Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 39

di Stefano Bartolotta, Michele Saran.
elkELK – World (2014, autoprodotto)
dream-rock

Questo disco rappresenta il debutto per gli Elk, ma i membri della band hanno già avuto esperienze passate e alcuni di loro hanno anche già suonato insieme in altri progetti. La proposta del quintetto è un rock sognante e d’atmosfera, di quelli che puntano prevalentemente sulla morbidezza e su arpeggi di chitarra rotondi. La voce femminile contribuisce a dare questa sensazione d’insieme, ma il pregio più importante degli Elk è quello di non rimanere statici sulle suggestioni date dalle rarefazioni rock, ma di scegliere, all’interno di esse, dei momenti ben mirati in cui spingere sull’acceleratore, senza che questi aumenti improvvisi di intensità risultino slegati dal contesto e riuscendo invece a rendere il disco più interessante e coinvolgente. Piace poi la pura bellezza estetica del disco accoppiata con una grande naturalezza espressiva: i suoni, le diverse linee melodiche e la voce sono belli nel significato assoluto del termine e nonostante l’ambizione che pervade tutto il lavoro, ogni momento appare il frutto di una spontanea e genuina espressione artistica. Un ascolto pieno di spunti nei quali è bellissimo perdersi, perché ovunque si finisca, viene facile lasciarsi andare e provare un piacere proprio edonistico (Stefano Bartolotta 7,5/10)


partyinaforestPARTY IN A FOREST – Ashes (2014, New Model Label)
indie-pop-rock

Questo trio romano propone un indie-pop-rock con un timbro vocale che ricorda quello di Julian Casablancas ma con una parte musicale più morbida e varia rispetto a quella degli Strokes. Le canzoni offrono ogni volta combinazioni diverse a seconda che, da un lato, lo spettro emozionale sia più votato alla serenità o all’introspezione e, dall’altro, il suono sia più elettrico o più acustico. Dal punto di vista della scrittura in sé, c’è una certa aderenza alla forma canzone tradizionale, ma non certo rigida, perché a un certo punto ci si stacca dall’alternanza strofa – ritornello, spesso sul finale del singolo brano. Va detto subito: questo è un ottimo disco, che sa essere immediato e colpire al primo ascolto ma non certo grazie a espedienti facili o al ricordare eccessivamente certi nomi popolari. Come si diceva, infatti, questi ragazzi cercano di esplorare diversi territori musicali e emotivi e mettono tutto insieme con coerenze stilistica e un’ispirazione compositiva più che buona. Tocca tirare fuori un vecchio adagio: se fossero britannici sarebbero già sotto i radar delle più importanti riviste d’Oltremanica e di loro si parlerebbe tra tutti gli appassionati europei, invece anche noi stessi arriviamo a parlarne con qualche mese di ritardo pur avendoli in casa. Auguriamoci che riescano semplicemente a ottenere la diffusione che meritano e intanto ne consigliamo spassionatamente l’ascolto (Stefano Bartolotta 7/10)


ecoleducielECOLE DU CIEL - Heartbeat War Drum (2014, Already Dead et al.)
avant-rock

Power-trio di Bari, Ecole Du Ciel debutta con il convenzionale emo-screamo dell’Ep omonimo (2013). In “Heartbeat War Drum” le progressioni si allargano e le coscienze si espandono, anzitutto nei pezzi brevi, introdotti da un’invocazione corale (“Forever Up There”): dai 2 minuti di tuoni e fulmini shoegaze di “From My Farthest Shores” e gli accordi schitarrati su ritmo tribale di “Stars Feed On Fire”, alla pacifica sonatina di accordi psichedelici, basso liturgico e accompagnamento lounge di “Wheelboat”. I momenti allungati sono però il pezzo forte, come i quasi 7 minuti della title track, un crescendo sismico fatto di pattern tribale insistente e un motto urlato in lontananza, avvolti da una ambience brumosa. La mini-suite di chiusa, “Dead Leaves”, all’inizio è una versione pulsante di “Wheelboat”, quindi sfuma in un corale grave e riprende in un concerto per muri di accordi estatici. Vibrante ibrido di hardcore e psichedelia che si esprime senza intralci, gli strepiti della voce non allagano il suono e anzi si limitano a qualche comparsa che incita le cadenze e le distorsioni, la concisione evita le ridondanze tipiche del genere. Lavorio alla chitarra (Savino) valido, ottimo quello alla batteria (Dilfino). Prodotto dalla statunitense Already Dead con V4V (Michele Saran 6,5/10)


ferbegyFERBEGY? - Soul Echoes (2014, Riff)
alt-rock

Di Bolzano, il quartetto dei Ferbegy esordisce con un mini-Cd - “What If Trees Could Speak” (2010) - all’insegna di calorose e raggianti ballate post-grunge alla Counting Crows (notevoli il rock’n’roll pianistico di “Nothing to Fear” e l’hard-rock vecchio stile di “Mary Ann”). Nel primo lungo “Soul Echoes” invece cambiano formato e atmosfera. Le composizioni si allungano fino a incorporare contrasti e chiaroscuri, e trovano un apice nei 10 minuti di “Swan”, uno dei capolavori del rock italiano 2014, un pigro e afono cantico slowcore in stile talking-blues che s’innalza emotivamente per qualche istante, ma perlopiù si crogiola nella sua inerzia di pause e sottili venti elettronici. Sulla falsariga è “You”, timida e funerea con sottofondo lounge d’organo e spazzole. Idem per la doppia “Ocean Wide”/“Summer Has Ended”, che annovera altre due perle: una nebbiosa sonata semistrumentale per pianoforte e un recitativo operistico accompagnato solo da tocchi distanti e tremuli brusii -, il cantico gotico di “Horizon” e il rarefatto ritmo sincopato con voce distante e chitarra sciabolante di “In the Morning”. Prodotto dalla band, mixato da Carmelo Giacchino e Fabio Sforza (master in Inghilterra), un concentrato di eterea poesia che ambisce a trasformarsi in poema sulla caducità delle cose. Le sue colonne portanti: il contralto intenso di Anna Mongelli, anche a pianoforte e tastiere, e la chitarra duttile di suo fratello Dario, anche all’elettronica (Michele Saran 6,5/10)


oceansonthemoon.OCEANS ON THE MOON – Tidal Songs (2014, New Model Label)
dark-electro-post-rock

Questo duo arriva al proprio disco di debutto con il progetto attuale, ma ha già lavorato insieme a tante altre cose fin dalla fine degli anni Novanta. Queste 8 tracce vogliono unire un’estetica dark alle forme espressive date da un’elettronica moderna e volutamente fredda e con derivazioni post-rock. C’è un’alternanza di brani cantati, con melodie piuttosto chiuse e sfuggenti in modo da mettere in primo piano le suggestioni sonore più che il songwriting, con altre tracce strumentali dal suono e dalle melodie più rotonde ma sempre piene di tensione emotiva. Il disco nel complesso mostra una buona capacità dei due musicisti nel raggiungere lo spettro emotivo voluto dal punto di vista del suono, con arrangiamenti sempre ben congegnati e in grado di dare un risultato finale coinvolgente; il difetto, invece, è nella parte vocale, che non riesce affatto a raggiungere l’espressività di quella musicale. Se sapranno migliorare da questo punto di vista, gli Oceans On The Moon potranno fare grandi cose in futuro, e già ora meritano di essere seguiti perché mostrano buona personalità e con gli strumenti ci sanno già fare (Stefano Bartolotta 6,5/10)


punkillonisPUNKILLONIS – L’Eclissi (2014, Pick Up Records/Bella Casa Music)
rock

Terzo lavoro per questa band sarda attiva dal 2000. L’idea alla base del disco sembra essere quella di voler far interagire tra loro una parte musicale squisitamente punk-rock con un cantato alla CCCP. Il fatto che ci siano 16 canzoni per soli 40 minuti di durata totale dà l’idea della semplicità e della voglia di immediatezza di tutti i brani e, di conseguenza, del disco. Si sente anche che la band non è certo alla prima esperienza, perché nonostante la semplicità di cui sopra, si sentono perizia e spigliatezza dall’inizio alla fine. L’album scorre solido e compatto per tuta la durata e si ascolta con grande facilità, nonostante l’idea di base non sia certo una strada percorsa da molti oggigiorno. Azzeccati anche i testi, che non raccontano storie compiute ma che puntano sulle suggestioni date da singole situazioni o da una serie di proclami, senza mai cadere nel banale o nel retorico o nell’eccesivo nonsense. Insomma, la sensazione che traspare dall’ascolto è quella di un gruppo di musicisti esperti che sa ancora divertirsi e divertire senza eccessive pretese ma cercando comunque una propria identità (Stefano Bartolotta 6,5/10)


litioLITIO – Con La Semplicità (2014, Vollmert)
pop-rock

Parla da solo il titolo di questo secondo disco dei piemontesi Litio: i brani sono tutti molto immediati, aderenti alla forma canzone tradizionale e hanno facile presa su qualunque ascoltatore. C’è ovviamente modo e modo di fare le cose semplici e la forza di questa band è quella di puntare su stili musicali diversi tra un brano e l’altro senza che il disco appaia come una raccolta casuale di episodi slegati tra loro. Si punta sulla pura elettricità rock in “16 Anni”, su tempi in levare in “Mamacita”, sul dinamismo delle linee di chitarra che vanno e vengono unito a una ritmica rallentata in “Non Capisco”, su un’impostazione quasi cantautorale in “Per Me È Bus” e così via. Mezz’ora e il disco è già finito e ci si sente di aver compiuto un piccolo viaggio tranquillo ma sempre pieno di vibrazioni positive attraverso luoghi magari non memorabili ma sempre piacevoli e mai banali (Stefano Bartolotta 6,5/10)


nonNON - Sacra Massa (2014, Garage)
new wave

I NoN pervengono al debutto “Sacra massa” nel 2014, un breve ma virulento albo incorniciato da due gioiellini dell’industrial italico: la danza macabra di “La fine del mondo” intervallata da recitativi e distorsioni, che si chiude in un allungato gorgo di feedback, e “L’uomo che sarà”, una piccola cerimonia scalpellata da un battito elettronico che riporta persino a Type O Negative e Christian Death. Nel mezzo, i boogie martellanti di “La farfalla sul mirino” e “Lo spettro delle possibilità”, e l’elogio delle distorsioni di chitarra, liturgiche in “Peccato” e drammatiche in “Un’altra notte”, fungono da impeccabile raccordo. Ultima di una serie di vicissitudini - che data persino ’93 - per i fiorentini Andrea Zingoni (voce e chitarra), Massimiliano Leggieri (basso) e Alvaro Buzzegoli (batteria), tra cui il parente diretto Non Violentate Jennifer con Zingoni al synth (Ep omonimo nel 2013). Salta sul carrozzone Teatro Degli Orrori ma ispessendone la matrice oscura e la nevrosi, compattandone la retorica ed espungendone l’ideologia. Esiti fiochi nelle litanie della voce. Video: “Peccato” (Michele Saran 6/10)


bastardsonsBASTARD SONS OF DIONISO - Bastard Sons Of Dioniso (2014, LP & Friends)
alt-rock

Tutti, ma proprio tutti gli ingredienti dei trentini Bastard Sons Of Dioniso si ritrovano all’ennesima potenza nel quinto disco omonimo, sesto contando il galeotto Ep “L’amor carnale”, che li lanciò nel 2009 nel talent X-Factor. Progressioni e cambi di tempo, sottili effetti di produzione, armonie vocali, carica emo-core. E’ un nuovo gioco a vedere quale di questi prevarrà, ma la sorpresa è l’omogeneità raffinata, a partire dall’attacco gospel di “Bestia tra il bestiame”, poi scattante power-pop, gli estatici intervalli acustici di “Denti”, gli archi che mimano la “Bitter Sweet Symphony” dei Verve in “Trincea” (anche primo singolo), il coro paesano che apre e chiude “Precipito”, l’elettronica discotecara che percola tra le schitarrate di “Ti sei fatto un’idea di me”. Il loro parto più didascalico ed egocentrico: lo provano anche canzoni che spingono al parossismo la sciatta scrittura, coma il grunge “ecologico” di “Iodio a Milano” e la filastrocca da Quartetto Cetra accompagnata dai Foo Fighters di “Cassandra”. “Ti sei fatto un’idea di me” è di Bugo in persona, già presentata nel 2013. Contributi dello GnuQuartet e del Coro Costalta. Ghost track a sorpresa (Michele Saran 5,5/10)


vernerVERNER - Fiori dal Limbo (2014, La Pupilla)
songwriter

Secondo lavoro per Gianandrea “Verner” Esposito, “Fiori dal Limbo”. Muzak italiota concepita e suonata con gran classe, che talvolta migliora il tardo Franco Battiato (“Tutti questi anni”, gli effetti elettronici e i ritmi da discoteca di “Cose semplici” e “Di noi due”, “Con le migliori intenzioni”), e talaltra espone sovratoni intellettuali alla Francesco Guccini (“Terra dei miracoli”, “Non ci siamo per nessuno”, “Portami in giro”), a sconfinare nei toni luminescenti della title track. La vera perla è però l’acustica e cameristica, Fabio Concato-esca “Giorno di riposo”. Seguito di “Il mio vestito” (2009); profluvio di musicisti e collaboratori - Simone Cavina alla batteria (Junkfood) e Luca Nicolasi al basso (Beatrice Antolini), più Giacomo Fiorenza (Colapesce), Mujura (Eugenio Bennato), Bruno Germano (Settlefish), Domenico Stanieri (Joycut) - dosato morbidamente. Co-prodotto con A Buzz Supreme (Michele Saran 5/10)
Playlist

ELK – World (2014, autoprodotto)
PARTY IN A FOREST – Ashes (2014, New Model Label)
ECOLE DU CIEL - Heartbeat War Drum (2014, Already Dead et al.)
FERBEGY? - Soul Echoes (2014, Riff)
OCEANS ON THE MOON – Tidal Songs (2014, New Model Label)
PUNKILLONIS – L’Eclissi (2014, Pick Up Records/Bella Casa Music)
LITIO – Con La Semplicità (2014, Vollmert)
NON - Sacra Massa (2014, Garage)
BASTARD SONS OF DIONISO - Bastard Sons Of Dioniso (2014, LP & Friends)
VERNER - Fiori dal Limbo (2014, La Pupilla)

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