Blah Blah Blah

Il sogno infinito del dream-pop

Tra sogni, psichedelia e shoegaze

di Davide Sechi

C’era una volta un bel ragazzo, costantemente attorniato da fanciulle agilmente bellissime, a tratti quasi assediato, guascone e mondano, sempre pronto alla battuta, sorridente e fiero della propria abbronzatura. Eppure, questo esemplare di toy boy sempre disponibile aveva un’esigenza che riaffiorava di giorno in giorno e che non poteva essere respinta, tutt’altro: estraniarsi dalla bolgia ammirante, sdraiarsi sul letto, armato di una birra e gustarsi almeno un paio di ore di pop music onirica, epica e indifesa, agitata e morbida, pungente e nervosa, eppure carezzevole, meglio se guidata da ugole femminili. Una sorta di pozione magica.

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C’era una vota una ragazza, e caspita era proprio bellissima, con i lunghi capelli sulla schiena, il corpo sinuoso e le lunghe leve. E la vedevi sempre impegnata, tra compere, lavoro di ufficio e mansioni casalinghe, a spasso con i cani, sorridente e disponibile con tutti, nella buona e nella cattiva sorte, sotto il sole battente o la pioggia contundente. Uno stato psicofisico misterioso, sorprendente, forse sospetto, come chiacchieravano i vicini. Ma la ragazza dalla bocca a cuore aveva un segreto: ogni volta che faceva ritorno a casa, si adagiava sul divano e si faceva cullare da una sequenza di note sognanti, morbide ma anche ventose, a volte bollenti come se si trovasse persa tra le sabbie del deserto, ma anche rinfrescanti come se ballasse sotto una cascata.

C’era anche un tipo, dai capelli ricci e dagli occhiali a fondo di bottiglia, buffo ma sempre pronto a respingere gli assalti di chi per sport si prende gioco del prossimo. Come? Con un movimento ben preciso: stava tutto il tempo a guardarsi le scarpe, silenzioso e ritirato, e nel mentre allungava la mano nascosta verso lo stereo e faceva partire una serie di note graffianti ma mai rabbiose, volatili, come se a suonarle fosse un ubriaco assolutamente sobrio, dedito a capogiri lucidi. Allora ti giravi e improvvisamente appariva bellissimo, o quasi attraente, e, caspita imbracciava una chitarra ed era attorniato da decine di pedalini e discuteva di psichedelia come un saggio maestro zen!

Le stagioni del Dream Pop, o della neo psichedelia, che trasforma la timidezza in Shoegaze. Sono spartiti maliziosi, ingannevoli, come la strega di Biancaneve, sospesi nel tempo e nei tempi, che non si capisce mai se siano troppo lenti o poco veloci. Musica esitante eppure stordente. Appagante e medicante. Quelle volte che ti chiedi: che succede? Tutto o niente. Quando ti senti un solitario ma non rimani mai solo. Dream Pop, un mondo incantato ma non sempre pacifico. Marco e Davide, novelli Hansel e Gretel, si sono mesi in viaggio per ricordare e scoprire. Qualora aveste voglia di raggiungerli, non temete, non siete in ritardo: i due hanno riempito gli zaini di chili di mollica…

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