Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 13

di AA.VV.
maieuticaMAIEUTICA - Logos (2012, Heart Of Steel)
alt-rock

"Maieutica: parola coniata da Platone per caratterizzare il particolare procedimento usato da Socrate nel suo insegnamento. Far nascere dal dialogante quella verità che egli in sé già possiede, ma che ancora non conosce: infatti la verità è già presente in chi apprende e ha solo bisogno di passare alla coscienza attraverso il dialogo e la filosofia". Ecco spiegato, nel retro della back cover del compact disc, il motivo per cui la band padovana di Thomas Sturaro ha scelto proprio questo nome: in un mondo appiattito, la forma canzone può essere usata come levatrice e rendere il rock "pensante" per tirare fuori a chi ascolta pensieri del tutto personali. L'attività del complesso ha inizio nel 2007 con una miscela di teatro-canzone, sonorità elettriche (e a tratti metalliche) tipiche dell'attuale rock alternativo (si pensi agli Afterhours), suggestioni dark-wave e contaminazioni progressive. L'incontro con il produttore Mirko Galliazzo avviene nel 2011, e dopo un anno di gestazione arriva l'album "Logos" che vede la partecipazione di un veterano come il chitarrista Alex De Rosso (Dokken, King Of Balance). Prodotto curatissimo, lanciato dal singolo "Sinestetica apparenza" (corredato da un videoclip), il disco contiene dieci brani, il primo dei quali è un'introduzione strumentale: svettano oltre al singolo di lancio firmato - come molti altri pezzi del lotto - dal batterista Mirco Zilio ("Non ci sono angeli né demoni, solo situazioni") anche "A.D.I.D.M.", acronimo per "armi di indifferenza di massa", e la conclusione affidata a "Natale di s'odio", in due atti ("il pregiudizio è come una lieve nevicata invernale, non fa rumore, rende bianco il paesaggio senza che noi ce ne accorgiamo") (Alessandro Liccardo 7/10)


wearewavesWE ARE WAVES - We Are Waves Ep (2012, Sounday)
electro-rock

Arricchire la propria impronta rock tramite consistenti inserti electro è una strada piuttosto battuta oggigiorno. Troppo spesso, però, l'incontro delle due anime appare più uno scontro e soprattutto la parte digitale sembra quasi appiccicata in modo posticcio al suono di chitarra, basso e batteria. Niente di tutto questo, per fortuna, avviene in questo Ep di debutto in cui la fusione è effettivamente organica e la parte elettronica valorizza davvero quella chitarristica e viceversa. C'è anche l'intelligenza di non calcare eccessivamente dal punto di vista ritmico, dove la potenza non manca ma è ben veicolata. Inoltre il songwriting è di buona qualità, così come il cantato, e le quattro canzoni sono molto legate stilisticamente ma ognuna ha caratteristiche che la distinguono almeno un po' dalle altre. "The Other Side Of Me" è molto tirata, gode di una grande immediatezza ed è la più rock di tutte; "Deccan Plateau" spinge ugualmente sull'acceleratore e risulta di facile assimilazione, ma in essa la componente electro è molto più presente; "To The Ocean" rallenta un attimo il ritmo; "Gaining Ground" torna ad andare forte ma, rispetto alle altre, ha una struttura più complessa che necessita di più ascolti per essere apprezzata. La band, insomma, ha fatto un gran bel lavoro, probabilmente sfruttando anche l'esperienza pregressa con un altro nome, Overock, sotto il quale sono stati pubblicati tre Ep e un album (Stefano Bartolotta 7/10)


alati_elephantCHRISTIAN ALATI - An Elephant Into This Building (Canebagnato, 2012)
elettroacustico

Quindici anni di attività in penombra, come ingegnere elettronico e musicista impegnato in numerosi collaborazioni (da Giuseppe Ielasi a Gatto Ciliegia Contro Il Grande Freddo), fanno di Christian Alati non esattamente un novellino nel panorama musicale italiano. Eppure, "An Elephant Into This Building" è solo il primo album interamente a suo nome, pubblicato dalla micro-etichetta milanese Canebagnato, come sempre acuta nell'offrire stimolanti proposte a prevalenza acustica. Chitarra, banjo e percussioni, affiancate da una pedal steel e da minuti samples elettronici, sono i protagonisti principali delle tredici brevi tracce raccolte nel lavoro, miniature strumentali placide e vivaci, che formano un'articolata galleria di narrazioni affidate alle sole note. Come frammenti di una colonna sonora, i brani di Alati spaziano tra arabeschi western e giocose chincaglierie elettro-acustiche, sulle quali gli interventi pre-registrati e quelli di sax e pianoforte si innestano come misurati elementi conformativi di paesaggi sonori mutevoli e proprio per questo capaci di elevarsi a un ruolo più significativo rispetto a quello di mero sfondo per ipotetiche immagini o per vere e proprie canzoni. "An Elephant Into This Building" appare invece proprio come una prova di autosufficienza artistica che, con una delicatezza del tutto antitetica rispetto al suo titolo, offre scorci assolati di una dolce indolenza acustica. Edizione fisica e download digitale gratuito tramite il bandcamp di Canebagnato (Raffaello Russo 7/10)


cardiophobiaCARDIOPHOBIA - Cardiophobia (2012, Settembre Records)
alt-rock

Sento moltissimo dei primi Marlene Kuntz (e dal mio punto di vista sarà sempre un immenso complimento) fra le pieghe dell'omonimo esordio discografico dei Cardiophobia, quattro musicisti under trenta di Rimini: Giulio Zannini (voce e chitarra), Eugenio Giovanardi (chitarra), Andrea Bartolini (basso), Lorenzo Amati (batteria). Arrivano dalla capitale italiana del divertimento, ma trovano i giusti tempi per approfondire riflessioni sulla vita, sul proprio io interiore, sulle debolezze ed i rimpianti dell'uomo del nuovo millennio, con il cantato in italiano che contribuisce a far giungere in maniera chiara e diretta il messaggio della band. I Cardiophobia macinano spesso e volentieri sulle chitarre ("Non sei più tu", "Dolce Superstar"), senza mai rinunciare a quell'arrotondamento dei suoni ("Fiamma") che li fa sovente deviare verso un alt-pop maturo e ricercato, e a una perenne tensione che brilla sempre sottopelle ("2 :57 a.m."). Il cuore ci viene rapito soprattutto dall'accoppiata iniziale "Niente di speciale" / "Settembre", che subito fissa il climax dell'album, mettendo in mostra la doppia faccia del quartetto: ruvidità, sì, ma anche grande attenzione agli aspetti melodici. Fra i riconoscimenti recentemente raccolti, va menzionata almeno la partecipazione alla fase finale del Jack On Tour (sedici formazioni sulle seicento inizialmente iscritte), la rassegna che ha selezionato il gruppo spalla per il recente tour americano degli Afterhours. Si segnalano anche aperture per Brunori SAS e Dellera. Le dieci tracce di "Cardiophobia" non si assestano tutte su livelli iper eccelsi, ma rappresentano senz'altro un esordio con i fiocchi: il lavoro giusto per far parlare di sé ben oltre i confini del proprio territorio di residenza (Claudio Lancia 6,5/10)


pocketPOCKET CHESTNUT - Outness Ep (2012, autoproduzione)
indie-folk

Sembrano chiamare a raccolta l'America di Bright Eyes e Okkervil River, con questo cantato emozionale, sguaiato, che violenta e interpreta come ingabbiato in qualche modo i motivi acustici che compongono per la maggior parte i quattro pezzi di questo Ep, "Outness". Invece la componente fondamentale della musica della band lombarda sembra una vena canadese, un'enfasi sottocutanea soprattutto convogliata dalla voce, quasi sorniona e alludente, un po' il Dan Bejar di "Rubies" e "Your Blues", con impennate Krug-iane in "Reason To Go", e una generale attitudine di coralità sgangherata. Per il resto, "Outness" si accomoda forse un po' troppo su un emo-folk lievemente ozioso in "Dreamy USA" e in "Such A Life" e strizza l'occhio agli Annie Hall nell'iniziale "First Days Of Summer". Da testare sulla prossima uscita in Lp (Lorenzo Righetto 6,5/10)


codeineAA.VV. - I Hope It Shines On Me: A Tribute To Codeine (2012, White Birch Records)
slowcore

I Codeine sono una band newyorchese attiva nella prima metà degli anni 90 con in carniere due album ("Frigid Stars" del 1990 e "The White Birch" del 1994), un Ep e una manciata di singoli, quasi tutti editi su etichetta Sub Pop. Breve carriera per il trio americano, sufficiente però a ritagliarsi l'importante ruolo di pionieri dello slow-core, sotto genere triste e malinconico del rock alternativo di quegli anni. Nel 2012 i Codeine si sono riuniti per una serie di live act, che si spera possano sfociare in nuove incisioni. Nel frattempo tredici band italiane si sono riunite, per iniziativa della White Birch Records, con l'intento di rendere omaggio alla musica dei Codeine, realizzando un disco tributo celebrativo. "I Hope It Shines On Me" è l'augurio tratto dal brano "Pea", il desiderio di un fascio di luce che possa infrangere il mare di tristezza e solitudine ben rappresentato dalle composizioni del trio. Hanno partecipato alle operazioni, interpretando una traccia a testa: Marigold, Ka Mate Ka Ora, Walking The Cow, Crimen, Gentless 3, Werner, Baby Blue, Idle God, Shelly Johnson Broke My Heart, Old Boy, Verily So, Derma, In A Sleeping Mood. La realizzazione di questo ammirevole e coraggioso progetto non sarebbe stata possibile senza il contributo di Cuore di Cane, che ha curato la parte grafica, e di Stefano "Zven" Doretti che nel suo Orange Recording Studio ha realizzato il mastering definitivo (Claudio Lancia 6,5/10)


kreativeKREATIV IN DEN BODEN - Disco Suicide (2012, Pogoselvaggio)
electro-wave

Sintetici, decadenti, attenti all'effettistica applicata sull'elettronica (qui un phaser, lì un delay, di là un flanger), algidi sperimentatori ed improvvisatori, cantori dell'apatia e della desolazione di una generazione, a tratti glaciali, come negli scenari disegnati dalla title track, perfetta introduzione al mood del disco. "CLUB" mischia Kraftwerk ed electro-wave con perizia rara, e persino certi titoli (la travolgente strumentale "Automatischer Tod") rimandano ad un evidente immaginario teutonico, ma i Kreativ In Den Boden non vengono da Berlino, sono un trio milanese dedito alla dimostrazione di quanto la temperatura nel capoluogo lombardo possa essere altrettanto fredda. In questo esordio ci sono riferimenti tanto all'industrial degli Einsturzende Neubauten quanto al dark sintetico dei Cure zona "Faith" ("Happiness Brings Loneliness", "Like The Waves Of The Sea"), tanto a certo synth-pop più movimentato ma sempre venato di malinconia e disillusione ("Electronic Warfare", "You Are Still Queen"), con preminente fascinazione per la Neue Deutsche Welle e un'etica fortemente DIY. Otto pezzi autografi + una cover dei Chrome (la plumbea "Drown"), tanto per tastare il terreno, analizzare le risposte del potenziale pubblico e rappresentare come vivere e morire in una serata del XXI secolo. Sconsigliato nella maniera più assoluta a chi è attratto dalla musica in maniera direttamente proporzionale al numero di chitarre utilizzate; in questi solchi c'è gioia, e tanta, soprattutto per chi ama sintetizzatori e tastierine d'antan (Claudio Lancia 6/10)


ifaniSHIJO X - If A Night (A Buzz Supreme, 2012)
downtempo

Shijo X è, all'inizio, il progetto del giovane produttore Davide Verticelli con il supporto di una cantante, Laura Sinigallia. Il suo debutto, "One Minute Before" è neo-soul piuttosto epigonico, ma con una perizia d'altri tempi, sia nella voce che nell'uso dei campioni davvero frizzante ("Maliconica", "Hanry Up"). Se l'anima del produttore è prevalente, specie in svarioni calligrafici come "Show Girls", il valzer downtempo con organetto di "Impetuous" anticipa le nuove vie. Il secondo "If A Night", difatti, cambia le carte in tavola: l'umore, anzitutto, è notturno e molto meno festaiolo del debutto (anzi melanconico). Il sound si apre democraticamente a quartetto con sezione ritmica, i ritmi rallentano ieraticamente fino al puro trip-hop. "Bologna By Night" è così un semplice salmo Portishead-iano, mentre cambi di tempo e tecniche miste affiorano in "Bologna By Night" e "In (The) Moscow". La parte centrale è però quella più interessante, in cui la produzione ci dà dentro: le sincopi funk di "Runnin'", il drum'n'bass jazzato di "Television", l'incastro di strati ritmici su tastiere circensi di "Bad Bed". In "Zabriskie's Bench" si ode finalmente l'urlo della cantante (pur sempre vellutato), e "Krueger" amplia lo spettro in senso reggaeton-jungle. Impalcatura d'eccezione in svendita ai trucchi (vecchiotti), a canzoni da sottofondo non memorabili, a un Verticelli indeciso tra tastiere algide e produzione di lusso. L'interruttore stilistico (trip-hop vs. pianobar) ingessa episodi altrimenti di classe, su tutti gli ammiccamenti a Etta James in "Television", i lamenti sessuosi nel finale di "Runnin'", ma anche i piccoli siparietti che riportano le ore piccole della notte. Disco senza chiusura, conclusione. Sezione ritmica: Federico Fazia (basso) e Federico Adriani (batteria) (Michele Saran 5,5/10)


ronceaNICOLAS J. RONCEA - Old Toys (2012, I Dischi Del Minollo)
indie-folk

Collaborazioni importanti (Verdena, Marta Sui Tubi, Perturbazione, Africa Unite) in questo secondo disco del chitarrista e autore cuneese. Inizia con un blues immerso negli anni 90, e continua con un tono imbronciato e brevi impennate melodiche ("A Place To Go"), istrionismo da piano bar ("On Your Body"), numeretti psych-bresciani ("Good Morning") e una generale impostazione vagamente emulatoria ("You're Breaking Your Wall", comunque nettamente la migliore). Poco da ricordare (Lorenzo Righetto 5,5/10)


cattivem_01MANIACS - Cattive Madri (2012, Atar)
emo-pop

Riccardo Danieli (voce, chitarra), Davide D'Addaio (batteria, cori), Francesco Molaro (basso, cori), con il contributo (purtroppo impercettibile) di Alessandro Paiola a synth e percussioni, danno un seguito al debutto omonimo del 2009 con "Cattive madri". Agglomerato indistinto (le cui uniche anomalie sono la title track, unico assolo languido dell'albo, e il synth udibile di "Aria") di testi alla Verdena aggiornati alla logorrea patetica degli ultimi anni, refrain ineleganti ("Mi sembra di impazzire", "Se tutti urlano", "L'imperatrice"), momenti acrobatici ("Odio", "Tu eri, io ero", "Bellezza"), un corollario infinito di riff tuttalpiù generici, seppur carichi e appassionati e creazioni relativamente complesse che frizionano sprint post-hardcore e rimunginamenti declamati in stile Teatro Degli Orrori ("Scivola via", "Il lungo addio"). Suonato troppo di getto per diventare un caleidoscopio di stili, che i tre approcciano con flirt impacciati (il post-rock nelle ballate è ormai sdato), e troppo intossicato di non-compiuto - vedi esperimento finale dal titolo rubato a Schnitzler, "Doppio sogno" - per diventare epos generazionale. Svolta nel cantato, da inglese a italiano: irrilevante, se non pericoloso (Michele Saran 5/10)
Playlist
MAIEUTICA - Logos (2012, Heart Of Steel)
WE ARE WAVES - We Are Waves Ep (2012, Sounday)
CHRISTIAN ALATI - An Elephant Into This Building (Canebagnato, 2012)
CARDIOPHOBIA - Cardiophobia (2012, Settembre Records)
POCKET CHESTNUT - Outness Ep (2012, autoproduzione)
AA.VV. - I Hope It Shines On Me: A Tribute To Codeine (2012, White Birch Records)
KREATIV IN DEN BODEN - Disco Suicide (2012, Pogoselvaggio)
SHIJO X - If A Night (A Buzz Supreme, 2012)
NICOLAS J. RONCEA - Old Toys (2012, I Dischi Del Minollo)
MANIACS - Cattive Madri (2012, Atar)
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