Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 47

di AA.VV.
fabiobalzanoFABIO BALZANO - ...per 10 minestre (2015, Audioglobe)
jazz-folk, cantautorato

Di origini siciliane (la parentela con la mai troppo ricordata Rosa Balistreri lo testimonia), ma cresciuto a Firenze, il cantautore Fabio Balzano, a seguito di una lunga attività come musicista e compositore, approda finalmente al disco d'esordio, che già dal titolo si connota per la sua acuta vena ironica. Nessun accostamento al sarcasmo di provincia dei tanti nuovi virgulti cantautorali della penisola, in ogni caso. Con una solida matrice jazz-folk alla base, dai forti profumi mediterranei, che ricollega l'artista alla nostra ricca storia autoriale, e una cura nella composizione non scevra da una generosa iniezione di teatralità, Balzano gioca con le parole, i ritmi e le scelte melodiche, mostrando personalità da vendere e grande espressività, tanto nel vasto assortimento di accorgimenti e finezze esecutive quanto nel brillante trasporto interpretativo. Come primo assaggio, un manifesto di potenzialità non da sottostimare (Vassilios Karagiannis 7/10)


redroostersRED ROOSTERS – No Disgrace (2015, autoprodotto)
rock n roll

Il fatto che una personalità di spicco come Mauro Pagani abbia chiamato questa band a registrare il loro primo Ep nel suo prestigioso studio Officine Meccaniche dovrebbe già far capire che al quintetto dell’hinterland milanese non manca certo il talento. L’ascolto dei quattro brani conferma le referenze e, dopo l’interessante singolo del 2014, questa prova rende i Red Roosters una band da seguire. Piace tutto di questo lavoro: il suono pulito e allo stesso tempo caldo, melodie efficaci, un’ottima espressività vocale, una spiccata fantasia negli arrangiamenti, nei quali si esce da schemi consolidati ma solo quanto basta, in modo da non togliere freschezza allo scorrere delle canzoni. La prima metà dell’Ep vede i due brani più elettrici e scatenati, ovvero “Classic Sunday” e la title track; poi arriva la polverosa ballata semiacustica “Hold My Head” e si chiude con “Opera 3”, una mid tempo più contenuta anche per quanto riguarda l’intensità sonora. I cinque sono anche bravi a non scadere nel passatismo e a suonare, invece, sufficientemente moderni, cosa non facile per chi si approccia al rock n roll oggigiorno (Stefano Bartolotta 7/10)


thunderbomber_01THUNDER BOMBER - Looking For Trouble (2015, Sonatine Produzioni)
hard-rock

Li avevamo già incrociati un paio d'anni fa, sempre in occasione dell'uscita di un Ep. Nel frattempo i mantovani sono rimasti in quattro, ma la potenza distruttrice del loro hard-rock non ha subito contraccolpi, anzi: i Thunder Bomber si confermano una delle formazioni italiane più in forma nell'ambito del genere che guarda, appunto, all'hard-rock scandinavo e lo mescola con il rock'n'roll e il punk americano (tant'è vero che sono ormai soliti aprire ai concerti tricolori dei Dirty Fences). Echi di Hellacopters, Gluecifer e Annihilation Time si riverberano tra le pieghe di queste cinque canzoni registrate da Federico Grella all'Igloo Studio Factory con la supervisione di Andrea “Sollo” Sologni (Gazebo Penguins) e il mastering di Andrea Suriani. Se amate il rock più spericolato, fatevi un giro da queste parti (Fabio Guastalla 7/10)


aim_01AIM – Finalmente A Casa (2015, Tirreno Dischi)
rock

Il sottoscritto segue gli AIM dal loro secondo album “Spirit Of Your Tide” e, purtroppo, non aveva apprezzato per nulla il successivo “We Are Sailing”. C’era la speranza che quel passaggio a vuoto fosse solo un incidente di percorso e, per fortuna, con questo “Finalmente A Casa”, le cose migliorano decisamente. Come si capisce dal titolo, per la prima volta il terzetto brianzolo propone un disco completamente in italiano, ma ciò che conta è che le cose sembrano essere tornate a fuoco dal punto di vista della scrittura delle canzoni e della loro interpretazione. Il fatto di poter cantare nella propria lingua ha donato nuova linfa al cantato di Fiore, finalmente caldo e intenso come si conviene e anche dal punto di vista del songwriting il risultato è intrigante nel non risultare immediato ma riuscire a coinvolgere sempre più l’ascoltatore con il numero di passaggi nel lettore. Il confezionamento degli arrangiamenti e della produzione artistica è sempre stato il punto di forza della band e anche qui il lavoro è egregio, con scelte speso diverse tra loro e sempre funzionali a valorizzare l’impianto complessivo, tra la ritmica incalzante di “Voglio Il Mio Tempo”, le chitarre sature di “Vittoria”, la delicatezza di “Dormo In Te”. Questo è un disco che necessita di essere ascoltato con attenzione per essere compreso pienamente e se gli si dà il giusto tempo non si potrà che rimanerne soddisfatti (Stefano Bartolotta 7/10)


hunterfishermanHUNTER&FISHERMAN - The Case of Mr. Whale (2015, Red Carpet Studio)
folk-pop

“The Case of Mr. Whale” è l'album di esordio del duo elettroacustico bresciano Hunter&Fisherman. Otto canzoni per meno di mezzora di musica che si snoda attraverso trame folk dal retrogusto pop: la title-track è forse il migliore esempio di tale commistione. Atmosfere minimali e piglio gentile corredano un'opera forse ancora un poco acerba ma non esente da spunti degni di interesse: il bossa nova di “And The Taste Was Different” o le atmosfere vagamente à la Air (voce a parte) del ritornello di “While I Am Waiting for the Purchase”, ad esempio. Pubblicato per Red Carpet Studio di Lorenzo Caperchi e Alessandro Paderno (Les Man Avec Les Lunettes), pubblicato solo in formato digitale, questo esordio ci presenta un duo dalle potenzialità ancora in gran parte inespresse. Da seguire (Fabio Guastalla 6,5/10)


ilconfineIL CONFINE – Ctrl + Alt + Canc (2015, Alka Records)
alt-rock

“Ctrl+alt+canc” (sic!) è l’esordio de Il Confine, band salentina le cui coordinate essenzialmente possono essere individuate negli anni ’90 di Faith No More, Placebo, e, in generale, nell’alternative-rock della generazione del dopo-grunge, con spruzzate di elettronica qua e là e un melodismo cangiante, a volte memore dei primi Tiromancino (quelli del periodo Sinigallia), altre incline verso una tensione più spiccatamente hard-rock. I brani mutano spesso forma in corso d’opera, tra filtraggi vocali, frenate e ripartenze. Non tutto è perfettamente a fuoco, forse un lavoro di limatura di certi eccessi avrebbe giovato, ma comunque i ragazzi meritano un plauso per aver se non altro osato in una lingua, quella italiana, che viene spesso scansata quando si tratta di fare rock. Menzione di merito per la bella “Senza scelta”, melodicamente limpida e con uso veramente azzeccato di inserti elettronici. Spostando in futuro più nettamente l’attenzione verso queste soluzioni sonore, se ne potranno sentire delle belle. (Gioele Sforza 6,5/10)


lafebbredelvenerditrediciLA FEBBRE DEL VENERDÌ 13 - La Febbre Del Venerdì 13 (I2015, rma)
alt-pop

Il cantautore veneto Andrea Zucaro fonda la sigla La Febbre Del Venerdì 13 e incide l’omonimo “La Febbre Del Venerdì 13” per raccogliere una selezione delle sue prime composizioni personali. Non per niente compare anzitutto il suo manifesto, un rigoroso e severo power-pop come “Pentagoni”, e due delle sue creazioni più formalmente perfette: la marcetta di “Sfidi mai” che raggiunge un epos Tom Petty-iano, e la progressione alla Pixies, impeccabilmente aderente alla forma-canzone, di “Pit Stop”. Il resto sbarella e svaria, passando da un lezioso revival del revival dei Supergrass (“Messico”), a un refrain dadaumpa (“Il rosso”), persino al techno (“Tigre”). Si finisce con un doppio numero di vacua psichedelia, una “Veterano” notevole per il lavorio di chitarra, e una “Nevada” notevole per il finale tribaloide. Tutto, in ogni caso, gradevolmente sostenuto e non pomposo, segno che Zucaro è anche un leader senza fronzoli: addomestica le capacità di Luca Castellaro e Matt Bordin al basso, Alessandro Zotta all’elettrica, Luca Ventimiglia ai synth. Ci sono anche violino, violoncello e contrabbasso. Co-prodotto con Outside Inside e Soviet Studio (Michele Saran 6/10)


bachidapietraBACHI DA PIETRA - Habemus Baco EP (2015, Wallace)
alt-rock

Ormai granitico in tutti i sensi, il duo formato da Giovanni Succi (Madrigali Magri) e Bruno Dorella (Ronin, OvO) prosegue la sua discografia con un’uscita breve, l’Ep “Habemus Baco”. La title track, dopo una breve presentazione della band da parte di Succi nel suo stile tipicamente lapidario, “maledettista”, dà sfogo alle derive metal del predecessore “Quintale” (2013): nonostante il riff minaccioso e la voce grossa, suona come un classico piattume mainstream. Anche peggio fa la ballata “Tutta la vita”, a un soffio dal Ligabue da stadio. Salva e giustifica il tutto piuttosto “Amiamo la guerra”, dagli interessanti droni a uragano e una batteria rarefatta e tremebonda che quasi riporta a certi Swans (anche se Succi non prova nemmeno a dare la carica demoniaca di Gira, limitandosi a una recitazione suadente). Concepito e composto per il decennale dalla fondazione del complesso, co-prodotto con La Tempesta Dischi, una cartolina del loro recente stile bombastico che mette nostalgia per i loro esordi sottovoce (Michele Saran 5/10)


albeeetogesuALBERTO GESÙ - Ma Che Miracolo e Miracolo (2015, autoprodotto)
songwriter

Passato un primo “Svegliarsi gente” (cfr. no. 33 della presente rubrica), Alberto Cozzi e i Franzoni ripropongono la medesima formula a nome Alberto Gesù per “Ma che miracolo e miracolo”. Il fatto positivo è che i comprimari intendono detta formula in senso aperto che modelli nei modi più impensati le canzoni del leader, così i piccoli tocchi di trio da camera fanno diventare “Sabatodomenicalunedì” a suo modo progressiva, una “Luglio Agosto Settembre” degli Area rimpicciolita in ninnananna romantica. Le nuove ballatine di “Peccato!” e “Svegliarsi gente” all’inizio sono crivellate di elettronica e arrangiamenti quasi casuali. Cozzi dimostra poi di integrare voce e liriche col surrealismo dei comprimari, nell’ironia macabra dell’impeccabile samba da Studio1 di “Bombe Iraquene”, superata in volata dal dadaumpa a base di humor nero di “17 modi per farla finita”, e da una mazurka sardonica persino delirante come “Boikot”. Disgraziatamente, nell’intera seconda parte ritorna l’autore più strimpellante e sentimentale, e il disco magicamente si risveglia (o, meglio, si assopisce) senza più invenzioni. Nemmeno le anticaglie di cori barbershop con glockenspiel di “La musica sta zitta” fanno eccezione (Michele Saran 5/10)


laruaLA RUA – La Rua (2015, Artevox)
folk-pop

Bisogna cambiare per rimanere sé stessi: questo è il leitmotiv della musica mainstream deteriore. Non perché bisogna per forza inventarsi qualcosa di nuovo: che sia synth-pop, guitar-pop, pop psichedelico, o “folk”-pop come in questo e in numerosi altri casi contemporanei, le belle canzoni hanno sempre lo stesso peso, comunque le si incarti. I problemi sorgono quando si mascherano con arrangiamenti diversi sempre gli stessi pezzi, quel bagaglio del mainstream purtroppo solo italiano, sorta di punto d’incontro post-“Amici di Maria De Filippi” tra l’emo commerciale dei Modà e il cantautorato infantile di un Francesco Renga (senza la voce, almeno quella…). Potrebbero fare una comparsa a Sanremo Giovani, i La Rua, rappresentando quel perfetto connubio tra gioventù anagrafica e stato vegetativo artistico, compresa una pirotecnia espressiva fintamente “moderna”. L’ibridazione con le ritmiche martellanti, la coralità tonitruante dei Mumford & Sons provoca così il classico “biohazard” da nuvola tossica, col sonno della ragione che è tipico di una periferia musicale come quella italiana che genera l’ennesimo mostro (Lorenzo Righetto 2/10)

 

Playlist
FABIO BALZANO - ...per 10 minestre (2015, Audioglobe)
RED ROOSTERS – No Disgrace (2015, autoprodotto)
THUNDER BOMBER - Looking for trouble (2015, Sonatine Produzioni)
AIM – Finalmente A Casa (2015, Tirreno Dischi)
HUNTER&FISHERMAN - The Case of Mr. Whale (2015, Red Carpet Studio)
IL CONFINE – Ctrl + Alt + Canc (2015, Alka Records)
LA FEBBRE DEL VENERDÌ 13 - La Febbre Del Venerdì 13 (I2015, rma)
BACHI DA PIETRA - Habemus Baco EP (2015, Wallace)
ALBERTO GESÙ - Ma Che Miracolo e Miracolo (2015, autoprodotto)
LA RUA – La Rua (2015, Artevox)
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