Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 53

AA.VV.

itraditoriI TRADITORI – Novità (2015, autoproduzione/Soundido)
alt-pop

Mini album di sei brani per il debutto di questa band romagnola molto debitrice nei confronti dell’alternative rock anni Novanta, dal quale si differenziano per un approccio melodico più pop. I pregi del disco sono tre: una buona qualità delle melodie stesse, la varietà negli arrangiamenti senza mai perdere in efficacia e la capacità di usare in modo appropriato la lingua italiana, cosa non facile in un contesto come questo. L’iniziale “C.B.” è prettamente chitarristica, mentre nella successiva “Parquet” le tastiere giocano un ruolo importante e poi prendono il sopravvento in “Treno” che rallenta saggiamente il ritmo e ammorbidisce il suono. “Passerà” è un frizzante pop lo fi, “Cosa Scegli” è il classico stomper ma allo stesso tempo risulta particolarmente dinamica, infine “Voltarsi In e45” è semplicemente pop-rock con un ritmo serrato. Un buon modo di presentarsi, in definitiva (Stefano Bartolotta 7/10)


pugaciovsullaluna_01PUGACIOV SULLA LUNA – Freestanding (2015, autoproduzione)
alt-rock

Sono piacevolmente notturne le note che aprono “Freestanding”, camaleontico lavoro dei trentini Pugaciov sulla Luna: parole sussurrate in francese nella breve “En état de marche”, lingua che si alternerà all’inglese e all’italiano nelle dieci tracce complessive. “Look! The World!” muta scenario, coniugando power punk e alt-rock, la successiva “Certain Tricks” si pone come brano cardine della tracklist, a metà strada fra …A Toys Orchestra e Pavement, una delicata ballad che attraverso un intermezzo jazzy lentamente prende quota. Morbidezze e ruvidità si coalizzano in “Chains & Wings” e “Parallel”, mentre “Ballata sui rami” è una scarica di adrenalina pura, “John Coltrane Twisting Blues” è il rotondo pezzo prescelto per fungere da apripista, “Testa di cristallo” unisce riff elettrici e spensieratezza simil-Blur, “Psili to stavro mu” si apre su fascinazioni mediorientali e la title track finge da morbidoso congedo. Riccardo Pro canta, scrive, suona il basso e realizza i propri sogni in compagnia di Daniele Zanoni e Aldi Cekrezi, i quali si occupano delle chitarre, e ad altri amici che danno una mano fra batteria, fiati, e violino. “Freestanding” è il primo album della band, e mantiene tutte le promesse assicurate dall’omonimo Ep d’esordio. I tempi sono maturi per raccogliere risultati importanti (Claudio Lancia 6,5/10)


sorryheels_02SORRY, HEELS – The Accuracy Of Silence (2015, Gothic Music)
post-punk, alt-rock

Atmosfere inequivocabilmente post-punk nel primo album dei Sorry, Heels, band che abbiamo seguito sin dai primissimi passi, recensendo positivamente i due precedenti Ep: “Distances” (2013) e “Wasted”(2014). Belle le chitarre, cariche di wave anni 80, scenari mai troppo plumbei (brani come “Bruises, Not Scars” e “N.I.B.” registrano evidenti ascendenze alt-pop), intrigante la voce di Simona, efficacissima la sezione ritmica, se proprio dovessimo trovare una pecca, sarebbe rintracciabile in una certa ripetitività della proposta. Ma nel giro di tre anni la band laziale ha dato alle stampe materiale di egregia fattura, che li impone all’attenzione nazionale: non a caso dopo due autoprodotti è arrivato il serio interessamento della label finlandese Gothic Music. Anche stavolta i Sorry, Heels ci regalano composizioni sopraffine, dal carico emozionale importante (la portentosa “Light’s End”, l’epica “Last Days On Earth”), o ricche di elettricità (“Carving A Smile”), feedback, (la chiusura light noise di “In Love With Silence”) e dissonanze (“Fragment”). Chiude i giochi l’umbratile “Not The Way”. Siouxsie Sioux è sempre silente dietro l’angolo, a spiare chi ambisca spartirsi la propria eredità… (Claudio Lancia 6,5/10)


lagsLAGS – Pilot (2015, To Lose La Track)
post-hardcore, alt-rock

I Lags sono una band post-hardcore romana che con “Pilot” realizza il primo lavoro sulla lunga distanza, ad un anno di distanza dall’Ep d’esordio “Preludio”. Un importante cambio di formazione in corsa (l’abbandono durante le fasi di lavorazione del cantante e chitarrista Luca De Santis, sostituito da Antonio Canestri e Gianluca Lateana) non ha inficiato la buona riuscita del disco, che esce marchiato dalla sempre attenta To Lose La Track. “A Push And A Rush” dà subito un taglio simil punk all’atmosfera, e le promesse vengono mantenute per tutte le dieci tracce, idealmente suddivise in Side A e Side B, come i vinili di una volta. “Pilot” è un album robusto, che mette in mostra importanti potenzialità, con qualche morbidezza che di tanto in tanto giunge benvenuta a donare la giusta dinamica al lavoro. C’è tanta forza fra questi solchi, e moltissima energia, ma nonostante il taglio “hard” la proposta resta comunque fruibile, grazie ad una scrittura mai portata alle estreme conseguenze. Gli arrembaggi che caratterizzano “Pilot” fanno pensare ai Trail Of Dead, un paragone che intende essere non solo un complimento ma soprattutto un grande augurio (Claudio Lancia 6,5/10)


talesofunexpectedTALES OF UNEXPECTED - Sciame di vanesse (2015, autoproduzione)
alt-rock

Lombardi, Tales Of Unexpected debuttano con “Sciame di vanesse”. Le canzoni, tutte bene o male con un minutaggio importante e un respiro vasto, coprono invece uno spettro di stili relativamente ristretto. A parte grunge lirici, solenni e a tratti cacofonici come “Li sento scorrere” e “Sfumature di quarzo”, un più palpabile assalto sonico emerge dai punk-funk di “15 Ottobre” e “Mentre il corvo ride” (dei Csi irretiti e cantilenanti). L’umore s’illanguidisce poi in ballate-meditazioni che prendono abbrivio dallo scampanellio del post-rock e dalla progressione crescente di “Stairway To Heaven”: “La signora dei ragni” (9 minuti), “L’uomo dalle scuole di vento”, “Dalla terra ferma”, “Matrice” (8 minuti), “Intermezzo” (7 minuti). La più drammatica del lotto è però la più breve, “Luna e un quarto”. Ispirato dai classici delle 24 ore (il “Decameron” di Baccaccio, il “Giorno” di Parini, l’”Ulysses” di Joyce”), la band - con un nome che ha anche qui radici letterarie (una raccolta di Roald Dahl) - scodella un ampio ciclo di canzoni scandito in cinque capitoli, “Mattino”, “Meriggio”, “Sera” e “Notte”, più l’intermezzo della traccia eponima. Vale, alla lunga, più per la concezione ambiziosa che per la scrittura e l’interpretazione ma vanta un sound plastico che attizza (Michele Saran 6/10)


alessandrocasalisALESSANDRO CASALIS – Avventure Umane Particolari (2015, autoproduzione)
pop-rock

Il torinese Alessandro Casalis cerca e trova una via personale alla canzone italiana nella raccolta “Avventure Umane Particolari”, non tanto per quel concerne il sound (un cantautorato pop-rock abbastanza stereotipato che salta costantemente dall'acustico all'elettrico), quanto per la visione personale e in qualche modo atipica che sottende le undici canzoni contenute nel lavoro. Al fianco di piccole storie private o universali trattate perlopiù con un'ironia mai banale si trovano infatti estemporanei quadretti dell'assurdo come “Alieni vestiti da impiegati”, cosicché sono le circostanze surreali a fornire un taglio diverso e a tenere alta l'attenzione. A risentirne è talvolta il contrappunto musicale, non sempre curato a dovere, ma senza evidenti giri a vuoto. Al netto di una (auto)produzione piuttosto approssimativa, non manca qualche spunto degno di nota. Ascoltabile gratuitamente sul sito Internet dell'artista (Fabio Guastalla 6/10)


homeletteHOMELETTE – Mornin’ Hollows (2015, More Letters)
lo fi dream-folk

Come nella decisione della neonata etichetta More Letters, anch’essa pugliese, di pubblicare tutte le sue uscite in formato cassetta, e nei compagni di etichetta Barbados, si sente nella musica degli Homelette una tensione positiva verso la scena musicale internazionale, anche se espressa magari attraverso componenti puramente di facciata (come il formato fisico scelto). Con un titolo dedicato a Sparklehorse, Danilo e Marco imbracciano le acustiche e si tuffano nell’avventura Homelette con spirito sì emulativo ma convincente, non lasciando che l’attitudine freak del loro sound a bassissima fedeltà li intrappoli, come nella sognante melodia un po’ retrò del pezzo centrale dell’Ep, “Grey Days”. Questo è il pericolo che aspetta in agguato i nuovi folker italiani, come si è ben visto con il più conosciuto Threelakes: l’ansia di apparire e di far apparire persone e luoghi diversi da sé spesso fa dimenticare il centro di quel che si fa, ossia delle canzoni (rischiando di farsi scappare deboli riempitivi come “Monroe”). Con lo spirito ingenuo dei loro arrangiamenti per synth, con l’incoscienza della coda slabbrata di “Anita”, con il country-blues gitano e cinematico di “Ice, Green, Cold Tea” gli Homelette dimostrano comunque che qualcosa da dire ce l’hanno (Lorenzo Righetto 6/10)


gianlucamondo_01GIAN LUCA MONDO - Malamore (2015, Contro)
songwriter

Gian Luca Mondo si ripresenta e riconferma la sua originalità di cantautore italico borderline con “Malamore”, nuove canzoni che spesso suonano come uno scheletro cantato e suonato dal solo autore a piano o chitarra, e poi ricoperto, osteggiato ma anche esaltato dalle cacofonie delle chitarre elettriche. Un’invocazione a cappella post-Beach Boys rilascia “Malamore sta con te”, una ninnananna per piano malinconico, furia acuta di feedback e percussioni rade, tutto d’un’inaspettata compattezza, qualcosa che Ivano Fossati non ha mai concepito. Chiude il cerchio la conclusiva, analoga “VagaMondo”. Nel mezzo, “Van Gogh Blues” e “Lamento di Berzano” fanno quasi il contrario: una sciabolata di lancinante rumore scodella gentili stornellate folk, poi vegliate dai distorsori ululanti sul punto di finire nel caos. Sempre fascinosi sono gli accordi metal in “Soltanto per pazzi” anche se facilotti e non così coesi, ma in compenso la filastrocca “Anticanzone” aggiunge ancor più discordanza timbrica (tifoni, carillon, giocattolini allucinati). Seguito “istantaneo” (cioè scritto di getto e registrato in un pugno di giorni, ma con un’arguta produzione a cura di Carlo Marrone) e meno diversificato di “Petali” (2014). Restituisce, a tutti gli effetti, l’urgenza con cui è stato concepito, e anche una rara acida grazia. Qualche concessione sentimentale di troppo, ma - tra queste - “Blues del doppiopetto” si porta dietro una certa indole dimessa e nevrotica Randy Newman-iana (Michele Saran 6/10)


yesdaddyyesYES DADDY YES - Go Bananas (2015, autoproduzione)
alt-pop

Quintetto salernitano partito con un noise-rock cantato in inglese, Yes Daddy Yes pervengono al primo lungo “Senza religione” (2012), prodotto da Enzo Moretto degli A Toys Orchestra e cantato in italiano, come un compromesso tra questo primo stile, che frutta elevati momenti drammatici, e un revival leggero (“Seppellisci il mio osso”, “Padrone mio”, “A caccia di iene”). Il secondo “Go Bananas”, pur tornando al canto anglofono, si sbilancia quasi del tutto sul versante dell’anonimato pop baldanzoso e gaio, nel solco del sunshine vintage, senza più quasi asperità (elettroniche o meno): una delle meglio congegnate è di certo “Modernize”, ma anche la schizofrenica “Inner Freak”. Vi è qualche eccentricità lisergica in “Between Mind And Body”, come pure la manciata di secondi di samba che chiude “Sermonize”, e un punto basso, la cover di “Imagine”. Prodotto da Daniele Amoresano, qua e là anche sesto membro del complesso (Michele Saran 5,5/10)


LlarostaA ROSTA - Roba Lieve (2015, autoproduzione)
Songwriter

Passato e presente dal patchanka italico, Massimo Ghiacci, bassista e co-fondatore dei Modena City Ramblers, e Marco Ambrosi, chitarrista e principale compositore dei Nuju, fanno coppia a nome La Rosta per un primo “Roba Lieve”, una collezione di serenate folk mediterranee, con qualche tocco di arrangiamento crepuscolare (e qualche attimo di ricerca sonica nelle lamentazioni di fantasmi in “Lizzy Luz”). Spiccano un valzer Guccini-iano, “Solitudine”, e una ballata dal piglio tipicamente civile, ma curiosamente ibridata a un passo twist, “Troppo tempo qui da solo”. Il breve strumentale “Via Adua” simboleggia il gran lavorio di Ambrosi agli strumenti a corda, anche mandolini (Michele Saran 5/10)

Playlist
I TRADITORI – Novità (2015, autoproduzione/Soundido)
PUGACIOV SULLA LUNA – Freestanding (2015, autoproduzione)
SORRY, HEELS – The Accuracy Of Silence (2015, Gothic Music)
LAGS – Pilot (2015, To Lose La Track)
TALES OF UNEXPECTED - Sciame di vanesse (2015, autoproduzione)
ALESSANDRO CASALIS – Avventure Umane Particolari (2015, autoproduzione)
HOMELETTE – Mornin’ Hollows (2015, More Letters)
GIAN LUCA MONDO - Malamore (2015, Contro)
YES DADDY YES - Go Bananas (2015, autoproduzione)
LA ROSTA - Roba Lieve (2015, autoproduzione)
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