Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 42

di AA.VV.

edipo_01EDIPO - Parchetti EP (2014, Giada Mesi)
pop, songwriting

Dopo la firma con Giada Mesi - etichetta discografica dell’eclettico Dargen D’Amico - Edipo era pronto a tirare fuori il suo terzo album,”Preistorie di tutti i giorni”, anticipato a fine primavera da due singoli. Ma, dopo aver passato l’estate ad ascoltare i cantautori della scuola genovese, sono nate altre canzoni. Canzoni d’amore, più intime, uscite da un’altra epoca. Consapevole della loro diversità rispetto al resto del lavoro, ha deciso di tenerle fuori dall’album e di racchiuderle in un Ep. “Parchetti EP” appunto, un lavoro molto differente dal solito Edipo, che lascia molto più spazio alla voce, agli archi, alla chitarra acustica, spoglio da sintetizzatori, dai suoi giochi di parole, dalla sua ironia, dalla sua cattiveria arguta. Cantautorato italiano, insomma; genovese, per la precisione. Si va da una cover di “Ritornerai” di Bruno Lauzi a “Colpa del Sabato”, che sa di Gino Paoli, dalla freschezza di “Con una canzone” fino ad una nuova versione, meno frenetica, del suo ultimo singolo “Sarei Molto Più Bello”. “Parchetti EP” contiene delle canzoni che probabilmente mal coesisterebbero in un suo long-play. Ma Edipo ha compreso da sé la loro eterogeneità ed ha sapientemente deciso di farle uscire, sì, ma in una confezione separata e in free download. Una scelta efficace e che funziona (Alessandro Fiorito 7/10)


bravodischiAA.VV. – Partenza (2014, Bravo Dischi)
pop-rock

La sempre fertile scena indipendente romana ha partorito una nuova realtà discografica: Bravo Dischi nasce all’interno del noto live club Le Mura e vede tra il proprio staff Fabio Grande de I Quartieri e Gabriele Blandamura dei Thegiornalisti. Per ora i gruppi a roster sono tre: Fantasmi, il cui disco è in uscita a dicembre 2014, Mai Stato Altrove e Joe Victor, che debutteranno nel 2015. In questo CD di presentazione ci sono due canzoni per ognuno dei tre gruppi e tutti e sei i brani sono di buona fattura. Il pop-rock in italiano dei Fantasmi ha come punti di forza il dinamismo sonoro e ritmico e la grande intensità emotiva, data anche da una voce particolarmente espressiva. I Mai Stato Altrove fanno anche essi pop-rock in italiano ma rispetto ai Fantasmi sono più tranquilli e controllati e il suono è più ampio; piacciono per un’interazione sempre ben congegnata e mai banale o lineare tra chitarre, tastiere e un timbro vocale dalle tonalità costantemente alte. I Joe Victor (o forse è il nome di un artista solista, questo ancora non è dato saperlo) cantano in inglese e sono più acustici e polverosi e influenzati dal cosiddetto genere americana; anche qui colpisce la capacità di non rifarsi in modo piatto ai canoni stilistici ispiratori ma di provare subito a proporre qualcosa di più audace e personale. Un’ottima partenza che mette già voglia di ascoltare questi tre dischi per intero (Stefano Bartolotta 7/10)


esES - Dai tremiti alle stelle EP (2014, Dischi Soviet Studio)
alt-pop

La seconda vita artistica dei trevigiani Es, inaugurata da “Tutti contro tutti” (Fosbury, 2011), secondo album lungo in più quindici anni di esistenza, prosegue - di nuovo con estrema umiltà - con una serie di uscite su breve distanza, che culminano in “Dai tremiti alle stelle”. Aumenta l’elettronica, il ritmo ballabile e l’uso della seconda voce di Tina, in “Bondage”, twist retrò con rimandi apocalittici, “Resta nei paraggi”, vaudeville techno con anfratti melanconici, e nella rimaiola “Videochat”, irresistibile nei suoi intrecci di battimani ed effetti sonori. Seguito del singolo “Constrictor/Noia e Bon Ton” (Fosbury, 2012), uno dei loro gioielli, e soprattutto del mini-Cd di poco precedente “Sottile è il cuore entusiasta” (2014), con cui inaugurano la collaborazione con Soviet Studio in luogo della defunta Fosbury, in un piccolo concept sui rapporti amorosi. Immacolato equilibrio tra sentimento, sprint, melodie agrodolci e sintesi originale. Riescono dove franano i Baustelle (Michele Saran 6,5/10)


labestiacarenneLA BESTIA CARENNE – Catacatassc’ (2014, Bullbartworks)
alt-folk

Un tutto sommato convincente impulso folk “di strada”, sospinto dallo spirito klezmerico dell’iniziale title track, rappresenta l’elemento di fascino di “Catacatassc’”, esordio de La Bestia Carenne, band campana finanziata almeno in parte da un progetto di crowdfunding. E così l’album, come se si trattasse di un revamping in Apecar di un qualche prodotto alimentare popolare, riprende il folk nell’accezione più tradizionale e popolare del termine facendone prodotto di nicchia. E La Bestia Carenne casca un po’, volente o nolente, nell’equivoco di voler suonare ricercati ed eccentrici così come viscerali e rustici, finendo prevedibilmente a metà del guado. “Catacatassc’”, però, come una giovane e rampante gelateria-startup, suona fresco e di qualità, sfoderando buone atmosfere primonovecentesche e blueseggianti in “Il Sapore”, e tango impressionisti in “Jeanne”. Così il disco, superando certe affettazioni dei testi della band (“Una Macchina Trasversale” su tutte), riesce comunque a suonare evocativo e affascinante, creando buone atmosfere strumentali con una pregevole essenzialità, come nella coda di “Uno Studente E Vysotskij”. Un lavoro promettente ma le emozioni sono ancora un miraggio (Lorenzo Righetto 6,5/10)


kissesfrommarsKISSES FROM MARS – Not Yet (2014, New Model Label)
ambient-wave

Secondo album per questo trio di Ravenna, che dal vivo si trasforma in duo e che vede tra le proprie fila Luca Maria Baldini, già chitarrista di Simona Gretchen. Le tracce sono solo sei ma la lunghezza totale è quella di un normale vinile 12”, unica versione fisica del disco che altrimenti è reperibile solo in digitale. Più che un insieme di singoli brani, il lavoro è un fluire continuo prevalentemente strumentale, con la voce che interviene solo sporadicamente e il suono generale che unisce cupezza wave, dilatazioni ambient e una certa attitudine post-rock nel fatto che le melodie sono piuttosto sfuggenti e vengono inanellate con circolarità. È un lavoro arioso, che ha bisogno di spazio e di essere ascoltato attentamente; il trio è bravo a non dare l’impressione di appoggiarsi troppo a lungo su una determinata suggestione sonora, andando sempre alla ricerca di uno o più dettagli che diano dinamismo al lavoro nel suo complesso senza nulla togliere a una necessaria coerenza d’insieme. Il punto a sfavore è che questo è il classico disco costruito egregiamente ma al quale manca quel qualcosa per emozionare davvero: poiché dalla presentazione leggiamo che l’album rappresenta il tentativo della band di aprirsi a nuove influenze oltre a quella wave, possiamo dire che qui hanno messo giù molto bene la base e che possiamo legittimamente aspettarci qualcosa di più efficace in futuro (Stefano Bartolotta 6,5/10)


tanteannaTANTE ANNA - 2 (2014, Solo Records)
alt-rock

Il nuovo progetto musicale dei pesaresi Alessandro Baronciani (Altro) e Thomas Koppen (June and The Well, Seaside Postcard) arriva al secondo Ep in sella a un rock che mescola influenze dark e garage con liriche in italiano e drum machine. Una formula che trova piena realizzazione nelle frequenze new-wave di “Iasu”, ennesimo inno oscuro proveniente dalla scena della città adriatica, e sconfina nel post-rock in Quattro, in realtà terzo e ultimo brano dello sparuto lotto. La sostanza non manca certo: un buon antipasto nell'attesa di un piatto più ricco e completo. L'Ep è in download gratuito sulla pagina Bandcamp della formazione, ma è disponibile anche in tiratura limitata scrivendo alla band (Fabio Guastalla 6,5/10)


primatiPRIMATI – Degenerate Party (2014, Flop Records)
proto-punk, garage-rock, glam-rock

Fra proto-punk e garage-hardcore, ecco l’esordio di una band romana che nasce grazie all’iniziativa di ex membri di Assalti Frontali e Brutopop. “Degenerate Party” è un’anfetamina di trentuno minuti che colpisce per l’immediatezza (soltanto tre brani su dodici superano i tre minuti) e per la capacità di andare sino alle radici del rock’n’roll, senza disdegnare qualche gradevolissima deriva glam. Quello dei Primati è un party dove ci si diverte e si balla parecchio: se volete un consiglio partite da “70 Girl”, traccia n° 3, bella sintesi dei contenuti di questo dischetto, ma è l’intero album a non registrare mai battute a vuoto. In chiusura trovano spazio due cover opportunamente reinterpretate secondo le proprie attitudini: “Guilty” di Randy Newman e “Bomber” dei Motorhead. Tutto il resto è materiale rigorosamente autografo (Claudio Lancia 6,5/10)


suricatesTHE SURICATES – Storie di poveri mostri (2014, autoproduzione)
post-rock

La formazione di Chieti composta da Alessandro Cicchitti, Vincenzo Di Santo, Armando Lotti, Daniele Paolucci e Filippo Maria di Nardo, già autrice di un Ep pubblicato nell'estate del 2012, inaugura con “Storie di poveri mostri” - primo lavoro sulla lunga durata - una collaborazione artistica con lo scrittore e fotografo Antonio Dragonetti: ogni storia scritta da quest'ultimo diventa una canzone scritta dai Suricates accompagnata da una galleria fotografica a tema. Il sound rimane ancorato al post-rock, tuttavia la band abruzzese dimostra di voler sperimentare nel solco di una formula perlopiù scarna, nonostante non manchino sparute aperture melodiche e orchestrali (“La Madre”). Nel complesso un'opera coesa e a tratti anche coraggiosa, mai però esaltante. L'album è stato registrato e pubblicato in totale regime di autoproduzione (Fabio Guastalla 6/10)


calistadivineCALISTA DIVINE - Vacante (2014, Front Of House)
post-rock

I bolognesi Calista Divine si formano nel 2010 grazie all’incontro tra i synth di Fabio Conti, la chitarra di Lorenzo Anceschi e la movimentata sezione ritmica di Riccardo Scaramagli al basso e Marco Bolognini alla batteria, e debuttano col drammatico drone-rock del loro primo mini omonimo (2011). Nel tardo 2014 arrivano a confezionare il loro primo disco lungo “Vacante” per mettere in pompa magna il loro suono. “Astray” ha una intro sospesa tra vocalizzi e vagiti ambientali in stile “Meddle” dei Pink Floyd, ma la progressione che ne segue - per quanto suadente - non ha idee originali, e analogamente in “Be Lost” la buona intro luminescente ambient-techno che richiama la “Children” di Robert Miles non si lega affatto con il metal acrobatico in cui sconfina (che poi in ogni caso muore nel nulla senza sviluppi). “High” e “Perception Without Object” hanno tutta la professionalità e la prassi dei Toto di far parlare la batteria più del resto degli strumenti, che infatti indulgono in piatti tocchi atmosferici. In questo senso, il concerto isolazionista di pure risonanze cosmiche e leggermente atonali di “Abstraction”, una creazione del solo Conti, fa la figura di una pietra preziosa incastonata in mezzo a leghe volgari. Pomposo, derivativo, sprecone. Il guscio elettronico non aiuta, o proprio asfalta, le genuine premesse cosmiche. Ne sono diretti responsabili, oltre alla composizione sciatta, i produttori Cristiano Santini e Giulio Favero, e la masterizzazione di Jo Ferliga (Michele Saran 5/10)


lamoncadaLA MONCADA - Nero (2014, Goat Man)
alt-rock

I piemontesi La Moncada si formano a metà anni 2000 per iniziativa del cantautore Mattia Calvo. Quelle di “Torino sommersa” (2011) sono jam estese e nevrotiche alla Crazy Horse, ma connesse e ritradotte nello spirito delle ballate postmoderne di Doves e Wilco, una significativa aggiunta alla tradizione del post-rock italiano. Nel successivo “Nero” la personalità di Calvo prende il sopravvento e doma queste intuizioni in un sound risaputo e in strutture più facili. Il suo canto noioso non redime i blues-folk di “L’Accabadora” e “Una nuova cattiveria”, la progressione alla Radiohead di “Almeno in Francia”, e la banale serenata di “Svegliami” adornata di sovratoni trip-hop. Purtroppo questa cattiva influenza si estende anche all’unica jam, “Nel deserto dei sentimenti”, mediamente percussiva. A salvarsi sono l’adagio brumoso e inquieto della title track, vagamente Slint-iano, e la ballata bacchettante alla De Andrè immersa in accordi languidi di “Ossigeno puro”. Co-prodotto da Massimiliano Moccia, supervisionato da Manuel Volpe, masterizzato da Jim Blackwood, supportato dalla new entry Carlo Barbagallo, multistrumentista, e dalla comparsata del giovane Nicolas J. Roncea, nell'esecuzione è però debilitato dai troppi momenti sprecati a poetare. Il registro molle nel debutto calzava e a tratti toccava la stasi, qui sembra che il disco giri a metà della sua velocità normale. Collaborzione con A Buzz Supreme, distribuzione Audioglobe (Michele Saran 5/10)

Playlist
EDIPO - Parchetti EP (2014, Giada Mesi)
AA.VV. – Partenza (2014, Bravo Dischi)
ES - Dai tremiti alle stelle EP (2014, Dischi Soviet Studio)
LA BESTIA CARENNE – Catacatassc’ (2014, Bullbartworks)
KISSES FROM MARS – Not Yet (2014, New Model Label)
TANTE ANNA - 2 (2014, Solo Records)
PRIMATI – Degenerate Party (2014, Flop Records)
THE SURICATES – Storie di poveri mostri (2014, autoproduzione)
CALISTA DIVINE - Vacante (2014, Front Of House)
LA MONCADA - Nero (2014, Goat Man)
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.