Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 35

di AA.VV.
donnielybraDONNIE LYBRA – Neon Ep (2014, autoprodotto)
pop-rock

Composta per tre quinti da membri dei Dust, questa formazione dell’hinterland milanese debutta con un Ep di cinque tracce cantate in italiano. Le melodie sono molto nitide e rotonde, il timbro vocale è robusto e espressivo e evidentemente queste caratteristiche sono comuni a centinaia di altri progetti. C’è però un lavoro sul suono davvero interessante, che rende questo progetto meritevole di attenzioni. Le due chitarre e la tastiera realizzano incroci tra loro mai banali e sempre capaci di catturare l’ascoltatore, sia quando accompagnano la linea melodica vocale che quando si alternano a essa. I tre strumenti possono spingere a tutta all’unisono oppure andare e venire creando sbalzi di intensità, possono avere un suono pulito oppure sporco e acido, possono sfoderare riff con melodie ben sviluppate oppure puntare più sulle atmosfere. In tutti i casi il risultato è sempre quello di valorizzare al meglio il songwriting e il cantato. Anche la sezione ritmica propone molte soluzioni diverse, per quanto riguarda la sua intensità, la scelta dei tempi e la preponderanza o meno rispetto al resto del suono, per dare più corpo a esso oppure limitarsi, si fa per dire, a dargli una spintarella. È il caso di ribadire che tutto questo lavoro e questi preziosismi non affogano lo scheletro della canzone, ma gli danno una vitalità intensa e riconoscibile. Un debutto che centra perfettamente il bersaglio quindi, e che mette già tanta curiosità sul prosieguo dell’avventura di questo quintetto (Stefano Bartolotta 7/10)


ugostiglitzUGOSTIGLITZ - Ugostiglitz (2014, autoprodotto)
indie-rock

Il nome è mutuato da uno dei personaggi di “Bastardi senza gloria”, il sound invece fa riferimento al rock'n'roll, opportunamente manipolato (e tradotto in italiano) in ognuna delle quattro canzoni che compongono l'omonimo Ep di esordio dei mantovani Ugostiglitz. Registrato al T.U.P. Studio di Brescia, il breve lavoro custodisce divagazioni pavementiane (“Inutili cose”), impulsi funk e world (“Joko”), blues esplosivi (“La Bomba”) e uno sbarazzino finale pop-rock (“La metamorfosi”). Un esordio incoraggiante, in attesa di ulteriori e più sostanziose conferme (Fabio Guastalla 6,5/10)


allanglassALLAN GLASS – Magikarp (2014, Nova Feedback)
alt-rock, lo-fi

Prima prova sulla lunga distanza per gli Allan Glass, due musicisti piemontesi che producono un vibrante alt-rock, rigorosamente a bassa fedeltà. Suoni che partono dalla semplicità della cameretta e, abbracciando l’immaginario dei Pokemon (Magikarp è il nome di uno di uno di questi personaggi di fantasia), si schiudono in un labirinto psych-noise molto coinvolgente. Programmatico in tal senso il deragliamento strumentale che caratterizza “L’estate non conta pt. 2”, ma anche l’assalto formale di “E’ difficile”. Immaginate i Verdena più abrasivi fusi con certe fantasie acid-dream di My Bloody Valentine e Slowdive ed avrete una buona approssimazione del sound del duo, formato da Marco Matti e Jacopo Viale. Belle saturazioni, testi minimali, qualche oasi di momentanea placidità, un esordio più che riuscito (Claudio Lancia 6,5/10)


remingtonTHE REMINGTON – Italian Market (2014, Electric Spaghetti)
power-pop, alt-country

Tanto power-pop chitarroso e “bandwagonesco” in questo esordio dei lombardi The Remington, tra sentori di un vero “Italian Market” in piena attività nella caciara all’organetto di “Time For Losers” e un’attitudine che ricorda i Wilco più solari di “Summerteeth” e “Being There” (“Wasting Time”, “Leave It All Behind”). Si intrufolano poi schegge di Beatles (il George Harrison di “A Day At Home”) e di brit-pop (la sguaiata corsa per pub di “A Night In The City”). Da apprezzare la compattezza e il crescendo qualitativo dei brani del disco (ottima la finale “Carry On”, interpretata con disinvoltura e un certo dandy-ismo alla Jarvis Cocker), oltre all’esecuzione, compresa una pronuncia finalmente credibile. Unica “pecca” il sound complessivo un po’ sopra le righe, ma qualcuno potrebbe interpretarlo come una componente di fedeltà a un disco ambientato una ventina di anni fa (Lorenzo Righetto 6,5/10)


officinadellacamomillaL’OFFICINA DELLA CAMOMILLA – Squatter Ep (2014, Garrincha)
alt-pop

L’album di debutto de L’Officina Della Camomilla è stato molto discusso e spesso criticato con toni quasi feroci, ma la band ha mostrato di essere impermeabile alle opinioni della critica e sta andando avanti serenamente nel proprio percorso. Alla lineup si sono aggiunti due musicisti esperti come Gaetano Polignano (Record’s) e Anna Viganò (Intercity) e lo scorso febbraio sono state pubblicate queste cinque canzoni. Come era lecito attendersi, il suono è più curato e meglio strutturato, ma rimane intatta l’attitudine giovanilista/provocatrice/saccente data dal timbro vocale e dai testi di Francesco De Leo. Come si sa, è questo l’aspetto che divide maggiormente quando si giudica il valore della band: c’è chi la trova una fastidiosa messa in mostra di vuota sfrontatezza e c’è invece chi apprezza il suo uscire fuori dagli schemi. Comunque la si pensi, va riconosciuto che in questi brani essa è attorniata da idee melodiche e arrangiamenti che la fanno apparire meno fine a se stessa e più in grado di essere un elemento utile a far sì che la riconoscibilità stilistica di partenza sfoci in un risultato interessante e ben costruito. Nelle cinque canzoni ci sono molte soluzioni diverse, dal punto di vista della regolarità ritmica, della pulizia del suono, del suo grado di complessità e tutte si integrano bene con le peculiarità del leader. Magari verrà fuori che in De Leo c’è più talento di quanto si era notato con il primo disco e che bastava solo trovargli un accompagnamento musicale in grado di farne risaltare gli aspetti positivi, cosa che quantomeno con questo Ep sembra essere avvenuta. La risposta definitiva arriverà solo con il secondo album, ma intanto questo è un buon passo in avanti (Stefano Bartolotta 6,5/10)


pugaciovsullalunaPUGACIOV SULLA LUNA – Pugaciov sulla Luna (2014, autoprodotto)
alt-rock

La domanda sorge spontanea: ma chi sarebbe questo Pugaciov? Pare trattasi di un rivoluzionario che nella Russia del 1700 riuscì a riunire venticinquemila ribelli, ma venne giustiziato quando stava per diventare troppo pericoloso per l’impero di Caterina II. Il cognome di costui è stato scelto da una band di stanza a Trento, attiva dal 2012, che vede in Riccardo Pro la figura del principale autore. Questo omonimo Ep rappresenta l’esordio ufficiale del gruppo, ed è composto da quattro tracce decisamente riuscite, tre delle quali cantate in inglese ed una in italiano. Siamo nell’alveo di certo alt-rock anni 90 (“Terra” a tratti ricorda molto da vicino i primi Marlene Kuntz) che sa di lo-fi college (leggi Pavement) e di chitarre tendenti al noise senza strafare. Il risultato finale non lo sento molto distante (almeno nell’attitudine) da certi slanci che stanno facendo grandi i Cloud Nothings, e dal mio punto di vista è un gran bel complimentone. Li aspettiamo al traguardo del primo album (Claudio Lancia 6,5/10)


americansplendorAMERICAN SPLENDOR – Crash (2014, C-Frames Production)
post-rock

Lo “splendore” ineffabile dello spirito che abita la frontiera, che è tale anche dove è entroterra, degli Stati Uniti è dichiaratamente l’oggetto e il soggetto del debutto del progetto di Maria Teresa Soldani, chitarrista torinese e studiosa di cinema, soprattutto americano. Disfacimento e purezza si alternano così nei duetti tra chitarra elettrica e tromba delle sei tracce di questo mini-Lp, il cui titolo richiama ambiguamente film diversi, ma tutti in egual modo riconducibili allo stato d’animo di questo “Crash”. Lo “dice” espressamente la Soldani nella traccia iniziale, “See”, il cui spoken word si libra tra cimiteri di ferraglie e promesse di tempesta (a voi scoprirne la fonte), e poi prosegue secondo questo proemio programmatico fino a quello che è forse l’apice del disco, il racconto Rutili-ano di “Mouth” (voce di Enrico Viarengo dei New Adventures In Lo-Fi), o che almeno rappresenta la canzone più “completa” del disco. Intorno a questo brano si sviluppa poi il vertice emozionale di “Crash”, ripreso dal gioco di poche corde anni 90 di “Blissed Out” (momento un po’ raro di dinamismo nel disco), seguito con un filo di stupore dalla tromba. “Crash” si avvia poi a una conclusione forse più piana del resto del disco, con la solo suggerita progressione post di “Laminates”. Nonostante i momenti meno accesi, emotivamente, lo stato d’animo e l’apparato “visuale” del disco rimangono sempre molto chiari, senza voli pindarici ma anche senza quei pochi gesti dirompenti che avrebbero forse discostato “Crash” dall’immagine di un bel tributo (Lorenzo Righetto 6/10)


elektraELEKTRA - Dopo Mezzanotte (2014, autoprodotto)
pop-rock

I milanesi Elektra esordiscono sulle scene con l'Ep “Dopo Mezzanotte”, composto da cinque brani autografi più la cover di Vasco Rossi “Portatemi Dio”. La formula è quella del più classico pop-rock in italiano, senza scivoloni stilistici né particolari spunti degni di nota, mentre i testi delineano una sorta di concept sui fumetti di Dylan Dog. La carrellata di brani offre pezzi tirati (è il caso del singolo “Tu grasso bastardo”) a lievi ballate sulla falsariga de Le Vibrazioni (“E”). Un disco che si lascia ascoltare, e niente di più (Fabio Guastalla 6/10)


bluoltremarteBLUOLTREMARTE - Spomenik (2014, autoprodotto)
alt-rock

Il quartetto laziale dei Bluoltremarte debutta con “Spomenik”, una raccolta di dolenti ballate grunge Peal Jam-iane zeppe di stereotipi, a iniziare dai testi criptici alla Marlene Kuntz e alla Carmen Consoli, infarciti dei risaputi lemmi “lei”, “noi”, “la realtà”, “immagine”, “indifferenza” etc., e ovviamente cantati con un timbro canoro sentito centinaia di volte nel suolo italico. Tutto ciò purtroppo s’impone nei momenti di reale dramma pennellati dalla band, come strilli acid-rock (“L’ora in cui”), riff tuonanti (“Tragica commedia”) e cadenze cingolate (“Folk-Loro”), e finisce per far suonare le canzoni come poco arrangiate, improvvisate, o proprio appena sbozzate. La venuta del Teatro Degli Orrori non sembra esserci mai stata per i quattro, piuttosto afferenti alla decrepita scuola dei Timoria. Primo video e singolo già circolante nel 2013: “Bachi” (Michele Saran 5/10)


plasmaexpanderPLASMA EXPANDER - Live3 (2014, Brigadisco et al.)
avant-rock

Dopo aver dato un sofisticato contributo al revival psichedelico internazionale con il loro terzo “Cube” (2013), i sardi Plasma Expander si radunano nuovamente in studio per “Live3”, per sfruttare fino in fondo l’ondata felice del momento: le nuove versioni di “Beacon” e peggio ancora “Exploder” puntano tutto sull’improvvisazione galattica della chitarra ma perdendo l’aspetto alieno dell’elettronica, mentre paradossalmente “Why Not” e “Hands in Your Guts”, mediocri nella loro versione originale (dal secondo “Kimidanzeigen”, 2010), qui acquisiscono vibrazione di tempi complessi e di esuberanza danzante. Un minimo di elettronica la ritrova in chiusa l’inedito “Otra Vez”, un breve acid-rock strumentale che aggiunge poco. Non vi è retorica in questo live in studio, tutto basato sulla presa diretta, niente overdub, niente applausi, nel suo impianto duro e puro che però non evidenzia a dovere l’ambizione extra-sensoriale. Co-prodotto con Wallace, Villa Inferno, Here I Stay, HYSM? e Bloody Sound Fucktory. “Otra Vez” è uscito poco dopo come maxi-singolo con una sporta di remix (Mattia Coletti, Simon Balestrazzi, Luca Ciffo, etc) (Michele Saran 5/10)

 

Playlist

DONNIE LYBRA – Neon Ep (2014, autoprodotto)
UGOSTIGLITZ - Ugostiglitz (2014, autoprodotto)
ALLAN GLASS – Magikarp (2014, Nova Feedback)
THE REMINGTON – Italian Market (2014, Electric Spaghetti)
L’OFFICINA DELLA CAMOMILLA – Squatter Ep (2014, Garrincha)
PUGACIOV SULLA LUNA – Pugaciov sulla Luna (2014, autoprodotto)
AMERICAN SPLENDOR – Crash (2014, C-Frames Production)
ELEKTRA - Dopo Mezzanotte (2014, autoprodotto)
BLUOLTREMARTE - Spomenik (2014, autoprodotto)
PLASMA EXPANDER - Live3 (2014, Brigadisco et al.)

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