Approfondimenti

Petizione per la musica in tv

Carlo Massarini: "Salviamo Ghiaccio Bollente"

di Claudio Fabretti

Fare informazione musicale in tv è diventata ormai un’impresa disperata. L’ultima oasi protetta - "Ghiaccio Bollente", in onda intorno alla mezzanotte su Rai 5 – è stata inaspettatamente spazzata via pochi giorni fa. Una notizia giunta come un fulmine a ciel sereno per tutti coloro che vedevano nel programma di Carlo Massarini l’erede naturale di classici come "Per voi giovani", "DOC", “Mister Fantasy” o il primo “Discoring”. Una trasmissione tutt’altro che nostalgica, però, grazie a un filo diretto con la musica contemporanea - dal rock al blues, dal jazz al folk. E dai teleschermi dovrebbe scomparire anche la sua formidabile appendice notturna, fatta di un flusso di concerti e documentari musicali imperdibili. "Where else? Stanotte ultima e definitiva puntata di ‪#Ghiaccio Bollente Magazine, eccezionalmente su Rai 5 alle 23.08”, ha scritto Massarini sulla sua pagina Facebook. Ma non è finita qui, perché su Change.org è partita una petizione, che in due soli giorni ha già raccolto 19.000 firme contro la chiusura del programma. Ed è nata una mobilitazione che chiama in causa anche il controverso rapporto tra tv e cultura. Di tutto ciò (e non solo) parliamo con Carlo Massarini.

Carlo, possiamo anzitutto riepilogare quello che sta succedendo a “Ghiaccio Bollente”?
Hanno terminato il programma senza darci spiegazioni, inviandoci solo una stringata e-mail di ringraziamento per il lavoro svolto. L’ultima puntata è andata in onda ieri (martedì 22 dicembre, ndr), la mia presentazione delle serate finisce il 26. So che a gennaio andranno avanti di repliche e poi nel palinsesto è prevista la dismissione.

E la promessa che il programma non chiuderà e avrà addirittura uno spazio in prima serata in primavera, annunciata sul profilo Facebook di Rai 5?
Ieri mattina con un tweet hanno fatto questo annuncio, ma io credo che sia stata semplicemente una mossa per arginare una protesta che stava montando in maniera veramente inaspettata. Non a caso da allora non è stato più fatto nessun altro comunicato. Non so cosa abbiano in mente, ma mi pare un tentativo pretestuoso di deviare l’attenzione.

Come è nata l'idea della sottoscrizione e quante firme sono state raggiunte finora?
L’idea della sottoscrizione è nata da una mia amica di Facebook, che ha visto che il programma stava per chiudere e mi ha proposto di fare qualcosa, pensando proprio a una petizione. All’inizio non ero molto convinto di questa cosa, e invece devo dire che la Rete ha dimostrato tutto il suo potere. Mi ha molto meravigliato il numero: siamo oltre le 17.000 firme in meno di due giorni. Un risultato che sembrerebbe veramente esagerato se non fosse che la gente ha intuito una cosa: al di là del singolo programma, a cui moltissimi chiaramente erano affezionati perché era diventato un punto di riferimento notturno per un gruppo molto vasto di persone, si è aperta una discussione più in generale sul valore della cultura in televisione. Io naturalmente mi occupo solo di una fetta della cultura “tutta”, ma per me è stata una ragione di vita, oltre che un mestiere, l’idea di portare la buona musica in tv.

Perché in Italia è così difficile fare musica in tv?
È una discussione che coinvolge la cultura nei mass media e all’interno della Rai, che ha da sempre questo problema di fondo: il servizio pubblico che cos’è? È informare? È soddisfare la necessità di far crescere anche culturalmente i telespettatori? Deve invece puntare all’intrattenimento perché ormai fa parte di un mercato competitivo sulla pubblicità? Che spazio merita la musica? E la musica è cultura contemporanea o è invece semplice intrattenimento? Noi naturalmente pensiamo che sia cultura contemporanea di alto livello. Si è insomma aperta una discussione che, se interpretata nella maniera giusta, senza personalismi, può essere molto utile per tutti, anche per la Rai stessa. Di sicuro diciassettemila persone che in due giorni firmano una petizione, dedicandovi il loro tempo (anche solo per firmare, lasciare i propri dati, aggiungere un commento etc.) sono una bella dimostrazione del fatto che, evidentemente, c’è una larga fetta di pubblico che la Rai non considera e che invece è molto affezionata a quel tipo di programmi.

È vero che tra l’altro “Ghiaccio Bollente” non aveva ascolti più bassi della media della rete?
“Ghiaccio Bollente” aveva ascolti anche più alti, come share, della media della rete e costava pochissimo…

Un tempo i programmi musicali trovavano una collocazione stabile nei palinsesti delle tv generaliste, oggi invece sono diventati una specie di missione impossibile, addirittura su canali dedicati alla cultura come Rai 5…
Questo fa parte della grande discussione. Io credo che si tenda a premiare un ascolto relativamente facile, gli spazi per la musica ci sono ma non sono mai organici. Ad esempio, Fazio ospita grandi personaggi della musica, così come tanti altri. Noi, però, eravamo una proposta organica, settimanale, continua, costante, su una musica diversa dal mainstream, da quella che piace alle grandi masse, anche se abbiamo avuto grandi personaggi come Ligabue e Guccini.. Siamo sempre stati attenti a quello che succede di nuovo e ci piace anche storicizzare, andare alle radici di un fenomeno musicale. Quando ti occupi di Nina Simone, per dire, spieghi anche tutte le lotte contro l’apartheid americano. Questo intreccio storia-musica è generalmente poco rappresentato in tv, e invece devo dire che era forse la cosa che mi piaceva di più.

E poi continua a imperversare il pregiudizio nei confronti della musica pop-rock, rispetto a santuari intoccabili come classica e lirica…
È una vecchissima discussione… La musica – non solo rock – quella contemporanea, che si ascolta adesso nel mondo, ha più livelli: uno basso, molto commerciale, forse di scarso livello artistico ma magari di grande interesse popolare (tutti quanti, prima o poi, ci siamo innamorati di una canzone scema); e poi ce n’è anche uno molto alto, che è la nostra musica contemporanea. Che si definisca jazz, rock o pop non ha importanza, ma ha la stessa dignità della musica classica. Insomma, chi può dire che i Pink Floyd non siano la nostra musica classica contemporanea?

Negli anni 80 non perdevo una puntata del tuo “Mister Fantasy”. Un programma che già all’epoca sembrava incredibilmente “avanti” e che lo sarebbe anche oggi. Ma non era forse anche quella Rai ad essere “avanti” rispetto a quella attuale?
Anche “Mister Fantasy” in realtà è nato un po’ per sbaglio. Un gioco di Paolo Giaccio e del direttore suo mentore, Brando Giordani, che “ha lasciato giocare i ragazzi”, anche se avevamo tutti trent’anni… In quegli anni è esploso il fenomeno dei videoclip e siamo riusciti a cavalcare l’onda. Del resto, la televisione di allora era un mondo completamente diverso, erano appena partite le tv private… Quello che posso dire è che i dirigenti di allora avevano una grande cultura, vivevano in un momento in cui la cultura era importante. I miei direttori – Valmarana in radio in “Per voi giovani” e Giordani in tv – erano due persone che non solo sapevano fare televisione, ma avevano anche un’idea culturale del fare televisione, e quello forse nel tempo si è un po’ perso.

Noi ovviamente ti auguriamo di riuscire a tornare su Rai 5 con “Ghiaccio Bollente”. Se non dovesse succedere, che cosa ti piacerebbe fare?
Se non dovesse succedere, ci sono due strade: o tentare di continuare a fare televisione in quel modo, oppure fare programmi in maniera diversa, sulla Rete, attraverso delle app, ad esempio.

Ecco, mi riservavo proprio questa domanda finale, rivolta al pioniere di internet in tv (con “MediaMente” di Rai Educational dal 1995 al 2002) ancor prima che al giornalista musicale: ci può essere un futuro sulla Rete per l’informazione musicale estromessa dai palinsesti televisivi?
Internet non è ancora un medium maturo per le masse, ma sicuramente lo è per una certa fascia di pubblico. C’è bisogno di finanziamenti anche lì, non si può fare tutto gratis. Volendo fare lo stesso tipo di televisione, vi sarebbero quasi le stesse spese richieste per fare un programma in uno studio normale. Certo, se vuoi fare solo dei commenti dalla tua scrivania di casa, allora non costa nulla, però non è quello che vorrei fare io. Io vorrei fare dei programmi che abbiano dei mezzi… I mezzi non sono indispensabili, ma sono molto importanti per poter fare dei bei programmi. E stiamo parlando comunque di mezzi limitati: noi costeremo un cinquantesimo di quanto può costare un programma Rai di prima serata.

Sono ben altri gli sprechi in Rai, verrebbe da dire... Comunque, da rappresentanti dell’informazione musicale sul web, continueremo a sostenervi, anche promuovendo la vostra petizione.
Grazie di tutto e un saluto ai lettori di OndaRock!

(23/12/2015)



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