Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 40

di AA.VV.

goldalinemydear_01GOLDALINE, MY DEAR – Pretend The World Is Funny And Forever (2014, Stop/Mixtapesimade)
alt-folk

Vanno sicuramente perdonati i dieci anni e passa di ritardo con cui sta nascendo in Italia una generazione di cantautori che guardano all’Americana post-nineties di Bright Eyes, Carissa’s Wierd e Rocky Votolato, perché già Threelakes e New Adventures In Lo-Fi hanno regalato lavori più vitali e interessanti di molto revivalismo muffoso di altri connazionali. Tocca ora a Goldaline, My Dear esordire con un Ep lungo (ma sintetico nei suoi circa diciassette minuti di durata) in cui si esprime con grande freschezza melodica e una pregevole istintività negli arrangiamenti, spaziando dal bozzetto appena accennato e adolescenziale di “Goomah” ai Neutral Milk Hotel di “How Are Things?” (omaggiati anche nel moniker di Davide Ramilli, riminese). Minimalista nelle suggestioni (la breve elegia di “Get Off That Tank, Michael Dukakis”) ma sempre ispirato, Davide sa guardare avanti rispetto ai suoi riferimenti con il trasporto alla Hey Marseilles! di “Jake ‘The Snake’ Roberts”. Un’ottima scoperta (Lorenzo Righetto 7/10)


novantaNOVANTA - Best-Selling Dreams (2014, Seashell Records)
shoegaze, elettronica

C'è qualcosa di fascinoso e sfuggente nelle otto tracce che compongono “Best-Selling Dreams”, ultimo lavoro del siciliano (ma trapiantato a Milano) Manfredi Lamartina, da anni attivo con il moniker Novanta. Difficile dire se questo qualcosa si annidi nei fitti feedback chitarristici disegnati dal compositore, se sia una questione invece di atmosfera complessiva oppure se il tutto debba essere ricercato piuttosto nella sorprendente mutevolezza del comparto ritmico, fatto sta che l'esperienza d'ascolto regalata dall'album (pubblicato in cassetta dal prezioso lavoro della Seashell Records) si rivela in fin dei conti tutt'altro che banale. Impostato essenzialmente sull'ottimo lavoro di chitarra di Lamartina, capace di dosare il proprio talento in un'interpretazione della materia shoegaze lontana da facili calligrafie, successivamente corredato di un parco ritmi e di una strumentazione che porta a convincenti ibridazioni ora quasi di ambito wave (in “Windows” sembra quasi di poter percepire la poesia surreale dei Lovesliescrushing), ora di stampo addirittura techno (il potente assetto di “2young2die”), il disco viaggia tra sensazioni e umori, sfoderando un controllo dell'emozione tutt'altro che scontato. Voci perse nella nebbia dei ricordi (interessante l'utilizzo della sovra-incisione) e fraseggi ovattati infine non fanno che accentuare la grande carica emotiva dell'opera, mettendo in luce un artista da scoprire e da seguire (Vassilios Karagiannis 7/10)


letlovinLETLO VIN - Songs for Takeda (2014, autoproduzione)
folk

Il milanese Letlo Vin pubblica il disco di esordio dopo una serie di date live che l'hanno visto affiancare nomi di peso Umberto Maria Giardini, Adriano Viterbini ed Emiliana Torrini: un'opera che poggia su chitarra acustica e la (convincente) voce del cantauotore lombardo, e nella quale al folk di stampo americano si affiancano vibrazioni rock'n'roll e vaghi accenni soul, solcando talvolta spazi vicini a Johnny Cash, nei passaggi più estroversi non lontano dalle soluzioni dei Mumford & Sons. “Songs for Takeda” si presenta dunque come un piccolo campionario di brani che si disvelano attraverso atmosfere raccolte, timbro caldo, melodie cristalline. Nel complesso un album gradevole. Da tenere d'occhio (Fabio Guastalla 6,5/10)


santamuerteSANTA MUERTE – Age Of Sorrow (2014, MiaCameretta Records)
psych-rock

Uno degli ultimi colpacci di MiaCameretta Records è il primo Ep dei Santa Muerte, trio proveniente dalla provincia di Bari formato da Vincenzo Dalessio (batteria, voce), Vito Mannarini (chitarre, voce) e Dino Tagarelli (basso). “Age Of Sorrow” è un bel concentrato di suoni lisergici che pescano a piene mani dagli evergreen dello psych-rock, con le radici ben piantate nei tardi anni 60. Già l’ascolto della prima traccia, “Looking Through The Grave” è sintomatica delle cinque brevi composizioni che danno vita a questo riuscito esordio. Fra 13th Floor Elevator, Doors, Pink Floyd e lievi derive surf, ci sfreghiamo le mani in attesa dell’agognato primo full length, che se manterrà questo spessore qualitativo potrebbe configurarsi come un classico psichedelico dei nostri giorni (Claudio Lancia 6,5/10)


friedrichmicioFRIEDRICH MICIO - Friedrich Micio (2014, autoproduzione)
progressive

Pietro Pontini e Matteo Minotto, due dei fondatori dei Franzoni, anche supporto al pop di Alberto Gesù, fondano il progetto parallelo Friedrich Micio con l’aggiunta di Enrico Milani. Ne risulta una passerella di schizzi strumentali improvvisati per violino, violoncello, fagotto, oggetti e percussioni amatoriali, in cui spesso timbri e movenze sono portati all’estremo con padronanza e cognizione di causa (ma ahimè sciupati da una poverella produzione), e sempre generati da ottime introduzioni di caos calmo. Lo provano fantasie baroccheggianti e latineggianti come “Brigate rose”, jazz di strada come “Gente che è andata a Barcellona” e “Autostima gonfiabile”, e la serie di sonate dadaiste con giocattoli (“Detergente neutro”) e voci (“Posti riservati”, la vorticosa e fratturata “Inbarazanti emozzioni”). Non tutto è essenziale, ma almeno i pregevoli sovratoni orientali che mutano in swing Lynch-iano con violino country di “Tante vernici”, e la fuga vivaldiana con campanelli di bici di “XLIV gatti”, si distinguono. Ha le forme di un divertissment di algida puerilità, sotto sotto però macina Stravinskji e le merry melodies di Carl Stalling, gli Univers Zero e i Quintorigo, e flirta con le cacofonie, i tempi irregolari e le musiche dal mondo, non ultimi gli stornelli medievali. Registrato, com’era prevedibile, in presa diretta. Free download ma anche copie numerate con confezione serigrafata (Michele Saran 6,5/10)


braschijdfosterBRASCHI & JD FOSTER – Richmond Ep (2014, Brutture Moderne)
songwriting

Federico Braschi decide di dismettere il moniker Lui Sono Io e di presentarsi da ora in poi semplicemente con il proprio cognome, ristampando anche il disco dell’anno scorso proprio includendo la nuova ragione sociale e allo stesso tempo aprendo questo nuovo lavoro con il riadattamento di “Santa Monica”, già presente nel disco precedente. Questo Ep, però, è importante per l’autore anche per la caratura degli artisti con cui ha lavorato: l’opera è realizzata interamente con il produttore JD Foster e vede la partecipazione di un paio di membri dei Calexico, ovvero Joey Burns e Jacob Valenzuela. Le cinque canzoni si muovono essenzialmente su un doppio binario: un’influenza De Gregori-ana, infatti, si compenetra con la tradizione cantautorale americana, con gli ospiti du cui sopra che alcune volte affiancano o sostituiscono l’italiano di Braschi con il loro inglese, facendo sì che ci sia mescolanza anche nei due idiomi linguistici, con un tocco alla Rem in “Old Stone Bridge”. Il tutto funziona piuttosto bene, le diverse influenze interagiscono tra loro con grande naturalezza e si capisce che in questo lavoro ci sono vera passione e allo stesso tempo padronanza della materia musicale che si sta trattando. Manca però un guizzo importante, un brano che colpisca e conquisti senza appello: le quattro canzoni scorrono bene e l’ascolto è piacevole ma ancora non si sale al livello superiore. Si tratta del classico momento di passaggio, preparatorio di una nuova fase e di qualcosa di più importante e, da questo punto di vista, la missione è perfettamente riuscita. Nulla vieta di immaginare che, con il tempo, Braschi saprà far innamorare di sé in questa nuova veste (Stefano Bartolotta 6,5/10)


sergeanthamsterSERGEANT HAMSTER – Sergeant Hamster (2014, Tone Deaf)
hard-rock, stoner-psych

Già presenti nel tributo ai Black Sabbath “Hands Of Doom”, pubblicato un anno fa dalla Mag-Music, i palermitani Sergeant Hamster approdano al primo album ufficiale. Attivi dal 2007, e protagonisti in passato di un demo autoprodotto e dell’Ep “Star Messenger”, i ragazzi si ispirano tanto a gruppi di portata intergenerazionale, come Black Sabbath, Hawkwind e Blue Cheer, quanto ai protagonisti del più recente filone stoner-psych-doom, vedi Kyuss, Fu Manchu e Nebula, senza disdegnare qualche puntatina verso lo space-rock interstellare ed il grunge luciferino degli Alice In Chains. Nelle dieci tracce di “Sergeant Hamster” si colgono i risultati di questo mix, per un disco estremamente compatto, nel quale le chitarre ricoprono il ruolo di grandi protagoniste. La line-up attuale è composta da Simone Trombino (voce), Giorgio Trombino (chitarre, flauto, synth), Silvio Punto (basso) e Claudio Mangiapane (batteria) (Claudio Lancia 6/10)


delsacelesteDELSACELESTE - Le Orme dei Miei Passi (2014, New Model Label)
songwriter

Il cantautore milanese Marco Del Santo debutta con l’Ep “Sogni di Sabbia” (2006), ancora incerto (specie nel canto), nonostante una neoclassica title track. Con il varo del nick Delsaceleste l’autore ingrana la marcia e sforna dapprima “Io come… la voce delle stagioni” (2008), che dimostra un’apprezzabile crescita, specie negli arrangiamenti appena velati di trascendenza, e con cui si assesta sulle ballate moderne (ma anche sugli strumentali come le due parti di “Gocce di cielo”), e quindi il concept “gucciniano” “La fabbrica dei ricordi”, forte di nuove licenze stilistiche. Il terzo “Le orme dei miei passi” tradisce una latente schizofrenia tra dispensabili brani adolescenziali (il pop guidato dal violino di “Contraddizione”, il vaudeville pseudo-country di “Spazi immensi”, una “Dolce solitudine” che scimmiotta il periodo sudamericano di Fabio Concato, etc.) e brani adulti d’altra caratura come i nuovi strumentali (la sontuosa nebula acustica del preludio “Ek 092”, la sonata piano-violino e rombo di sottofondo di “Pensieri in volo”), ma anche la ballata stordita di “Non rischiamo di scadere”, quella cameristica di “Titoli di coda” e quella Battiato-esca senza batteria della title track. Accomuna e vince in ogni caso quella semplicità manierista, insistita nel canto sovrainciso e nelle ampie, ostentate armonie vocali, che mostra anzitutto il cuore. Scritto con Fabio “Giovanni Fugazza” Testa (illustrazioni di Jacopo Silvestri), ispirato da un viaggio in terra australe (Michele Saran 6/10)


dilisDILIS – L’alba Negata (2014, autoprodouzione)
songwriting

Dopo l’album d’esordio “Nulla da capire”, pubblicato nel 2011, e la partecipazione a “Simmetrie”, il tributo agli Scisma nel quale rilesse “L’equilibrio”, ritorna Pietro Di Lietro, in arte Dilis, con un Ep contenente quattro fragilissime composizioni. A volte rivestite di arrangiamenti voluttuosi, come nel caso della title track, che mette subito in evidenza violino e chitarre in maniera diretta, a volte lasciate in uno stato di maggiore nudità, come nella conclusiva acustica “Lontano da tutto”. Una forma di moderno cantautorato che non vuole mai scadere nel tedio e nei déjà-vu. Accanto a Pietro (che si occupa di voci e chitarre), la band è completata da Roberto Cirillo (chitarre e synth), Dario Patti (violino) e Vincenzo Miele (batteria). Quello di Dilis è un nome che ambisce ad occupare spazi importanti accanto ad altre personalità che si sono imposte negli ultimi anni, quali Colapesce o Brunori SAS. “L’alba negata” è un ponte lungimirante verso il prossimo lavoro, che potrebbe definitivamente affermarlo all’interno del panorama nazionale (Claudio Lancia 6/10)


morningteaMORNING TEA – Nobody Gets A Reprieve (2014, Sherpa)
alt-folk-pop

Il new acoustic movement italiano si arricchisce del progetto Morning Tea, moniker di Mattia Frenna, cantautore dell’hinterland milanese. Parte subito col buon bossanova di “Peckinpah”, sebbene si percepisca già lo scarso spessore della proposta. L’impressione emerge più prepotentemente, in effetti, nello scorrere le ballate autunnali di questo “Nobody Gets A Reprieve”, perse in soporifere riflessioni in minore, che spesso rasentano il grado minimo del cantautorato (“It’s Not Too Late”), o si lasciano trasportare dalla corrente del folk indipendente di questi ultimi anni (“Neon Lights”, la Brooke-iana “Last Night”). Esteticamente coerente e mai sgradevole, ma privo della personalità necessaria a farsi notare, pur nel piccolo grande mare del cantautorato nostrano (Lorenzo Righetto 5,5/10)

Playlist

GOLDALINE, MY DEAR – Pretend The World Is Funny And Forever (2014, Stop/Mixtapesimade)
NOVANTA - Best-Selling Dreams (2014, Seashell Records)
LETLO VIN - Songs for Takeda (2014, autoproduzione)
SANTA MUERTE – Age Of Sorrow (2014, MiaCameretta Records)
FRIEDRICH MICIO - Friedrich Micio (2014, autoproduzione)
BRASCHI & JD FOSTER – Richmond Ep (2014, Brutture Moderne)
SERGEANT HAMSTER – Segeant Hamster (2014, Tone Deaf)
DELSACELESTE - Le Orme dei Miei Passi (2014, New Model Label)
DILIS – L’alba negata (2014, autoproduzione)
MORNING TEA – Nobody Gets A Reprieve (2014, Sherpa)

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