Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 18

di AA.VV.
youngerandbetterYOUNGER AND BETTER – Last Known Surrenders Ep (2012, autoproduzione)
art-rock

Questo quartetto di Milano, al debutto assoluto, è dedito a un art-rock che alterna momenti cupi ad altri che emanano vibrazioni decisamente più positive. Dal punto di vista stilistico, si passa da un’impostazione puramente rock a episodi nei quali si inseriscono sintetizzatori e ritmiche elettroniche. Tutto questo avviene non tanto tra una canzone e l’altra, ma piuttosto all’interno di ognuno dei sei brani. Tra l’altro, c’è anche una certa concisione nell’elaborare queste idee di base, perché tutti i brani durano meno di quattro minuti a eccezione dell’ultimo. Naturalmente, il rischio per un gruppo esordiente che ambisce a mettere insieme questi diversi elementi è che il risultato sia poco compatto e/o pretenziosi, ma gli Younger And Better senz’altro la maturità non l’hanno ancora raggiunta, e ci mancherebbe, ma il loro lavoro suona già coeso e diretto come dovrebbe essere affinché tentativi come il loro abbiano un senso. Meritano, quindi, di essere seguiti, anche perché dal vivo hanno anche una marcia in più rispetto a questo già buon Ep (Stefano Bartolotta 7/10)


framtoosloFRAM TO OSLO – Fram To Oslo Ep (2012, autoproduzione)
post-rock


I Fram To Oslo sono un duo post-rock toscano, formato da Matteo D'Ignazi (NUT, The Strange Flowers, John La Forges, Capelle) e Filippo Cosci (Watzlawick, Psiconoica), i quali nelle esibizioni live si fanno affiancare da Luca Federighi (chitarra) e Matteo Sciocchetto (basso). Questo lavoro omonimo costituisce il loro esordio ufficiale: cinque tracce dilatate ma mai tediose, dove elettricità ed elettronica convolano a nozze, schiudendo un piccolo meraviglioso mondo. Tutto è incentrato su coinvolgenti crescendo, che partono sovente da situazioni ambient per sfociare in rabbiose scariche elettriche, vere e proprie esplosioni sonore, spesso contrappuntate dal piano. I più evidenti punti di contatto sono rintracciabili con Explosions In The Sky e This Will Destroy You, ma impossibile non citare i maestri Mogwai o i Sigur Ros per i frangenti più distesi. La lunga conclusiva “Your Anger Is Just A Caress For Me”, con la sua coda dal forte impatto emotivo, potrebbe essere considerata ben rappresentativa del sound del gruppo, anche se tutte le composizioni si posizionano su un livello qualitativo molto alto, senza alcuna battuta a vuoto. Un esordio davvero convincente (Claudio Lancia 7/10)


maleM’ALE – Avete Visto m’ale? Ep (2012, autoproduzione)
pop, songwriting


Alessandro Rinaldi, in arte m’ale, è un cantautore milanese che ha debuttato con questo Ep in attesa di uscire con il primo album, che dovrebbe essere pubblicato nel 2013. Cinque brani dalla forte impronta pop e legate alla forma canzone tradizionale, con un suono molto pulito, un timbro vocale dal retrogusto sognante/psichedelico e testi che rappresentano i classici flussi di coscienza. Niente di innovativo, quindi, ma l’Ep merita un giudizio positivo per due fattori molto semplici: intanto, la qualità dei brani stessi, che godono tutti di ottime melodie, di testi ben centrati e di un suono altrettanto a fuoco e il cui insieme non mostra ripetitività, ma ognuno è ben distinguibile dall’altro; poi c’è il fatto che m’ale attinge senz’altro alla tradizione della canzone italiana ma all’interno di essa non somiglia a nessuno in particolare e quindi questa partenza può rappresentare senz’altro lo stadio iniziale verso il raggiungimento di un proprio linguaggio espressivo. Aspettiamo l’album con una certa curiosità, quindi, e intanto ci godiamo questo pugno di belle canzoni (Stefano Bartolotta 7/10)


eliasnardiquartetELIAS NARDI QUARTET – The Tarot Album (2012, ZDM)
etno-folk, world, jazz


Elias Nardi è un virtuoso dell’oud, un particolare strumento a corda di origine araba simile a un liuto. Attraverso numerosi viaggi compiuti in Medioriente, Nardi ha assorbito tecniche e conoscenze che ne hanno completato il tratto artistico, già forgiato dagli studi di contrabbasso classico e jazz. La ricerca musicale e compositiva del giovane artista toscano (classe ’79) consente oggi di sviluppare un disco in grado di assottigliare i confini fra folk, jazz e world. “The Tarot Album”, ispirato al parco artistico “Il giardino dei Tarocchi”, ideato dalla scultrice francese Niki de Saint Phale e composto di statue che raffigurano le figure degli arcani maggiori dei tarocchi, è un caleidoscopio di generi ed influenze, un disco difficile da catalogare, e proprio per questo motivo coinvolgente ed intrigante. Cultura araba e mediterranea vengono sapientemente miscelate, con capacità ed eleganza, in movimenti lenti e sinuosi, dove anche i silenzi giocano un ruolo fondamentale. Il quartetto è completato da Carlo La Manna (basso), Roberto Segato (pianoforte, tastiere) e Zachary J. Baker (batteria), ma è arricchito anche dalla presenza di numerosi ospiti, fra i quali il percussionista Emanuele La Pera e il soprano Dania Tosi. Se avrete tempo da dedicargli, “The Tarot Album” vi schiuderà un mondo magnifico (Claudio Lancia 6,5/10)


fercFERC - Trail Of Monologues (Silta, 2012)
avant-jazz


Già co-titolare del rilevante progetto Illachime Quartet, Fabrizio Elvetico vara - in collaborazione con la cantante d’avanguardia Rossella Cangini - il progetto FERC per “Trail of Monologue”, un disco di folli evoluzioni canore su virtuosismi elettronici, orge di rimbombi industriali e orgasmi vocali, jazz-rock acidi. “Dawn” (7 minuti) è una sonata per pizzicati convulsi, pianoforte e vocalizzi di donna israelita Meredith Monk-iana, che converge in una techno schizoide (invero non una scelta felice). “Slams” (7 minuti) è un’orgia di rimbombi elettroacustici, lamenti striduli e meditazione di synth. “Run Run Run” descrive un’evoluzione persino babelica: i sample dettano il tempo, le percussioni intervengono quasi a caso, la voce tartaglia a velocità vertiginosa fino a un monologo ansiogeno, il basso tremola in sottofondo. L’insieme descrive uno scenario da incubo alla Suicide. Un’impostazione maggiormente jazz struttura il kammerspiel elettronico di “Twilight”, 10 minuti, che si traforma in scat nervoso con piano dissonante. La title track (9 minuti) è invece una lunga imitazione dei vacui melodrammi di Bjork, competente e d’effetto (specie nel finale mozzafiato di disintegrazione supersonica), ma meno originale delle precedenti. Viaggio in antri misteriosi che nei suoi momenti topici è in grado di fornire un approccio ruspante sulla musica gestuale, elettroacustica, e sulla vocalità di ricerca, con qualche puntata al teatro dell’assurdo. Il testo di “Run Run Run” è tratto dai “Diari Intimi” di Baudelaire; l’altro testo intelligibile proviene da un breve traditional in chiusa all’album (“O bene mio” di Adrian Willaert, 1490-1562) (Michele Saran 6,5/10)


caffieroCAFFIERO – Moscagrande (2012, autoproduzione)
electro, industrial-noise


Musica elettronica, nociva, fangosa, assordante, ipnotica, cronenberghiana, appiccicosa, industrial, fragorosa. Acusmatica noise, concrete music, bassa fedeltà, loop onirici, muri di suono, sofisticazioni ambient, beat asfissianti. I Caffiero arrivano da Fano, attivi dal 2010, con in carniere un Ep dato alle stampe l’anno successivo. “Moscagrande” è il loro esordio sulla lunga durata, attraverso il quale dimostrano di essere all’avanguardia nella scena elettronica di casa nostra. Alessandro Gobbi si occupa di voci e batteria, Andrea Gobbi di basso e contrabbasso, Mattia Beltutti è il responsabile dei suoni di synth e samples. Insieme hanno prodotto undici tracce che si posizionano a metà strada fra Prodigy (vedasi “Bullshit” e “Chinaboy”) e Nine Inch Nails, cosparse di elettronica aggressiva tendente all’industrial, con importanti derive noise, mutuando non di rado qualche idea dalla vecchia scena wave (“3By The Gin”). In “Violence In The Kitchen” c’è la voce di Matteo Carnaroli de Gli Ebrei, “My Skeleton Is Older Than My Father” è invece la personale rivisitazione di “Skeletons” dei Sound. Sul finale tutto diviene più minimalista, con “Caffiero nei boschi secchi” pronta a scandagliare il lato più ambient di ciò che resta del furore rave (Claudio Lancia 6,5/10)


portfolioPORTFOLIO – The Standing Babas (2012, Thisistheland)
post-rock


Neonato (nella sua espressione discografica) progetto reggiano, nel quale figurano Tiziano Bianchi e Laura Loriga dei Mimes Of Wine, i Portfolio presentano un’interessante mistura di un post-rock venato di math (con la tromba di Bianchi a evocare scenari alla Bark Psychosis), mentre il cantato “represso” di Laura accentua l’impronta trip-hop di alcune delle tracce vocali, tra le quali il tributo, appunto, “Beth Gibbons”. Prodotto di buon livello, sonoro e di esecuzione, abbastanza da rendere sopportabile il ricorso, in fondo, a una serie di cliché forse prevedibili nel pantheon della musica alternativa italiana, abbastanza da alienare l’accusa di rivolgersi solo a quest’ultimo mondo. Le soluzioni proposte non brillano per originalità (le progressioni, lo spoken word di “Ognuno ha le proprie amicizie”), ma “The Standing Babas” e i Portfolio riescono comunque discretamente nella resa emotiva, senza pretenzione e voli pindarici (Lorenzo Righetto 6/10)


sundayrecoverySUNDAY RECOVERY - Coma (2012, Mazepa Records)
alt-rock


Residenti da tempo in Inghilterra, i romani Sunday Recovery rendono ora disponibile anche in Italia il loro album d’esordio, “Coma”. Nonostante la permanenza oltremanica e le collaborazioni con Colin Edwin, bassista dei Porcupine Tree (presente anche qui in due brani, “In Front Of You” e “Side C”), il quartetto mostra un sound decisamente più orientato verso le sponde americane di band come Soundgarden e Incubus: un rock robusto e viscerale, arroventato dalle chitarre e dalla voce calda del cantante Mirko Petrini. Si susseguono così riff martellanti e possenti linee di basso, sostenuti da un drumming implacabile. Ma forse il meglio di sé i Sunday Recovery riescono a esprimerlo nelle tonalità più morbide di una ballata come “Press Play On Tape” o nel rock suadentemente intriso di elettronica di “Private Joke”, mentre alcuni episodi, incluso il singolo “Coma” appaiono un po’ troppo enfatici, nel senso più à-la Muse del termine. Molto diretti anche i testi, che puntano su temi quotidiani, quale amore, sesso, ambiente. Mixato da Francesco Cameli agli Sphere Studios di Londra e masterizzato da John Davis al Metropolis di Londra. (Claudio Fabretti 6/10)


martelloniGIANMARCO MARTELLONI - Fiamme (Evento Musica/Universal, 2012)
pop, songwriting


Dopo il mediocre “La Superficie Del Mare”, il cantautore Gianmarco Martelloni torna con “Fiamme”, un disco catartico e auto-escatologico che passa, si esprime e matura via via a partire da “Venti giorni”, una cantata acustica che scade nel quasi-ballabile e sull’iper-prodotto ancora reminiscenti del debutto, quindi attraverso il ritmo acceso e l’umore solenne di “Il vento” e “Tre bandiere bianche” (sorta di roots melodico), il picco di cantabilità di “Fantasmi”, o stornello acustico con ritornello orchestrale di “Sono pronto”, e la lunga e possente “Ci sono fiamme”. Maggiormente vicino a un canzoniere con una sua maturità, e con saggia alternanza tra pezzi svelti e ballate intime, non manca d’ispirazione e trovate liriche. Leggerino, ma la produzione è abile e radiofonica. Bonus per l'edizione iTunes: "Il vino" (Piero Ciampi). Co-prodotto con Universal, Alcor e Bluefemme. (Michele Saran 5,5/10)


talktome_01TALK TO ME – Waiting In Line (2012, Stop)
dream-pop


Partiamo dalle notizie buone: i Talk To Me, eterogeneo duo riminese, potrebbero benissimo provenire da Baltimora. Languide armonizzazioni, glaciali volute sintetiche, melodie appena accennate (se non in poche eccezioni, l’iniziale “Anywhere” tra queste), arrangiamenti ridotti al minimo, rispetto ai quali dovrebbero appunto risaltare le canzoni. Che invece rimangono generalmente appollaiate su una blanda malinconia ipodermica, su vaghe sensazioni hipster indecise, irrisolte. Già da “Red Cross” in poi si succedono blandi rumorismi biaccordo, progressioni post-ambientali e tutto l’armamentario dell’hipsterismo East Coast degli ultimi tempi. Pregevole nelle intenzioni ma blando oltre il limite anche concesso al genere di riferimento (Lorenzo Righetto 5.5/10)

 

Playlist
YOUNGER AND BETTER – Last Known Surrenders Ep (2012, autoproduzione)
FRAM  TO  OSLO – Fram To Oslo (2012, autoproduzione)
M’ALE – Avete visto m’ale? Ep (2012, autoproduzione)
ELIAS NARDI QUARTET – The Tarot Album (2012, ZDM)
FERC - Trail Of Monologues (Silta, 2012)
CAFFIERO – Moscagrande (2012, autoproduzione)
PORTFOLIO – The Standing Babas (2012, Thisistheland)
SUNDAY RECOVERY - Coma (2012, Mazepa Records)
GIANMARCO MARTELLONI - Fiamme (Evento Musica/Universal, 2012)
TALK TO ME – Waiting In Line (2012, Stop)

Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.