Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 6

di AA.VV.
zweis_01ZWEISAMKEIT - Il Santuario della Pazienza  (2011, Snowdonia) 


Esordio sulla lunga distanza per questo terzetto pugliese dal nome non molto memorizzabile e immediato con un cd appena uscito per la messinese Snowdonia Dischi, che ormai ci ha abituato da più di venti anni alle più originali e inusuali proposte musicali italiane e anche estere (si ricordino alcuni singoli split tra gruppi italiani e gente del calibro di Legendary Pink Dots), più quelle glorie nazionali (anche se sotterranee) che rispondono ai nomi dei Maisie e de Le Forbici di Manitù. "Il Santuario della Pazienza" è davvero una bella e piacevole sorpresa nell'asfittico panorama new-wave nazionale. Questi tre ragazzi adottano una tecnica di "cut-up" alla Burroughs, potremmo dire, dove il "taglia e cuci" viene messo in pratica su una certa moltitudine di brani più o meno noti del passato, tutti riciclati in queste dodici canzoni che compongono il disco. "Limiti Urbani" e "Ingrid" sono due cover non dichiarate o pezzi originali al limite del plagio, ma la cosa non guasta affatto, anzi. Il cantato di Robert Wyatt e uno stralcio da un vecchio disco di Franco Battiato (almeno, a me pare tratto da un suo disco) vengono campionati e mixati a dovere in "Come Morire In Un Sogno", su di una ritmica drum'n'bass. "La Rinascente" è un bel pezzo drill'n'bass stile Datach'I, "Ai No Fuan" e "Reprise" sono due pezzi trip-hop downtempo, mentre "Venezia" è in stile industrial alla NIN. Una certa atmosfera la offre "Rumorebianco", con la sua elettronica atmosferica con tanto di riverberi psichedelici nel finale. Insomma, un gran bel disco d'esordio per questi ragazzi di Brindisi. Ottimi la registrazione e il missaggio. Uno dei migliori dischi italiani ascoltati quest'anno. (Leonardo Di Maio) 7/10



tintoysTIN TOYS - The Best Food For Snake (2011, autoprodotto)

Sulle rive del lago Maggiore si adagia la musica lisergica ed emotiva dei Tin Toys. I quattro si sono incontrati ad Ispra, cinquemila anime sulla riva varesina del specchio lacustre, dopo un passato che li ha visti coinvolti in progetti disparati (Paco con il post-rock degli Hormiga, Max dalla composizione di soundtrack elettroniche per cortometraggi, Fausto dal rock a bassa fedeltà dei Violet Naif Implosion, mentre la cantante Nathalie è all'esordio). È questa la vera forza dell'intruglio generato dalla band, che affonda le radici nel folk più cupo di scuola David Tibet per aprirsi a tutto lo scibile umano in fatto di strumentazioni e, conseguentemente, di stili. Synth, drum machines, theremin, kazoo, xilofoni, carillon e pure una Nintendo Ds fanno parte della vasta strumentazione della band, che genera una raccolta di dipinti variegata pur se legata intimamente dalla fredda e grigia malinconia della nebbia lacustre. L'atmosfera dilatata che apre "Xilofon" ci immette nel mood del disco, mutando presto però in un'esplosione radiosa punteggiata di ticchettii. "Lucky You" si spinge tra le braccia della folktronica sghemba di Silje Nes, prima che "Machine" si insinui sinuosa sul palco fiammeggiante di un Club Silencio di lynchiana memoria messo sotto ghiaccio. Schizoidi frammenti jazzy emergono in "Next To The Moon", colpendo di striscio anche il trip-hop deragliato di "Lost In Koma". L'incedere pesante di "Zanzara" e "Pink" è figlio dei Black Heart Procession. "Lake" scende lungo il crinale di un folk-rock ossessivo che poco dopo affonda nella docile nenia "Sorry-di". Siamo ai saluti con lo sfrigolante sogno cosmico "Every Time", giusto il tempo di tornare sulla Terra sulle soffici ali armoniche di "When I Fall". I Tin Toys riescono ad essere post-tutto, citando molto ma suonando terribilmente originali. Toccando vertici di assoluto livello anche in fatto di qualità di produzione, insolitamente elevata per gli standard delle autoproduzioni classiche. Una delle più piacevoli sorprese dell'anno. (Marco Pagliariccio) 7,5/10



labLABORATORIO MUSICALE "SUONO C" -  Fobetore  (2011, Snowdonia)      
 
Abbiamo appena lasciato gli Zweisamkeit, anche loro provenienti dalla bella terra di Puglia che subito ci troviamo alle prese con un altro gruppo di quelle parti, anche loro esordienti su Snowdonia, i Laboratorio Musicale "Suono C", fondati qualche anno fa dai fratelli Gianni e Donato Console (fiati, electronics, computers), due musicisti preparatissimi, coadiuvati da un numero variabile di ospiti e collaboratori sparsi, tra cui  Giuseppe Tria al vibrafono e alle percussioni e da Walter Diserio alle chitarre e oggetti amplificati. Il disco è eccellente. La title-track è unostrano connubio tra le colonne sonore di Ennio Morricone dei primi film di Dario Argento (soprattutto "Il Gatto a Nove Code" 1971) e progressive rock degli anni settanta, con un finale molto suggestivo condotto dai fiati e vibrafono, "Bofereto" intriga con i suoi continuum di grappoli di suoni, perlopiù elettronici, "Ertofobe" pare un omaggio al Frank Zappa di "Uncle Meat" (1969) e ai Soft Machine del periodo jazz-rock (diciamo dell'album "Sixth"). "Terfobeo" e "Efotobre" sono saggi di libera improvvisazione musicale. Altresì apprezzabili il maelstrom sonoro di "Retofebo" e l'elettronica dadaista alla Morton Subotnick di "Orbofete" e i campionamenti sparsi di "Ofterebo". Bella anche il disegno di copertina in stile Egon Schiele. Più fantasioso dei dischi di Mauro Sambo, di cui abbiamo recentemente parlato, questo è il disco italiano di avantgarde più importante del 2011, insieme a quello di Hum Of Gnats. Da avere assolutamente! (Leonardo Di Maio) 7,5/10



wynsTHE WYNS - A Place Like This (2011, Autoprodotto)


Ep di debutto autoprodotto per i varesini Wyns, che in cinque canzoni cercano di creare una versione degli Arctic Monkeys più leggera e rotonda. Inutile giudicare la bontà dell'idea in astratto, l'importante è guardare ai risultati concerti non tanto in termini di originalità ma tenendo conto dell'impatto lasciato dai brani a livello pratico. E queste cinque canzoni colpiscono indubbiamente nel segno, grazie a melodie di buona qualità, una parte vocale piuttosto dinamica nei giochi tra le voce principale e i cori, riff di chitarra efficaci, una sezione ritmica fantasiosa e che interagisce con i suddetti riff in modo sempre diverso ed ogni volta azzeccato. Non ci si limita mai alla rigida alternanza strofa - ritornello ma la struttura dei brani è sempre di ampio respiro e mantiene, al contempo, quell'impronta pop che rende l'ascolto facile ed i brani tutti centrati e convincenti. Quando, in "SeXcess" il cantante fa sapere che "I decided to make a distinction between love, betrayal and happiness" viene proprio da dirgli "bravo" per come riesce a rendere coinvolgente la convinzione con cui esprime il concetto. Vedremo se con il tempo la band risucirà anche ad esprimere un'idea artistica un po' più personale, ma già così è evidente come questi ragazzi sappiano cosa si deve fare per realizzare una canzone indie pop/rock. (Stefano Bartolotta) 7/10



workingWORKING VIBES - Italia Sola Andata (2011, Metarock/Venus)


I pisani Working Vibes approdano con "Italia Sola Andata" al loro terzo disco di inediti. Fresco, arioso, ottimamente prodotto (di alto lignaggio infatti i nomi coinvolti: Cesare Petrich dei Negrita, Alessandro Finazzo di Bandabardò e Carlo Rossi, già al fianco di Baustelle e Caparezza, fra gli altri), radiofonico ma in senso buono, "Italia Sola Andata" sfodera una dozzina di uncini pungenti, nei quali il retroterra reggae della band dialoga con una sensibilità genuinamente cantautorale, sino in fondo italiana, in bilico tra caustico sarcasmo e bozzetto sociale ("Show Business", "Pirati Italiani"). Prova ne sia anche la godibilissima cover ciampiana di "Te Lo Faccio Vedere Chi Sono Io", già Premio Ciampi Città di Livorno 2010 per la miglior cover d'autore. Collabora alla tromba anche Roy Paci. (Francesco Giordani) 7/10



runa_raidoRUNA RAIDO - Per ritrovare la quiete (2011, autoprodotto)


In alto le chitarre! I Ruina Raido sono un quartetto romano alle prese con il proprio pregevole esordio musicale. Parliamo di alt-rock incrociato con qualche puntata verso lo stoner ed una grossa dose di melodia, un saliscendi che evidenzia la capacità di scrivere canzoni ben strutturate, senza mai esagerare nella durata. La formazione è composta da Marco Vallecoccia (chitarra e voce), Alessandro Vona (chitarra e voce), Letizia Gaetani (basso) e Gianluigi Nocella (batteria). Alcune tracce contenute in "Per ritrovare la quiete" erano già state edite , in versioni diverse, in un Ep autoprodotto risalente al 2007. Negli ultimi due anni hanno consolidato l'esperienza live aprendo date per Virginiana Miller, Bud Spencer Blues Explosion, Calibro 35 ed Andrea Ra, oggi il cantato in italiano ed una buona personalità sono elementi che potrebbero rendere il percorso dei Runa Raido tutt'altro che difficile. Sanno picchiar duro (la bella accoppiata iniziale "Fame" / "Elettromanichini"), ricercare la dolcezza ("Seta") e, perché no, scrivere un potenziale hit, come nel caso di "Festina Lente". Chiude la tracklist la personale e riuscita rilettura di "Prospettiva Nevski" di Franco Battiato. (Claudio Lancia) 6,5/10



cv_kaufman_magnolia_01KAUFMAN - Magnolia (2011, Mizar/Penthar Music)


I bergamaschi/ bresciani Kaufman (nome sibillino che risuona tanto l'Andy di remmiana memoria quanto lo stralunato sceneggiatore hollywoodiano Charlie) scoprono nel loro secondo album la lingua italiana e uno sguardo rinnovato, che si agita piacevolmente tra suggestioni battistiane, il sogno rock italiano di vent'anni fa, un po' Negrita un po' Timoria (e infatti si ritrova Omar Pedrini a duettare nella brillante "Improvvisamente tu") e un certo gusto indie rock "nordico" negli arrangiamenti (Mando Diao e Stereophonics i primi nomi che si insinuano, al cospetto rispettivamente di "Cheescake" e "Luna"). Tra i numerosi cammei di pregio segnaliamo il banjo di Fabio Dondelli (Annie Hall) in "New York". Nello stesso pezzo, curiosamente, è possibile sentire anche l'armonica dell'ex calciatore di serie A Antonio Filippini. Disco leggero e assolutamente godibile. (Francesco Giordani) 7/10



ferrazzoFRANCESCO FERRAZZO - Goccia dopo goccia (2011, Digitallakestudio)


Francesco Ferrazzo è un cantautore di Verbania, classe 1976, che con "Goccia dopo goccia" confeziona il proprio riuscito esordio discografico. "Goccia dopo goccia" è una sorta di best of, in quanto racchiude tracce composte nell'arco di dieci anni, alcune delle quali già edite. "Di cosa ha bisogno la gente" venne inserita nella compilation "Make Up, Not War" mentre la title track consentì al musicista piemontese di fare parecchia strada nell'edizione 2005 del premio De André. Oggi Francesco non cela i propri punti di riferimento, Fossati su tutti, basti ascoltare "A testa in giù", quasi un omaggio all'artista genovese. Appena sporcato di elettronica, "goccia dopo goccia" esprime un'anima rock, pur non essendo privo di apprezzabili svolazzi jazzy ("Guardarsi dentro"), intimismi pianistici ("Tranne che a te", "Departure") e strizzatine d'occhio al pop d'autore ("Stai sereno"). Sette tracce di cantautorato elegante e maturo, registrate con puntiglio e chiarezza d'intenti,un lavoro caldo, artigianale, come quelli che si facevano una volta, che incontra gli unici limiti nella breve durata ed in una certa ripetitività della proposta. Lo aspettiamo alla seconda prova, confidando che "Goccia dopo goccia" non resti un felice episodio isolato. (Claudio Lancia) 6/10



the_cyborgsTHE CYBORGS - The Cyborgs (2011, INRI)


I Cyborgs sono un duo romano e non lasciano trapelare nulla sulla propria identità e sul proprio aspetto fisico; anche dal vivo indossano due maschere, appunto, da cyborg, come se provenissero dal futuro o da un pianeta lontano. In realtà questo loro debutto omonimo sulla lunga distanza si riallaccia al caro vecchio rock blues e alla tendenza che vuole sempre più formazioni a due lanciarsi in questo ambito musicale. I due, comunque, riescono a distinguersi grazie ad un suono poco classico, nel senso che esso è al contempo meno polveroso e decisamente più claustrofobico rispetto ai canoni del genere, come se esso provenisse davvero da un mondo robotico che soffoca la fantasia e le emozioni di chi lo abita. L'operazione di trasportare una determinata tipologia musicale in un ambiente completamente alieno ad essa è senz'altro rischiosa, ma intanto va apprezzata la voglia dei due di tentare qualcosa di diverso e, soprattutto, il risultato si lascia apprezzare perché in concreto non risulta affatto pretenzioso e poi perché, all'interno dell'ovvia uniformità in termini di suono, c'è una buona varietà di soluzioni proposte sai dal chitarrista che dal responsabile della sezione ritmica, che suona basso e batteria simultaneamente. Come per tutte queste formazioni a due, la dimensione ideale è quella live, ma l'ascolto del disco risulta interessante per i motivi sopra esposti e per una buona compattezza d'insieme. (Stefano Bartolotta) 7/10



copertinaBLUMANILA - In Blu (2011, autoprodotto)


La data zero è stata Aprile 2011, quando ufficialmente i Crazy Bullets (in pista dal 2005 in quel di Parma) si sono trasformati in BlumaNila, gioco di parole ottenuto fondendo assieme i termini Bluma (fiore in yiddish) e Nila (Blu in sanscrito). Il cambio della ragione sociale si è reso necessario a seguito del nuovo repertorio della band, incentrato non più solo su cover, ma soprattutto su brani autografi. La line up ufficiale è composta da Annasara Verdicchio (voce), Filippo Savi (chitarra), Lorenzo Mendogni (tastiere), Andrea De Pasquale (basso) e Marco Ianniello (batteria), ma intorno al quintetto gravitano una sfilza di collaboratori, più o meno occasionali, fra i quali occorre ricordare almeno Stefano Savi alle percussioni ed Elena Bettini ai cori. I BlumaNila si rendono protagonisti di un brillante e contagioso pop/funk che rimanda (anche per via del cantato femminile in italiano) alle migliori produzioni di Marina Rei e Dirotta su Cuba, quando nella prima metà degli anni '90 impazzava certo acid jazz di facile presa. Su "In blu" si balla molto ("Solo per un'ora", "Nero e ombra", "Devi camminare sola"), ma il quintetto non teme di avventurarsi su strade che conducono verso un robusto rock blues ("Lasciami") o verso languidi midtempo di gran classe ("Il bene confonde" risulta senz'altro il più riuscito). L'unica pecca è riscontrabile nel mastering delle otto tracce, un po' troppo pulitino (con inevitabile effetto plastic oso), lì dove un po' di sporcizia avrebbe potuto rendere il tutto decisamente più vero e viscerale. Manca ancora un po' di personalità, ma le serate non mancheranno, ne siamo certi. (Claudio Lancia) 5,5/10

Playlist
ZWEISAMKEIT - Il Santuario della Pazienza  (2011, Snowdonia) 
TIN TOYS - The Best Food For Snake (2011, autoprodotto)
LABORATORIO MUSICALE “SUONO C” -  Fobetore  (2011, Snowdonia)
THE WYNS – A Place Like This (2011, Autoprodotto)
WORKING VIBES - Italia Sola Andata (2011, Metarock/Venus)
RUNA RAIDO – Per ritrovare la quiete (2011, autoprodotto)
KAUFMAN – Magnolia (2011, Mizar/Penthar Music)
FRANCESCO FERRAZZO – Goccia dopo goccia (2011, Digitallakestudio)
THE CYBORGS – The Cyborgs (2011, INRI)
BLUMANILA  –  In Blu (2011, autoprodotto)
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