Approfondimenti

Leonard Cohen

We love to speak with Leonard

di Gabriele Benzing

E Dio parlò a Leonard. Come un vecchio amico che ti conosce fin troppo bene, come uno che non si lascia ingannare dal costume che indossi. Gli fece il dono di una voce d’oro, e un affitto da pagare nella Torre della Canzone.
Sono ottant’anni, ormai, che Leonard Cohen porta avanti la sua missione. Mistico e peccatore, profeta dell’amore sacro e trovatore della passione profana. Sempre alla ricerca di quell’accordo segreto capace di rivelare la luce in ogni cosa.
In attesa del suo nuovo album, “Popular Problems”, abbiamo pensato di preparargli un biglietto di auguri molto speciale. Chiedendo a quindici artisti che si sono misurati nel corso della loro carriera con l’interpretazione di brani di Cohen di scrivere in esclusiva per OndaRock la loro personale lettera al canadese errante.
Un tributo che è anche una galleria di voci, tutte animate dallo stesso desiderio: testimoniare la capacità delle canzoni di Cohen di penetrare nel più profondo di ciascuno.

Leonard Cohen
John DarnielleTHE MOUNTAIN GOATS

A Leonard, che ci insegna con gentilezza a discernere tra il recipiente e il frutto della vendemmia e sta in mezzo alla strada indicandoci la via per la vigna: auguri di un felice compleanno, e di tanti felici ritorni del giorno fino a quando ci incontreremo tutti nell’Unico Grande Ritorno.
John Darnielle





The Mountain Goats – The Smokey Life

(“Old Ideas With New Friends”, Columbia 2012)






Hugo RaceHUGO RACE

Ai tempi dell’Amore e dell’Odio, Leonard era conosciuto come “Laughing Lenny”; per nulla estraneo alla depressione, esaltava l’oscurità interiore come spettacolo confessionale. Grazie alla sua capacità di trovare una via per cantare quello che noi ci sforzavamo di articolare (o da cui preferivamo fuggire) e di riflettere i nostri pensieri più cupi con ironico humour, Leonard ci ha affascinato con la sua imperscrutabile saggezza.
Anche se sentivamo che ci comprendeva meglio di quanto non ci comprendessimo noi stessi, ha sempre parlato in maniera diretta – “I never had a secret chart to get me to the heart of this or any other matter”. Perché Leonard non ha mai proclamato di conoscere le risposte ai misteri dall’animo umano, ha semplicemente offerto osservazioni, dopo aver toccato il fondo per lungo tempo, immerso in testi religiosi in svariate lande selvagge della terra.
A volte penso che sia ancora là fuori e che lo sarà per sempre; eppure, ci è familiare in un modo così rassicurante e paterno che è facile dimenticare quello che ha detto nel 1967 – “I told you when I came I was a stranger”…

Buon compleanno, maestro!

Hugo Race – A Thousand Kisses Deep

(“No But It’s True”, Rough Velvet 2012)






Marissa NadlerMARISSA NADLER

Ho scoperto per la prima volta Leonard Cohen attraverso due fonti piuttosto improbabili. Prima il verso in “Pennyroyal Tea” dei Nirvana. Poi la vivace versione di “Suzanne” di Nina Simone. Sono rimasta intrigata e sono andata subito in un centro commerciale fuori città per prendere tutte le cassette di Leonard Cohen che sono riuscita a trovare. Più di tutto, mi sono innamorata dei suoi testi, se si possono chiamare così. È stata una figura incredibilmente influente nella mia vita e mi ha guidato praticamente da solo verso uno specifico genere di musica. Ho ascoltato il suono delicato delle corde di nylon della chitarra nei suoi primi album, accompagnato dall’intimità del modo in cui la sua voce era mixata, e lentamente mi sono spostata stilisticamente da quello che mi piaceva allora verso il territorio di una raffinata poesia messa in musica.

Marissa Nadler - Winter Lady
(“Covers Volume II”, 2011)






Jesse TabishOTHER LIVES

Buon compleanno Mr. Cohen. Ho regalato il tuo primo disco a una donna francese… e ora è diventata mia moglie. Ti ringraziamo, insieme alle future generazioni, per la tua arte umanistica e per essere stato parte delle nostre vite di tutti i giorni.

Jesse Tabish







Other Lives
- The Partisan

(Live at KCRW, 2009)






Scott MatthewsSCOTT MATTHEWS


Quando leggo i versi di Leonard Cohen, alla mia mente si affacciano immagini incredibilmente vivide. La sua capacità di scrivere splendida musica per accompagnare un gioco così poetico di parole è qualcosa a cui aspiro enormemente come songwriter.







Scott Matthews – Seems So Long Ago, Nancy

(“The Songs Of Leonard Cohen Covered”, Mojo 2012)






Mark Andrew HamiltonWOODPIGEON


Ci sono molte cose che mi rendono orgoglioso di essere nato in Canada, e tutte sono inamovibili e imponenti: le montagne, la vastità dei panorami, i due oceani. Tra queste cose ci sono anche alcuni artisti che sono fiero di chiamare connazionali, e in alto in cima alla piramide si trova Leonard Cohen. Ci sono pochi artisti che trovo così ricchi di ispirazione nei testi – e per questo è giustamente famoso – ma l’approccio di Cohen a un motivo e a una melodia è anche pieno di sorprese nascoste, che garantiranno alle sue gemme musicali di restare dei tormentoni collettivi per generazioni. Gli auguro tutto il meglio per i suoi ottant’anni e non vedo l’ora di scrivere altre parole di celebrazione nei suoi confronti per i novanta, i cento, i centodieci…

Mark Andrew Hamilton

Woodpigeon – Chelsea Hotel #2

(“The Bard Of Montreal”, Herohill 2012)






Jim PutnamRADAR BROS


Quando ero al primo anno di college, alla fine degli anni Ottanta, un amico mi ha prestato “Songs From A Room”. Quel disco è diventato la colonna sonora dei miei anni di formazione e mi ha spinto a comprare tutti gli altri lavori di Leonard Cohen. Ho attraversato un periodo veramente duro quando è morta mia nonna (eravamo molto legati) e mio padre ha deciso di sposare un demone malvagio. Mi sembrava che non mi restasse più nessuna famiglia. Una notte di Halloween ero vestito da Gesù e sono sprofondato in un sentiero oscuro indotto da droghe psichedeliche. Mi ha lasciato con attacchi di panico per tutto l’anno successivo. Le canzoni di Leonard Cohen erano l’unica cosa capace di darmi conforto. Grazie Leonard Cohen.

Jim Putnam

Radar Bros – The Guests

(“Stay”, Restless 1997)






Mathias KomTHE BURNING HELL


Caro Mr. Cohen,

ascolto la tua musica da tutta la vita, ma per una frustrante combinazione di geografia e povertà è solo da un paio d’anni che ho potuto vederti finalmente dal vivo. È stato il più grande concerto che abbia mai visto o sentito, e se quella notte fosse stata l’unico momento in cui hai portato della musica nel mondo, avremmo comunque un’eccellente ragione per dire grazie per averci offerto un così prezioso regalo. Sai, quella serata è stata così bella che ho quasi rinunciato ad andare a qualunque altro concerto da allora – ovviamente non l’ho fatto, ma quel concerto a Ghent resta il migliore per me e probabilmente lo resterà per sempre. Avevi solo 78 anni, allora. Che pulcino! In ogni caso, ho sentito dire che “Death Of A Ladies’ Man” non è stato un gran divertimento da realizzare per te, ma grazie lo stesso per tutte le “Memories”.

Mathias Kom

The Burning Hell – Memories

(“The Bard Of Montreal”, Herohill 2012)

 


 



Dan MichaelsonDAN MICHAELSON

Da adolescente, curiosando nella collezione di dischi dei miei genitori, mi sono imbattuto in una copia del “Greatest Hits” di Leonard Cohen, tra gli album di Elvis Presley e di Skeeter Davis. L’ho preso con me quando me sono andato di casa per andare all’università. Da allora mi sono trasferito a Londra e in molti altri posti nuovi. Ad ogni trasloco, un altro disco è andato ad aggiungersi alla collezione… “Songs Of Love And Hate” e “Songs From A Room” tra i miei preferiti.
La forza sommessa di canzoni come “Hey, That’s No Way To Say Goodbye” e “Famous Blue Raincoat” si è solo intensificata negli anni e la loro capacità di dire così tanto con appena una manciata di parole mi sorprende e mi ispira ancora oggi.
“Avalanche” rappresenta un’altra sfumatura di Leonard Coen, un lato maggiormente brutale della medaglia, e registrare una versione di questo brano mi ha permesso di intuire appena una piccolissima parte di quel mondo meraviglioso.

Dan Michaelson - Avalanche
(“The Songs Of Leonard Cohen Covered”, Mojo 2012)






Lieven ScheerlinckA SINGER OF SONGS


Caro Mr. Cohen,

ci sono molte ragioni per cui sono grato per i tuoi ottant’anni di vita. Ma la più importante è probabilmente che mi sono innamorato per la prima volta grazie a te e alle tue canzoni.

Stava viaggiando su un lento pullman da Vienna a Bruxelles a metà degli anni Novanta. Non potevo leggere perché avevo la nausea. Non potevo guardare il film sul minuscolo schermo del televisore perché era doppiato in ungherese. Così ho tirato fuori il mio vecchio walkman (le cassette negli anni Novanta erano ancora comuni, anche se non alla moda) e ho ascoltato la mia cassetta preferita di allora.

Avevo già viaggiato in silenzio in quel modo per centinaia di chilometri quando la ragazza seduta di fianco a me mi ha toccato sulla spalla. Non mi ero nemmeno accorto di lei, anche se era bionda, bellissima, sola e ungherese. Mi ha chiesto che cosa stessi ascoltando senza interruzione nelle ultime tre ore, girando la cassetta ogni 45 minuti. “The Blue Moods Of Spain”, le ho risposto. Un brillante album di un gruppo chiamato Spain. Lei non conosceva il disco, quindi le ho detto che il mio walkman aveva due uscite per le cuffie (che semplice e splendida invenzione) e le ho offerto di ascoltare con me.

Così abbiamo ascoltato gli Spain cantare le loro magiche canzoni nelle nostre cuffie separate e l’ho vista chiudere gli occhi e scomparire nella pace della musica. Di solito compravo cassette da novanta minuti. L’album degli Spain durava circa sessanta minuti, così avevo trenta minuti liberi quando avevo registrato la cassetta. E ci avevo messo un altro dei miei album preferiti: una raccolta di canzoni di Leonard Cohen.

Mi ero appassionato molto alle tue canzoni. Poi la passione era diventata adorazione, e l’adorazione era diventata ossessione. A quanto pare non ero l’unico ossessionato da te su quel pullman. Così, quando all’improvviso “So Long, Marianne” è risuonata nelle nostre cuffie, lei ha aperto gli occhi, mi ha guardato stupita e… ha sorriso quando l’ha riconosciuta. Hai cantato per altri trenta minuti, e quando “Lady Midnight” è svanita nel silenzio lei ha continuato a ripetere le parole “You’ve won me, my Lord” ancora, ancora e ancora.

La nostra storia non è durata a lungo, ma era immersa nella bellezza e nella tenerezza. Al nostro appuntamento successivo lei mi ha dato un libro con le tue poesie. Abbiamo ascoltato le tue canzoni con le nostre cuffie separate mentre camminavamo per Londra, dove viveva lei. Ci siamo scritti lunghe lettere citando spesso i tuoi versi. E quando le cose sono andate male ho concluso la mia lettera con il testo completo di “There Is A War”.

Buon compleanno, Mr. Cohen. E grazie per le canzoni, le storie, la saggezza e le parole che guidano senza mai comandare.

Lieven Scheerlinck

A Singer Of Songs – A Singer Must Die

(“The Corner I Seek Is A Place Where No One Meets”, 2011)

 






Gregory Alan IsakovGREGORY ALAN ISAKOV


Leonard,

non ci sono abbastanza parole per esprimere la mia ammirazione e la mia gratitudine per le tue canzoni e le tue poesie. Per adesso dirò semplicemente buon compleanno. Spero che sia il migliore sino ad ora. Che tutti i tuoi desideri si possano realizzare.






Gregory Alan Isakov – One Of Us Cannot Be Wrong

(“This Empty Northern Hemisphere”, 2009)





Richard McGrawRICHARD MCGRAW

Una volta ho dato a Leonard una copia di “Song And Void”, il mio secondo disco. Ero abituato a fare stronzate del genere in continuazione. L’ho aspettato insieme a una coppia di altri tipi strambi fuori dal Joe’s Pub, come uno stalker. Lui stava entrando in macchina. Gli ho passato il mio cd e gli ho detto qualcosa. Lui mi ha ringraziato.

“I once was lost, then found, and now I’m lost again” (“Amazing Grace”).

Adesso ho 38 anni, ancora irrequieto, ancora confuso, ancora affamato. Non ho tempo per qualche cazzata di album degli U2 e sono stufo di vedere la faccia di Nick Cave. Che se ne vada affanculo. Ho dato anche a lui una copia di “Song And Void”. Mi ci sono imbattuto per caso al Time Warner Center. Penso che stesse facendo un giro da Benetton. Nick Cave al centro commerciale che fa un giro da Benetton. Era imbarazzato, e non sapeva come gestire il mio imbarazzo.

Richard McGraw - Ain't No Cure For Love

(“Popular Music”, 2012)






Tower Of SongOLIVER SWAIN

Caro Mr. Cohen,

buon compleanno! Adoriamo il nuovo album! Vorremmo cogliere questa opportunità per ringraziarti per il tuo coraggio e la tua visione come artista… Ed essendo impegnati in uno spettacolo musicale itinerante con a tema il tributo alle tue canzoni, grazie per tutti i concerti!

Non vediamo l’ora di mandarti il nostro nuovo disco, “In City And In Forest”, speriamo che ti piaccia!

Tower Of Song (Oliver Swain & Glenna Garramone)


Tower Of Song – The Stranger Song

(“In City And In Forest”, 2014)





John StatzJOHN STATZ


Ho scoperto “New Skin For The Old Ceremony” quando ero al college e sono piuttosto certo di averlo ascoltato in repeat (digitale) fino a quando il mio hard disk ha ceduto. Quel disco mi ha insegnato che il songwriting non deve essere per forza chiaro e netto, che puoi condurlo dove desideri. È passata una decina d’anni ormai dal college ma nei concerti continuo a suonare “Chelsea Hotel #2”.





John Statz – Chelsea Hotel #2

(“An Evening With John Statz”, 2008)





Lloyd ColeLLOYD COLE


Grazie delle canzoni, Mr. Cohen. “Sincerely, LC”.











Lloyd Cole – Famous Blue Raincoat

(“Rare On Air, Vol. 2”, Mammoth 1995)

 
 

- Bonus track -

 

Johnny CashJOHNNY CASH (in memoriam)


Se Johnny Cash fosse ancora qui, forse avrebbe cantato ancora una volta “Bird On The Wire” per il suo amico Leonard Cohen.
“Johnny Cash mi ha parlato per molto, molto tempo”, ricorda Cohen. “La sua è una delle voci più dolci nella mia mente. Anche dopo che una canzone è finita continui a sentirlo, lo vedi lottare per quello di cui abbiamo bisogno e per quello che amiamo. È sempre qui, la più alta figura nel circolo dell’integrità, la più profonda voce quando scende la notte, e il più coraggioso sguardo di saggezza nel mezzo di una selvaggia confusione”.

Attraverso la voce dell’Uomo in Nero, i versi di “Bird On The Wire” risuonano con la forza di un inno. Non smettere mai di cercare a modo tuo di essere libero, Leonard. Buon compleanno!


Johnny Cash – Bird On The Wire

(“American Recordings”, American 1994)

Playlist
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