Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 65

AA.VV.

mulai_glueMULAI – Glue Ep (2016, autoprodotto)
elettronica, dubstep

In attesa di esordire sulla lunga durata, il producer bresciano Mulai (al secolo Giovanni Bruni Zani) licenzia il suo secondo Ep nell'arco di un anno. La vittoria al Rock Contest di Controradio lo scorso dicembre ha puntato diversi riflettori sull'artista lombardo, che decide qui di aprirsi a un ventaglio di soluzioni più ampio. Si passa dagli accenti dubstep di “Glue” al pop speziato di soul e funk di “Shoelaces”, dalle metriche ballabili di “Water & Concrete” agli approdi alieni di “I'm On Mars”. Sei brani che rappresentano altrettante sfaccettature di un artista ancora a caccia della propria identità definitiva, ma che al tempo stesso ne fanno intuire le grandi potenzialità. Un buon inizio (Fabio Guastalla 6,5/10)


pincushionqueen_01PIN CUSHION QUEEN - Settings_2 EP (2016, autoprodotto)
post-rock

I tre Pin Cushion Queen di Bologna proseguono a spron battuto il loro cammino artistico. In “Settings_2”, secondo EP in meno di un anno, compaiono nuovi esperimenti di laboratorio condotti con il fare di un visionario. Il poliritmo rimbalzante di “Merry-Go-Round” è la controparte regolare di un’elettronica che ha più facce: contrappunto dissonante, tensione di sfondo, sovratono industriale, rigurgito concreto. E’ un sentore subliminale a metà via tra carillon noir e processione caotica. Breve ma glorioso è “Under Electric Light”, per armonie vocali svanite e intossicate di distorsione, elettronica quasi-gestuale e stridori. “Craco” (8 minuti) è una jam tutta nervi danzereccia ma dagli scatti catastrofici, che s’inabissa in una rarefatta danza brasiliana psichedelica e si rivivifica in una progressione grottesca. Coerente seguito di “Settings_1” (2016), ricavato dalle stesse session con Bruno Germano e Carl Saff. Ne riprende perfettamente l’oppressione nell’atmosfera, e poi l’accentua, eccitandosi di suoni e timbri esasperati, enfiati d’inedia, ai limiti (Michele Saran 6,5/10)


pipers_01PIPERS - Alternaïf (BulbArt, 2016)
folk-pop

Campani con base a Milano, Stefano De Stefano e Stefano Bruno iniziano la carriera a nome Pipers all’insegna dell’europop, con un “No One But Us” (2009) esterofilo d’imitazione, con ancora poche tracce di personalità folk (una “Bitter” che si riallaccia alla “I Breathe” dei Vacuum). Il secondo “Juliet Grove” (2014) sceglie così la strada della levità acustica, e il successivo “Alternaïf” a un tempo raffina e arricchisce le idee. Arrangiamenti puntinistici, refrain atmosferici, armonie vocali (“Empty-Handed”, la hit “Follow The Flow”, “When You Come”) si sublimano in momenti quasi chiesastici (“Place In The World”) e in momenti quasi cameristici (“My Whole Lifetime”). A quasi dieci anni dal primo demo (“1/2 Penny Marvel”, 2007), un disco che ha nella prima cinquina di canzoni il miracolo del loro corso artistico, gemme melodiche ad alta godibilità, ed elegante contagiosità, sciorinate una dopo l’altra. Seconda metà inferiore ma non troppo. Bel violino: Alessia Viti. Prodotto da Bruno, masterizzato da Ed Brooks in quel di Seattle (Michele Saran 6/10)


mcflyMcFLY’S GOT TIME – Elsewhere (2016, autoprodotto)
alt-country, songwriting, indie-rock

Quartetto romano tutto al maschile, i McFly’s Got Time realizzano l’agognato esordio con questo Ep di sei tracce, perfette da consumare on the road alzando al massimo il volume sulla polverosa ambientazione di “No One”, sullo smaliziato country-folk con ascendenze rockabilly di “Lie” e sulla morbida ballad spazzolata “Sammy”, pronta ad arrampicarsi fra Tim Buckley ed Elliott Smith, replicando l’ottima sintesi svolta in tempi recenti dai conterranei Black Tail. Ad aprire i giochi provvede il brano più vivace del lotto, l’alt-country “Dance”, scelto anche come singolo apripista, che riporta ai momenti più solari dei Wilco di “Being There”. Sulla stessa falsariga, ma con un leggero retrogusto malinconico, la successiva “I’m A Sailor”, ripresa in fondo alla tracklist in una versione alternativa, che vede la partecipazione vocale di Joe Victor. La passione per i classici del folk unita ad un sound indie-rock ben radicato nella contemporaneità e ad una grande attenzione per la melodia: questa la ricetta proposta dai McFly’s Got Time, e come primo assaggio tutto pare davvero funzionare alla perfezione. Buona la prima! (Claudio Lancia 6/10)


angelosavaANGELO SAVA - Addio Pimpa EP (2016, autoprodotto)
songwriter

Il pesarese chitarrista Angelo Sava e il suo noise-rock ovattato, urlato ma strozzato, figurano una volta di più nell’EP “Addio Pimpa”. Poco derivativa e altamente personale, persino indipendente, la grammatica di Sava si stabilizza qui in un folk depresso e trascendente che accompagna imperterrito una voce ferita, un esempio di distorsione chitarristica emotiva, da “Il mobile delle bottiglie” all’ancor più ampia, frastagliata e salmodiante “Come non vorrei”, fino al terribile monologo recitato davanti a un muro cieco di elettricità in “Intanto guardo Rosemary”. Più che fare d’appendice all’imponente “Suicidio” (2015), suo capolavoro, debutto su lunga distanza che lo aveva imposto nella “Pesaro rumorosa”, marca un tentativo d’austerità più seria rispetto al primigenio dadaismo, una cupa rassegnazione. Valanghe shoegaze, l’assenza delle percussioni, e un canto sovrainciso e sovrapposto spesso approssimativamente, insufflano nuove dosi di fragilità (Michele Saran 6/10)


martinoadriani_01MARTINO ADRIANI – Agrodolce (2016, autoprodotto)
pop, songwriting

Martino Adriani è un giovane cantautore cilentino dall’animo pop, approdato al primo album, a quattro anni di distanza dall’Ep d’esordio ”Non date retta a me”. Nel frattempo si è tolto non poche soddisfazioni, condividendo il palco con Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Modena City Ramblers, Nobraino, Diaframma, e soprattutto aprendo il tour solista di Cristiano Godano dei Marlene Kuntz: forse è da leggere come una sorta di ringraziamento la scelta di intitolare il brano conclusivo proprio “Marlene”. “Agrodolce” contiene nove composizioni ironiche, dal taglio allegro, ma non prive di un filo di malinconia. Il tema dell’amore risulta il più gettonato, affrontato da prospettive non esattamente tradizionali, fra interferenze calcistiche (“Ma la domenica”), malesseri causati dal distacco (“Marì”, la traccia più matura del lotto) e la ricerca dell’amore ai tempi di Maria De Filippi (“Ma vai a Uomini e Donne”). All’occorrenza sa mettere al centro delle sue canzoni anche l’elettricità delle chitarre (“Nella mia stanza”). Martino dimostra di possedere grinta, simpatia e irriverenza, doti non esattamente comuni nel panorama cantautorale di casa nostra, sempre così affollato da facce seriose o mezze imbronciate (Claudio Lancia 6/10)


lalbero.L’ALBERO - Oltre quello che c’è (2016, Tecnicolor Dischi)
alt-pop

Già mente e frontman (voce e chitarra) dei fiorentini Vickers, Andrea Mastropietro realizza a nome L’Albero un piccolo album che da solo supera in ambizione melodica quanto fatto in anni dalla band di provenienza, “Oltre quello che c’è”. Comincia con coerenza con una “Dichiarazione” che sfoggia un’introduzione a cappella Beach Boys-iana e una minuta jam progressiva, e prosegue, con gli stessi ingredienti, nelle serenate arzigogolate di “Cuore mio” e “Scorri con me” e in un trittico di stornelli quasi psichedelici (“Niente più”, “Giallo di rose”, le belle sincopi stomp di “Fragole rosse”), per terminare in un lieto stordimento elettronico (“Oltre la maschera”). Nonostante i vizi del vintage-pop possiede anche virtù - una leggiadria e una mestizia di fondo, le tastiere metafisiche, la brevità umile, la forma tutto sommato libera - che ne fanno la sua forza. Un’accensione Battisti-iana, “Esci fuori”, il pezzo migliore, e un esperimento non riuscito, “Telefonata tra E e A”. Quasi interamente suonato e prodotto da Mastropietro; batteria di Marco Biagiotti, co-prodotto con Francesco Taddei (Michele Saran 6/10)


shapeless_void_telemaSHAPELESS VOID – Telema (2016; autoprodotto)
post-punk, indie-rock

Sono le atmosfere post-punk di “Black Candles” a introdurre questo secondo, breve Ep dei bresciani Shapeless Void, alias Matteo Marcheselli, Marco Turra, Tommaso Gavazzi e Diego Pellegrini. Addentrandoci nella scaletta del lavoro, però, si scoprono anche altre soluzioni, dall'indie-rock vagamente britannico di “Feelings”, invero piuttosto impalpabile, alle pieghe psichedeliche di “Crawling Walls”, probabilmente il capitolo migliore del lotto. Del tutto inedita è l'apertura melodica della conclusiva “White Pond”, collocabile entro i confini di un rock più classico. Nel complesso una prova forse ancora acerba, sotto certi punti di vista; sotto altri, invece, una discreta base dalla quale partire per il prossimo futuro (Fabio Guastalla 6/10)


was_01WAS - Sunday (DeAmbula, 2016)
lo-fi pop

Andrea Cherchi (Cagliari) prosegue l’itinerario a nome Was con il terzo “Sunday”. L’elettronica dei suoi dub introversi sfavilla in confronto alla nudità folk dei predecessori. In “A Swamp” si fanno largo i tocchi chic, eleganti e alieni degli Art Of Noise e dei primi post-rockers britannici, nell’alchemica-mantrica “Take Cover” fa bella vista un canto corale distante, e la concisa “The Old And The New” è solo uno spettro di canzone costruita sui suoi stessi lacerti. La trasformazione rimane invece a metà altrove, derivativa e autoindulgente in “Marten” (la migliore), “Funny Mate”, “In This Shore”, etc. Anche per via della sua brevità (25 minuti in tutto), è un’ipotesi, più che un’opera compiuta, che non fa leva su quei pochi barlumi di fantasmagoria. Un basso profilo che diventa minore. Mauro Vacca (basso e campioni) e Roberta Etzi (cori, chitarre, synth) reggono bene il gioco del leader; Daniele Murgia, mastering e produzione, non fa il miracolo (Michele Saran 5/10)


losburla_01LOSBURLA - Stupefacente! (INRI, 2016)
songwriter

Impostata caparbiamente la carriera solista con il primo “I masochisti” (2013), il torinese Roberto “Losburla” Sburlati, ex bassista di Marco Notari, riprende le fila del discorso con “Stupefacente!”. C’è di mezzo un nuovo concept sulla condizione del non-più-giovane all’epoca della recessione, simbolizzato da un filtro vocale tipico cantautore lo-fi, ma le canzoni sono spesso serenate innocue (“Tutti uguali”, “Funghi”, “Le promesse”, etc) che culminano con una furberia, una “Il tuo cane veste Prada” oleograficamente Battisti-iana. Prodotto e co-arrangiato da Carmine Pipitone dei Marta Sui Tubi, che influisce anche nella caratura artistica. Meno pazzerello, meno profondo, meno coraggioso del debutto, ha ancora del genio nella traccia eponima, hip-hop con delirio di parole e cacofonie degno della new wave italica più verace, nell’analoga “Specchi”, rime a perdifiato cantate dietro un megafono su tempo martellante e, in parte, nella ballata spettrale e marziale di “I cittadini sono liberi”. Bonus: “Ti ho visto in piazza” (cover dei Truzzi Broders), dal vivo. Co-produzione con AlaBianca, Metatron, A1 Entertainment e Libellula Press (Michele Saran 5/10)

Playlist
MULAI – Glue Ep (2016, autoprodotto)
PIN CUSHION QUEEN - Settings_2 EP (2016, autoprodotto)
PIPERS - Alternaïf (BulbArt, 2016)
McFLY’S GOT TIME – Elsewhere (2016, autoprodotto)
ANGELO SAVA - Addio Pimpa EP (2016, autoprodotto)
MARTINO ADRIANI – Agrodolce (2016, autoprodotto)
L’ALBERO - Oltre quello che c’è (2016, Tecnicolor Dischi)
SHAPELESS VOID – Telema (2016; autoprodotto)
WAS - Sunday (DeAmbula, 2016)
LOSBURLA - Stupefacente! (INRI, 2016)

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