Approfondimenti

Contronatura Festival

Piccoli festival italiani crescono

di Lorenzo Righetto

Il Contronatura festival nasce nel 2012 ed è organizzato a Guagnano, nell'entroterra leccese. Quest'anno si svolgerà martedì 12 agosto, con una line-up formata da Real Estate, Mikky Blanco, Erlend Oye, Fitness Forever e Lawrence Arabia.

D’accordo, allora diteci: come è nata l’idea di un festival estivo?
Abbiamo sempre organizzato concerti e piccoli festival, sempre d’estate, cose molto piccole. Il sogno era di poter portare band straniere, ma non ce lo potevamo permettere. Poi qualche anno fa è arrivato un bando regionale, Principi Attivi, e con quei 25mila euro qualcosa di carino l’abbiamo messo su. L’estate è una scelta obbligata perché qui, come è noto, si vive solo due mesi l’anno e solo ad agosto si può contare sui turisti, che è più facile che possano apprezzare la musica che portiamo.

Quando è stata la prima edizione, e come è andata?
La prima edizione è stata due anni fa, settembre 2012. Siamo orgogliosi di quell’esordio che vantava tre grandi scoperte come Young Dreams (dalla Norvegia), Weird Dreams (dall’Inghilterra) e la sorpresa di Elliphant (dalla Svezia), tutti e tre per la prima volta in Italia. All’epoca dovemmo rispettare i patti con la Regione che ci finanziava e i patti erano di operare per l’ “allungamento della stagione”, cioè spostare il festival a fine estate per evitare di concentrare tutti gli eventi in agosto.
La scelta di settembre fu penalizzante perché ci siamo persi i milioni di turisti. Ma a parte quello tutto bello: il live degli young Dreams magico, la performance di Elliphant che ha sconvolto parecchi maschi salentini e ispirato diverse ragazzine, infine la piazza di Melpignano (che è il paesino della Notte della Taranta) di per sé fantastica.

Qual è stata la risposta del pubblico, in questi anni? Cosa vi aspettate dall’edizione 2014?
Qui da noi quelli che seguono la musica indie sono stati sempre una nicchia (eufemismo). Si sa che vanno forte altri generi, più sanguigni diciamo (altro eufemismo). Noi e altre organizzazioni locali stiamo facendo un lavoro di sensibilizzazione molto faticoso, che però porta piano piano i suoi frutti.
Quest’anno ci stiamo mettendo in gioco rischiando un po’ di più. Però siamo fiduciosi perché Erlend Oye è un volto noto e i Real Estate hanno i loro fan che li amano. Mykki Blanco qui è un perfetto sconosciuto, ma il suo nome potrebbe esplodere da un momento all’altro, come fu per Elliphant due anni fa.

La vostra lineup è orientata al pop indipendente – l’anno scorso Ducktails e Laetitia Sadier, quest’anno Real Estate ed Erlend Oye. Come avvengono queste scelte?
Cerchiamo di rovistare tra tutte le cose che ci piacciono di più. E quella è la roba che ci piace di più: indie-pop, dream-pop, electro-pop, alternative folk ma siamo apertissimi anche al rock, a certo tipo di elettronica, all’r’n’b o all’hip hop alternativo, come dimostra la scelta di Mykki Blanco. Poi chiediamo alle agenzie nazionali se qualcosa di quei nomi che ci piacciono è in giro e cerchiamo di pressare per ottenerla. Dobbiamo cercare l’insieme intersezione tra quello che piace a noi, quello che potrebbe funzionare nel Salento e quello che passa il convento.

A parte il festival, come giudicate la situazione concertistica pugliese nel corso dell’anno?
Abbastanza deprimente, ovvio. Ma bisogna ricordare sempre che fino al 1990 qui era davvero come l’Afghanistan. Perciò quei pochi concerti sono già un miracolo. A Bari poi si muovono meglio che a Lecce.

Avete difficoltà a far venire gli artisti a suonare al Contronatura?
All’inizio pensavamo che fosse il problema numero uno. Molte agenzie inizialmente ci hanno snobbato e noi credevamo che fosse per quello. Poi con uno o due promoter davvero sgamati abbiamo capito che la cosa si poteva fare tranquillamente. Gli artisti si muovono in aereo fino a Brindisi e la backline gliela mettiamo noi. Certo, a volte il volo si ferma a Napoli, come per i Real Estate, e ci tocca inventarci cose assurde per andare a prenderli. Ma si può fare. D’altra parte è vero pure che ormai il Salento tira e gli artisti stessi si fanno prendere la gola dalle foto del mare, delle campagne, delle friselle eccetera.

Sono di questi giorni le polemiche tra il Radar Festival e l’amministrazione comunale di Padova. Qual è il vostro rapporto con l’amministrazione locale (e con lo Stato in generale)? Cosa vorreste dalla “cosa pubblica” per rendere più fluida e meno impegnativa l’organizzazione del festival?
In passato, prima del Contronatura, abbiamo odiato le amministrazioni locali. Abbiamo incontrato veramente il male in persona in quei cavolo di municipi. Ma ci sono delle eccezioni. Quelli di Melpignano (prima edizione), per esempio, furono squisiti.
In ogni caso ora abbiamo poco a che fare con le amministrazioni: da un lato non abbiamo più finanziamenti pubblici, dall’altro siamo in mezzo agli sterminati vigneti di Guagnano. Non ci rompe le palle nessuno. Per ora.

Avete da poco alzato di due euro (arrivando alla sempre modica cifra di 12 totali) il prezzo del biglietto di ingresso al festival. Quanto è sostenibile attualmente, dal punto di vista economico, il Contronatura Festival? Usufruite di contributi pubblici o europei? Se sì, pensate che potreste farne a meno?
Da tre anni cerchiamo di fare una politica di prezzo indecente, con prezzi vergognosi (5 €). Questo perché è l’unico modo per tirare su un migliaio di persone, che è la cifra minima per riempire il prato del Sudestudio (la nostra location). Siccome non possiamo contare solo sugli appassionati, che sarebbero poche centinaia, e siccome siamo ancora affezionati all’idea di coinvolgere la gente del posto, dobbiamo invogliare anche i locals, a cui non frega niente dei gruppi ma vengono per la “situadzione”. L’unico modo è mantenere un prezzo stracciato.
Quest’anno siamo passati da 5 a 12 perché i costi sono triplicati. Ci bastano poco più di un migliaio per andare a pareggio. E ce la faremo! Ovviamente nessuno degli organizzatori prende un euro, ci teniamo a dirlo. Ma chissà, un giorno…

Il numero dei festival estivi in Italia sta aumentando esponenzialmente di numero, negli ultimi anni. Al momento, la maggior parte sono però poco più di rassegne di concerti e mai vicini al concetto di “festival” anglosassone. Dal vostro punto di vista, cosa manca per aumentare di scala e ambire al livello (come numero di artisti e presenze) di un festival europeo di medio cabotaggio?
Boh. La cosa è assurda, anche perché per esempio in Spagna sono musicalmente scarsi come noi, ma fanno le scarpe agli altri con i festival. Noi però facciamo un ragionamento, partendo dalla nostra esperienza, e cioè se qui, nel Salento, ci fosse un bel parco attrezzato, bello grande, con una politica artistica intelligente e con dei trasporti funzionanti, col mare che abbiamo e il vento del turismo in poppa, non ci mancherebbe niente per portare il Primavera Sound qui, tipo quello di Porto, per dire... Infatti per la cazzo di Taranta ci sono riusciti a fare una cosa grossa: in quel caso bastò la volontà di un politico (che tra l’altro veniva dal rock ma purtroppo si fermò ai CSI). Quindi, a conclusione del sillogismo forse, sì, la colpa è sempre della ka$ta!

Qual è il momento più bello che ricordate delle scorse edizioni del festival?
Ce l’ho. Una sera, in giro con gli Young Dreams, tornavamo all’auto tutti ubriachi. Il mitico Gavin Poole, il mixerista, inglese, si mette a pisciare senza indugio nel Piazzale della Stazione di Lecce. Il bassista, norvegese, ci guarda e fa “Posso farlo anch’io?”. Noi: “Certo, mica ti vuoi pisciare sopra!”. Lui: “Is not offensive to you?”.

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