Approfondimenti

Don't Know What You Got (Till It's Gone)

Dieci ballad glam-metal degli 80's

di Lorenzo Pagani
Le origini della power-ballad heavy possono essere ricondotte a brani come "Child In Time" dei Deep Purple (1970) e "Stairway To Heaven" dei Led Zeppelin (1971), ma tematiche e sonorità di questi due classici hanno ancora poco in comune con il filone che imperverserà nella decade successiva. Le cose iniziano a cambiare con "Beth" dei Kiss (da "Destroyer", del 1976), soprattutto per quanto riguarda le lyrics: "Beth I know you're lonely/ And I hope you'll be alright/ Cause me and the boys will be playing all night".
Tre anni dopo i tedeschi Scorpions rincarano la dose, prendendo in prestito qualche nota dei Lynyrd Skynyrd per la potente "Always Somewhere": "I call your number the line ain't free I like to tell you come to me/ A night without you seems like a lost dream/ Love I can't tell you how I feel".
Ma bisognerà appunto aspettare gli eighties perchè l'airplay radiofonico si popoli di hit dalla struttura quasi sempre identica (intro/strofa+ritornello (x 2)/ solo/ bridge/ ritornello), e i palinsesti di Mtv di video patinati e glamour, con protagonisti rocker dai capelli cotonati e make-up pesante.
Ecco dunque una lista rappresentativa (ma non esaustiva) di dieci brani registrati nel decennio dell'edonismo:

1.twisted_sisterTwisted Sister - The Price (1984)
"Stay Hungry" è soltanto il terzo disco in studio per i Twisted Sister, ma nel 1984 la band di Long Island era già in giro da un pezzo, nei fumosi club della "Grande Mela", per l'esattezza dal 1972, dal 1976 capitanata dal carismatico Dee Snider.
L'album contiene i loro due maggiori successi, le scanzonate "We're Not Gonna Take It" e "I Wanna Rock", ma anche questa intensa ballad, dove la lontananza dai propri cari viene definita il prezzo da pagare per una vita fatta di tour e lunghe session in studio; in sostanza, il tema della sopracitata "Beth", che ritroveremo l'anno successivo in "Home Sweet Home" dei Motley Crue.
 
2.motley_crueMotley Crue - Home Sweet Home (1985)
Le note del piano, il palco allestito in time-lapse, la telecamera che segue i quattro teppisti losangelini fin sopra lo stage: tutto è iconico, a partire dal video, in questa hit che nel 1985 spiana la strada a tanti epigoni, forte dell'elevata rotazione su Mtv e del grande successo di "Theatre Of Pain", l'album in cui è contenuta.
Tra gli eredi più illustri troveremo, qualche anno dopo, la "November Rain" dei Guns n' Roses, il cui incipit pare sia stato ispirato proprio da questo brano, e che in questo articolo è assente per un soffio, essendo del 1991, anno in cui i Motley pubblicheranno una nuova versione proprio di "Home Sweet Home" (con un nuovo video), per la compilation "Decade Of Decadence".
 
3_guns_n_rosesGuns N' Roses - Patience (1988)
Ed eccoli i Guns, di questi tempi più che mai "sulla cresta dell'onda" per la reunion (di parte) della formazione "storica".
"Patience", estratta dal "lato acustico" del loro secondo album "Lies", è una classica storia di "cuori spezzati" (non è chiaro se dedicata alla ex-moglie del cantante o se alla ex di Izzy Stradlin).
Il mood, complice anche la melodia fischiettata nell'incipit, è particolarmente malinconico: colpiscono anche le atmosfere evocative del video, a tratti profetico nelle scene in cui Axl guarda vecchi filmati del gruppo, da solo, in una camera d'albergo.
 
4.dokkenDokken - Walk Away (1988)
Dan Dokken & C. nel "pop-metal" ci entrano un po' di sbieco: attivi da fine 70, provengono dalla NWOBHM e il loro sound è mediamente più "duro" e "veloce" rispetto alla band-tipo del filone; i nostri non sono comunque alieni alle ballad, complice anche un talento innato per le melodie azzeccate, prova ne è ad esempio questa potente "Walk Away" che chiude, in qualità di inedito, il live "Beast From The East" del 1988, uscito all'apice della loro fama.
Ricco è infatti il "palmares" dell'ensemble: a quella data vi troviamo, tra gli altri, tre dischi di platino (che negli Usa significano ben tre milioni di copie vendute) e un brano nella soundtrack di "Nightmare 3".
 
5.cinderellaCinderella - Coming Home (1988)
"Long Cold Winter", secondo lavoro dei Cinderella, è un gran bel disco di heavy-metal venato di blues, e di ballad ne contiene ben due: una dà il titolo a questo speciale - rappresentandone un po' l'archetipo - mentre l'altra è questa "Coming Home", più blueseggiante, complice anche la presenza della chitarra a dodici corde.
Anche le lyrics rappresentano in qualche modo una variazione sul tema, la rockstar sta tornando a casa e promette scintille all'amata: "Are you tough enough for my love?".
 
6.white.lionWhite Lion - When The Children Cry (1989)
Frutto dell'incontro a New York tra il singer danese Michael "Mike Tramp" Trempenau e il chitarrista Vito Bratta, dalle chiare origini tricolori, i White Lion hanno lambito anch'essi il filone del glam senza averne abbracciato in pieno i canoni.
Se visivamente i nostri fanno ampio sfoggio di cotonature e mise scintillanti, sono invece una vera e propria anomalia i "testi impegnati", come nel caso di questa ballad che, invece di essere dedicata alla "bella" di turno, è un brano di denuncia sociale, fortemente anti-militarista.
 
7.kissKiss - Forever (1989)
"Acustici" e senza make-up: la reunion di fine Novanta e il ritorno alle loro "seconde identità" sono ancora lontani per i Kiss di "Hot In The Shade", album registrato con una formazione che annoverava - oltre agli onnipresenti Stanley e Simmons - il chitarrista Bruce Kulick e il batterista Eric Carr.
Al netto degli "effetti speciali" e delle luci pirotecniche, emerge il "cuore" della band, supportata nel songwriting da un esperto di ballad come Michael Bolton (con cui Kulick aveva suonato prima di unirsi ai Kiss), andando a confezionare una riuscita dichiarazione d'amore: "I see my future when I look in your eyes..."
 
8.alice_cooperAlice Cooper - Poison (1989)
Il buon (si fa per dire) Vincent Furnier è un altro precursore del filone, avendo registrato nei 70's delle  hit come "Only Women Bleed" o "I Never Cry", brani in verità più sfaccettati di quelli oggetto di questo speciale, soprattutto dal punto di vista delle lyrics.
Per avere una "canzone d'amore" di Alice Cooper dobbiamo aspettare la fine degli anni Ottanta e il suo ritorno sulle scene dopo gli anni bui dell'alcolismo, anche se, con Alice di mezzo, non può che essere la storia di un "abbraccio mortale".
Uno dei singoli estratti dall'album "Trash", alla cui stesura partecipa Desmond Child, songwriter di successo, nel cui curriculum figurano brani composti per Aerosmith e Bon Jovi ma anche per popstar come Cher o Ricky Martin.
 
9.skid.rowSkid Row - 18 and life (1989)
Murder-ballad estratta dall'esordio di questa formazione statunitense, del New Jersey per l'esattezza, da dove viene anche un nome arcinoto come quel Jon Bon Jovi che contribuirà al "lancio" del gruppo in virtù di un patto stretto qualche anno prima con l'amico di lunga data Dave Sabo, chitarrista appunto degli Skid Row.
Uscito sul finire dell'era del glam-metal, un vero e proprio debutto "col botto" che raggiunge quota cinque dischi di platino.
Dalla metà degli anni Novanta le strade di Sebastian Bach e del resto della formazione si sono divise, ma chissà che il "vento di reunion" non colpisca anche gli Skid Row: è dell'inizio di quest'anno una dichiarazione del biondo frontman, affidata a un tweet, in cui si dichiara disponibile a "seppellire l'ascia di guerra" (alle origini dello split pare ci fosse una disputa in merito all'aprire o meno per un tour dei Kiss).
 
rsz_10lagunsL.A. Guns - Ballad Of Jayne (1989)
Questo brano è il principale successo di un ottimo gruppo a cui la storia ha consegnato il ruolo di outsider. Legati a filo doppio, come il nome lascia intuire, a quell'altra band di cui abbiamo parlato più sopra, gli L.A. Guns sono la creatura del chitarrista Tracii Guns e hanno annoverato nelle loro file lo stesso Axl Rose, così come Tracii Guns e il batterista Rob Gardner hanno fatto parte per un breve periodo dei Guns, prima di essere sostituiti rispettivamente da Slash e Steven Adler.
La malinconica e suggestiva "Ballad Of Jayne" pare essere dedicata a Jayne Mainsfield, attrice statunitense morta tragicamente in un incidente d'auto a fine anni Sessanta.


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