Libri

David Hepworth

1971. L'anno d'oro del rock

di Francesco Nunziata

Autore: David Hepworth
Titolo: 1971. L'anno d'oro del rock
Editore: BigSur
Pagine: 410
Prezzo: Euro 20

David Hepworth - 1971Prima di iniziare, una doverosa precisazione: il sottotitolo “l’anno d’oro del rock” è la traduzione, molto arbitraria, dell’originale “never a dull moment”, cioè “mai un momento di noia”. Il che, ne converrete, fa una certa differenza.
Detto questo, una volta giunto all’epilogo del suo viaggio nella musica rock del 1971, David Hepworth (giornalista, presentatore televisivo e critico musicale inglese) è pronto ad ammettere quello che in tanti pensano e cioè che la musica della propria giovinezza è, senza mezzi termini, la migliore in assoluto. Nel 1971, Hepworth aveva ventuno anni, mentre il rock ne faceva contare appena diciassette, se teniamo per buono il 1954 (anno in cui Elvis Presley registrò il suo primo, leggendario singolo: “That's All Right”/ “Blue Moon Of Kentucky”) come anno zero di quella musica che così tante emozioni ci ha regalato e continuerà a regalarci. All’epoca, Hepworth spendeva tutti i soldi che riusciva a racimolare (grazie ai guadagni di lavoretti saltuari o alla generosità dei genitori e di parenti più o meno lontani) nell’acquisto di dischi, evitando – ci tiene a precisarlo! – di pontificare sul futuro e sul passato del rock.
Insomma, niente ansia per ciò che doveva ancora essere e, soprattutto, niente retromania, per usare un termine tanto caro a Simon Reynolds e fin troppo abusato ai giorni nostri. Nessuno si metteva a discettare sul passato, né tantomeno pretendeva di dare già conto del futuro. Perché, per l’appunto, non c’era mai “un momento di noia”. Si viveva il presente con passione bruciante, si coglieva l’attimo come se non ci fosse un domani.

Ora, se il 1971 sia stato davvero o meno “l’anno d’oro del rock” (a voler prestare attenzione al sottotitolo malamente tradotto in italiano) è questione che, naturalmente, potrebbe suscitare un dibattito senza fine e non è questo ciò che qui ci interessa alimentare. Ci preme, invece, segnalare un libro che utilizza la memoria musicale per rievocare l'essenza di un’epoca che, oggi come oggi, appare lontanissima e diversissima, per quanto contenesse in nuce molto di quello che, nei decenni successivi, gli appassionati di rock avrebbero imparato ad amare e, perché no?, anche a odiare. Nell’interpretazione dell’autore, infatti, è proprio l'avvento del 1971 a designare la fine della grande stagione delle utopie e della controcultura degli anni Sessanta. Ci fornisce anche una data precisa: 31 dicembre 1970, giorno in cui Paul McCartney diede mandato ai suoi avvocati di presentare, presso l’Alta Corte di Londra, un’istanza per decretare lo scioglimento dei Beatles. La fine ufficiale dei Fab Four, insomma, inaugurò gli anni Settanta, che iniziarono la loro avventura con quello che, sempre secondo Hepworth, si rivelerà come “l’anno più frenetico, creativo, originale e interessante di tutto quel periodo”. Che siate d’accordo o meno, poco importa. Leggete questo libro in ogni caso, perché sarà come fare un vero e proprio viaggio nel tempo. A suon di rock, ovviamente.

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