Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 62

di AA.VV.
folkieFOLKIE - Demodé (2016, autoprodotto)
folk-pop

Di quella scena dell'Alto Mantovano che negli ultimi mesi si sta mettendo in mostra a livello nazionale (Bee Bee Sea, Alley), Deborah Agguggiari è una delle figure di spicco. Dopo aver prestato la voce negli A New Step Back, finalisti del Rock Contest di Controradio un paio d'anni fa, Deborah ha deciso di intraprendere la carriera solista sotto la sigla Folkie. Inizialmente imbracciando soltanto una chitarra, adesso in una forma molto più strutturata, come si evince dalle tre tracce presenti in questo Ep che racconta l'amore femminile sotto diverse sfumature. "Mon Amour" cita il Bataclan e si tinge di inflessioni francesi, "Lettera dal fronte" sfoggia una vena folk-pop stile Carmen Consoli, e infine "Fiori di Loto" che alza il ritmo su sfumature popolari. Talento e classe, e il bello deve ancora venire (Fabio Guastalla 7/10)


palumbo_01CLAUDIO PALUMBO - Blank Iugoslavia (2016, autoprodotto)
songwriter

L'ex-pugile catanese Claudio Palumbo debutta con il lo-fi acustico di "Fa che mi spii dalle finestre" (2012), cui segue una sorta di album-risposta al classico di Fabrizio De Andrè, "Tutti ci scoglionammo a stento" (2014). Dopo aver preso parte al trio dei St Pangolin per il monumento al nuovo industrial-noise nostrano "St Pangolin" (2015), Palumbo rilascia il terzo "Blank Iugoslavia". Sperimentando meno rispetto al predecessore, Palumbo si concentra sul songwriting da organizzare in un ciclo più compatto di canzoni, prime tra tutte gli stornelli folk che s'impennano ("L'età del bronzo"), si distendono ("Hitler da piccolo"), dischiudono ectoplasmi elettronici ("Sentimiento alieno", una delle sue migliori, "Nevvero", "Quel pulcioso martedì"). Vaudeville pop-core come "Alghe", La Madonna è mia", "Hey Gesù" rappresentano una versione sdrucita di Giovanni Truppi, laddove numeri come "Basmati" diventano una rilettura secolarizzata di Battiato, e, come gran finale, "Quattro" tenta anche una disinvolta fusione tra De Andrè e Cat Stevens. La ripetizione a mo' di formula autistica-alienata prende qualcosa sia dai Cccp, ma senza il tono da proclama, sia da Juri Camisasca, ma senza le efferatezze canore. È però il suono contagioso saturo di surreali accortezze d'arrangiamento a trasformarlo in cantastorie esistenziale. Di più e meglio: benedetto dal dono della leggerezza. Supportato dai Bottarga Girls (Michele Saran 6,5/10)


bidonsTHE BIDONS - Clamarama (2016, Area Pirata, MiaCameretta, VDSS)
garage-rock

Da Salerno, spediti come un proiettile sparato nelle cantine più rumorose della Detroit di inizio anni 70, quando gli Stooges anticipavano il punk-rock e il flower power era ancora molto più che un lontano ricordo. Seguendo il sentiero dei romani Giuda, ma ammiccando più al versante psych che non a quello glam, i Bidons giungono al traguardo del terzo album, realizzando la loro opera migliore, la più completa. Atmosfere festaiole, chitarre aggressive il giusto, inserite sempre al momento opportuno, senza strafare, divagazioni surf, tanta energia e qualche fiato a puntellare l'atmosfera (ascoltate un pochino il finale di "Let's Start From The Pants"). "Clamarama" è una bella iniezione di positività, che arriva con perfetto tempismo per contribuire a rendere la vostra estate spensierata: la perfetta colonna sonora per gli indie party più divertenti della stagione (Claudio Lancia 6,5/10)


howpianoHOW PIANO - You Are Happy (2016, autoprodotto)
psych-pop

Gli How Piano sono un quartetto trevigiano guidato dalle intuizioni di Mattia Aru. Le loro canzoni sono eccentriche sia nella struttura (cambi di tempo quasi a mo' di collage) che nell'orchestrazione (trovate elettriche ed elettroniche spesso abbondano). Lo slogan sballato di "Oscillation" è portato a un'apoteosi quasi-sinfonica a suon di spinte pop-core. "Clarabell" mixa un mantra tossico e un'andatura robotica con elettronica. Il vaudeville di "The First Ego", cantato in bassa definizione come un crooner Eels-iano, in realtà si trova in un'astronave di effetti elettronici. Passata anche una Pixies-iana e vintage "Ramblin' Frog", le due cantate in stile Apples In Stereo guidate dal glockenspiel, "In The Belly" e "1584" sono in sequenza, l'una segue l'altra, che a sua volta capitola in una forte, gioiosa esplosione strumentale. Altre ballate sono rese complesse nei tempi e intossicate dalle dissonanze stridenti dei distorsori: "Waning Days" svaria in un breve tango, e "Passing By" diventa una quieta fantasia prog che quasi echeggia il circo cosmico dei Gong. Tutti i loro ritornelli, secchi e poco mossi da far sembrare monche le canzoni, sono sempre e comunque rafforzati da rifiniture imprendibili, gassose persino (merito della produzione a due di Aru col batterista Paolo Basso) e da avvicendamenti strumentali ad alto tasso di ketamina. Per entrare nella storia manca solo un brano-capitale. Ripreso lo scettro vacante dei primi Jennifer Gentle (Michele Saran 6,5/10)


pincushionqueenPIN CUSHION QUEEN - Settings_1 EP (2016, autoprodotto)
post-rock

Terzetto di Bologna, Pin Cushion Queen debutta con un Ep, "Cha3" (2012). A parte la tortura post-hardcore di "Pasta violenta", la swingante "Cheshire Cat" e l'altrettanto irriverente "Carmine" tentano la strada del patchanka, ma senza aggiunte, solo con la cara vecchia associazione chitarra-basso-batteria. Il secondo "Settings_1" rimuove i toni appena scanzonati e vi insuffla quelli psichedelici (con elettronica). Così, la trance tribale di "Background" si sgretola a suon di stridori glaciali, con un procedimento che ricorda i Radiohead più sperimentali. Non meno cantilenanti e ostinati (una batteria che è più percussione), i sette minuti di "Mechanical Liars" si fregiano però di un umore cyberpunk, con un intermezzo spettrale (voci mormorate e campane a morto). La ballata acustica con carillon digitali deformi e voci, manco a dirlo, di spettri, diventa una lamentazione persino lugubre. Un po' scotto e un po' al dente, ma come fucina di dinamica funziona a pieno vapore. Non mancano gli attimi disorientanti. Ci sono i Battles meno danzerecci, ma anche i June Of 44. Autopresentato con tutti i crismi, prodotto dalla band con Bruno Germano, master di Carl Saff (Michele Saran 6,5/10)


mezzopretiMEZZO PRETI - Mezzo Preti EP (2016, autoprodotto)
folk-pop

Questo duo proviene da Milano ed è al suo primo EP (tre inediti e una cover di "Forma e Sostanza" dei CSI), con un lavoro sulla lunga distanza previsto in autunno. L'idea sembra essere quella di prendere quel folk ritmato su cui si basano band di successo più o meno ampio, come i Mumford & Sons e Il Pan del Diavolo, e arricchirlo con archi e elettronica, sia dal punto di vista prettamente sonoro che da quello ritmico. Alla prova pratica dell'ascolto, risultano interessanti i testi, grazie al loro realismo non banale, e l'unione delle due voci maschile e femminile, anche qui fuori dal consueto vista la tipologia dei due timbri vocali; convincono meno, invece, le melodie troppo stereotipate e un sound che, nonostante la grande cura nei dettagli (o forse proprio per via della stessa), risulta un po' freddo (Stefano Bartolotta 6/10)


youarethecake_01YOU ARE THE CAKE - I Wanna Burn (2016, Tam Tam Production)
alt-pop

Il biglietto da visita di "I Wanna Burn", secondo Ep in meno di un anno da parte del duo You Are The Cake (già My Foolish Heart), è una wave-pop saggiata nell'omonimo predecessore (2015), l'acrobatica, Police-iana title track. Lo chiude una lunga ballata tintinnante con tuoni distorti e una punta di nevrosi folk, "Silently", riuscita a metà. Nel mezzo i due aprono nuovi possibili fronti: un recitativo techno sperimentale quasi-Bjork ("The Edge Of The Universe") e un disco-punk eccentricamente acustico pure rimpinzato di bizzarrie ("Another Sun"). Sono ricerche ancora in pectore che hanno un'origine, il metafisico potpourri di flamenco e voci esplose che chiude la cover di "Levitation" (Roky Erickson apprezzerebbe). Lavoro di transizione che soffre di schizofrenia, impressiona però per la modellazione sonica (Stefano Ordazzo anche a elettronica e drum machine), l'ugola rotonda di Caterina Sandri, il coraggio (Michele Saran 6/10)


qualunqueQUALUNQUE - Mafalda, il meteo e tutto il resto (2016, Panico Dischi, Costello's)
emo-rock, songwriter

Disco di debutto per questo artista dedito a un cantautorato emo-rock che punta su un suono semplice e d'impatto, su un timbro vocale diretto ma allo stesso tempo enfatico e su testi che raccontano problematiche molto concrete. In dischi del genere è ovviamente importante che si percepisca una forte genuinità nel modo in cui i diversi spaccati di vita vengono rappresentati, e, per ora, Qualunque riesce solo parzialmente nell'intento. A convincere è, in primo luogo, l'accompagnamento sonoro, sia dal punto di vista dell'espressività sia da quello della varietà. Ad esso si accompagna come punto di forza la voce, perfetta nel veicolare le sensazioni che traspaiono dai racconti. Purtroppo, sono proprio i testi a necessitare di un miglioramento: allo stato attuale, infatti, c'è un nichilismo di fondo che suona spesso forzato e anche il lessico sembra cercare un po' troppo espressioni a effetto che risultano fini a se stesse (Stefano Bartolotta 6/10)


ohehOH! EH? - Non di amore (2016, Jap)
alt-rock

A dispetto del nome stupidino, gli umbri Oh! Eh? debuttano con "Non di amore" all'insegna di una mesta austerità. I pezzi rifiutano sistematicamente la forma-canzone, pur nella loro regolarità: psicodrammi come "L'arte di sopravvivere" e "Lei" sono sbozzati da improvvisazioni in studio e, analogamente ma invertendo i fattori, ballate come "Rosso corsivo" e "Lo spettacolo è stato cancellato" sono modellate a partire dalla successione dei versi delle liriche. I distorsori e lo sprint li accende "Hai freddo ancora" (in realtà la più mossa e schizofrenica dell'opera), ma subito si ricade nel brancolamento esistenziale, dalla lunga, balneare ma gelida "Il mare degli ultimi", alla coda elettronica e dissonante di "Elizabeth", fino ai dieci minuti di "Robert F. Scott" (canzone pianistica tradizionale seguita da sette minuti di bruma in pianissimo). Nati dall'incontro tra Emanuele Principi (voce, chitarra, già Lilith), Giacomo Troianello (piano, synth) e completati da Andrea Mattiucci (chitarra), Daniele Caprini (basso) e Francesco Miceli (batteria, percussioni), l'album dei cinque ristagna, infatti, in bilico tra poesia musicata e prova di gruppo. Non brilla granché per pathos, fantasia e varietà: è un'opera prima con una sua freschezza, una visione che ha qua e là respiro d'ambizione. Registrato - bene - da Federico Brizi al Jap Studio di Perugia (Michele Saran 6/10)


cappadoniaCAPPADONIA - Orecchie da elefante (2016, Brutture Moderne)
songwriter

Cantante, cantautore e multistrumentista siculo, Ugo Cappadonia debutta con una raccolta delle sue prime canzoni, "Orecchie da elefante". È una collezione di vecchiotte ballate pop-rock-quasi-grunge che rimangono ai blocchi di partenza, nonostante l'impeccabile portamento, un fiuto ancora da svezzare per il refrain britpop (solenne quello della traccia eponima), un minimo di anima folk-etnica ("Noi corriamo"), e un'eccezione di ritmo acceso e contagioso boogie ("Rimane da fare", sempre però con melodia debolina). Realizzato con i Pan del Diavolo, soprattutto - dei due - Alessandro Alosi che lo ha co-scritto e confezionato. Bravo, nella produzione, a mantenere gli interventi a temperatura ribassata, dal prezzemolino Nicola Manzan, a Luca "El Pannocchia" Macaluso, ad Anna Balestreri, ma a stagliarsi è Nicola Bagnoli alle tastiere. (Michele Saran 5/10)
Playlist
FOLKIE - Demodé (2016, autoprodotto)
CLAUDIO PALUMBO - Blank Iugoslavia (2016, autoprodotto)
THE BIDONS - Clamarama (2016, Area Pirata, MiaCameretta, VDSS)
HOW PIANO - You Are Happy (2016, autoprodotto)
PIN CUSHION QUEEN - Settings_1 EP (2016, autoprodotto)
MEZZO PRETI - Mezzo Preti EP (2016, autoprodotto)
YOU ARE THE CAKE - I Wanna Burn
QUALUNQUE - Mafalda, il meteo e tutto il resto (2016, Panico Dischi, Costello's)
OH! EH? - Non di amore (2016, Jap)
CAPPADONIA - Orecchie da elefante (2016, Brutture Moderne)
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