Libri

Antonello Cresti - Fairest Isle

di Innocenzo Alfano

Autore: Antonello Cresti 
Titolo: Fairest Isle. L'epopea dell'electric folk britannico
Editore: Aereostella
Pubblicazione: Milano, 2009
Pagine: 141
Prezzo: € 17.00 

fairestisle_inside_02In Gran Bretagna il movimento musicale denominato "folk revival" ha sempre goduto di buona salute, fin dal giorno in cui mosse i suoi primi passi, all'inizio del XX secolo. Se si eccettuano alcune rielaborazioni di motivi popolari realizzate da compositori di musica classica (Vaughan Williams, Holst, Delius e altri), la purezza dello stile antico - che si rifà agli stilemi tipici delle epoche medioevale e rinascimentale - è rimasta integra e non ha subìto "intrusioni" per oltre cinquant'anni. Nella seconda metà degli anni 60, però, preceduta da un primo tentativo di ibridazione chiamato skiffle, prese forma, nella "più bella di tutte le isole" per dirla con il titolo del libro di cui parliamo, una affascinante attività di contaminazione del vasto patrimonio folk ad opera di musicisti che orbitavano prevalentemente nel circuito pop-rock. Protagonisti della originale trovata furono gruppi che in molti casi si richiamavano fin dal nome alla storia e alla tradizione delle isole britanniche: Steeleye Span, Lindisfarne, Pentangle, Albion Country Band, Magna Carta...

Una entusiastica e per molti aspetti romantica (ma soprattutto sincera) rivalutazione della vita rurale ha accompagnato l'attività artistica di quasi tutte le formazioni britanniche di folk-rock, la cui musica si è distinta non di rado per le ottime capacità tecniche esibite da molti dei musicisti impegnati in questo filone della popular music, in un'epoca in cui i musicisti rock davvero bravi - e quelli virtuosi - suonavano, in genere, nell'ambito del cosiddetto progressive. "Perizia esecutiva" e altre espressioni analoghe ricorrono infatti più volte nel testo, per esempio quando l'autore si sofferma su gruppi come i Magna Carta, i Mellow Candle e i Gryphon, tutte band che tra l'altro, e non a caso, mostrano punti di contatto più o meno evidenti con il coevo fenomeno del progressive rock, come viene giustamente messo in evidenza dal Cresti. Dei primi si fanno notare le "esecuzioni di altissimo livello" a proposito del 33 giri "Songs From Wasties Orchard", del 1971 (p. 58). Dei Mellow Candle, Cresti sottolinea il livello "eccellente dal punto di vista compositivo e forse ancor più da quello esecutivo" di un album come "Swaddling Songs", del 1972 (p. 63). Dei Gryphon si citano i primi due album, e con riferimento al primo dei due, omonimo e pubblicato nel 1973, viene fatto rilevare che si tratta di un disco "trascinante e ben suonato" (se mi posso permettere, io dei Gryphon aggiungerei anche, visto che nel libro non viene menzionato, il loro terzo album, pubblicato nel 1974 con il titolo "Red Queen To Gryphon Three", a mio giudizio il capolavoro a 33 giri di questo eccellente ensemble).
Per quanto riguarda i testi delle canzoni l'autore del libro mette l'accento, fra le altre cose, sulla pressoché totale assenza di messaggi violenti, o peggio ancora inneggianti alla rivolta, da queste musiche, prassi invece assai diffusa nel contemporaneo rock suonato e prodotto negli Stati Uniti d'America.

Nel volume, oltre ai nomi storici del genere (Fairport Convention, Strawbs, Steeleye Span ecc.), c'è spazio anche per i cosiddetti "minori", che a volte sono tali solo perché non hanno avuto la fortuna di trovare una casa discografica che credesse con maggior convinzione in loro (o un giornalista che scrivesse, nel momento giusto e sulla rivista giusta, una recensione positiva della loro musica). Cresti li definisce "seconde linee", che però talora, come ad esempio nel caso dei Trees, "meritano senza dubbio un posto di primo piano, per il prestigio lentamente accumulato negli anni" (p. 62). O come gli irlandesi (e già citati) Mellow Candle, il cui "Swaddling Songs " è uno dei capolavori nascosti della scena dell'epoca" (p. 63).

Ma oltre ai gruppi esistevano anche i musicisti e i cantautori che non avevano una band fissa. Antonello Cresti se ne occupa nel capitolo intitolato "Voci solitarie". Qui le "voci" raccontate sono però non quelle classiche - Nick Drake, John Martyn, Donovan ecc. - e di cui anche chi non è un appassionato di questo genere musicale ha sentito parlare o ha letto oppure ascoltato qualcosa almeno una volta, bensì quelle di cui si sa poco o nulla. Scelta originale e coraggiosa, dettata dal presupposto che, come ci ricorda l'autore del libro all'inizio di questo capitolo (p. 89), "non solo di grandi stelle fu costituita la scena folk. [...] Il fatto che molti di essi siano nomi pressoché sconosciuti all'ascoltatore odierno non incide minimamente sulla loro reale influenza". Ma quali sono questi nomi? Eccoli: Duncan Browne, Tim Hollier, Barry Dransfield, Mark Fry, il gallese Meic Stevens, la londinese Vashti Bunyan e la scozzese Shelagh McDonald.
Tre approfondimenti discografici, sistemati quasi in fondo al volume, ci ricordano infine che la musica è fatta soprattutto di note e di forme. Gli approfondimenti musicali riguardano "Fantasia Lindum" degli Amazing Blondel (1971), "The Hangman's Beautiful Daughter" della Incredible String Band (1968) e il secondo omonimo long playing della Third Ear Band, pubblicato nel 1970.

In conclusione c'è da dire che il fenomeno del folk elettrico britannico, nonostante il suo indiscusso fascino, è in genere poco conosciuto al di fuori del paese nel quale ha avuto origine, perciò è ancor più meritevole di attenzione l'ottimo libro che Antonello Cresti ha dedicato a questo argomento. L'autore di "Fairest Isle" ci tiene tuttavia a precisare, a scanso di equivoci, che tra le sue intenzioni non vi era quella di "compilare noiose, torrenziali biografie", ma, in relazione ai nomi citati nel volume - circa una cinquantina tra gruppi e singoli artisti - "analizzarne e dissezionarne le opere in modo da completare un affresco socioculturale che sia il più chiaro possibile". Un quadro socioculturale nel quale, sempre per usare le parole del Cresti, "le ansie di apertura e di rinnovamento di una generazione giungevano a un degno compimento artistico". L'obiettivo, io credo, è stato pienamente raggiunto.

(02/03/2010)

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