musicalmente.

Già dai Garrincha Loves.
Filo Q: Anche sui dischi, remix, i featuring.

Dei Magellano mi viene in mente “La canzone dell’ukulele” che alla fine è cantata dall’Orso praticamente.
Filo Q: Esatto, sì, alla fine è praticamente cantata tutta dall’Orso. Quindi sì, è una tendenza cara a questa etichetta.

Da quello che ho capito il Diversamente Felici si chiude qua. Questo è un primo passo verso qualche altra cosa o torneranno i Garrincha Loves?
Bebo: L’idea principale sino a un mese fa era di riuscire a fare tre date. Poi abbiamo incontrato dei problemi a livello organizzativo su base Roma e abbiamo preferito decidere di non farla piuttosto che arrivare con l’acqua alla gola, organizzarla male e fare una cattiva comunicazione. È chiaro che è un esperimento nuovo per noi, potrebbe essere uno spettacolo da portare in giro anche altre volte durante l’estate. Abbiamo in cantiere di riuscire a piazzarlo almeno un altro paio di volte.

Spesso sia l’etichetta che voi come band ci tenete a far passare l’idea che Garrincha sia come una famiglia. Nei fatti, i membri della band trovano modo di collaborare attivamente con l’etichetta e quindi fare di Garrincha una sorta di Corinthias di Socrates o è tutto guidato più che altro dall’etichetta in sé?
Bebo: L’etichetta ovviamente nasce e ruota attorno alla figura di Matteo, le vite delle band sono indipendenti da alcuni movimenti interni dell’etichetta. È chiaro che se ci sono la band X e la band Y che hanno in lavoro un album ci si deve confrontare con lui per i tempi, o anche per la stessa produzione. Una band come Lo Stato che lavora attivamente con Matteo da tre quattro anni, fa anche le registrazioni con lui. Facciamo delle pre-produzioni minime da noi, poi però in studio si lavora con la presenza di Matteo. Così come Orso e Officina Della Camomilla. Poi ci sono casi come appunto Filippo e Alberto di Magellano che conducono una produzione quasi completa a casa loro a Genova e solo in fase finale, se non sbaglio, ci si confronta.
Filo Q: Sì, beh un confronto con Matteo c’è sempre sugli intenti, la visione di partenza che c’è dietro un disco, il tipo di percorso da fare. Questo tipo di scambio è costante, se magari per Lo Stato avviene in studio per noi avviene invece sui passi da fare assieme, assolutamente.

Tra poche settimane pubblicherete il disco solista di Capra.
Bebo: Sì, esatto.

Come si inserisce nella vostra etichetta, che è essenzialmente pop, un urlatore come Capra?
Bebo: A parte che con Gabriele sono diversi anni che ci si conosce per vicissitudini personali. Siamo vicini d’Emilia e in passato abbiamo addirittura militato in periodi diversi nella stessa band, che erano i My Awesome Mixtape. Io, Checco, Carrot, Capra, Sollo e Suri, il fonico dei Gazebo Penguins e adesso bassista di Capra, siam passati attraverso i My Awesome. Poi tre anni fa abbiamo suonato ad Abbassa, l’anno dopo di nuovo al Lato B, una sala prove che era crollata con il terremoto, per finanziarne la ricostruzione. Negli ultimi tempi si è creato un vero e proprio legame umano, poi è chiaro che facendo tutti quanti questo mestiere ci si è incrociati spesso. Lui aveva incominciato a lavorare sul suo disco, io ci sono stato un po’ sotto ma sapendo l’amicizia che lo lega a Luca di To Lose La Track non mi sono lanciato nel dirgli: "Dai Capra, facciamolo assieme sto disco!" Noi in realtà cercavamo da un po’ di tempo di avere una band urlatrice, che fosse più rock col distortore aperto. Penso ai rapporti che abbiamo avuto per un periodo col Management del Dolore Post-Operatorio, che poi è finito su Tempesta Dischi. E in passato addirittura, non c’è da nascondersi, è un piccolo rimpianto di tutti, avevamo avuto la possibilità di fare il secondo dei Fast Animals and Slow Kids che poi giustamente è finito con Woodworm ed è andato benissimo così, siam contentoni, loro sono persone splendide. E alla fine dei giochi la cosa si è autorisolta con Capra che mi scrive: «Oh, io ho il disco pronto, lo vuoi ascoltare? Perché mi piacerebbe fare una collaborazione con Garrincha e To Lose La Track in coproduzione». Ho detto, cavolo sì! (Ride)
Ha mandato un primo archivio con un master non definitivo, l’abbiamo ascoltato al volo. Matteo il giorno stesso in cui l’ha ricevuto che l’ha ascoltato quasi dieci volte, quindi è qualcosa che ci ha preso bene subito. E si inserisce nel lavoro che è di Garrincha, perché oggettivamente che vicinanza ci può essere tra Magellano e Brace? Però è il lavoro sulla parola quello che unisce tutte le band Garrincha, cioè fare un lavoro sul cantautorato ma non in modo classico. La centralità della parola è in una personalità musicale sempre molto distinta da una band con l’altra. Quindi Capra è perfetto, io credo che sia uno dei più grandi parolieri attivi sul panorama italiano. È andato tutto di corsa, lui ci ha mandato a febbraio questa preview e abbiamo detto, cavolo sì, facciamolo! E nel giro di due settimane abbiamo avuto master definitivo, copertina, lavoro sull’artwork e a metà aprile uscirà con Garrincha - To Lose La Track.

Garrincha è cresciuta moltissimo in pochi anni, dall’interno avete avuto questa sensazione di crescita? Voi vi sentite più grandi rispetto a prima?
Bebo: (Ride) Guarda tra l’altro qui hai da un lato la band che è un po’ il traino dell’etichetta, che è Lo Stato, e dall’altro lato la band che ha vissuto più da vicino l’esplosione dell’etichetta, i Magellano. Loro sono arrivati da noi in sordina, erano una band piccola - non che ora siano una band da palazzetto, ma l’idea comunque è di continuare il percorso assieme e fare cose grosse - e sono nate delle sinergie grazie appunto alla maturazione di Garrincha stessa: la possibilità di Matteo di lavorare ventiquattro ore al giorno sull’etichetta, coadiuvato da noi su base a Bologna, dà la percezione a una band come quella di Filippo e Alberto, non penso di sbagliare dicendolo, di una struttura che dalla prima volta che ci siamo incrociati ed abbiamo detto, ok facciamolo questo disco, è migliorata e si è ingigantita. Ha permesso a noi, a loro e a tutte le altre band, di fare cose differenti sempre con più street-credit, tra virgolette. Questa cosa non fa bene solo allo Stato che diventa grosso, ma se l’etichetta cresce cresciamo tutti insieme e aumentano le possibilità. A loro due che ci hanno seguito per dodici date sold-out  la possibilità di mostrarsi ad un pubblico più ampio, a Mattia (cantante dell’Orso) la possibilità di entrare in contatto con promoter differenti, con un’agenzia di booking nuova (che è la nostra) che prima sapeva dell’esistenza dei Magellano, ma senza la prova di queste tredici date di opening del palco non sarebbe mai stata interessata. Oppure uffici stampa con cui collaborare, insomma si è creato un network professionale che fa bene a tutti quanti, quindi sì c’è una percezione di ingrandimento della cosa. Più cresci più è difficile gestire tutto quanto ovviamente (ride): Filippo che mi chiama tre volte e io non gli rispondo e gli dico che riusciamo a fare due chiacchiere tra stasera e domani, oppure Matteo che è quello veramente più oberato di tutti, ed è un vulcano e te lo prendi così com’è. Però penso anche a Mattia che ci aiuta un casino con l’ufficio stampa e certe decisioni da prendere dal punto di vista comunicativo, è una realtà che si è strutturata piano piano dall’interno e cerca di dare a tutti quanti la possibilità di crescere insieme.

E a proposito del lato comunicativo in cui vi aiuta Mattia, Garrincha è una delle realtà che si impegna di più nella comunicazione. Secondo voi, al di là della qualità, è possibile riuscire ad avere un seguito senza saper vendere la propria musica?
Bebo: Cioè svendere dici?

No, diciamo senza saper farla arrivare alle giuste persone.
Filo Q: Vendere per me ha un’accezione positiva nel momento in cui devi vivere di musica. Il termine prodotto legato alla musica non è un termine negativo, quindi se non si parla di svendere ma si parla di vendere penso che sia importante che un musicista, non solo in Garrincha ma in generale, sappia parlare a chi può essere interessato a quello che ha da dire o da suonare e che glielo sappia comunicare bene. Il discorso sul fatto che Garrincha sia così portata anche a parlare col suo pubblico secondo me è quello che diceva Bebo prima: chi fa parte di Garrincha è molto legato alle parole, perciò sono le parole delle canzoni ma tutti i social network sono strumenti di comunicazione, quindi se ti piace e pensi di avere delle cose da dire e ti diverti a giocare col linguaggio, con dei modi magari nuovi o diversi di dire qualcosa, quelli sono strumenti che oggi un musicista è giusto che usi insieme alla musica.

Viene naturale utilizzarli.
Filo Q: Mi sembra che per tutti in Garrincha sia abbastanza naturale. Per alcuni di più e per altri di meno, però è un pezzo di gioco anche quello lì.
Bebo: La cosa che secondo me è importante in maniera più o meno razionale a tutte le band all’interno di Garrincha è sapere che c’è un pubblico. Ma non sai chi è il tuo pubblico. Nel senso che esiste una trasversalità, si cerca di arrivare tutti quanti a un numero maggiore di persone. Poi abbiamo intimamente l’idea che sia il pubblico ad essere più avanti dei musicisti molto spesso, nel senso che qualsiasi prodotto culturale si presenti loro siano capaci di recepirlo. Ogni band, anche quella che fa due persone, si deve rendere conto che quelle due persone lì erano intimamente già pronte alla musica che la band gli sta proponendo. Quindi le cose più disparate riescono a trovare persone già pronte e questo ci racconta che il pubblico delle volte è più avanti del musicista nel guardare oltre la barriera. Credo che le band in Garrincha siano forti in questo. Non pensare che la gente dall’altra parte sia scema, molto spesso pensi che il pubblico sia bovino perché c’è la televisione, il grande network radiofonico o, non so, penso a Miley Cyrus che fa qualche miliardo di visualizzazioni. No, noi pensiamo che anche chi guarda Miley Cyrus può avere gli strumenti per apprezzare anche delle cose di Garrincha, non è detto. C’è veramente una trasversalità, non c’è più la settorialità, quindi non sai più a chi ti rivolgi, l’importante è riuscire ad arrivare ad un numero maggiore possibile. Poi magari il 90% di queste persone diranno la tua musica fa merda. Però c’è quel 10% che dice, beh sai, questa cosa è interessante, e allora qualcosa è successo. Mettersi a tavolino e dire questo è il mio pubblico non è più pensabile, le grandi correnti rivoluzionarie della musica, penso al punk, purtroppo hanno fallito. Hanno perso in qualche maniera la loro missione e quindi il compito è tornare indietro, cercare il numero maggiore di persone davanti e cercare di spiegargli quello che stai facendo.

Anche per questo, per il fatto che non nascondete di essere pop, venite molto criticati e più diventate famosi più venite attaccati. Voi comunque la prendete spesso con filosofia, ma ci sono dei momenti in cui diventa insostenibile e vorreste soltanto essere lasciati in pace a fare il vostro lavoro?
Bebo: Guarda, secondo me quello è un esercizio zen che ogni musicista deve fare. (Ride)
Nel senso che quando ti metti davanti al pianoforte, alla chitarra o Ableton Live o alle mie macchinette, è chiaro che c’è qualcosa dentro di te che ti fa dire, oh adesso la faccio come la voglio io. Io ieri mi sono messo in studio, avevo un’ora e mezza vuota e avevo voglia di suonare, ho fatto un pezzo house di kick, charlie, rullo e basso, fine. Una roba hardcorissima, solo bassline per sei minuti: che pubblico può avere? Non mi importa, l’ho fatta. È chiaro che quando poi cerchi appunto di fare la tua cosa però hai la speranza che qualcun altro l’ascolti e che ci sia tanta gente che la possa ascoltare. Devi mediare la tua intransigenza con quello che è comprensibile dall’altro lato, è un gioco molto difficile e mi rendo conto che certe volte possa sembrare “ti svendi”, in realtà no, in realtà sto cercando di portare la mia cosa ad un livello comprensibile a tutti, perché se no rimane solo la mia cosa. Prendi una band come gli Zeus!. Secondo me sono una bomba, però sono difficili. Vengono al Locomotiv e fanno 200 persone. Cioè, mi sembra un grande risultato, però nessuno gli dice che si svendono. Allora qual è l’idea? Che le persone sono pronte ad ascoltare cose differenti. È chiaro che poi quando fai le canzonette è più difficile avere il credito del grande artista, però io penso che i Beatles facessero canzonette uguali, e nessuno ha mai rotto le palle a Lennon e McCartney perché facevano canzonette, ora lungi da me mettermi di fianco ai Beatles e stiamo pari, però la sfida è quella là, no? Riuscire ad arrivare con una cosa che sia tua e veramente tua senza vivere il malessere del lo sto facendo per i soldi e lo sto facendo per qualcun altro, che mi nego completamente. Lo sto facendo per qualcun altro ma c’è il mio messaggio dentro. Ed è un equilibrio molto difficile, mi rendo conto che poi tiri dentro delle critiche, però fa lo stesso. È un compromesso, io credo che sia difficile non vivere di compromessi. Poi magari Filippo ha anche altre cose da dire.
Filo Q: Sono assolutamente d’accordo con quello che dice Bebo. Comunque nel momento in cui decidi coscientemente di salire su un palcoscenico o a dire davanti a della gente qualcosa che presumibilmente è quello che pensi o che comunque è quello che hai voglia di dire, hai coscientemente deciso di essere assolutamente criticabile. Ma come pubblicare un disco, non ci si può lamentare di una recensione, l’hai pubblicato e l’hai dato ad un giornalista, giustamente è quello che chiedi, un giudizio.
Bebo: Esatto.

Nell’ultimo anno avete pubblicato un album per praticamente ogni band che avete in Garrincha. Mi viene da pensare che per il prossimo periodo siete un po’ scoperti, è effettivamente così?
Bebo: Secondo me si vive di periodi. Mi ricordo che quando entrammo a lavorare con Matteo ci fu una sovraesposizione incredibile di dischi. Abbiamo fatto nell’ultimo anno, come hai detto tu, Officina, Stato, Orso, Magellano, di recente Sig. Solo, La Rappresentante di Lista, Brace, quindi sette. Quelle che vedi sul palco hanno fatto il disco. È chiaro che dici, cosa succederà entro fine anno? Io credo che ogni band abbia i suoi ritmi e le sue necessità. Io parlo per la mia, noi sappiamo che arriviamo a fine estate e poi per un po’ non ne vogliamo sapere niente. Sono quattro anni che siamo in tour, abbiamo fatto due dischi, siamo contenti ed è andato tutto in maniera meravigliosa però c’è bisogno di ricalibrare anche un po’ la propria vita. Una band come i Magellano, non c’è da nascondersi, un anno di pausa non se lo può permettere. Quindi magari Filippo e Alberto stanno già scrivendo e sappiamo che verso fine anno o inizio dell’anno prossimo ci sarà qualcosa di nuovo per forza, per la vita della band. L’Orso vedrà lo sviluppo di questo disco, l’Officina uguale. È venuto fuori Capra. Un disco secondo me ha due anni di solito se giocato bene, quindi insomma ce n’è di roba da fare.
Filo Q: E in più mi sembra che Garrincha rispetto ad altre etichette, forse anche per questo approccio che ha di attrazione verso web, sta cercando anche altre strade che non siano gli album. Cerca perciò di uscire anche dalla logica che la vita di una band sia legata per forza dalla pubblicazione di un disco, tour, stop. Si possono trovare mille altri formati, mille altri modi di uscire con cose più leggere e continuare comunque ad essere presenti e a raccontare qualcosa.

Come tutte le compilation che pubblicate praticamente ogni 3-4 mesi.
Filo Q: Esatto. Compilation, cose che vengono regalate, magari esperimenti inaspettati che non è necessario che debbano finire in un disco. Possono essere anche cose estemporanee. La rete da questo punto di vista è perfetta, permette di non avere tempistiche eccesivamente lunghe, perciò una cosa che ti sembra abbia senso pubblicare in quel momento, perché magari non ha più senso dopo sei mesi, va fuori. E Garrincha sta sondando e le sta facendo queste nuove possibili sperimentazioni.

Ho letto tempo fa in un’intervista di Matteo in cui diceva che uno dei suoi desideri era quello di avere nella propria etichetta una band come i Gazebo o i Management. Questo desiderio può dirsi compiuto con la pubblicazione di Capra. Quali sono gli obiettivi del prossimo futuro?
Bebo: Stiamo lavorando a un disco importante che secondo me sarà quello della Rappresentante di Lista. Loro sono quella band che ha iniziato a fare dischi lontani e adesso sta facendo il disco in casa con Matteo. Lì ci sono tante cose bellissime. E quindi questo sarà già un primo portare un’altra band ad un livello superiore. Poi quello che riserva il futuro francamente è abbastanza imprevedibile. È chiaro che ce li hai sempre i desideri di trovare una band che riesca a coprire un angolo non percorso da Garrincha e siamo pieni di cose che possono succedere. Ci sono anche altri progetti un po’ di fianco, dal punto di vista musicale vogliamo lanciare un sottocatalogo elettronico dancefloor nei prossimi mesi. Ci è sempre piaciuta l’idea di poter pubblicare delle cose che assomiglino a dei libri, quindi insomma, l’idea è quella che le cose succederanno. Poi dal punto di vista musicale, quello che sarà il futuro è più nella testa di Matteo, è lui quello veramente visionario. Noi ci limitiamo a fare le ruote dell’ingranaggio e fare in modo che tutto vada per il meglio. Dove tirerà la carretta non te lo so dire. Per trovare una band di quel genere lì ci abbiam messo un paio d’anni come hai visto, poi è arrivato per caso Capra. Io tra l’altro quando parlo di scoprire band mi viene sempre in mente un aneddoto di Brace che tirava avanti la Tafuzzy Records, che ha pubblicato dei dischi esagerati dal mio punto di vista. Di centinaia e centinaia di demo che arrivavano alla sua mail, solo una band ha prodotto. E sono gli X-Mary. (Ride)
È difficile che ti piova sulla testa la cosa incredibile, molto spesso è una cosa casuale, imprevedibile. Magari conosci al bar una persona e quello lì è il futuro della tua etichetta, non lo sai, non lo sapremo neanche noi in realtà. Speriamo di incrociare i prossimi X-Mary!

Al bar, possibilmente.
Bebo: Al bar, quello è fondamentale.
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