Libri

Antonello Cresti

Solchi sperimentali. Kraut. 15 anni di germaniche musiche altre (1968-1983)

di Giuliano Delli Paoli

Autore: Antonello Cresti
Titolo: Solchi sperimentali. Kraut. 15 anni di germaniche musiche altre (1968-1983)
Editore: Crac Edizioni
Pagine: 297
Prezzo: Euro 25,00

cresti_kraut_coverProvare a racchiudere in un unico volume la storia, i protagonisti e i dischi di quella che fu probabilmente la scena musicale più complessa e stilisticamente allargata del secolo scorso è impresa tanto ardua, quanto temeraria. Se consideriamo alcuni dei pochi scritti al riguardo, tra i quali solitamente viene citato il solo "Krautrocksampler" di Julian Cope, ci rendiamo conto che il cosiddetto “kraut-rock”, per quanto venerato dai musicofili e dai critici di mezzo mondo, resta inspiegabilmente uno dei generi meno incensati nella storia della musica, quantomeno sul piano cartaceo. Uno smacco narrativo finalmente annientato dal volume in questione, a conti fatti uno dei testi più esaustivi e specifici sull'argomento che possiate trovare oggi in libreria. Già, perché “Solchi Sperimentali Kraut” del saggista, compositore e agitatore musicale Antonello Cresti tende fin dalle prime battute a sondare con accuratezza, e una buona dose di umiltà, le vicende e le produzioni di una corrente del rock tra le più ispirate di sempre. Un super-saggio che mette le cose in chiaro fin da subito, focalizzando l’attenzione sul fenomeno in un arco temporale ben preciso: 1968-1983.

Ed è una scelta a dir poco azzeccata, quella di Cresti, perché furono proprio questi i tre lustri in cui nella Repubblica Federale di Germania accadde praticamente di tutto. Quindici anni fondamentali per il raggiungimento di un riscatto che diventerà definitivo con la caduta del Muro. Quindici anni di produzioni musicali di stampo orientativamente (free) rock ed elettronico, con ripetuti occhiolini alle avanguardie altre, da considerarsi letteralmente sui generis. De facto l’unico calderone che meriterebbe a mani basse l’etichetta di “music in opposition”, quest'ultima una delle più abusate in campo critico. Un'opposizione interna, quella attuata "in apparente silenzio" dai giovani musicisti tedeschi dell’epoca. Un’opposizione nata dalle ceneri di una Germania che non ha più nulla da perdere, dopo aver iniziato e perso due guerre mondiali, come dichiara nelle pagine del libro lo stesso Edgar Froese dei Tangerine Dream. Un paese allo stremo, diviso tra capitalismo e comunismo, ricchezza e povertà, superbia e umiliazione, spie e rivoluzionari. E una generazione, i cosiddetti “figli della guerra”, che ha il duro compito di risollevare le sorti umane e artistiche di una nazione che sembra avere smarrito la ricerca del “bello”, la propria inclinazione artistica, il proprio spirito libero.

Ciò che riesce al buon Cresti è raggruppare al meglio tutti i vari protagonisti di questa lunga rinascita culturale. Una rinascita che trae linfa da un sottobosco di artisti, musicisti, visionari e chi più ne ha più ne metta, spesso distanti tra loro, eppure uniti da un’evasione spirituale necessaria, vitale, salvifica. Il saggista fiorentino riesce a rendere agile e snello un tomo da quasi trecento pagine, in cui si susseguono nella parte centrale e finale schede narranti le vicende dei singoli musicisti e delle band più svariate, con i lavori usciti nel sopracitato quindicennio analizzati con estrema intelligenza, e assoluta competenza in materia. La critica di Cresti è mirata, essenziale, diluita tra informazioni e cronache spesso assolutamente uniche. Un susseguirisi di frammenti storici e considerazioni opportune che stimola notevolemente. Il lanternino è usato a dovere, e spuntano a più riprese band di culto assolutamente intriganti. Parzival, Ougenweide, Tyll, Zweistein: i nomi sono talmente tanti che per citarli tutti occorrerebbe una recensione a parte.
A impreziosire maggiormente l'intera faccenda, sono le interviste ai protagonisti del kraut che spuntano qui e là, tra una scheda e l’altra. Come il racconto di Suzanne Doucet dei sopracitati Zweistein o quello del grandissimo Robert Schroeder, senza contare le dichiarazioni fornite dai titani Rother e Schulze. Stralci preziosissimi che potremmo considerare il cuore pulsante dell’intera operazione. Così come pulsa il mini-saggio introduttivo a cura degli esperti in materia Valeria Ferro e Valerio D’Onofrio, redattori di OndaRock ai quali Cresti ha affidato il delicato compito di accompagnare il lettore tra le braccia dei pionieri e dei massimi esponenti del kraut, ovverosia i vari Neu!, Can, Faust, Popol Vuh, Ash Ra Tempel e così via. Una ciliegiona su una torta già estremamente gustosa.

I due critici definiscono con estrema accuratezza le varie micro-scene, le diverse attitudini, le fughe terrene e interstellari dei corrieri cosmici, le più esaltanti bizzarrie di un filone talmente vasto e talvolta originale da far impallidire chiunque e da considerarsi oggi più che mai uno dei movimenti più importanti per l’evoluzione del rock e delle musica popular del Novecento, ma anche del nuovo millennio, con intere flotte di artisti che puntano dritto al modello tedesco di quegli anni, traendo spunto dalle innovazioni raggiunte sia in ambito propriamente "rock", sia sul piano elettronico; in quest'ultimo caso, è la scuola di Darmstadt a fungere da faro secolare per quelli che in seguito saranno considerati i "figliocci di Karlheinz Stockhausen", su tutti l'irragiungibile Klaus Schulze. Un'analisi decisamente corposa, e una guida ai vari "capitoli" del libro e ai vari sottogruppi che ripercorre alcune delle riflessioni adottate nello speciale "Kraut-rock - La rinascita della Germania".

In coda, non mancano anche i tentativi sperimentali sorti all’epoca in nazioni come Svizzera, Norvegia, Danimarca, affiancabili alla vasta sommossa tedesca. Un testo dunque fondamentale, aggettivo mai come in questo caso sacrosanto, al netto delle eventuali (e a dir poco impercettibili) mancanze e di una ricerca nei meandri di quel meraviglioso land musicale che sembra non finire mai, e che continua a regalarci, a distanza di cinquant’anni dal suo avvento, chicche assolute e cult per troppo tempo dimenticati.
Cresti ha pienamente vinto la sua “sfida”, e non resta che ringraziarlo. La letteratura musicale odierna necessita di tali operazioni. Ben vengano quindi nuove entusiasmanti ricerche, nuovi settori da esplorare con la generosità e la sincera passione che da sempre alimentano i suoi scritti.

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