Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 61

AA.VV.
silverleghtSILVEREIGHT - Left Hand (2016, Riff Records/Inner Animals Recordings)
rock

Già membro dei notevoli Jackie O's Farm, il livornese Federico Silvi vara a inizio anni Dieci il progetto solista Silvereight, che debutta nel 2012 con l'album omonimo. Il seguito "Left Hand", nel quale compaiono anche il batterista Federico Melosi (già anch'egli nei Jackie's) e il bassista Gianni Niccolai (Lip Colour Revolution), esplora la sfera rock americana anni Novanta, tra echi di Nirvana e simili e qualche geometria elettrificata sulla scia dei Built To Spill - la magnifica "From Space", vero apice di questo lavoro. Discorso a parte lo merita la preziosa traccia acustica "Wide Heart", arrangiata con synth e basso da Daniele Catalucci (Virginiana Miller, Sinfonico Honolulu). Silvi si dimostra così valido autore rock, e senza dubbio questa carrellata di brani troverà una veste ancora più congeniale dal vivo (Fabio Guastalla 7/10)


verderameVERDERAME - Roma tossica (2016, Exit Records)
alt-rock

Non lasciatevi ingannare dal titolo: nulla a che vedere con la recente pubblicazione della colonna sonora del film "Amore tossico", fra l'altro ambientato proprio nella capitale negli anni 80. La tossicità qui non è riferita all'eroina, ma alle guerre ideologiche che affliggono la nostra epoca. Con i Verdena nel cuore e nello spirito, ecco il secondo lavoro dei romani Verderame, "Roma tossica", a ben cinque anni di distanza dall'esordio "L'ultima recita". Un disco nervoso e aggressivo che richiama apertamente gli esordi della band di Alberto Ferrari, e ne riesuma l'atteggiamento proprio mentre gli stessi Verdena oggi si trovano stilisticamente altrove. Un brano su tutti? "Seattle 96": un piccolo miracolo di chitarre e melodia. "Roma tossica" è un lavoro ben suonato, con ritornelli iper coinvolgenti e testi azzeccatissimi, scritti in un italiano mai banale, che fa tesoro della scrittura dei migliori esponenti del rock alternativo italiano anni 90. Il decennio d'oro del nostro sottobosco musicale. Riusciranno i Verderame a rinverdirne i fasti? Per ora sono applausi. Sinceri (Claudio Lancia 7/10)


bangarangBANGARANG! - Religione Catodica (2016, #Hashtag)
new wave

Dopo un Ep omonimo (2009) e un side-project con i Verbal, i quattro Bangarang di Crema debuttano a pieno titolo con il concept "Religione catodica". Il frontman del complesso è un reticolo di campionamenti televisivi, schegge parlate di spot, sceneggiati, annunci, interviste, oltre a sibili e interferenze. Il modus operandi semiserio ricorda alla lontana quello dei Butthole Surfers, oltre ovviamente a quello dei nostrani Calibro 35 (ma finalmente slegati dalle cover e dalla monomania per i poliziotteschi). Oltre a "Genitalia", il baccanale di dissonanze assortite (voci fantasma) di punk-core con scariche grind di "Castro Caro" è il miglior ritrovato del loro procedimento. Così fa anche la selva di orgasmi femminili in "Fuck Hero", mentre i quattro simulano l'amplesso svariando da un tenue reggae a una martellante jam hard-rock, e l'apertura teatral-caotica di "Freaky Metal", ma una delle più rocambolesche è "Matzurka Zeta", con il tumulto dell'elettronica a sfondare una crosta acid-rock. Quando i campioni si fanno da parte emerge un hard-funk dall'indole camaleontica alla Faith No More come "Nanoarmata" e una galleria di virtuosismi elettronici, un po' videogame un po' miasmi, come la prima parte di "Melisatalpé", poi radicalizzata in "Pocoto Pocoto". Prode esempio di come si possa rendere spontaneamente eccitante una tecnica automatica ripetitiva per definizione. Repertorio strumentale risaputo, ma è una forza della natura, anche nell'autoironia (Michele Saran 6,5/10)


knupKNUP TRIO - Knup! (2016, Emme Record Label)
jazz

Jazz, rock, sperimentazione e contaminazioni in dieci tracce strumentali: questo in sintesi il contenuto dell'esordio firmato Knup Trio. Tante idee ben organizzate da Fabrizio Boffi (pianoforte), Francesco De Palma (contrabbasso) ed Emanuele Tomasi (batteria). Il titolo del disco (così come il nome della band) non è altro che la parola "PUNK" scritta al contrario, e questo la dice lunga sull'atteggiamento dei tre musicisti che, partendo da costruzioni e architetture inequivocabilmente jazz, cercano di aggiornare la materia introducendo elementi che non snaturano, bensì completano e allargano gli orizzonti. Perizia tecnica e cuore, dalla tempesta pianistica dell'iniziale "Coniglio bianco" agli accenti rock portati dalle chitarre di Massimo Colagiovanni in "Film", passando attraverso i passi felpati più classicamente jazzy di "Saturday" e "America". In un periodo nel quale artisti di fama internazionale quali Kamasi Washington o gli Heliocentrics di Malcom Catto stanno sdoganando il jazz nel nuovo millennio a uso e consumo delle nuove generazioni, ben si inseriscono le idee di Fabrizio Boffi (è lui l'autore e l'arrangiatore di tutte le canzoni) e compagnia. Perché anche i musicisti di casa nostra possano prendere parte alle piccole rivoluzioni musicali dei nostri tempi (Claudio Lancia 6,5/10)


clownsfromotherspaceCLOWNS FROM OTHER SPACE - Zeng (2015, BoleskineHouse Records/Udedi Musica e Cultura)
rock

L'esordio del quintetto di Teramo è all'insegna di un rock pulito ed enfatico. Le melodie sono aperte e di facile ascolto e il suono chitarristico segue perfettamente queste caratteristiche, con il timbro vocale che, dal canto suo, è emotivo senza risultare epico o pomposo. Dal punto di vista del songwiting e della produzione, troviamo molta varietà: si passa dal forte impatto dell'iniziale "Shifted" alla labirintica "Wall Of Tzu", all'asciutta ballad "In The Presence Of The Lady Truth", ed è interessante veder applicate le stesse caratteristiche di base a canzoni scritte e arrangiate in modo diverso; inoltre, all'interno dei singoli brani, c'è sempre la voglia di non limitarsi a rimanere attaccati al modo in cui la canzone comincia, ma a un certo punto si va da un'altra parte, mantenendo comunque un'unitarietà di base. Le idee non mancano, quindi, e c'è anche una buona capacità di metterle in pratica, però, dal punto di vista strettamente melodico, si può senz'altro fare meglio: ora come ora, la stragrande maggioranza delle melodie non hanno lo stesso mordente del suono e del timbro vocale ed è un peccato. È comunque il caso di continuare a seguire questa band, perché appena troveranno l'ispirazione giusta, saranno probabilmente in grado di fare grandi cose (Stefano Bartolotta 6,5/10)


heavypschsoundAA.VV. - Heavy Psych Sounds Records (2016, Heavy Psych Sounds)
psych-rock, stoner

La Heavy Psych Sounds è una label romana, la cui ragione sociale è quanto di più programmatico possiate immaginare. Specializzata in psych, stoner, sludge, doom, garage, space, 70's rock e affini, ha avuto la buona idea di produrre una compilation promozionale includendo diciassette band del proprio roster. Black Rainbows, Deadsmoke, Ape Machine, Banquet, Duel, sono soltanto alcuni dei nomi qui raccolti: gruppi sconosciuti ai più, ma che nel proprio ambito di appartenenza hanno le carte in regola per affermarsi. Unica eccezione: i Mondo Generator di Nick Oliveri. Le influenze sono radicate negli anni 70, ma i punti di riferimento si ritrovano anche fra i gruppi che negli utlimi anni hanno cercato di attualizzare quei suoni, Black Mountain e Queens Of The Stone Age in primis. "Heavy Psych Sounds Records" raccoglie 17 tracce che non hanno nulla da invidiare alle migliori produzioni internazionali, una compilation che si presenta stilisticamente compatta e al contempo perfettamente assortita. Siamo certi che ognuno di voi possa trovarvi almeno un paio di nuove band, se non da venerare, quanto meno da seguire con attenzione. Perché la scoperta di nuove formazioni meritevoli passa anche attraverso queste belle iniziative (Claudio Lancia 6,5/10)


missmogMISS MOG - Federer (2016, Dischi Soviet Studio)
techno-pop

Partiti come duo basso-elettronica (2008), poi divenuti quartetto (2012), quindi terzetto composto di canto, basso e macchinari analogici (un primo demo nel 2014), i veneti Miss Mog debuttano finalmente con "Federer". Fa da bandiera, nel singolo battistrada "Venety Fair", un nichilismo post-marxista alla Cccp che si distende (anche concettualmente) sulla pista da ballo dei secondi Human League, e, con lo stesso procedimento ma con esiti complementari, in "Complesso B" dona tempra coreografica alle rapsodie meccaniche degli Offlaga Disco Pax; il groove più velenoso sta però nella prima parte di "Sulle punte". Rispetto al boom del soulstep digitale, techno-soul leggeri come "Panchine divelte" e "Pangea" rimangono candidamente indietro. L'accompagnamento a volte fa storia e sé, glaciale e altero, agglomerato di tessiture a passo fiero ("Faust", "Razorology") che modella anche arie elettroniche come "Un pomeriggio" e specialmente "Meteoritmo", quasi un inno sacro. Suggella l'opera un crepuscolare decadentismo, uno spleen privato portato con armi affilate. Produzione: Beppe "Zucca Veleno" Calvi (Michele Saran 6/10)


lasuerte_600LA SUERTE - Uno (2016, Discipline)
alt-pop

Progetto del cantautore monzese Francesco Però, fuoriuscito dai Red Label Boogaloo, La Suerte si roda con l'Ep "L'origine" (2015) e poi prova il formato dell'album lungo con "Uno". Il leader canta così col tono bonario di Giorgio Gaber nel combat-folk in levare di "FIAT", soffia e disquisisce sugli armonici di chitarra e il pianoforte di "Amaca", la marimba caraibica di "La festa degli occhi", le danze di "L'origine del mondo", "Cane" e "Così frutta", il reggae inquieto di "Addio di sale", soprattutto la trottola tex-mex che chiude "Rovine". La cosa buffa, per essere un progetto basato sulle canzoni e la scrittura, è che proprio canto e liriche suonano come elementi superflui che intralciano i brillanti e variopinti metamorfismi dei comprimari, Marco Mazzini (chitarra), Jacopo Guidali (organo), Alessandro Montresor (basso), Giuseppe Gagliardi (batteria, marimba, percussioni) e Chiara Garilli (seconda voce). Spesso improntati a suadenti sovratoni sudamericani, se la vedono con qualche effetto sonoro dosato in economia. Ottimo artwork e packaging di Silvia Marinelli con lo studio Offmade (Michele Saran 6/10)


ilterzoistante_01IL TERZO ISTANTE - La fine giustifica i mezzi (2016, autoprodotto)
alt-rock

Di Torino, Il Terzo Istante debuttano con "La fine giustifica i mezzi". Sulle prime appare come un ibrido di metal-pop chic alla Queens Of The Stone Age e refrain esistenzial-accusatori alla Verdena/Afterhours: "Tu non riuscirai", "La strada che ti porta indietro", "Uccidimi", "Fenice" (alla Samuele Bersani con organo). Qualcosa di più affiora nel boogie con sax di "Il blues del latte versato", nell'elegante power-ballad "Due fuochi" e nel pieno power-pop di "Le cose importanti". Gli strumenti aggiuntivi aiutano a espandere il loro frasario, fino all'intermezzo semi-strumentale di "39,8°" (nuvole di voci fantasma, danza mediorientale di piano e chitarra acustica) che è un baricentro, o meglio una voragine, e si ritrovano tutti nella sarabanda quasi-gospel di "Lucido". Risultato di tre Ep tra 2012 e 2014. Meno scontato di quanto appaia, scattante, con una sorta di forma-suite di tracce attaccate tra loro che non si limita a tenere vivi i tempi dell'ascolto ma talvolta scava anche nella sofferenza. Interventi, di supporto ai quattro di base (Lorenzo De Masi, principale autore dei testi, Fabio Casalegno, Luca Sbaragli, Carlo Bellavia) della crew CollaVoce, di Sabino Pace (voce dei concittadini Titor) e del navigato sassofonista Paolo "The Angelo" Parpaglione (Michele Saran 6/10)


alkeneALKENE - Etere (2016, Moscow)
alt-pop

Trio con base in quel di Trieste che titola canzoni e album con una sola parola, Alkene appronta il secondo album "Etere" lanciandolo con il singolo "Denso" (2015), apice ed esasperazione del loro metodo, un vortice d'armonie vocali arroventate come un monsone, innescate dalle dissonanze elettroniche, sovrastanti un clima addolorato e un passo funebre. È però fuorviante. Il complesso retrocede al synth-pop ("Crisalide", "Incantevole"), alla canzone romantica ("Matahari", "Lisbona"), o semplicemente ripete sé stesso ("Verbofobia", "Cuore", con una coda impressionistica). Seguito del primo mini "Rogo" (2010), del singolo "Cadmio/Olimpia" (2011) e del debutto "Hamartia" (2011), ne tralascia le sofisticazioni nello stile del post-rock britannico che lì facevano bella mostra. Le recupera in parte la danza batucada-psichedelica di "Oleandro"; "Futura" è, in questo senso, la più sincera, uno dei punti più mossi dell'album. Registrato in due anni tra Italia e Inghilterra (Michele Saran 5/10)
Playlist
SILVEREIGHT - Left Hand (2016, Riff Records/Inner Animals Recordings)
VERDERAME - Roma tossica (2016, Exit Records)
BANGARANG! - Religione Catodica (2016, #Hashtag)
KNUP TRIO - Knup! (2016, Emme Record Label)
CLOWNS FROM OTHER SPACE - Zeng (2015, BoleskineHouse Records/Udedi Musica e Cultura)
AA.VV. - Heavy Psych Sounds Records (2016, Heavy Psych Sounds)
MISS MOG - Federer (2016, Dischi Soviet Studio)
LA SUERTE - Uno (2016, Discipline)
IL TERZO ISTANTE - La fine giustifica i mezzi (2016, autoprodotto)
ALKENE - Etere (2016, Moscow)
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