Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 16

AA.VV.

vanhoutenTHE VAN HOUTENS – Flop! (2012, Face Like A Frog)
indie-pop

Debutto sulla lunga distanza per questo progetto, capitanato dai due fratelli italo britannici Alan e Karen Ramon Rossi. La doppia nazionalità dei due fa sì che da un lato lo stile dell’album sia essenzialmente britannico, con influenze prese tanto dai Beatles quanto dal britpop anni 90 – compresi le sue derive elettroniche e il suo lato più acustico - dall’altro ci sia una vena tutta italiana nel mood estremamente solare che pervade tutta l’opera, oltre al divertente mix delle due lingue nel testo di “John Ferrara & Betty Karpoff”. I punti di forza di questo lavoro sono quelli che accomunano tutti gli album che riescono a divertire per tutta la loro durata: melodie accattivanti, scelte votate alla semplicità dal punto di vista sia delle armonie vocali che dei suoni e comunque atte a valorizzare al meglio le suddette melodie e buona varietà tra un brano e l’altro. Quest’ultimo pregio è qui particolarmente spiccato e davvero non troverete alcuna canzone che somigli a un’altra, con la band comunque brava a ricondurre idee stilistiche così diverse allo stesso genere. Un debutto riuscitissimo, quindi, da ascoltare a ripetizione per farsi investire dalle sue vibrazioni positive (Stefano Bartolotta 7/10)



driftingminesDRIFTING MINES – Drifting Mines (2012, autoprodotto)
hard blues, rock’n’roll, psych-rock


I Drifting Mines sono un progetto nato a Roma nel 2002 da un’idea di Adalberto Correale, cantante, chitarrista e autore di tutti i brani. Dopo le consuete modifiche di line-up, consumate durante anni di prove in cantina, la formazione si è stabilizzata e, nel 2012, con Andrea Di Giampietro alle tastiere e Carlo Moscatelli alla batteria, è finalmente arrivato il primo omonimo album. Rock’n’roll esplosivo, potente e viscerale, registrato in presa diretta nella periferia capitolina, fortemente contaminato da blues del Delta, rockabilly, country & western, garage-punk, suoni esotici, jungle & voodoo. Correale cita fra i propri artisti preferiti tanto Robert Johnson e Bo Diddley, quanto Stooges e Cramps, facile quindi immaginare la mistura che può uscir fuori da questi solchi, con atteggiamenti che tendono a costruire un incrocio fra l’approccio di Jerry Lee Lewis (“Barrelhouse Rock”) e gli slanci di Jon Spencer (l’iniziale “Body’n’Soul”). Profumi di praterie bruciate dal sole, ricami che piacerebbero tanto a Quentin Tarantino, ma anche richiami beatlesiani (“This Day Is Mine”, la brillantissima “There’s No Truth”), divagazioni in levare (“Alone In The Blues”) ed inattese cavalcate neo-psichedeliche (“Snake Blues”, “Under A Spell Reprise”) per un’opera prima che lascia il segno (Claudio Lancia 6,5/10)



lilia_01LILIA - Il Pleut (2012, Grammofono Alla Nitro)
songwriting


Lilia Scandurro, 24 anni, studentessa di lingue straniere, ha imbracciato per la prima volta una chitarra soltanto cinque anni fa, nell'intimità silenziosa della sua cameretta, e oggi dà vita alla prima raccolta di canzoni autografe. Natali pescaresi ma cuore transalpino da chanteuse intimista, la concittadina Grammofono Alla Nitro ne presenta il delicato esordio: “Il Pleut.” Visto il prevalente utilizzo della lingua francese, ovvio rintracciare echi tanto di Jacques Brel, quanto di Carla Bruni, vale a dire una manciata di modernità, ma soprattutto tanta tradizione. Dentro ci sono otto tracce, fragili, educate e malinconiche, efficaci per iniziare a far parlare di sé, muovendosi da un minimalismo tintinnante appena sporcato di elettricità (“Parapluie”) verso arrangiamenti più pieni e rotondi. Lilia non disdegna di puntare anche sul cantato in inglese (“So Far”) e in italiano “(24 Giugno”), riuscendo sempre a stupire per la spiccata attitudine internazionale della propria proposta. Un esordio maturo e sicuro, senza alcun timore di affrontare l’ascoltatore in tutta la propria nudità, spogliandosi di ogni inutile orpello o sovrastruttura iperprodotta (Claudio Lancia 6,5/10)



stripinmidisideSTRIP IN MIDI SIDE – Non Ti Amo Più, Amore (2012, New Model Label)
electro-rock


“Your Stripping Experience” è stato un acerbo ma pur sempre promettente album d’esordio. Il quartetto salernitano dei Strip In Midi Side torna nuovamente a far parlare di se attraverso questa nuova uscita, vestendolo di una pesante, robusta e imperforabile camicia di forza electro-rock, e dai testi dalle tematiche – in italiano – oltremodo aggressive. Certi background musicali di tipo Depeche Mode e Nine Inch Nails sarebbero accostamenti troppo immediati, infatti, non si sentono né i sofisticati ed evoluti synth del gruppo inglese, né i brutali e abrasivi riffoni di chitarra della band di Trent Reznor. Siccome non è una cosa così malvagia fare il giochino della ricerca delle similitudini artistiche, queste si possono certamente trovare, per le strumentali kitsch nei Bluvertigo (“Ci metto la faccia”), e per quel che riguarda le sintetiche nei Subsonica (“Moody’s”, “Dinosauri”), nonché nella voce, il cui timbro ricorda molto quello del cantante della nota band torinese (“Nulla da perdere”). Un discreto disco, ottimamente registrato, e con una spina dorsale fatta di ritmi incalzanti e danzerecci vagamente dancefloor o club-hit anni Novanta; tant’è che l’intro del brano “Resistenza” fa chiaramente il verso alla canzone “No Limits” dei 2 Unlimited. Tutto già sentito, sia chiaro, ma fatto bene, e se i seguaci dei due gruppi italiani sopraccitati esistono ancora, bene, allora “Non Ti Amo Più, Amore” è il disco che fa al caso loro (Massimiliano Mercurio 6/10)



bloomingdayBLOOMING DAY - Noir (2012, Seahorse)
pop-rock

Il quintetto bellunese dei Blooming Day performa il suo rock di retroguardia in “Noir”, una delle produzioni di Seahorse Recordings. “Anchorman” è una ballata emo che improvvisamente si arroventa in jam hard-rock, “Until It Comes” è un lento alla Screaming Trees con chitarre agonizzanti e scontro tra distorsione a cascata e silenzio. “Bad Reputation” è un altro episodio grunge esaltato da controtempi, modulazioni di tempo e sobbollire electro. “Deadline at Dawn” accatasta un riff alla “One Way” dei Blondie”, incursioni sardoniche di elettronica e sax, e canto spasmodico alla Jesus Lizard. Nel baricentro della collezione, “Dive into Black” - senza tanti effetti - marca un record d’atmosfera. “Goldielocks” è uno sprint acrobatico che importa anche un po’ di fun, però è emblematico della leggerezza dell’ultima parte, i cui numeri si accontentano di mimare le canzoni precedenti aggiungendovi appena più enfasi. Breve disco d’esordio non così urticante ma notevole nel cavare significati e letture alternative nel materiale più sdato. Preceduto da un Ep omonimo, autoprodotto e liberamente scaricabile, 2009 (Michele Saran 6/10)



billytorelloBILLY TORELLO - Ultime Notizie Dalla Tartaruga - Chitarra vol. 2 (2012, Spettro)
folk blues

Billy Torello è un altro progetto di Angelo Bignamini, già batterista dei Great Saunites e soprattutto titolare del moniker Lucifer Big Band. Con “Ultime notizie dalla tartaruga - Chitarra vol. 2” appronta un’altra formula altera, economica della sua arte, un’imitazione del folk-blues celestiale di John Fahey ma con lusso, eleganza e virtuosismo. Con un unico limite (i suoi brani sono solo quadretti, per quanto autonomi) e con pochi elementi a parte il suo strimpellio (la psichedelia grezza di “Maddalena è un pungitopo”, un semplice inverse di nastri, e il fischiettio nel valzer di frontiera di “America Vs. Ivan Drago”), Bignamini sfonda la barriera dell’intensità attraverso tessiture diafane dagli snodi elementari. L’uovo di Colombo del rock italico (Michele Saran 6/10)

 

suricates.THE SURICATES – DEMOstrazione (2012, autoprodotto)
post-rock

 

I Suricates sono un quintetto nato tra le silenti e sconfinate colline di Piane d'Archi (provincia di Chieti), composto da Alessandro Cicchitti (voce, tastiere, giocattoli, mostriciattoli), Vincenzo di Santo (batteria, tastiera), Filippo Maria di Nardo (chitarra), Daniele Paolucci (chitarra) e Armando Lotti (basso). I Suricates intraprendono il proprio percorso artistico un paio di anni or sono e, dopo vari cambi di formazione, la partecipazione ad una serie di concorsi musicali e l’opportunità di condividere il palco con Verdena e Mariposa, trovano alla fine del 2011 l’attuale identità. Il 27 luglio 2012 è stato pubblicato “DEMOstrazione”, primo lavoro discografico della band, un EP di tre tracce focalizzato su atmosfere post-rock dense di inquietudine, come lo sguardo del bimbo ripreso in copertina, teso in avanti, impregnato di quel senso di calma che sovente anticipa la tempesta. Un’esplorazione all’interno di luoghi intricati, fra mari agitati e spazi siderali, fra tranquille seduzioni e crescendo imperiosi. Un primo autorevole passo per affacciarsi nel variopinto panorama musicale indipendente nazionale (Claudio Lancia 6/10)

 

quakersandmormonsQUAKERS AND MORMONS - Funeralistic (2012, Anemic Dracula)
electro

Nuovo capitolo, il secondo, per Quakers And Mormons. “Funeralistic”, a dispetto del titolo, possiede davvero poco di gotico o anche solo di cupo, al massimo il flow doppiato in modo da ottenere un effetto zombie-alieno nei reggaeton convenzionali di “Almost Dead” e “Funeral the Procession”. I campioni, perlopiù decorativi, danno sfoggio nel soul-hop barocco di “Acceptance”, ma indulgono eccessivamente nel classicheggiante, mentre l’elettronica abrasiva, pur presente, non emerge a dovere. Quando si fa davvero sentire, i due modellano le rare puntate nella frenesia, come nel drum’n’bass elettronico di “Unconsciousness”, in “Parting and Weeping” e “Wooden Embrace”: il duo sale in cattedra nell’interazione tra bassi poderosi e manipolazioni di studio. “Burial Ground” è invece il culmine dei registri orientaleggianti del disco, ed è anche la migliore stratificazione di geometrie soniche. Seguito di “Evolvotron” per il progetto coordinato Paolo Torreggiani e Andrea Mancin, con un concept tronfio e - per gli esiti - francamente frivolo che ripercorre gli ultimi atti della vita terrestre, dalla perdita di conoscenza al rito funebre fino a tumulazione e decomposizione, e ha un appariscente problema: non si distingue dalle idee del primo disco. Imitazione, scenografie grandiose, rap dei due che lascia il tempo che trova. Disponibile solo in vinile (Michele Saran 5,5/10)



shideSHIDE – Between These Walls (2012, Stone Tracks)
rock

Questo quartetto pugliese di stanza a Milano nasce nel 2002 ma riesce solo adesso a pubblicare il proprio album d’esordio. La loro proposta è un semplice rock melodico con voce femminile. Melodie pronunciate, riff energici a sostenere le linee vocali, potenza diffusa salvo alcuni studiati saliscendi, le immancabili power ballad. Tutto impeccabile ma che sa troppo di già sentito: c'è una buona varietà nelle strutture strumentali ma le melodie sembrano fatte con lo stampino e non risultano nemmeno particolarmente efficaci. In questo discorso rientra anche la scontata scelta di includere due cover di brani molto popolari in passato, in questo caso “Anybody Seen My Baby” dei Rolling Stones e "Born To Be Wild" degli steppenwolf. Onore ai quattro per non essere scesi a compromessi, non aver seguito alcuna tendenza e aver fatto quello che piace loro fare, mostrando anche una certa voglia di lavorare sull'uso degli strumenti, però per emergere nel mare magnum del rock non servono solo impegno, grinta e faccia tosta, ma anche idee in fatto di songwriting che in questo momento non ci sono (Stefano Bartolotta 5,5/10)



lipsagainsttheglassLIPS AGAINST THE GLASS - Vivid Colour (2012, Seahorse)
trip-hop


I romagnoli Lips Against The Glass si affacciano alla scena indipendente grazie a “Vivid Colour”, un ariete dream-pop ispirato più o meno direttamente dai Massive Attack “digitali” di “100th Window”. Sia “Am” che “Not Another Try” (più astratta e ambientale nella lunga parte finale) rendono lo stesso programma: una brezza digitale su base progressiva e aggiunta di livelli di significato a dismisura, e una voce fuori posto. Spunti di poesia shoegaze emergono in “Pink Lands”, ma poi l’andazzo si fa orrendamente commerciale (“Hank Moody”, “That Moment”), e solo l’elegia per chitarra scampanellante a mo’ di carillon di “56” (senza canto), che diventa progressione sincopata quasi-EBM, e una “Tremolo” che scombina, grazie agli effetti, lo scampanellare lisergico della chitarra (anche se il ritmo appare come la cosa più organica, autonoma), riescono a salvare le apparenze. Neanche “Violin”, il gran finale etereo, una bruma di distorsioni senza forma con molta autoreferenzialità wave-dark, con la voce in perpetuo fastidioso sussurro, aggiunge reale innovazione. Ottime intenzioni affossate dai bassi risultati della composizione, amatoriale e con arrangiamenti incerti, se non pensati con lo stampino. I ritmi e le basi fanno da padrone, come negli incastri di “Martina”, la voce fa la zavorra. Un disco insieme gracile, ridondante e presuntuoso? Produzione di Paolo Messere, distribuzione Audiglobe e Ioda (Michele Saran 5/10)

 

Playlist

THE VAN HOUTENS – Flop! (2012, Face Like A Frog)
DRIFTING  MINES – Drifting Mines (2012, autoprodotto
LILIA - Il Pleut (2012, Grammofono Alla Nitro)
STRIP IN MIDI SIDE – Non Ti Amo Più, Amore (2012, New Model Label)
BLOOMING DAY - Noir (2012, Seahorse)
BILLY TORELLO - Ultime Notizie Dalla Tartaruga - Chitarra vol. 2 (2012, Spettro)
THE SURICATES – DEMOstrazione (2012, autoprodotto)
QUAKERS AND MORMONS - Funeralistic (2012, Anemic Dracula)
SHIDE – Between These Walls (2012, Stone Tracks)
LIPS AGAINST THE GLASS - Vivid Colour (2012, Seahorse)

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