Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 59

di AA.VV.

ed_01ED - Modern Times Ep (2016, Riff Records)
indie-pop

Marco Rossi, aka ED, torna alla lingua inglese, dopo essere passato all'italiano con il suo secondo album nel 2014. Questo EP ha solo tre canzoni ma sono tute piuttosto interessanti, soprattutto grazie all'abilità di utilizzare un suono dall'attitudine lo fi dando però l'impressione di una forte pulizia di fondo. In questo modo, vengono assicurati sia la precisione formale da un lato, che calore e espressività dall'altro. C'è un bell'equilibrio anche dal punto di vista vocale, grazie a un timbro piuttosto acuto che non va mai fuori dalle righe e si adatta perfettamente all'aspetto sonoro. Le melodie sono tutte e tre ispirate, ma questo non è una novità per l'autore di Modena. Le prime due canzoni sono più vivaci, mentre l'ultima è tendente al folk e comunque questo è un ascolto che soddisfa in tuta la propria intereza. A ottobre uscirà un nuovo album: è il caso di attendersi ottime cose (Stefano Bartolotta 7/10)


alessandrosipoloALESSANDRO SIPOLO - Eresie (2015, Fasolomusic.coop)
folk-rock

Questo è il secondo album per il cantautore di Iseo, il quale ha voluto avventurarsi in un concept sulla necessità di approfondimento e disobbedienza. A colpire al primo ascolto, però, è l'aspetto squisitamente musicale, grazie a una capacità per nulla comune di svariare tra diversi stili, tutti riconducibili alla cosiddetta "musica popolare", con gusto, passione e capacità di non suonare puramente retrò. Quest'ultimo aspetto viene ottenuto grazie a un tocco rock diffuso in tutta l'opera, per il resto queste canzoni sono una chiara dimostrazione di talento, grazie al quale l'eclettismo è sempre messo ben a fuoco. Rumba, taranta, country, blues riescono a risultare tutti parte di un disegno unitario ben confezionato. Il concept si sviluppa in racconti tutti ispirati a vicende e personaggi reali, tra passato e presente: si parla di un renitente alla leva che si aggrega a una carovana rom, della contraddizione per cui Arnaldo da Brescia è finito al rogo per le proprie idee eretiche e la piazza a lui dedicata è ora il centro della scena più modaiola e frivola, di Piergiorgio Welby e Eluana Englaro. Si denuncia la conquista del Nord Italia da parte della mafia e si sbeffeggia Comunione e Liberazione. Un disco, in definitiva, che merita attenzione per contenuti musicali e lirici di alto spessore concretizzati in una forma per nulla pesante e che sa far presa senza indugio (Stefano Bartolotta 7/10)


maryinjuneMARY IN JUNE - Tuffo (2016, V4V Records)
alt-rock

Un esordio sanguigno per i romani Mary In June, pronti a mettere in mostra sin dalle prime note dell'iniziale "Sogni per l'analista" un approccio elettricamente vigoroso prossimo a certe cose dei Fast Animals & Slow Kids. La vena intimista e giovanilista dei testi riporta alla mente gli slanci di poesia urbana che hanno di recente imposto a livello nazionale il songwriting di Calcutta. Insomma, pare davvero la giusta sintesi per riuscire a far parlare, e bene, di sé. Giorgio Canali dà una mano significativa, non soltanto per aver curato la direzione artistica (e si sente) ed aver prestato la voce in un paio di tracce, ma anche per aver (udite udite!) inserito "Un giorno come tanti" nella sua recente raccolta di cover "Perle per porci". Il miglior spot pubblicitario possibile per Alessandro Morini (voce e chitarre) e compagnia. I Mary In June sanno picchiare duro ("Nuova fine") ma anche regalare morbidezze ("Perfetto"), ed hanno anche un buon singolo in rotazione ("Combustibile"). Le premesse ci sono davvero tutte... (Claudio Lancia 6,5/10)


sylviaSYLVIA - Senza Fare Rumore (2016, INRI)
songwriter

La piacentina Silvia Tofani debutta a nome Sylvia in tutta umiltà con l'Ep "Musica da camera" (2012). Il primo album lungo (ma corto) "Senza fare rumore" è invece una piccola rivoluzione copernicana. Il suo vocalismo da chanteuse da una parte deraglia verso gli scimmiottamenti da talent-show, dall'altra dona un tocco di caos e di disgiunzione armonica - pur sempre col belletto - con le soundscape che le appaiono di volta in volta sullo sfondo. Sono queste, merito dell'acquisito Francesco Fabris, ma anche del fido Sandro Mussida, il valore aggiunto: violoncelli e voci di sirene in "Si Ck", solfeggio noir per chitarra Chris Isaak-iana e tastiera in "Pozzanghera", campionamenti concreti in "Insonnia", oasi pianistiche-digitali in "Quasi agosto" e "Solo cielo", e due tocchi di classe in "Mela F" (una vera e propria sonata da camera) e "Da me" (una cavatina di piano che muta in respiro psichedelico). C'è più Julianna Barwick che la solita Bjork in questi agglomerati tremuli, dal fascino esoterico. Liriche in italiano, ma al limite dell'haiku (Michele Saran 6,5/10)


labaseLABASE - Antropoparco (2015, Lanoia)
alt-rock

Il debutto sulla lunga distanza di questo trio abruzzese si basa su un impianto alt-rock tipicamente Nineties, con uno stile prevalentemente stoner nel quale entrano importanti elementi wave. Le melodie sono poco definite e anche la parte vocale, di conseguenza, è più simile a un recitato che a un cantato. Al netto di alcune ingenuità, soprattutto una voglia poco comprensibile di tirare alcuni brani un po' troppo per il lungo, il disco è interessante perché rivede un modo di fare musica prossimo al dimenticatoio in una maniera che sa distaccarsi dal puro revivalismo, grazie a una discreta varietà, alle azzeccate interazioni tra la chitarra e la sezione ritmica, al carisma della voce, a un più che rispettabile tiro complessivo e a testi in italiano ben scritti (Stefano Bartolotta 6,5/10)


dianaspencerDIANA SPENCER GRAVE EXPLOSION - 0 (2016, autoprodotto)
psych-rock, stoner

Rock psichedelico rivestito di stoner nella prima emissione dei Diana Spencer Grave Explosion, un dischetto costruito intorno a tre tracce dal contenuto fortemente chitarristico, per complessivi 24 minuti. L'iniziale "Space Cake" detta subito il mood del lavoro, alternando furia sonora e momenti più atmosferici, la successiva "Avalanche" si stende più placida (ma non certo priva di sorprese improvvise), la conclusiva "Long Death To The Horizon" è la mini suite finale, ipotetico crocevia fra il rock desertico dei Kyuss e certa psichedelia light-prog figlia dei Motorpsycho. Francesco Maria Antonicelli, Piercarlo Resta e Costantino Temerario cantano e suonano le chitarre, Giampaolo Giannico è al basso, Gianluca Girardi si occupa della batteria. Non so se questi suoni sarebbero in grado di far saltare in aria una tomba, come descritto dalla ragione sociale scelta dal quintetto pugliese (sono di Bari), ma potrebbero andarci davvero molto vicini (Claudio Lancia 6/10)


blackanimalsBLACK ANIMALS - Samurai (2016, Stormy Weather)
punk-core

Proveniente da Cardio e Il Testimone, il perugino cantante e chitarrista Alberto Fabi fonda i Black Animals nel 2014, assieme al chitarrista Nicola Matteaggi, al bassista Tommaso Nasini e al batterista Alessio Boncompagni. La specialità del debutto "Samurai" sono gli inni con muro di chitarre, a partire dall'emo-core melodico Nirvana-esco "L'irriconoscente", e poi la successione di "Ogni giorno", "Non dovevi" e "Il limite", con tracce di distorsione mutante. Più pop, "Dinosauro" e "Tutto quello che" fanno loro da corollario, ma in quest'ambito spicca senz'altro il quasi scat di "Coriandoli". Nonostante nome e titolo, è una band che non potrebbe essere più italiana - e nella lingua e nelle tematiche (recessione, crisi giovanile) - e un disco che scorre via con scatto e scioltezza. Una coppia affiatata e smaliziata di chitarre frutta anche rivoli di feedback incendiari degni d'un album live, e forgia ballate altrimenti insipide ("La fiamma e l'orizzonte", "La tua pelle") (Michele Saran 6/10)


igoldoni_01I GOLDONI - Il mondo è bello perché è avariato (2016, autoprodotto)
alt-rock, demenziale

A due anni di distanza da "Un diversivo" torna il trio laziale composto da Nando, Faj e Zezzy, con nuove tracce che affiancano al rock demenziale, già ampiamente frequentato in passato, una spinta sempre più decisa in direzione alt-rock. I testi dissacranti, al contempo sarcastici e amari, vengono costruiti su un range stilistico che si allarga a dismisura, mostrando una band in costante evoluzione. Il trio sviluppa suoni gradevoli e divertenti ("All'Università", "Cultura alimentare"), rinnova la tradizione degli stornelli romaneschi ("L'amici mia"), ma inizia anche ad affinare la propria scrittura spingendosi con convinzione sul fronte del rock alternativo di casa nostra ("Opera d'arte", "Avere trent'anni", "Pendolare"). Non più solo Elio e le Storie Tese e Mannarino, ma anche dosi dei primi Tiromancino (cioè un ricercato songwriting innestato su strutture alt-pop) e qualche chitarrona in più. In chiusura pronti a strizzare l'occhiolino al dancefloor con il remix di "Dentro i cessi dei locali", presente nel disco in due versioni differenti. Bassi e tastiere sono suonati dall'ex Desert Motel Massimo Gresia, il quale ha contribuito attivamente al progetto occupandosi anche di registrazione e missaggio. (Claudio Lancia 6/10)


giuliasmotherGIULIA'S MOTHER - Truth (2016, Inri)
alt-folk

"Classico" power-duo indie-folk, acustica e batteria, Andrea Baileni e Carlo Fasciano tentano la strada dell'esibizione emotiva, tendendo un po' sempre all'esagerazione, sia nell'uso dell'acustica (con tanto di un "facile" tapping), che nelle interpretazioni vocali (un Bon Iver più testosteronico, con pecche di pronuncia). L'estetica ricorda molto quella di Fink, anche se i due si lasciano molto portare (insostenibile il cambio armonico di "Say Nothing"). Nei brani più dimessi ("Siù", "Me And I"), la scrittura non è proprio accattivante, al massimo asseconda il tono esiziale dei due, che sfocia in tirate acustiche vagamente "post" ("Butterfly"), o stranamente solenni, tra la psichedelia e il neo-folk, ritornelli corali (rimediati con effetti). Probabilmente godibili dal vivo, ma su disco emerge quanto la proposta sia acerba e facile (Lorenzo Righetto 5,5/10)


senhalSENHAL - Parapendio (2016, Dischi Mancini)
alt-pop

Terzetto di Putignano formato dal cantante e chitarrista Donatello Deramo e completato dalla sezione ritmica di Francesco Petitti e Davide Morelli, Senhal debutta con le ballad sofisticate e sovrarrangiate di "Parapendio". Ne emergono un paio: il singolo "Parapendio", conteso tra strofa glaciale e ritornello di una sola parola ("Guarda!") in una sfuriata collettiva (gli fa il verso la versione da ragazzi di strada dei Csi di "Propagare"), e soprattutto una "Fiori" dallo svolgimento libero, un po' jam crepuscolare-gotica e un po' salmo brumoso e ribattuto (gli fanno il verso le progressioni quasi-oniriche di "Nonluogo"). Nettamente inferiori le altre, perché fondate sproporzionatamente sulle parole di Deramo che schiacciano il potenziale evocativo del complesso. La parte del leone, però, è dei due elettronici aggiunti, Giuseppe Mariani e Claudio Giuseppe Fusillo. Preceduto da un Ep di prova, "Bang" (2014), e dal singolo "Bianco" (2015) (Michele Saran 5/10)

Playlist
ED - Modern Times Ep (2016, Riff Records)
ALESSANDRO SIPOLO - Eresie (2015, Fasolomusic.coop)
MARY IN JUNE - Tuffo (2016, V4V Records)
SYLVIA - Senza Fare Rumore (2016, INRI)
LABASE - Antropoparco (2015, Lanoia)
DIANA SPENCER GRAVE EXPLOSION - 0 (2016, autoprodotto)
BLACK ANIMALS - Samurai (2016, Stormy Weather)
I GOLDONI - Il mondo è bello perché è avariato (2016, autoprodotto)
GIULIA'S MOTHER - Truth (2016, Inri)
SENHAL - Parapendio (2016, Dischi Mancini)
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