Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 19

di AA.VV.
santobarbaroSANTOBARBARO - Navi (2012, Cosabeat)
ambient-rock

Giunti al terzo album in studio, Pieralberto Valli e Franco Naddei salpano sulle loro “Navi” per un viaggio oscuro e introspettivo. Il duo forlivese allestisce un male illuminato palcoscenico sul quale elettronica, new wave, post-rock e pura sperimentazione fanno da scenario a storie ricche di visioni rarefatto o dilatate, caratterizzate da suoni centellinati, scelti con estrema cura e linee vocali al limite di una intima sofferenza. E allora preparatevi, perché si salpa: il muro new wave di “Urania” introduce al nuovo corso dei Santo Barbaro, che accantonano chitarre e cantautorato per dare vita a una materia sonora composta da pianoforti, archi, bassi elettrici, sintetizzatori, lamiere di titanio. Il singolo estratto “Terzo Paesaggio” è scandito dal rullante vagamente industrial di Enrico Mao Bocchini, che insieme a Davide Fabbri completa la line-up. Piace il giro di pianoforte di “Prendi Me”, impegnato nell'accompagnamento di una preghiera pagana, e c'è qualcosa di profondamente poetico nella conclusiva “Nove Navi”, cullata prima dalle tastiere e poi da un tappeto di synth (Fabio Guastalla 7/10)


lambiaseLORENZO LAMBIASE - Lupi E Vergini (2012, Modern Life)
songwriter

Dalla sempre più vasta schiera dei cantautori nostrani, Lorenzo Lambiase era emerso già quattro anni fa con il crepuscolare “La Cena”, una sorta di affresco sociale per voce e chitarra acustica in grado di spaziare fra una miriade di tematiche “emotive”. In questo nuovo lavoro del cantautore romano, la capacità descrittiva pare aver preso la direzione del sentimento puro, abbandonando così ipotetiche ambientazioni e metafore sofisticate in favore di una scrittura più diretta, concisa e (decisamente) matura. Il progresso principale va individuato però nella materia musicale, orientata molto più verso i suoni tipici del pop cantautorale, rispetto alle ambientazioni isolazioniste mostrate in precedenza. Largo quindi a chitarre elettriche dalle tinte psych-soft, rivoli elettronici e archi, in un pastiche che dona alle canzoni una pelle più spessa e calda. L'elettroballad “Sulla Riva”, la docile ouverture di “Mani”, l'enfasi emozionale della title track e l'agguerrita cavalcata conclusiva “La Grande Rivolta” si pongono come vertici di un lavoro compiuto nel contenuto quanto nella musica, prima ottima conferma di una promessa corposa (Matteo Meda 7/10)


uddeUDDE – Fog Ep (2012, autoproduzione)
dark-wave

Gelidi venti di tramontana sferzano la terra di Sardegna. Niente paura, non stiamo discettando di mutamenti climatici tanto à la page nei giorni nostri - da qui il nome a ogni perturbazione - e men che meno cerchiamo di stilare un bollettino meteo, per quanto l’elemento perturbante esista eccome e porti il nome di Udde. Il quale è sassarese e, se non lo raccontasse lui, non si potrebbe credere, giacché dovrete scordarvi le soleggiate atmosfere mediterranee della sua terra natale: occorre idealmente migrare duemila e passa chilometri più a nord, laddove per dirla con Dickens c’è “… nebbia ovunque. Nebbia su per il fiume, che fluisce tra isolette e prati verdi; nebbia giù per il fiume che scorre insudiciato tra le file di navi e le sozzure che giungono alla riva di una grande (e sporca) città. Nebbia sulle paludi dell’Essex, nebbia sulle alture del Kent”. L’Essex, appunto, contea di quei Depeche Mode che Udde fotografa, in bianco e nero, a metà strada tra “Songs Of Faith And Devotion”(per la cupezza), e “Ultra”, per la copiosa riscoperta (anche) dei synth analogici, inserendoli nei tre brani di questo ep ricamato su voci riverberate, tormenti sonori, raggelate folate melodiche, chitarre echeggianti. Il tutto in attesa del full lenght, che auspichiamo possa rivelarsi altrettanto brillante ed evocativo. ( Marco Bercella 7/10)


psychokinderPSYCHO KINDER - Democratiche Ipocrisie Ep (2012, autoproduzione)
alt-rock

Già presenti in queste pagine con il loro primo singolo (vedi DPI n. 8), gli Psycho Kinder proseguono la loro storia con il primo Ep “Democratiche Ipocrisie”. Aprono proprio le due tracce che componevano il singolo omonimo, due buoni esempi della loro ricetta: “2009” sposa flusso di coscienza alla Cccp, rave-up quasi industriale e vena cantautoriale dolente, in un crescendo che fa emergere le voci dalla distorsione; “Un uomo” è ancor più esplicita nel suo contrapporre la solitudine del “Signor G” con gli ostinati e le tecniche miste dei Wire. Quindi “Per non impazzire” trasporta gli Offlaga Disco Pax dall’amarcord alla meditazione metafisica, con intermezzi di speaker e cacofonie al posto del ritornello. La più regolare title track e la robotica “Spelonche” rimangono di poco al di sotto, pur intense. Scritto e suonato dal trio più Luca Carlini (chitarre aggiuntive), Michele Caserta (batteria e sintetizzatori), Cristiano Ballarini (chitarra e tastiere) e Cristina Borgogna (seconda voce), schiuma alienazione nella sua scoppiettante atmosfera fosca e nella sua diligente e comunque fantasiosa imitazione dei maestri. Grafiche: Marco “El Topo” Lucchetti (Michele Saran 6,5/10)


sikitikisSIKITIKIS – Le Belle Cose (2012, Infecta Dischi)
electro-rock

Sikitikis è un progetto nato ad inizio millennio con l’intento di rivisitare le colonne sonore dei b-movies italiani degli anni ’70, un po’ la stessa missione dei Calibro 35, tanto per intenderci. La musica da cinema si rivela un ottimo laboratorio nel quale sperimentare nuove soluzioni di arrangiamento in una formazione che non prevede l’utilizzo della chitarra. Presi in simpatia da Max Casacci dei Subsonica, i quattro cagliaritani vanno in trasferta negli studi di Casasonica a Torino e nel 2004 realizzano l’esordio “Fuga dal deserto del Tiki”, al quale faranno seguito nel 2008 “B” e nel 2010 “Dischi fuori moda”, alternati con lavori per lungometraggi e cortometraggi indipendenti, alcuni dei quali di discreto successo. “Le Belle Cose”, il nuovo lavoro della band, conferma la scelta per un electro-rock gradevole, ricco sia dal punto di vista testuale che musicale, in grado di sfruttare l’eredità dei classici (il Celentano che aleggia sulla title track, il Rino Gaetano di “Hai fatto male”) ed al contempo di lanciare uno sguardo verso il futuro (le coraggiose sperimentazioni alla Radiohead di “Apnea”), miscelando vaporosi anni ’80 (“Col cuore in gola”) con la lezione dei Subsonica (“Aria”). “Le Belle Cose” è stato masterizzato presso gli Abbey Road Studios di Londra; l’immagine di copertina è tratta dall’opera “Guardo oltre” di Federico Carta (Claudio Lancia 6/10)


xraylifeX-RAY LIFE – S/T (2012, Atomic Stuff)
grunge

Nati un anno fa per iniziativa del cantante e autore Mattia Briggi, gli X-Ray Life giungono alla pubblicazione del disco di esordio nel solco del grunge. I riferimenti principali, tutt'altro che velati, sono i Soundgarden della prima ora (“Machine Gun Kelly” e “Lay On You” omaggiano apertamente i riff di Kim Thayil), gli Stone Temple Pilots e soprattutto gli Alice In Chains, con lo stesso Briggi a imitare - con risultati alterni - Layne Staley. Il risultato è un disco onesto e potente (a proposito, gli altri membri della band sono Corrado Ricucci e Giovanni Zanardo alle chitarre, Matteo Rugliancich al basso e Matteo Boranga alla batteria), eppure il pezzo più riuscito è probabilmente “Sad”, ballata acustica ancora un volta “rubata” agli Alice In Chains. Detto che la cover di “Suzie Q” si lascia ascoltare, questo album potrà fare felici gli irriducibili della scena di Seattle (Fabio Guastalla 6/10)


alexsnipersALEX SNIPERS EXPERIENCE – Familiar To Someone Liv…ing In Action! (2012, autoproduzione)
rock

Alex Snipers Experience è il nome di una one-man-band progettata dal cantante e chitarrista Alessandro Cecchini, uno dei più attivi ed originali artisti di strada italiani. “Familiar…” è un disco dal vivo che raccoglie il meglio della sua recente attività live, a cinque anni di distanza dall’esordio “Slackness”. Voce, chitarra, pedali ed amplificatori, con Alex che si muove fra rock, blues e folk, il tutto suonato in modo immediato e passionale, con il contributo musicale di Alessandro Castelli ed una copertina, opera di Davide Guidoni, ispirata al Vietnam di Apocalypse Now.. La base è un cantautorato a forti tinte folk, dove emerge evidente la passione per certa Americana, non senza qualche felice deriva psichedelica: del resto Alex si professa da sempre amante dei Pink Floyd e degli aromi figli della stagione lisergica. Il disco nasce da una scrematura di oltre tre ore di registrazioni catturate fra febbraio ed aprile 2011, dalle quali è stata estratta una carrellata di quindici brani in grado di ben rappresentare il lavoro del musicista lombardo. Alla lunga gli arrangiamenti minimali potrebbero far perdere interesse a chi non sia un vero amante del genere, ma è innegabile l’impegno di Alex nell’inserire più variazioni possibili per mantenere viva l’attenzione (Claudio Lancia 6/10)


elmatadoralegreEL MATADOR ALEGRE – S/T (Cabezon, 2012)
slow-core, Cabezon

Suona un po’ nostalgico, questo esordio sotto Cabezon – come potrebbe essere un nuovo disco di un appagato Jeff Martin, non di una giovane promessa. Malinconici ardori, volitivi sguardi di contemplazione, tra drum machine e sonnecchianti arpeggi acustici (“July”) reminiscenti di certi Farmer Sea, e più viscerali convulsioni elettriche (“New Year”). Non brilla per freschezza e creatività (nonostante il guizzo della bandistica "Peanut Butter"), “El Matador Alegre”, caratteristiche che spesso mancano agli act indipendenti italiani più sensibili al richiamo degli anni 90 – ma alternativamente, più difficilmente insieme (Lorenzo Righetto 6/10)


serpentiSERPENTI – S/T (2012, Universal)
elettro-pop

Sbarazzini, pseudo-ribelli, alternativi a tutti i costi ma radicati ad un passato ben chiaro, dichiaratamente lontani dall'attualità musicale italiana ma “raccomandati” da niente meno che Enrico Ruggeri. Potremmo tracciare così, con la massima sintesi e la dovuta precisione, il profilo di una delle realtà italiche che più ha fatto parlar di sé nei dodici mesi ormai archiviati. A primo impatto, Gianclaudia Clou e Luca Serpenti possono apparire come l'ennesima stella infuocata pronta a sfondare il muro di cliché che caratterizza da tempo il pop del Bel Paese – con preciso riferimento alla scena melodico-mainstream e parziale esclusione di quella “indie”. Un debutto su major e la contemporanea, onnipresente evidenza della loro “anormalità” potrebbero bastare a rappresentare tale intento, che però, come già avvenuto in passato per altri finti avventurieri, finisce col disintegrarsi di fronte alla totale mancanza di originalità. In questo omonimo secondo disco dei furono Ultraviolet la formula non muta: le ritmiche elettro-pop pescano direttamente dai Krisma, l'uso della voce scimmiotta Diana Est (con chiaro riferimento dato dalla cover di “Tenax” che apre l'album) e il risultato è un pastiche electro-pop non troppo distante da quello proposto pochi anni fa (con più successo) da Il Genio o prima ancora da L'Aura del buon “Demian”. “Normali” quanto la loro musica (Matteo Meda 5/10)


iacampoIACAMPO – Valetudo (2012, Urtovox)
songwriting

La differenza tra un disco cosiddetto “senza tempo” e un lavoro meramente calligrafico è spesso sottile e ci vuole pochissimo a scadere nel mero formalismo nel momento in cui le intenzioni sarebbero quelle di mettere a nudo la propria interiorità con delicatezza e candore. Marco Iacampo (già Goodmorningboy) con il suo “Valetudo” ci prova con tutta la genuinità e la buona fede possibili, ma all’atto pratico non produce nulla di interessante. Negli undici brani, quasi solo voce e chitarra acustica, non c’è un singolo spunto che si distacchi dagli standard già ampiamente presenti all’interno del macro genere del cantautorato. Delle melodie, il meglio che si possa dire è che stanno in piedi; il timbro vocale è ben impostato nella sua pienezza e rotondità ma risulta poco espressivo; gli arpeggi di chitarra non mostrano un briciolo di personalità; i testi non portano con sé alcuna immagine davvero efficace e descrivono situazioni e sensazioni in modo poco sentito. Non è certo necessario cercare colpi a effetto o idee innovative per fare un bel disco di songwriting intimista, ma non è nemmeno accettabile un risultato così dimesso sotto tutti i punti di vista, soprattutto da un autore così esperto (Stefano Bartolotta 4,5/10)

 

Playlist
SANTOBARBARO - Navi (2012, Cosabeat)
LORENZO LAMBIASE - Lupi E Vergini (2012, Modern Life)
UDDE – Fog Ep (2012, autoproduzione)
PSYCHO KINDER - Democratiche Ipocrisie Ep (2012, autoproduzione)
SIKITIKIS – Le Belle Cose (2012, Infecta Dischi)
X-RAY LIFE – S/T (2012, Atomic Stuff)
ALEX SNIPERS EXPERIENCE – Familiar To Someone Liv…ing In Action!(2012, autoproduzione)
EL MATADOR ALEGRE – S/T (Cabezon, 2012)
SERPENTI – S/T (2012, Universal)
IACAMPO – Valetudo (2012, Urtovox)

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