Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 31

di AA.VV.
blunepalBLUNEPAL - Follow The Sherpa (2013, Green Fog)
psych-prog, jazz-rock

Nati nel 2009, i genovesi BluNepal sono un ex quartetto acid-jazz, ora trio con l'amore per gli anni Settanta e il progressive in tutte le sue forme. Questa la presentazione sommaria che campeggia sulla pagina Facebook della band, i cui componenti sono in realtà tre figure chiave della scena alternativa genovese: il tastierista degli Zaal Agostino Macor, il batterista di En Roco, Kramers e Cut Of Mica e fondatore della Wasabi Productions Federico Branca e Fabio Zuffanti, basso di Finisterre e La Maschera di Cera. Una sorta di supergruppo la cui specialità è quella di inquadrare l'universo psych da una miriade di prospettive diverse, battendo qualsiasi via vi porti anche affrontando percorsi per niente lineari. Così “Follow The Sherpa” è un ibrido che ha del geniale nel suo coniugare una miriade di anime sotto il vessillo dei trip e delle allucinazioni, intese però nella loro forma più colta ed articolata. La cavalcata dalle mille forme di “And There Where Three” - tiotolo dal ben poco velato riferimento ai Genesis – è così un tornado che parte su un vento per poi farne incrociare quattro, guardando un po' al prog storico un po' a Canterbury, dove tornano a farsi un giro anche la jazzata “Youzi” e la jam “Fake”. Fra piaghe analogiche e filtri a passa basso, “Rabbit” trova il contatto con la Germania cosmica, mentre più vicini alla cerchia acid sono la sgraziata “Into The Cinema (The Storm)” e la lunga e atmosferica “Morricone”, compimento del lavoro prima della mirabilante cover di “Tomorrow Never Knows” posta in chiusura. Modernariato puro lavorato da artigiani del genere che riprende vita per immolarsi in nuove forme (Matteo Meda 7,5/10)


margarethMARGARETH - Flowers EP (2013, Macaco)
alt-rock

I veneziani Margareth proseguono la loro ricerca stilistica e sperimentale con le quattro composizioni di “Flowers”. Gli 8 Robert Wyatt-iani minuti della title track, loro apice artistico, sono un commovente florilegio di tastiere praticamente senza ritmo (ma dagli esili accenti dub), prossimo all’ambient-techno e dilagante in una coda cosmico-sinfonica, capolavoro del multistrumentista Fabbro. I tre brani brevi non sono da meno. Specie “Asimov”, persino astratto e disgiunto, jazz nello spirito (voce e batteria, ma anche nelle tastiere cinetiche e dissonanti), improvvisamente squarciato da fitte jungle alla Aphex Twin. Lo svolgimento assai libero di “Help You Out” si snoda tra pulsazioni elettroniche, battito quasi drum’n’bass e allagamenti di suono. Chiude l’a-ritmica rarefazione di “Maze”, un anemico canto Tim Buckley-iano su suoni concreti e vibrazioni cupe, un esperimento di pure risonanze misticheggianti. E’, da molti punti di vista, il degno seguito di “Fractals”, e l’ultima, più ammirevole e al contempo intima trasfigurazione della forma-canzone, con pochissimi eguali in ambito italico. Da ascoltare anche per l’elastica sensibilità dei quattro musicisti (anche co-produttori). Primo video di “Help You Out” a cura di Frame By Frame, casa di produzione afferente ai Grimoon (Michele Saran 7/10)


lazydeazy.LAZY DEAZY – Shoreline (2013, Yaiag Records)
alt-pop

Alzi la mano chi di voi, proveniente dal Nord-Est della penisola, non si è sentito rispondere “Ma fate almeno qualche cover? Magari qualcosa di Vasco o Ligabue?” quando si è presentato col proprio gruppo al cospetto di un gestore di un locale con la speranza di fissare – talvolta invano - qualche data in più in calendario. C’è chi non demorde, come i bellunesi Lazy Deazy, che vanno avanti per una strada fatta di canzoni autografe in inglese (ottima la pronuncia) e reminiscenze che pescano a piene mani tanto dai Seventies quanto dal brit-pop e dall’alternative rock che hanno segnato i Novanta mescolando il tutto con un indie rock al passo con i tempi. Progetto curatissimo in ogni suo aspetto, a partire dalla copertina inusuale - tanto simile a quella dei 45 giri –, “Shoreline” contiene cinque brani di presentazione con un ottimo tiro, ognuno con un particolare sapore: si va dall’ipnotica apertura di “Breakout” (tra Noel Gallagher’s High Flying Birds ai Black Keys più sornioni) alla new wave sghemba di “Sevilla” fino al rock avvolto nella Union Jack di “All Tomorrow’s Lies”. Non si perde in chiacchiere neppure “Venice Tonight”, con tanto di cambi di ritmo, mentre la conclusiva “Sometimes” riporta per un attimo i nostalgici in pista di ballo di una indie disco intrufolandosi senza fatica tra un classico dei Pulp e uno dei Killers. Con una prova discografica più completa e compiuta i Lazy Deazy (Luca Brombal, Alessandro Bristot, Federico Caruzzo e Alberto Fregona) ci faranno capire se si accontenteranno di bagnarsi appena un po’ i piedi sulla battigia evocata dal titolo o se sono pronti a tuffarsi e affrontare il mare aperto. Le capacità, come emerge dall’ascolto di questo mini-album, ci sono tutte. (Alessandro Liccardo 7/10)


lesenfants_01LES ENFANTS - Persi Nella Notte (2013, Via Audio)
pop-rock

Era l'anno scorso quando i Les Enfants, curioso quartetto con alle spalle la più classica storia da “amici fra i banchi di scuola”, pubblicava un Ep omonimo senza ottenere particolare clamore ma dimostrando subito una vena melodica impossibile da trascurare. A poco più di dodici mesi e con la chiara mira di completare un album sulla lunga durata in tempi brevi, Marco Manini e compagni tornano con un altro assaggio rapido delle loro suggestioni pop-rock. È il metallofono di Umberto del Gobbo, compagno della batteria per tutte le sezioni ritmiche, a segnare il punto di discontinuità maggiore fra la proposta della band e il generale cameo pop-rock a cui l'italia indie ha abituato fino alla nausea, e a guidare la carica nelle quattro polaroid metropolitane del lavoro. Ma non è tutto: anche la natura di queste ultime trova la sua peculiarità andando a comporre il ritratto di una Milano allucinata, colorata e vivida, ben distante dal grigiore decadente con cui è solito essere dipinta. L' “Intro” strumentale, sorta di omaggio ai Coldplay di “Viva La Vida Or Death And All His Friends”, fa da preambolo al pezzo portante, la crepuscolare “Milano”, già classico nell'ancor restrittissimo repertorio dei Les Enfants. Più organico e diretto l'appello di “Dammi un nome”, mentre la ballata conclusiva di “Prendi tempo” apre le sue porte ad uno spiro di malinconia. Meno interessante una “Cash” che si avvicina troppo ai cliché del classico indie italico: ma nella notte dei Les Enfants, d'ora in poi, speriamo di poterci perdere anche noi (Matteo Meda 7/10)


fojaFOJA – Dimane Torna ‘O Sole (2013, Full Heads)
folk-rock

Il successo straripante di Alessandro Mannarino, sulla cui scia troviamo altre belle realtà romane quali Il Muro del Canto e Ardecore, sta riaccendendo un po’ ovunque la passione per le radici e per le produzioni musicali che risaltano gli idiomi dialettali. Del resto una categoria della Targa Tenco è dedicata proprio a tale filone, segno che esiste un interesse condiviso verso la tradizione, e verso un modo di affrontarla con fare contemporaneo. I partenopei Foja (traducibile con “foga”) si inseriscono con tempismo in tale scenario, producendo un disco che sprizza napoletanità da tutti i pori. Un album solare, come degli Almamegretta improvvisamente felici ed alla ricerca della luce, anche nei vicoli più bui: da qui il titolo. Melodie tradizionali si incrociano con aromi folk/rock del passato e del presente, e il fatto di aver condiviso il palco tanto con Eugenio Bennato quanto con Subsonica e Manu Chao ha portato la band a maturare artisticamente e a sviluppare la capacità di mischiare le carte. Il primo singolo estratto “A malia” è nella colonna sonora del lungometraggio di animazione diretto da Alessandro Rak, “L’arte della felicità”, presentato quest'anno alla Mostra del Cinema di Venezia (Claudio Lancia 6,5/10)


freakoperaFREAK OPERA – Restate Umani (2013, autoprodotto)
songwriting

Freak Opera è un progetto musicale realizzato da Rocco Traisci (voce), Claudio Cesarano (chitarre, piano), Ilaria Scarico (basso, flauto), Mario Paolucci (chitarra elettrica), Giovanni Volpe (batteria e percussioni), Antonia Harper (violino). La loro avventura è partita nel 2010, “Restate umani” ne rappresenta la prima tangibile tappa ufficiale. Un album che si contraddistingue per una moderna forma di cantautorato che affonda le radici nella migliore tradizione di casa nostra. In particolare è ricorrente una certa forma di riverenza nei confronti di Fabrizio De Andrè, vero ispiratore dei momenti migliori: “Pioggia d’agosto”, “Aspettare una rosa” e soprattutto “Morte accidentale di un ladro di quartiere”. I Freak Opera realizzano dieci brevi istantanee, praticamente sempre contenute entro i tre minuti, dove raccontano piccole storie di provincia in maniera intima, alzando un pochino i toni in corrispondenza di “Insegnami a ballare” e “Gli impressionisti”. Una band che ricorre ad una forma artigianale di fare musica, una ricetta che non deve essere dimenticata (Claudio Lancia 6,5/10)


warchildrenWAR CHILDREN – The Rolling Funerals (2013, MiaCameretta Records)
industrial noise

Urla straziate, suoni industriali, deliri apocalittici, paesaggi devastati, strumenti stuprati. Dal magico cilindro di MiaCameretta Records arrivano i War Children, nati dalle ceneri dei Bandwidth. Devastanti ed ipersonici, cercano di mischiare Swans e primi Sonic Youth turando fuori un suono che riuscirà nell’intento di scorticare le vostre orecchie. Così prossimi agli Swans che il cantante / chitarrista del trio ha deciso di soprannominarsi “The Seer”; gli altri due hanno invece scelto i nomignoli “The Son” (basso, voce) e “The Prophet” (batteria). Misteriosamente infernali. Poco rassicuranti sin dai titoli (“Cannibalism”, “Sodoma”, “Dacci oggi il nostro cancro”, “Gli ultimi giorni”, “Apocalypse Yesterday”). Solo per palati forti (Claudio Lancia 6,5/10)


bambooBAMBOO – What’s In The Cube (2013, Bomba Dischi)
industrial pop

Bamboo è un collettivo romano che, utilizzando oggetti riciclati, dà vita a vere e proprie canzoni, da molti classificate come industrial pop. “What’s In The Cube” è un dvd che mostra l’ingegnosa band all’opera, intenta nella creazione di suoni con l’ausilio di segnali stradali, bidoni, bicchieri, catene, chiavi inglesi, pentole, taniche, chitarrine giocattolo, tubi di polivinile, boccioni ed altri utensili. Singolare anche il packaging riutilizzabile: si apre e si rimonta diventando un cubo portaoggetti. L’idea di formare una band risale al 2008, da un’iniziativa di Luca Lobefaro, indirizzata a musicisti che frequentavano un laboratorio sperimentale, incentrato sull’utilizzo di strumenti extra-musicali. “What’s In The Cube” contiene sette tracce, testate nei locali e nelle piazze di mezza Italia. Una musica fondamentalmente percussiva, pronta ad associarsi ora al reggae, ora alla techno, con risultati sempre assolutamente sorprendenti (Claudio Lancia 6,5/10)


rivoltaRIVOLTA - Avere Vent'anni (2013, autoprodotto)
alt-rock

Cresciuti nell'Italia degli anni zero, i Rivolta sono una band di Civitavecchia (parte del progetto Rezophonic) che disegna per terra i segni del rock, per un esordio discografico - l'Ep "Avere Vent'anni" - che è un assaggio di cosa i laziali potranno fare o meno in futuro; affini musicalmente a quei filoni di roccia che più han fatto arredamento in questo decennio (Ministri in "Avere Vent'anni" e "Sentiero" e Muse in "Quando Scende La Notte"), i Rivolta sono acerbi frutti della passione ("Non Importa"), con la voce romanticamente "italica" di Gabriel Maurelli (voce, basso) accompagnata dalla chitarra di Luca Laudi e dalla batteria di Giordano Tricamo. La sensazione è quella di una band cruda e genuina, in effetti esclusa dai movimenti hipsterici di questo periodo, che deve decidere e farci capire cosa vorrà fare dopo i vent'anni (Stefano Macchi 6/10)


virgoVIRGO - L’Appuntamento (2013, Materiali Musicali)
alt-rock

I Papataci, base a Vicenza, nascono nel 2008 e s’impongono all’attenzione locale nel 2010 con il loro primo parto “Virgo”. Forti di quell’esperienza si ribattezzano proprio Virgo quando nella formazione entra il cantante Daniele Perrino. Nel debutto “L’Appuntamento” figurano le aperture teatrali alla Muse di “Il Tempo Della Memoria” e “Non Ti Sogno Più”, con risvolti hard-prog, i boogie acrobatici di “Tre” e “Porto Franco”, la ballata della title track, i grunge ballabili di “Via Saolomone” e “Uomo Celibe”, e persino un lento alla “Could It Be Magic” di Barry Manilow (“La Stanza Dei Colori”). E’ in ogni caso un disco appesantito dalla mediocre produzione e da idee rimasticate, che non esalta l’apporto di Perrino, crooner con esperienze di lusso alle spalle, che invece si sbizzarrisce in registri operistici, virtuosi (quasi Demetrio Stratos qua e là), e black, cercando invano di aizzare gli arrangiamenti. Prodotto dalla band, edito da Materiali Musicali, distribuito da O2. La title track è uscita anche come singolo con videoclip (Michele Saran 5/10)

 

Playlist
BLUNEPAL - Follow The Sherpa (2013, Green Fog)
MARGARETH - Flowers EP (2013, Macaco)
LAZY DEAZY – Shoreline (2013, Yaiag Records)
LES ENFANTS - Persi nella notte (2013, Via Audio)
FOJA – Dimane Torna ‘O Sole (2013, Full Heads)
FREAK OPERA – Restate umani (2013, autoprodotto)
WAR CHILDREN – The Rolling Funerals (2013, MiaCameretta Records)
BAMBOO – What’s In The Cube (2013, Bomba Dischi)
RIVOLTA - Avere Vent'anni (2013, autoprodotto)
VIRGO - L’Appuntamento (2013, Materiali Musicali)
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