Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 55

AA.VV.
labelleepoqueLA BELLE EPOQUE - Il Mare Di Dirac (2015, autoprodotto)
rock, songwriting

Album di debutto per questo quartetto di Treviglio, che cerca di unire l'irruenza dell'indie-rock e la compostezza della canzone d'autore. Le canzoni si basano su melodie immediate, giri di chitarra di forte impatto in primo piano con pianoforte e tastiera che arricchiscono il suono, un timbro vocale rotondo e deciso e testi in italiano introspettivi con una certa voglia di mettere in mostra i propri problemi per risolverli e non per piangersi addosso. La definizione della stessa band, che parla dei disco come di "artigianato in forma di decibel" appare molto pertinente: non manca mai, infatti, un particolare equilibrio tra calore, potenza e cura dei dettagli, per un ascolto che lascia buone impressioni fin da subito. L'unico punto da migliorare è la varietà, ma è anche normale che una band al debutto cerchi di appoggiarsi alle proprie certezze per definire il proprio spettro stilistico e comunque non è che le canzoni siano tutte uguali, solo che alcune volte le soluzioni sembrano ripetersi. Va benissimo così, per ora (Stefano Bartolotta 7/10)


spaceponySPACEPONY - Vintage Future Ep (2015, autoprodotto)
psych-pop

In un'epoca storica nella quale non si fa che parlare di "psichedelia" a ragione più o meno veduta, i ravennati Spacepony (Stefano Felcini, David Alessandrini, Francesco Baldini e Francesco Garoia) scelgono di tentare un approccio diverso alla materia. Nelle cinque tracce di questo Ep si incrociano atmosfere oniriche e western spaziali ("Not Enough"), la lezione lisergica dei Mercury Rev (ascoltate "Drive My Car", splendida) e un sentimento pop sempre presente in sottofondo senza mai risultare invasivo. Gli Spacepony hanno trovato il loro equilibrio magico e, complice anche una capacità di scrittura fluida ed efficace, possiedono tutte le carte in regola per stagliarsi dentro e fuori il panorama italiano. Non resta che attenderli a prove più impegnative (Fabio Guastalla 7/10)


zondiniZONDINI ET LES MONOCHROMES - Noise (2016, KinG Records)
pop-rock, songwriting

Il romagnolo Mark Zonda è attivo dal 2007 e ha inaugurato il progetto Zondini nel 2012. In seguito si è unito con i Monochromes, e questo è il secondo disco che fa con la band. Le dieci canzoni, dal punto di vista musicale, sembrano un punto di incontro tra i primi Baustelle e le idee di Emanuele Lapiana (c|o|d, N.A.N.O.), mentre per quanto riguarda i testi, l'intenzione dell'autore è quella di narrare una storia "vissuta in prima persona, nella quale si parla di Charlotte Marxxx, regina aliena giunta sulla terra dall'Ultimo Pianeta. Charlotte diventa subito protagonista dei media della Terra. Conquista istantaneamente l'amore incondizionato di tutti gli abitanti, che cercano di imitarla e assecondare i suoi desideri rinunciando pezzo dopo pezzo alla propria identità, fino a diventare un unico individuo". Il disco è bello perché i riferimenti sono ben rielaborati e rappresentano solo un punto di partenza, senza che si noti voglia di imitazione, e perché la storia è originale, interessante e porta alla luce, senza retorica e in modo assolutamente sincero, una serie di riflessioni su come oggi sia molto più facile farsi influenzare da personalità carismatiche rinunciando al proprio modo di essere (Stefano Bartolotta 7/10)


julesnotjude_01JULES NOT JUDE - Pillowlize Ep (2015, Urtovox)
alt-pop, psichedelia

Line-up rinnovata per la band di Brescia, che torna a farsi sentire con questo nuovo Ep di quattro brani, due dei quali sono out-takes dell'ultimo album e altre due sono invece di nuova composizione. In realtà, ognuna delle quattro canzoni appare come una cosa a sé stante: "Mitosis" mostra ruvidità psichedelica in chiave pop, "29" è sognante, morbida e rotonda, la title-track parte con un rumorismo elettronico per poi dischiudersi in una mid tempo articolata dal sapore retrofuturista, "Chinese Man" è asciutta ed essenziale. Al di là di eventuali confronti con il passato e supposizioni su quale potrà essere il futuro, è giusto giudicare questa uscita per quello che è, ovvero un contenitore di poche canzoni ma tutte belle, grazie a melodie ispirate, timbro vocale espressivo e arrangiamenti ben congegnati (Stefano Bartolotta 7/10)


sainthuckSAINT HUCK - Broken Branches (2015, Viceversa)
post-rock

Dopo un competente ma convenzionale noise-rock con i Fraulein Alice, Livio Lombardo distacca e s'inventa un più personale (e metafisico) moniker, Saint Huck. L'esordio "Broken Branches" è un insieme di bozzetti d'orchestrazione febbricitante. La title track, mossa da colpi ribattuti e riverberati in uno scampanellio di chitarre, fa soltanto da riscaldamento. "The Deepest Sea" è invece uno degli highlight, con una sorta di danza sicula riarrangiata da Beefheart che è l'introduzione a una serie di suoni ustionati; così i fatati miraggi industrial affioranti in "Memories from a Grotesque Landscape". "Hidden Words" passa da serenata blues a trasfigurazione di chitarre ronzanti nel nulla, e "Christine" passa da ballata sonnolenta à-la Pink Floyd a una sarabanda strumentale space-rock, ma dal passo enigmaticamente rallentato e irregolare, con i fluidi elettronici che accrescono la tensione. "Hangover", nonostante la sua nudità acustica e i suoi soli due minuti, spaventa con i suoi cori di dannati. E Lombardo conclude brillantemente, con una "Reef" analoga a "Hidden Words" ma con qualche pathos Mark Lanegan-iano in più, a tuffarsi in una pozza di tenui distorsioni mentre i clarini vi danzano sopra malinconici. La polpa di queste canzoni è sinceramente visionaria senza essere pretenziosa; non solo, mantiene pure una genuina spontaneità lo-fi e do-it-yourself. Due i contro. Il canto poco o nulla aggiunge al sound (a parte forse qualche rigurgito mostruoso in "Flower"). E, soprattutto, i brani - produzione di Carlo Natoli (Gentless3) - si fermano presto, come se scattasse la paura di una troppa innovazione. Quasi cinque anni di gestazione, tanti ospiti (Michele Saran 6,5/10)


wearenotafraidWE ARE NOT AFRAID - Holes (2014, Irma Records)
electronica, noise

Quando si parla di Irma Records si pensa subito ai Jestofunk e al fortunato rilancio di Sarah Jane Morris. Ma da un po' di tempo a questa parte l'etichetta è sinonimo di attenzione e cura di progetti italiani di pregio che spaziano dall'indie rock all'elettronica. Non fa eccezione "Holes" dei veneti We Are Not Afraid, ovvero Emanuele Brizzante ed Elia Bazzan: qualcuno li ricorderà sul palco prima di Aucan, Pendulum e i Ministri, ma i due si sono guadagnati un'ottima reputazione in live set che brillano di luce propria (anche nell'Est Europa). Il lavoro è curatissimo sin dalla veste grafica, non c'è un suono fuori posto e la loro proposta si rivela un originale matrimonio tra la club music di cui sono profondi conoscitori e insolite, e quanto mai opportune, aperture noise rock. Il disco nasce dopo alcuni EP e remix, e risulta compatto e a fuoco. Olivia Denis ospite nel brano "Chrome" (Alessandro Liccardo, 6,5/10)


erioERIO - Fur Er (2015, La Tempesta International)
modern r&b, soul-pop, songwriting

Dopo due Ep ben accolti, usciti in formato 45 giri digitale nel corso del 2015, ecco l'esordio discografico contenente dodici tracce, ivi comprese le quattro già edite, di Fabiano Franovich, in arte Erio. Atmosfere notturne, paesaggi interiori, affreschi acustici, spesso basati sul piano, sui quali si innesta un morbido velo di elettronica. Caldo e al contempo drammatico, "Fur El" snocciola tutti i riferimenti musicali di Erio: sin dall'iniziale "Oval In Your Trunk" ci catapulta in un mondo decisamente affine a quello di James Blake, a cavallo fra modern r&b e soul-pop. Sigur Ros e Antony potrebbero essere altri ispiratori, anche per l'uso frequente del falsetto e del vibrato. Tutto abbastanza intimo e paesaggistico, con qualche puntatina un pochino più movimentata, come nel caso di "El's Book". Per chi ama simili scenari sarà una gran bella scoperta. Il prodotto esce per La Tempesta International, indiscutibile marchio di qualità, il ponte perfetto per un lancio che abbia visibilità anche oltre i nostri confini (Claudio Lancia 6,5/10)


bonettiBONETTI - Camper (2015, Costello’s)
songwriter

Torinese, Maurizio "Bonetti" Bonino si afferma con i bonbon esistenziali del debutto "Camper". Le filastrocche di "Tom Petty & The Heartbreakers" e soprattutto della title track, commossa la prima e vigorosa quasi power-pop la seconda, trovano un picco risolutivo nel refrain contagioso in controtempo danzante di "Sandro a Torino". Uguali ma diverse sono le serenate, una "Piazza Carlina" con pianoforte e sottili rimandi alla "Where Is My Mind?" dei Pixies, e una "A Loano va bene" con qualche bollicina elettronica in sottofondo, flusso di coscienza ed esplosione in forte, che, di nuovo, s'innalzano in un altro ritornello-campione, "Superlorna". Un piccolo portento, con la sua mistura di amabile pop italico e salace melodismo neozelandese. Peccato per la sua brevità un po' frettolosa. Registrato tra Modena (Hot Studio) e Londra (Hackney Road Studio), con produzione dell'ex "quarto Verdena" Omid Jazi. Artwork: Roberto Redondi (Michele Saran 6/10)


blackveilsBLACK VEILS - Blossom (2015, autoprodotto)
wave, indie-rock

Esordio a tinte inequivocabilmente wave per i Black Veils, trio bolognese attivo da un paio d'anni, prodotto da Gianluca Lo Presti di Nevica su Quattropuntozero. La title track ci trasporta subito in territori prossimi ai primi Interpol, quelli di "Turn On The Bright Lights", e da lì parte una girandola di rimandi a tutto l'immaginario post-punk dei primi anni 80. Suoni pieni di chorus e riverbero, che fanno tornare alla mente la scena dark d'antan, quella di Cure, Joy Division e Bauhaus. Brani più svelti, persino ballabili ("The Fall", "The Tongue") si alternano ad altri lievemente più introspettivi ("A Prayer"), ma il mood non diviene mai oppressivo, anzi le chitarre restano sempre in grande evidenza ("Out Of the Well"), senza curarsi troppo di svecchiare le atmosfere, come ben rappresentato dalle calibrazioni elettroacustiche di "Dance To The Mice". Niente di nuovo sotto il sole, ma l'ennesima conferma di quanto importanti continuino ad essere gli anni 80 per le band di nuova generazione (Claudio Lancia 6/10)


parsec_01PARSEC - Sulla notte (2015, Waves For The Masses)
post-rock

I bolognesi Parsec debuttano con l'Ep prevalentemente strumentale "Reset" (2011), nel solco del post-rock Slint-iano e del post-metal catartico di Isis e Pelican. Al momento del primo disco lungo, "Sulla notte", il quartetto "svolta" aggiungendo i monologhi declamati in italiano alla maniera dei Massimo Volume. È più croce che delizia, perché abbassano la temperatura della ricerca sonica. Convenzionali sono i ritratti e le tipiche situazioni al termine della notte ("Audrey", "Luci al neon", "Lo straniero"), anche se qualche effetto drammaturgico ogni tanto fa bella mostra: la Fugazi-iana "Non siamo mai stati moderni" che accumula un certo caos nella coda vorticante, o i post-hardcore nevrastenici di "All'ultimo piano" ed "Emile". "Stoccolma" è anzi la più varia, con un allarme elettronico in mezzo ai cambi di tempo e alle progressioni, e persino un piccolo tributo a John Fahey prima di un bailamme assordante. A differenza di Clementi e compagnia, che andavano sul misto di flusso di coscienza e descrittivismo decadente figlio della new wave, il complesso (Federico Cavicchi, Gabriele Tassi, Samuele Venturi, Leopoldo Fantechi) cerca una più vecchia forma-canzone con tanto di ossuto ritornello. Ibrido irrisolo ma, quando funziona, assomiglia a un'estrema operazione di smontaggio e decolorazione della cantabilità. Masterizzato da Francesco Donadello (Giardini Di Mirò) (Michele Saran 5,5/10)
Playlist
LA BELLE EPOQUE - Il Mare Di Dirac (2015, autoprodotto)
SPACEPONY - Vintage Future Ep (2015, autoprodotto)
ZONDINI ET LES MONOCHROMES - Noise (2016, KinG Records)
JULES NOT JUDE - Pillowlize Ep (2015, Urtovox)
SAINT HUCK - Broken Branches (2015, Viceversa)
WE ARE NOT AFRAID - Holes (2014, Irma Records)
ERIO - Fur Er (2015, La Tempesta International)
BONETTI - Camper (2015, Costello’s)
BLACK VEILS - Blossom (2015, autoprodotto)
PARSEC - Sulla notte (2015, Waves For The Masses)

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