Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 23

di AA.VV.
edaqEDAQ – Dalla Parte Del Cervo (2013, Grand- Mère)
folk, world

Autodefiniscono la propria musica “Folktronica dell’arco alpino”: e come dargli torto? I membri del collettivo EDAQ, acronimo che sta per “Ensemble D’Autunno Quartet”, hanno maturato diverse esperienze sul materiale tradizionale (in particolare piemontese e transalpino) e molteplici collaborazioni a cavallo fra jazz, rock e pop. La confluenza di queste diverse vicende artistiche e la rilettura di alcuni classici del “bal-folk” europeo sono le basi sulle quali è stata costruita un’impalcatura intrigante, audace, ma sempre rispettosa dello spirito originale dei brani proposti. Artigianato popolare che si sposa con i moderni linguaggi multimediali, visto che nelle esibizioni dal vivo l’ensemble ricorre all’uso di video che hanno la finalità di rappresentare le immagini dei loro suoni. “Dalla Parte Del Cervo” si apre con le atmosfere scottish di “Bollito crudo”, e lungo il cammino macina valzer, mazurche, polche, bourrée, rondèu, traditional occitani, provenzali, bretoni e piemontesi. Un trionfo di violini, ghironde, viole, mandolini, cornamuse, clarinetti, contrabbassi e chitarre, ma anche un pizzico di rispettosa elettronica. Musica antica, preziosa, resa con passione e grande coinvolgimento emotivo, riarrangiata secondo un gusto moderno, ed affiancata da alcune tracce inedite scritte per l’occasione E, tanto per non farsi mancar nulla, in chiusura viene posta una cover del grande Bill Evans (Claudio Lancia 7/10)


lefLEF - Doppelganger (2013, Toast Records)
rock, new-wave

Per metà italiani, per metà inglesi di Birmingham, i Lef tornano a tre anni di distanza dall'esordio “Mostri” con “Doppelganger”, otto canzoni per mezzora di musica che parla dello sdoppiamento della personalità, correlandolo alla psicanalisi di Freud, alla letteratura (il Dorian Gray di Wilde) e pure al cinema espressionistico tedesco. Dal punto di vista musicale, invece, il sestetto poggia tanto sulla new-wave d'antan quanto su quella attuale, tra Joy Division, Interpol ed Editors, abbinandovi testi in italiano. Apre l'album la ritmata “Doppelganger”, che è anche il primo singolo estratto. Da segnalare la ipnotica “Kill The Spider”, l'oscura cavalcata “Il Silenzio dei Crinali” (forse la migliore del lotto), la rivisitazione in chiave dark di “You Really Got Me” dei Kinks, gli sbalzi umorali della conclusiva “Ultracorpi”. “Doppelganger” è un disco vivo, pulsante, intenso dall'inizio alla fine. Davvero bravi questi Lef (Fabio Guastalla 7/10)


new_01SILENCE, EXILE AND CUNNING - Exù EP (2013, autoproduzione)
alt-rock

Ci si può ancora stupire di una band agli esordi, che sappia suonare e non solo imbastire 2-3 accordi alla "bell'e meglio"? Pare. I quattro della bassa lombarda, nelle otto tracce del primo EP self-released "Exù", sorprendono per velleità artistiche a 360°; tra citazioni di Joyce (il loro nome) e divinità animiste brasiliane (il titolo del disco), il gruppo costruisce un suono poliedrico e fresco, intellettualmente in linea con ciò che, semplificandoci la vita, catalogheremmo come ambiente indie. Residuato di primi Arctic Monkeys ("Dadistic Vision", "Last, Proximate End"), rivoltato di alt-pop e country caro a The Spinto Band e Vampire Weekend ("Missolonghi", "Futility"), sorretto da una linea di fondo comunque vicina alle sonorità britanniche dei 2000, il disco scorre piacevolmente sottolineando le capacità musicali globali e le peculiarità dei singoli. Lorenzo Crippa alla voce sta dalla parte dei romantici: il timbro è quello malinconico dei pensatori ("Gods' Viper Heads"); se in "Dots 'N Borders" il basso di Cosimo Tansini esalta il lato stoner a là QOTSA, la chitarra di Gianbattista Barbieri si diverte per tutto il disco, com'anche la bravura, il gusto e la definizione della batteria affidata a Umberto Odone. Giovani di belle speranze, diceva qualcuno (Stefano Macchi 7/10)


tunatonesTUNATONES – Vulcano (2013, Prosdocimi Records)
surfabilly

Ad un solo anno di distanza dall’esordio “iTunas!” tornano i vulcanici Tunatones con dieci brillanti tracce nuove di zecca. Sin dalle prime note della travolgente “El Tiburon” è gioia per le orecchie, allietate da ritmi che sanno di sole, onde e spiagge paradisiache. Non solo surf e rockabilly, ma un frullato di stili, dove spiccano il frizzante rock’n’roll di “Rockin’ The Highway”, il sofferto blues di “Night Has Never Been”, le derive in levare di “Me And My Motorbike”, le atmosfere da mattonella tipicamente sixties di “B.F.D.”, i riuscitissimi strumentali “Honkin’ Horns” e “Take Surf”. Si chiude con un medley che riunisce tre anthem del rock: “Hells Bells” degli AC/DC, “Run To The Hills” degli Iron Maiden ed “Enter Sandman” dei Metallica, fuse assieme con arrangiamenti alla Tunatones, con tanto di sezione fiati a supporto. Del resto il trio veneto non è nuovo ad omaggi di questo tipo: già nel precedente lavoro aveva realizzato una traccia simile dedicata a George Harrison. Con “Vulcano” i Tunatones si confermano al crocevia fra il rock’n’roll dei fifties e la California del decennio successivo, un lavoro derivativo ma assolutamente fresco e gradevole (Claudio Lancia 6,5/10)


morosecampofameMOROSE/CAMPOFAME - Cinque Pezzi Facili vol. 4 (2013, Under My Bed)
slowcore

Come auspicato per il loro disco più recente, “La Vedova d’un Uomo Vivo”, i Morose tornano in pista rispolverando una valevole band esponente del post-rock italiano, colpevolmente relegata e affossata nell’underground genovese e italiano in generale, i Campofame. L’occasione è un doppio Ep di cinque pezzi per band. I Morose propongono brani dallo spiccato senso ritmico come la danza al ralenti con loop di “Musica nelle Valli di Lacrime”, il valzer vegliato da nuvole elettroniche di “Nelle Mie Pagine Bianche”, il tango dimesso con timbri da camera di “Sino a Che”. Il gioiello arriva con i 7 minuti di “La Nuova Caledonia”, una rarefazione assoluta di sospiri in coro, strimpellii e fiotti di clarino, tutto a coalizzarsi in una trenodia luttuosa. Così per la lenta estasi bisbigliata di “Il Desiderio”, con pedale a mo’ di zampogna, ma stavolta in tonalità maggiore (quasi un raggio di sole nella loro cupezza assoluta). I Campofame ripropongono come d’incanto la loro sottile complessità folktronica. La passacaglia di “Nothing Personal” è basata dapprima su echi di suoni inudibili e poi dai trilli barocchi dei mandolini rifratti dall’elettronica. L’ambient-techno ecclesiale di “Attitudes” (uno dei loro picchi) subisce una modulazione misteriosa e si sfalda in riverberi e tremori. La cartilagine di palpiti esili di “Daughter” ambisce a unire razionalità e irrazionalità, o a rendere romantici i timbri più scientifici della musica elettronica tout-court. Split-album che ha classe, per i Morose nell’interpretazione del dolore che - dopo due classici del dark-folk italiano - ancora sa inanellare come tappa di un calvario possibile, e per i Campofame nel miracoloso equilibrio di sostanze soniche. Quarto volume di una serie di mini-Cd patrocinato dalla piccola Under My Bed (Michele Saran 6,5/10)


sursumcordaSURSUMCORDA – Musica d’acqua (2013, A Cup In The Garden)
soundtrack

Sursumcorda è un progetto che fonda le proprie basi sul rapporto fra musica, cinema e cultura. Dal 2007 hanno realizzato sei album ed una decina di colonne sonore destinate a documentari, spot e piccoli film, alcune delle quali hanno raccolto premi importanti di rilievo nazionale. “Musica d’acqua” è un album interamente strumentale che contiene inediti ed estratti di sonorizzazioni composte nell’arco di un anno e mezzo, tutti aventi l’acqua come motivo conduttore. I temi sono stati rielaborati in modo da esaltarne l’identità musicale, donando loro una omogeneità che consente di farli convivere all’interno dello stesso disco. Si tratta di vere e proprie immagini sonore, ideate da una piccola orchestra in grado di maneggiare uno spettro che va dal folk al jazz, alla world music alla scrittura d’autore, puntando sempre sulla ricerca sperimentale e facendo convivere in maniera del tutto naturale strumenti tradizionali ed etnici, acustici ed elettronici. Fra le undici tracce assemblate, spiccano le musiche realizzate per i cortometraggi “Francesco e Bjorn” di Fausto Caviglia (migliore colonna sonora alla rassegna Corti d’Autore 2012 ed a Raccorti Sociali 2011) e “Amir” di Jerry D’Avino (in concorso al David di Donatello) (Claudio Lancia 6/10)


ilrumoredellatreguaIL RUMORE DELLA TREGUA – La Guarigione (2013, autoproduzione)
folk-rock

Se gli Okkervil River volessero fare un tributo a Morricone, e De Gregori sostituisse Will Sheff in un’improbabile formazione, potrebbero forse chiamarsi, per l’occasione, “Il rumore della tregua”. Il trio milanese rivendica infatti una passione per l’Americana più oscura, come si evince subito dall’incedere sepolcrale dell’apertura, “Haiku”. Il meglio sembra però emergere quando l’arrangiamento è più movimentato, e alternato tra sferragliare chiassosi e improvvise schiarite bucoliche (“Revival”, “Confessa il peccato, Harry”; quest’ultima aleggia tra post-punk e folk-rock, con una breve digressione hard-psych), perché con la dinamica si maschera più facilmente la scrittura, spesso “non eccellente” (“La ballata del pignoramento” unica eccezione all’eufemismo). Tutto sommato, un lavoro promettente – ma ci vuole più coraggio (Lorenzo Righetto 6/10)


absoluteredABSOLUT RED - A Supposedly Fun Thing We'll Probably Do Again (2013, Unhip)
alt-rock

“Una cosa divertente che non farò mai più” è il titolo di una celebre opera del compianto David Foster Wallace, uno spietato reportage sui vizi e le cattive abitudini dei partecipanti alle crociere. Di musica, invece, i bolognesi Absolut Red hanno appena iniziato a farne e, come dice il titolo dell'album di esordio, hanno intenzione di andare avanti per un bel po'. La formazione di Sasso Marconi guarda al rock degli ultimi anni, dai Libertines omaggiati in “A Love Story From Outer Space” agli Strokes di “Life In Black And White”, fino agli Arctic Monkeys che appaiono e scompaiono tra le pieghe delle otto canzoni di questo debutto acerbo ma gradevole. Tra temi scottanti – la strage alla Columbine High School in “Sunday” - e fischiettanti reveries (“Bathroom Whsitling”) si arriva alla conclusiva “African Savannah” senza particolari infamie o lodi. Giovanissimi, idee chiare sul tipo di sound che intendono proporre, già possessori di discreta personalità, gli Absolut Red per ora sono una promessa che ci auguriamo venga, tra qualche anno, mantenuta (Fabio Guastalla 6/10)


tugsTUGS – Europa Minor (2013, AMS)
progressive rock

I Tugs sono una cult band del progressive rock livornese, attiva dal 1978 e riunitasi lo scorso anno dopo un lungo periodo di inattività. Il gruppo si è sempre distinto per il forte legame con il teatro, per l’intento di dare una rappresentazione scenica alla musica eseguita sul palco, tanto che il musical ante litteram “Rock in due Atti” portato in scena dal 1983 al 1985 ebbe recensioni molto positive anche su quotidiani nazionali di primissimo livello. Oggi i Tugs danno alle stampe una nuova opera rock, un viaggio musicale che attraversa otto secoli di storia, letteratura e teatro europeo, centrifugando medioevo e contemporaneità, progressive e menestrelli, slanci sinfonici e fine cantautorato, PFM e Branduardi, Le Orme e De André, i Genesis gabrielliani e una vena folk mai completamente sopita. Il progetto ha preso forma attraverso la rivitalizzazione di canzoni nate anni fa ed oggi assurte a vita nuova grazie al lavoro svolto dal nuovo organico salito a ben dieci elementi, una vera e propria piccola orchestra rock, con tanto di violini, violoncelli, mandolini e flauti: un dispiegamento di forze che i Tugs molti anni fa non potevano permettersi. Un sogno che si avvera per la band toscana, un disco che funge anche da colonna sonora di un’ambiziosa rappresentazione incentrata su un’idea umanistica di Europa, tanto per non interrompere il discorso di fusione fra musica e teatro da sempre perseguito (Claudio Lancia 6/10)


dustchurchilloutfitDUST/THE CHURCHILL OUTFIT – Two Night Sixty Miles (2013, autoproduzione)
country-rock, alt-rock

Unione d’intenti per le due band lombarde per confezionare questo “split-Ep”, che dovrebbe mostrare i muscoli di una perfezione sinergica di un bel manipolo di promettenti musicisti. In effetti lo fa, ma purtroppo solo, ancora una volta, sul piano dell’eleganza formale. Per il resto, fa fare un bel passo indietro, per esempio, ai Dust, già autori di un Ep, quella volta solista, se vogliamo più sgraziato, diciamo anche grezzo, ma più volitivo e coinvolgente (“Trees” pare una versione rifinita del loro primo, più acerbo repertorio). In “Two Nights Sixty Miles” prevale invece, come nel titolo, un insipido pellegrinaggio su una Route 66 notturna (non aiutano l’interpretazione testosteronica di “Took My Moon”, l’approccio riffettaro e antimelodico di “Dixie”) , in cui, invece della vitale collaborazioni di due giovani band, pare di assistere alla reunion di beneficenza di due gruppi del passato (Lorenzo Righetto 5,5/10)
Playlist
EDAQ – Dalla Parte Del Cervo (2013, Grand- Mère)
LEF - Doppelganger (2013, Toast Records)
SILENCE, EXILE AND CUNNING - Exù EP (2013, autoproduzione)
TUNATONES – Vulcano (2013, Prosdocimi Records)
MOROSE/CAMPOFAME - Cinque Pezzi Facili vol. 4 (2013, Under My Bed)
SURSUMCORDA – Musica d’acqua (2013, A Cup In The Garden)
IL RUMORE DELLA TREGUA – La Guarigione (2013, autoproduzione)
ABSOLUT RED - A Supposedly Fun Thing We'll Probably Do Again (2013, Unhip)
TUGS – Europa Minor (2013, AMS)
DUST/THE CHURCHILL OUTFIT – Two Night Sixty Miles (2013, autoproduzione)
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