Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 32

di AA.VV.

nutNUT - Babylon (2013, Blotch)
post-prog

La sempre interessante Blotch, dopo il lancio degli ottimi Elara, torna ad affacciarsi con il terzo disco dei pisani NUT, quartetto presentato sotto le fuorvianti definizioni di post-rock e progressive ma autore in realtà di una miscela ben più complessa. Si tratta di un ibrido a dir poco inedito, composto da un'ossatura a metà tra post-prog e post-punk e farcita in quantità variabile da articolazioni math, tessiture sludge, esoterismo dark, e sotterfugi rituali. Un festival del malsano che in questo “Babylon” va ad assumere una dimensione trionfale ed epica, quasi cinematografica, a partire dallo splendido artwork che accompagna una raccolta di sette cavalcate dai volti più disparati. Se l'iniziale “Whisper” parte vibrante per poi placarsi e riscoprirsi nel crescendo conclusivo, “Chameleon” si dispiega su un ritmo scarno e deviato, su cui tastiere e chitarra costruiscono i loro ricami in progressivo indurimento, con “Hybris” poco dopo pronta a seguirne le orme. “Daimon” è il paradigma dei Pearl Jam più morbidi trasportati fra onde e sciami, una nebbia sonora che si dispiega solo nel rallentamento progressivo della conclusiva “Addiction”. I due episodi più estraeni al target del gruppo si rivelano pure come i più interessanti e lungimiranti: “The Return” li vede ricostruire la strumentazione a cappella in pura salsa tribale, mentre lo strumentale “(?)” delizia fra giochi melodiosi e saliscendi cromatici assestandosi per l'unica volta dalle parti di certe deflagrazioni post-rock. Tante idee finalmente esposte in forma matura e la dimostrazione di come si possa suonare originali pur prendendo spunto in maniera massiccia ed esplicita dal passato. (Matteo Meda 7/10)


colpirepentiniCOLPI REPENTINI – Arriva Lo Zar Ep (2013, autoproduzione)
alt-pop

Questo quintetto milanese giunge alla prima pubblicazione dopo aver stabilizzato la propria formazione nel 2011 e aver fatto la classica gavetta fatta di molte date dal vivo sui palchi della propria zona di appartenenza. L’idea della band appare essere quella di proporre gli stilemi della canzone popolare italiana tradizionale, rivedendoli ogni volta in una chiave diversa. Si passa, quindi, dall’attitudine gypsy di “Brucio La Città” ai ritmi in levare della title track, dal modern beat di “Butta Giù” al pop-rock più canonico di “Non Ti Ho Persa Mai”, dall’introspezione di “Il Diavolo (Da Lui Si Presentò) all’impronta vagamente jazzy di “Un’Ottima Giornata”. La pasta delle canzoni risulta sempre riuscita e credibile: non c’è mai l’impressione che le interazioni stilistiche siano forzate poiché ogni brano fluisce sempre in modo molto naturale e la sensazione di genuinità e spontaneità è molto forte. Adesso però la band deve riuscire a fare quel passo in più per attirare l’attenzione di un pubblico vasto e che consiste nel realizzare melodie e testi che sappiano colpire in pieno: non che questi due aspetti siano carenti nel presente Ep, ma nemmeno hanno la statura necessaria per stendere l’ascoltatore. I Colpi Repentini sono comunque una band da seguire, perché non è facile trovare un’identità stilistica subito alla prima uscita: assodato che loro ce l’hanno, l’ispirazione melodica e nei testi non potrà che arrivare col tempo (Stefano Bartolotta 6,5/10)


karmaindistorsioneKARMA IN DISTORSIONE – Karma In Distorsione (2013, autoproduzione)
alt-rock

Disco d’esordio per i Karma In Distorsione, trio alt-rock composto da Snerv (voce, basso, synth, chitarre), Biastj (chitarre, cori, synth) e Tarkievitz (batteria, cori). Un mix dove vengono centrifugati gli Afterhours di “Hai paura del buio?” con i Marta sui Tubi di “Sushi e Coca”, il tutto rivisto e corretto in salsa light-punk, con non pochi spunti in parte figli della scuola rap italica, in parte direttamente riconducibili a certo cantautorato sghembo che ci riporta alla mente il Rino Gaetano più stralunato. Parecchi spunti concentrati in otto tracce che si lasciano canticchiare (“La situazione non va!” è lo slogan lanciato dal primo singolo “Senza petrolio”), ma che sanno all’occorrenza anche muoversi elettricamente sinuose (“Vivo a tratti”, “Cani randagi”), fino ad esplodere nelle abrasive invettive dialettali di “I palazz”. L’album è idealmente scindibile in due sezioni: la prima parte più acidamente punk-rock, la seconda più piacevolmente sperimentale, con non pochi inserti electro. A conti fatti uno dei migliori (e più eclettici) autoprodotti ascoltati nel 2013 (Claudio Lancia 6,5/10)


pipersPIPERS- Juliet Grove (2014, Pippola)
brit-folk-pop

Storia e musica da emigranti, quella dei Pipers, colpiti dalla mai sopita fascinazione dei giovani nostrani per la swingin’ London – “Juliet Grove” raccoglie così il testimone di varie band alternatesi sulle copertine dei giornali musicali inglesi di questi anni, sacrificando un po’ stile e personalità per dare spazio a canzoni, però, tutto sommato convincenti. Si profila così un album con legittime pretese, compresa la produzione di Gavin Monaghan (Ocean Colour Scene, Editors, Scott Matthews), un po’ indeciso nel riarrangiare con qualche strumento “folk” il brit-pop di un tempo (“Safe”, “Outside Your Back Door”, “You & Me (Out OF The Darkness)”), o nello strizzare l’occhio al folk-pop più tonitruante, preferendogli una sua versione emo-pop in “Just A Lie” ed evitando accuratamente di calcare la mano in “Sylvia”. Un modesto tentativo più contemporaneo in “Something Wrong”, in area Zulu Winter, ma per il resto un tentativo a metà del guado tra nostalgia e una confronto velleitario con la scena attuale inglese (Lorenzo Righetto 6/10)


paolomicheliniPAOLO MICHELINI Mirror/Half Man (2013, autoproduzione)
ethno-dance

Giunto sugli scaffali insieme a miriadi di altri promo di musicisti per diletto, autoprodotti e privi pure di un ufficio stampa che gli curi la promozione, di Paolo Michelini si sa poco o nulla. Lascia come riferimento un sito che non esiste, si presenta in maniera estremamente umile dichiarandosi “uno che come tanti ha trascorso la sua vita sulle piste da ballo di tutto il mondo” e afferma di essere alla ricerca di una forma di dance che funga da autentico crossover con le forme etniche più antiche di tutto il mondo. Qualcosa che a sentirlo dire ricorderà da vicino il fenomeno new age, ma che a ben pensarci non dista così tanto dalla ricetta che ha reso glorioso Omar Souleyman. Michelini cerca in realtà di unire, nei due dischi consegnati, ritmi basici del clubbing scomposti ai minimi termini a strumenti nativi provenienti dalle tradizioni più disparate. Ne esce un misto orecchiabile e gradevole, che riesce con abilità a tenersi lontano dal kitsch seppur senza riuscire a distaccarsi da un tenore di tipo amatoriale. Michelini si diverte e diverte, non riuscirà forse a coniare la dance del futuro con i suoni del passato (plauso in ogni caso al coraggio), ma fosse questo il livello medio dei “musicisti per diletto”, varrebbe davvero la pena dare un ascolto a tutti. (Matteo Meda 6/10)


australasiaAUSTRALASIA - Vertebra (2013, Immortal Frost Productions)
post-rock

Australasia è il progetto del multistrumentista Gian Spalluto, il cui tipico stile drone-doom si esprime, nel primo Ep “Sin4tr4”, con la melodica “Antenna” la cui trivialità è riscattata da una cavalcata dinamica, in “Retina” e “Spine”, progressioni che affondano nella distorsione shoegaze con accelerazione thrash-metal acrobatica (per poi però accontentarsi di terminare come una semplice base synth-pop). “Scenario” è uno scatto death-noise che mima la recente scena doom-gaze (Deafheaven e collegati), ma incrementato di effetti sonori concreti e ambientali. La cosa migliore dell’Ep, oltre alla presenza del synth (che si esprime al meglio nei venti elettronici del valzer per sole chitarre di “Fragile”) è forse l’assenza di canto, a parte il quasi dream-pop di “Apnea” adornato di gorgheggi femminili. “Vertebra”, primo disco lungo, aumenta impeto, sostrato electro e gorgheggi armonizzanti (“Aorta”), mentre in “Zero” fa emergere il lavoro delle tastiere fino a un duello sonico di distorsioni. “Vestok”, gran connubio concertante di riff hard-rock, elettronica danzante e strumenti acustici, è forse il suo primo picco. “Aura”, “Antenna” e la nuova versione di “Apnea” invece retrocedono al sound degli esordi della 4AD accentuando la componente facile inaugurata da certe zone di “Sin4tr4”. Qualche numero di ginnastica strumentale conduce a “Cinema”, che è invece quieta ma dolente, a tratti fantasmagorica, nella struttura una canonica sonata post-rock. Sulla scia di Vanessa Van Basten per la configurazione di one-man band (ma con interventi di Mina Carlucci, voce e Giuseppe Argentero, chitarra) e di Pelican per lo stile (il nome è preso a prestito dal titolo del miglior disco dei chicagoani), il poco ambizioso albo - affidato alla collaudata tattica della distorsione densa ma dai risvolti eterei - ha intelligenza nella concisione delle durate. Nonostante i riempitivi (forse poteva essere un altro Ep), sono poche e funzionali le ridondanze. Prodotto da Stefano Morabito, apprezzatissimo nei nuovi circoli death-metal (Michele Saran 6/10)


373k373° K - Lontano (2013, autoproduzione)
pop-rock

Già dal curiosissimo nome scelto, da loro indicato come la “temperatura d'ebollizione del pensiero”, i 373° K si presentano come una band decisamente atipica. Indagando un po' sul loro conto, si scoprirà che dietro il nome si cela un classico quartetto rock i cui componenti non sono però gli autori dei brani eseguiti, attribuiti in toto ad un quinto, misterioso elemento, Mattia Millesi, che dal sito pare di dedurre che del gruppo sia il manager. Alla prova dell'ascolto, risulta invece di trovarsi di fronte ad una sorta di potenziali “nuovi Litfiba” (con riferimento alla seconda fase della band di Renzulli), con il cantante Tia Villon pericolosamente vicino per modo di cantare e tipo di voce a niente meno che Luciano Ligabue. Nonostante le premesse non certo incoraggianti, “Lontano”, il secondo disco sulla lunga durata in cinque anni di attività, è un gradevole compendio di pop-rock “all'italiana” che negli anni Novanta o nella prima metà dei Duemila avrebbe riscosso un successo probabilmente copioso. Dodici brani che non spiccano per profondità o complessità, né per un particolare gusto o tenore emotivo, ma semmai per la schiettezza e la semplicità, caratteristiche che piaccia o no restano forse le meno ereditarie della canzone nostrana (Matteo Meda 6/10)


spezialsSPEZIALS - Crazy Gravity (2013, Against ‘em All)
new wave

Dopo un Ep del 2012 di assestamento (per la crew di Against ‘em All), i milanesi Spezials – Giovanni Toscani (chitarra), Marcello Speziale (batteria), Lorenzo Tedeschi (basso), tutti e tre alla voce - debuttano a pieno titolo con “Crazy Gravity”. Lo strombazzato riferimento ad Arctic Monkeys e Franz Ferdinand, pur presente, sta sulla superficie. In generale è piuttosto la nevrosi a farla da padrone, esprimendosi in cadenze tirate, spesso in controtempo e in sincopi mozzafiato, chitarra fratturata e cervellotica memore quasi del post-rock, e in litanie canore nel classico bilanciamento tra glam e scazzo apatico: “Crazy Gravity”, “Futuristic Horse” che tributa lo ska dei quasi omonimi Specials, “On a Nest”, “Shimbone”, con psicodramma David Thomas-iano sullo sfondo, la danza sudamericana di “Morning Dead”, “Horizontal Couch”. Il puro divertimento trova un apice elettronico nello strumentale di “Bass and Drums”. Piena economia sia in entrata (realizzato con un crowfunding da parte di Musicraiser) che in uscita (interamente in free download). Combina, nella sua intensa breve durata, un ventaglio di opzioni che vanno dall’orecchiabilità alla furba imitazione, dalla complessità alla ballabilità. Istinto e grinta da vendere, su tutto. Cameo di Alessandro Tuvo all’elettronica in “Bass and Drums” (Michele Saran 6/10)


revolutionbandR-EVOLUTION BAND – The Dark Side Of The Wall (2013, Wide Production)
rock, jazz

Ci vuole coraggio per affrontare musicalmente un mostro sacro come “The Wall”, distruggerlo e ricostruirlo ex novo secondo una nuova estetica del tutto personale. Vittorio Sabelli, fiatista, arrangiatore e mente della R-Evolution Band, si è lanciato nel pericolosissimo progetto di rivisitare uno dei classici dei Pink Floyd, trasformando completamente le singole tracce. Così il rock sontuoso di Waters e compagnia diventa ora blues, ora jazz, ora hardcore, ora etno, ora electro, una simpatica manomissione che sicuramente farà storcere il naso ai puristi, ma che dimostra la capacità di sorprendere attraverso una personale visione della materia floydiana. Revisioni stilistiche, tematiche, armoniche e ritmiche sono state operate per tutti i brani, facendoli rivivere con caratteristiche completamente differenti. Per completare l’opera, Sabelli ha aggiunto anche delle sequenze scritte di proprio pugno, ennesima sfida nella sfida, che certamente verrà apprezzata da chi avrà la voglia di spingersi a scoprire cosa c’è aldilà del muro (Claudio Lancia 6/10)


cornipetarCORNI PETAR - Novantasei (2014, Maninalto)
alt-rock

Dopo un Ep (“Coming Soon”, 2005), i lombardi Corni Petar - progetto parallelo di Marco Rossi degli Shandon - debuttano con il convenzionale “Ruggine” (Ammonia, 2010). Quattro anni dopo, “Novantasei” è un nuovo conguaglio di stereotipi: nu-wave Bloc Party-iana (“Niente da fare”, “Scusami”), grunge lirico alla Skunk Anansie e similari (“Eternità”, “Estate”), persino plagi della “Balliamo sul mondo” di Ligabue (“Che rischio c’è”, non per niente la più contagiosa, anche se priva di un refrain forte), e - al lato opposto - saltarelli math-rock sciupati dal cantante (“Paura” e una più drammatica alla Fine Before You Came “Un pessimo addio”). Gli unici e imperfetti momenti di pathos stanno nel mezzo dell’album, la frenesia di “Bauhaus”, la più lunga, e soprattutto una “Aria e solitudine” per acustica, tastiere e voce riverberata, quasi un salmo psichedelico che farebbe storia a sé se non fosse appesantita dall’insistito patetismo melodizzante. Un album, prodotto così e cosà (Marco Posocco), con la zavorra tipica del rock medio italiano: l’impeto orbo che più accresce e meno vibra. Artwork di Roberta “birò” Maddalena. Tra i tanti riempitivi anche una cover, "Via del Campo" (Michele Saran 4/10)

Playlist
NUT - Babylon (2013, Blotch)
COLPI REPENTINI – Arriva Lo Zar Ep (2013, autoproduzione)
KARMA IN DISTORSIONE – Karma In Distorsione (2013, autoproduzione)
PIPERS- Juliet Grove (2014, Pippola)
PAOLO MICHELINI Mirror/Half Man (2013, autoproduzione)
AUSTRALASIA - Vertebra (2013, Immortal Frost Productions)
373° K - Lontano (2013, autoproduzione)
SPEZIALS - Crazy Gravity (2013, Against ‘em All)
R-EVOLUTION BAND – The Dark Side Of The Wall (2013, Wide Production)
CORNI PETAR - Novantasei (2014, Maninalto)
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