Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci piccoli italiani - N. 1

di AA.VV.
Come tutti sappiamo, la scena musicale italiana va ben al di là dei nomi di cui si parla più spesso, in ambito sia mainstream che indie. Con questo nuovo spazio, noi di Ondarock intendiamo fare un punto della situazione periodico sulle realtà che normalmente godono di minori attenzioni, scegliendone dieci ogni volta. Perché lo stato di salute di un movimento si misura analizzando soprattutto la base, non tanto il vertice.

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LUCA URBANI - Catodico praticante (Discipline Records, 2011)

Discipline Records pubblica il secondo lavoro solista di Luca Urbani, musicista che per anni legò il proprio nome a quello dei Soerba, piccolo culto per le giovanissime generazioni dell'epoca, con tanto di apparizione sanremese. "Catodico praticante" è un concept album che approfondisce gli oramai non più originalissimi temi legati all'incontrastato potere della televisione, allo schiavismo massmediatico che caratterizza la nostra epoca, all'irreversibile alienazione alla quale siamo costantemente assoggettati, allo zapping selvaggio, alle tette ed ai culi che annullano la capacità di esprimere giudizi ragionevoli sui palinsesti che ci vengono quotidianamente propinati. E' un lavoro che ripropone strade già battute in passato da Urbani: un electro pop ben costruito, ma privo di particolari illuminazioni, con situazioni musicali che rimandano ai Bluvertigo, senza mai riuscire ad avvicinarne le vette compositive. Prodotto da Hellzapop e dallo stesso Luca Urbani, il disco vede la sublimazione di freddi paesaggi sintetici, scenari post atomici, movimenti robotici ed alcune indispensabili vie di fuga verso territori melodic pop, che rappresentano le parti più riuscite della scaletta. (Claudio Lancia) 5/10


jester_01JESTER AT WORK - Lo-Fi, Back To Tape (Twelve, 2011)

È un tuffo nella provincia americana quello che compie Mr. Jester At Work, Antonio Vitale. Il cantautore abruzzese, accantonati i progetti Warm Morning 616 ed El Dobro, imbraccia la chitarra, accende il suo registratore a nastro magnetico e senza togliere da esso la patina polverosa incide i suoi bozzetti musicali che paiono provenire dalle steppe del Midwest. Un lavoro intimista e soffuso come un falò al tramonto nelle pianure del Tennessee, che ondeggia tra blues, country e folk, sintetizzandoli in composizioni nelle quali il brusio caloroso del incisione lo-fi si fa cifra stilistica, come ben si evince già dal titolo dell'album. Il blues dimesso ma arioso dell'introduttiva "The Worst Cowboy" ci proietta senza passi intermedi dalle parti di Dylan, dove giaciamo ancora col folk tenebroso della seguente "Sphinx". Con "So Sorry" entriamo nel country discendente da Johnny Cash, punto di riferimento che appare ancora più chiaro nelle dolente e cavernose "I'm On Fire" e "Not Far From Here". Beat psych sorprendono in "A Brand New Motorbike", ma è solo una parentesi prima di tornare al folk nashvilliano di "Resurrection". Il fingerpicking dal sapore ambientale "Bog's Bubble" si intinge di malinconia in punta di lingua, mentre "Invisible Man" potrebbe sembrare la conversione al folk dei Jennifer Gentle negli anni 60. "Right Words" rievoca un Mark Lanegan depotenziato, mentre la traccia di chiusura "Radiolove Parade 76" simula una registrazione radiofonica dal gusto country-folk. In tempo di digitalizzazione e contaminazione elettronica della musica, Jester At Work reagisce programmaticamente (come si evidenzia nella ricorrenza della parola "back") tornando alle radici della musica leggera: una chitarra, una musicassetta, qualche amico a dare un mano ed il più è fatto. Un disco ibrido ma prettamente "americano", delizioso nella sua polverosità. (Marco Pagliariccio) 7/10


coniglio_02.ENRICO CONIGLIO/UNDER THE SNOW - Dialogue One (Silentes, 2011)

La prima uscita della serie di split album dell'etichetta Silentes vede protagonisti il compositore veneziano Enrico Coniglio e il nuovo progetto collaborativo di Stefano Gentile e Gianluca Favaron, Under The Snow. Comune la matrice concettuale sottesa a "Dialogue One", parzialmente diverse le interpretazioni rese dagli artisti impegnati a rendere in suono la propria declinazione di quell'ambient ghiacciata con la quale Coniglio si era cimentato già nel progetto Aquadorsa. L'ora scarsa di musica, equamente ripartita tra i protagonisti di questa condivisione a tema, vede Coniglio offrire un contributo di quattro tracce a cavallo dei sette minuti di durata, nelle quali saturazioni magmatiche e movimenti particellari descrivono affilate fenditure ghiacciate ("Long Distance") e una miriade di screziature, crepitii e folate ipnotiche conferiscono riflessi più limpidi ed evanescenti a profonde astrazioni droniche, saltuariamente sporcate di rumore. Tutt'altro che uniformi e anzi assai vitali, le composizioni di Coniglio permangono niente affatto aliene da un'emozionalità molto umana, peraltro ben testimoniata dai vocalizzi distanti di "Calls Of The White" e dalla più evidente emersione armonica di "Kingdom Of Her". I quasi ventotto minuti firmati Under The Snow consistono invece di un'unica lunga traccia ("Resonant Cuts"), pur frazionabile in più segmenti, che muovono da un iniziale universo di suoni in espansione, per poi immergersi in saturazioni nebbiose e field recordings distanti, giustapposti secondo un piglio più asetticamente sperimentale e infine svaporanti in un finale di luminose derive interstellari. (Raffaello Russo) 6,5/10


cranchi_01CRANCHI - Caramelle Cinesi (autoproduzione, 2011)

Il cantautore ferrarese Massimiliano Cranchi appronta le canzoni del debutto “Caramelle cinesi” attorniato da una band, i Cranchi, per aiutarlo a confezionare una sorta di versione povera del “Desire” di Bob Dylan. Questa dimensione rustica è in effetti quella più riuscita dell’album, in grado di partorire gemme acustiche genuine come “Le ragazze di San Frediano”, “Un tema”, “Anna O” e “Il filo di Arianna”. Funzionano anche “Orecchie da coniglio”, un Bugo raddolcito, lo stornello De Gregori-iano di “Ulisse” (un duetto con voce femminile), la storiella agreste di “Grazie uva” che introduce la danza per slide di “Repubblica”. “Marco Polo”, con il suo contrasto arduo tra strofa solitaria voce-arpeggio e ritornello con sintetizzatore “orchestrale” (e un bell’intermezzo di piano), potrebbe essere il suo primo nadir.
Pure i testi, pronunciati in un italiano dimesso e cantati senza futile enfasi, hanno una qualche rilevanza di espressione in questo disco di folk contemplativo, arrangiato da Marco Degli Esposti (anche alla chitarra solista), con tutti i suoi espliciti omaggi ai grandi dell’ultimo ventennio del secolo scorso. Gioca con gli stereotipi del genere, ma anche con l’ascoltatore e la sua sensibilità spicciola. Seconda voce di Marta Poltronieri, disegni di Luca Toniolo. (Michele Saran) 6/10



encode_01ENCODE - Core (Ghost Records, 2011)

Otto anni dopo il disco d'esordio, i varesini Encode pubblicano finalmente il loro secondo disco (in mezzo c'era stato soltanto un Ep). Le nove canzoni, tutte oltre i quattro minuti di durata, sono caratterizzate da un'impronta rock che cerca di unire consistenza ed elettricità del suono con un aspetto emozionale al contrario rarefatto e dilatato. Questo avviene grazie ad una ritmica sempre compassata, ad una struttura compositiva che vede strofe e ritornelli prendersi molto più spazio e respiro rispetto alla forma canzone tradizionale ed a linee di chitarra circolari ed arpeggiate che rimandano al post rock. Si potrebbe dire che questa materia è già stata ampiamente sviscerata da tempo, anche in Italia per mano soprattutto dei Giardini Di Mirò, e in effetti gli Encode sembrano arrivare fuori tempo massimo. In realtà il disco è ben confezionato e la cura dei dettagli riesce non solo a far sì che le canzoni non si confondano l'una con le altre, rischio piuttosto facile da correre in quest'ambito stilistico, ma anche a far arrivare davvero all'ascoltatore l'emotività sottesa al lavoro nel suo complesso. Gli amanti di questo tipo di sensazioni, quindi, troveranno pane per i loro denti. (Stefano Bartolotta) 6,5/10


nembrot_01NEMBROT - Il suono dell'olifante (Zero Sonico Records/HysM?; 2011)

"Il suono dell'olifante" suggella il matrimonio artistico tra il trio rumorista campano dei Nembrot e l'"uomo dell'elettronica piemontese" Andrea "ICS" Ferraris. Definito nella press-release come un "viaggio attraverso le desertificazioni delle città moderne", il disco procede per accumulazioni di detriti sonori e cupe visioni ambientali, mantenendo, però, desta l'attenzione solo a tratti, a causa di un'ispirazione non sempre all'altezza della situazione. Così, se "Uno" apre con una certa dose di intrigo, già a partire da "Due" le cose si fanno un tantino sfilacciate, passando attraverso un terzo movimento più "concretista", un quarto dai toni più drammatici e un settimo al limite della dark-ambient. Poco male: rimetto su l'interessante esordio omonimo dei Nembrot! (Francesco Nunziata) 5,5/10


reback_01REBACK - Between Head And Heart (autoproduzione, 2011)

Reback è un duo di musicisti elettronici romani, Maurizio Bisecco e Nicolas Maria Trojani, che qualche anno fa decisero di fondere le loro passioni per le tecnologie elettronico-digitali e un certo loro amore (più o meno latente o celato) per la IDM e la nu-electronica. "Between Head and Heart" è il loro primo album (scaricabile gratuitamente dal sito Soundcloud), uscito un paio di settimane fa nella sua forma definitiva e raccoglie tredici tracce, le tre più vecchie delle quali risalgono al biennio 2006/2007, mentre le altre dieci sono di quest'anno. Ogni brano mostra un chiaro e specifico riferimento stilistico, il che evidenzia come il duo sia ancora alla ricerca di una sua effettiva identità stilistica, che non sia solo epigonica. Si va dalle sonorità scarnificate alla Alva-Noto di "Scanner Darkly Cut", all'incrocio della idm degli Autechre e Boards Of Canada di "WonnDer MINE", al tenero romanticismo stile Múm e della Morr Music di "Ricordi a Manovella" e di "Ahukora", al breakbeat digitale di "Meglit". Il "bignami" di stili comprende anche la nu-electronica di marca Mille Plateaux di "Rem_Sleep_Cut", all'estasi cosmica di "Between Head And Heart". "Gabberzone" (uno dei pezzi più vecchi di questa raccolta) omaggia gli Orbital, mentre il brano più avventuroso di tutti è forse il lungo drone ambientale quasi alla Alvin Lucier di "Drone In G", mentre degna di nota è anche la glitch-music di "Automata Lifeforms". Le qualità, anche tecniche, sembrano esserci. speriamo che i Reback le possano mettere meglio a frutto in un prossimo futuro per risultati più personali. L'intero album è scaricabile da questo link. (Leonardo Di Maio) 6/10


riaffiora_01RIAFFIORA - La Marsigliese (Dischi Soviet Studio; 2011)

"La Marsigliese" è un disco fatto di paesaggi interiori (in cui a farla da padrone è una malinconia senza fine, come traspare fin dalle primissime note di "L'inverno a Padova") ma anche di più o meno convinte sortite in ambito rock ("Mon amour", "L'imputato"). Prodotto da Ronan Chris Murphy (che, tra gli altri, ha lavorato anche con i King Crimson), il disco si avvale delle tastiere della new-entry Alessio Montagna, che contribuisce ad arricchire queste dieci canzoni, intese come veri e proprio mini-racconti. La qualità è altalenante, con momenti relativamente trascinanti ("Alla fine", "Lo Schianto"), qualche tocco di jazz ("L'alchimista") e ballate tediose ("Requiem"). Insomma, la scena italiana non subirà scossoni. (Francesco Nunziata) 5/10


scarsella_01DANIELE SCARSELLA - Con l'olio nell'acqua (Studio Eleinad, 2011)

Se vi piacciono Vinicio Capossela ma non disdegnate Sergio Cammariere, allora date un ascolto a questo doppio album di Daniele Scarsella, cantautore laziale (già finalista al Premio Ciampi nel 1998) che in questo suo quarto lavoro mostra di essere un'artista maturo, decisamente a suo agio con la materia trattata. Un ampio numero di musicisti (divisi tra pianoforte, chitarra, contrabbasso, bouzouki, basso, violino, viola, sax, etc.) contribuisce alla creazione di partiture eleganti e ricche di atmosfera, in bilico tra pop, blues, dixieland e jazz. A Capossela, rimandano, per esempio, l'iniziale "Il Canto del dragone", la saltellante "Nei fumi delle maghe", ma anche, l'esuberanza tutta Goran Bregovic di "L'aeroplano" o la saggia spensieratezza di "Come la scia di un'eco". Si avvicinano, invece, al sofisticato universo di Cammariere momenti umbratili e romantici quali "Cose da perdonare", "Sopra un cielo di vetro", i toni autunnali di "Tra le foglie di Ottobre", quelli notturni di "Come una stella" e "Amore cantami". Il secondo cd contiene solo tre tracce, tra cui una "Anello alle mie labbra" più marcatamente rock. (Francesco Nunziata) 6/10

cinti_01FABIO CINTI - L'esempio delle mele (Sounday Music, 2011)

Fabio Cinti è un cantautore romano che ha iniziato la propria carriera sotto l'ala protettiva di Morgan, il quale ha arrangiato e prodotto due tracce de "L'esempio delle mele", edito da Sounday Music. Al disco hanno partecipato anche il compositore Pasquale Panella, Massimo Martellotta dei Calibro 35 e Livio Magnini, altro ex Bluvertigo. "L'esempio delle mele" è un lavoro che di certo non aiuterà Cinti a liberarsi dalla sua più imbarazzante caratteristica: una voce pressoché identica a quella di Franco Battiato, ascoltare per credere almeno l'iniziale "Questo mondo fa rumore". Di per sé la cosa non può certo essere vista come un imperdonabile difetto, ma non consente all'artista laziale di costruirsi una propria via ed esprimere la propria autonoma personalità. Come se non bastasse il Cinti ti ci infila pure una cover di "Cucurrucucù Paloma", quella in spagnolo scritta dal messicano Tomas Méndez Sosa e riproposta da numerosi artisti in tutto il mondo. Fra synth pop, cantautorato colto ed alcune tracce cantate in lingua inglese, Cinti azzecca comunque un paio di spunti ("Eccessi", "Life, Death And Miracles"), che non possono essere sufficienti a salvare le sorti del disco. (Claudio Lancia) 4,5/10
Playlist
Luca Urbani - Catodico Praticante (Discipline Records, 2011)
Jester At Work - Lo-Fi, Back To Tape (Twelve, 2011)
Enrico Coniglio/Under The Snow - Dialogue One (Silentes, 2011)
Cranchi - Caramelle Cinesi (autoproduzione, 2011)
Encode - Core (Ghost Records, 2011)
Nembrot - Il suono dell'olifante (Zero Sonico Records/HysM?; 2011)
Reback - Between Head And Heart (autorpoduzione, 2011)
Riaffiora - La Marsigliese (Dischi Soviet Studio; 2011)
Daniele Scarsella - Con l'olio nell'acqua (Studio Eleinad, 2011)
Fabio Cinti - L'esempio delle mele (Sounday Music, 2011)
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