Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 70

di AA.VV.
pincushionqueen_02PIN CUSHION QUEEN - Settings_3 EP (2017, autoprodotto)
post-rock

La trilogia degli Ep "Settings" dei Pin Cushion Queen è completata e forse anche alzata di posta con i tre brani del terzo volume. "The Tunnel", costruita su loop elettronici spettrali, vocals deformate e una batteria lanciata a nastro trasportatore, purtroppo si chiude in nemmeno cinque minuti, ma è un'ipnosi potente che avrebbe potuto anche detonare. "Backward Future" è una sonata da camera per arpeggi disgiunti in cui, però, svetta il soffio del canto che contrappunta tra le trame strumentali fino a svanire, per far alzare infine una sarabanda tribale elettro-distorta con campane tubolari. Il drum'n'bass satanico di "Wachosky" si trasforma in filastrocca psichedelica prima di riagganciarsi al tempo jungle, ma stavolta trasfigurandolo in un'estasi d'enigma. L'intensità che si respira nell'Ep - terzo in due anni, quarto in carriera - è spesso quella dei più intransigenti This Heat. Le liriche dipingono un paesaggio genuinamente nichilista. Per come confonde le carte e mischia le sorgenti sonore, fino ad alienarsene, si approssima alla soglia dell'avanguardia (Michele Saran 7/10)


monsieurMONSIEUR GUSTAVO BISCOTTI - Rabid Dogs (2017, Annoying/Antena Krzyku/Fce/EUBPDV, Sonatine)
post punk

Ben cinque etichette (Annoying, Antena Krzyku, Fce, È Un Brutto Posto Dove Vivere e Sonatine Produzioni) concorrono alla realizzazione del terzo album della formazione mantovana formata da Paolo, Lorenzo, Filippo, Jacopo e Giandomenico. Un lavoro che mette in mostra tutte le sfumature insite nella formula rock del quintetto virgiliano, dal post-punk spigliato di "Louis'Wine" a quello rabbioso ma affilatissimo di "First Time Shadows", dagli echi math e wave di "Little Bastards" all'indole hc-punk che infine irrompe in "Twenty Tunnel" e "Paralytic Tailor", pur non abbandonandosi completamente al rumore. Istinto e ragione si scontrano in questi sette brani registrati da Raffaele Marchetti all'Igloo Audio Factory di Correggio (il master è invece affidato a Giovanni Versari): i Monsieur Gustavo Biscotti dimostrano di saper padroneggiare con abilità una ricetta sonora tutt'altro che semplice, confermando quanto di buono avevano mostrato nei due precedenti capitolo discografici. Bello anche l'artwork firmato da Pànicò e Giulia Rizzini (Fabio Guastalla 7/10)


albertomolonALBERTO MOLON - Hanno Ragione Tutti (2017, autoprodotto)
pop-rock, songwriter

Terzo album per il quarantenne veronese, la cui proposta si basa sull'equilibrio tra leggerezza e cura dei dettagli. Ogni canzone ha un suono pieno e ricco di sfumature, a livello sia sonoro che vocale; allo stesso tempo, però, l'autore mostra chiaramente di ritenere l'immediatezza e la facilità d'ascolto altrettanto importanti. Certo, non è una strada totalmente nuova quella di Molon, però a oggi sono sempre meno coloro che la percorrono, e ormai la maggior parte dei progetti si divide tra eccessiva faciloneria e una complicatezza che a volte sembra un po' forzata. Bene, quindi, che ci sia qualcuno che abbia voglia di far cantare chi ascolta facendo le cose bene e senza ruffianerie di sorta. Molon compie perfettamente la propria missione, anche in virtù di melodie ispirate, un timbro vocale solido e che si adatta perfettamente al contesto, e testi che esplorano situazioni comuni a molti ma, anche qui, senza risultare scontati e portatori di immagini e di un linguaggio che hanno l'unico scopo di coinvolgere più persone possibile. Undici canzoni sincere e genuine nel senso più nobile dei termini, e anche ben realizzate (Stefano Bartolotta 7/10)


orfeoORFEO - Arcadia (2017, Cane Nero)
songwriter, alt-rock

Federico Reale, classe 1986, è un cantautore milanese giunto alla terza pubblicazione, a tre anni dall'Ep d'esordio "Sangue" e a due dal primo album "Le città sulla luna". Cantautore che non disdegna di agire sulle chitarre e l'elettronica, sviluppando un lavoro che a tratti si avvicina al rock alternativo e addirittura arriva a lambire territori post-rock, come ben delineato nel finale di "Io che non sono il sole", il vero momento catartico di "Arcadia". Federico si dimostra bravo a giocare con le rotondità indie ("La rivoluzione", "Rinascere ad agosto") e con certi impianti prevalentemente acustici (la prima parte di "Calcutta", la città...), ma quando c'è da rendere elettrico un pezzo non ci sta lì a pensare troppo ("La mia forma migliore", "Pelle"). Invoca un mondo normale Orfeo, ma non disdegnerebbe diventare un piccolo eroe del suo tempo, e nel suo piccolo sta lastricando un percorso con fare artigianale, costruendo dischi che lentamente si insinuano sotto pelle con smisurata poesia ("Luce contro gli occhi"). Nel circuito indipendente italiano che conta da oggi c'è un nome nuovo da appuntarsi (Claudio Lancia 6,5/10)


difference_01DIFFERENCE - Effecinque (2017, DDPD Records)
alt-rock

A tre anni di distanza da "Agosto divide", torna il duo romano chitarra/batteria, artefice di un alt-rock che se da una parte rimanda a certo immaginario anni 90, dall'altra si stende con convinzione verso la contemporaneità, miscelando Verdena (sentite un po' l'incipit strumentale di "Lenzuola", oppure "Potevamo fare anche peggio") e Ministri, Fine Before You Came e Fast Animals & Slow Kids. Partono a pieni giri sin dalla title track, che prende il titolo dal pulsante utilizzato per fare il refresh delle pagine web, da lì in poi sono davvero pochi i frangenti nei quali si può tirare il fiato, con tanto di quel fuzz sbattuto nelle orecchie dell'ascoltatore. Non ci si annoia mai, tutte le tracce sono compresse entro i tre minuti, tranne la centrale "Esiziale", nella quale i ragazzi cercano soluzioni col declamato, e la conclusiva "Resina xl". Sono soltanto in due i Difference, si chiamano Maurizio Lollobrigida ed Enrico Strina, ma sanno mettere in piedi un gran bel caos ben organizzato. Vengono dalla capitale e potrebbero essere loro i nuovi Bud Spencer Blues Explosion, solo un po' più grezzamente lo-fi, e questo sia inteso come un complimento (Claudio Lancia 6,5/10)


lemuraLE MURA - Sat Nam (2017, Maciste Dischi)
alt-rock

Disco d'esordio per il quartetto romano Le Mura, da non confondere con il piccolo e frequentato live club di zona San Lorenzo. "Sat Nam" contiene dieci tracce nelle quali si possono scorgere la grinta dei Fast Animals And Slow Kids, l'irriverenza di Giorgio Canali (ed anche qualche vaga prossimità vocale), l'attitudine alt-rock anni 90 intelligentemente mediata con le esigenze della contemporaneità e con una sana vocazione garage, ed un seguito che si sta già facendo interessante. I ragazzi sono molto stimati nel giro della capitale, ciò ha agevolato un paio di importanti featuring: il primo con Roberto Dell'Era nella simpatica "La donna giusta", il secondo con Lino Gitto (il batterista dei Winstons) nella conclusiva "Bestemmierò". "Sat Nam" allargherà la notorietà del gruppo, farà guadagnare nuove serate, farà in qualche modo parlare di loro: al momento è solo una miccia, ma al prossimo giro potrebbe deflagrare di brutto... (Claudio Lancia 6/10)


nadieNADIÈ - Acqua Alta A Venezia (2017, Terre Sommerse/La Chimera Dischi)
alt-rock

Questo quartetto catanese è attivo dal 2005 e propone un rock in italiano che vede gli Afterhours come chiaro modello. Un po' troppo chiaro, a dirla tutta: dal punto di vista stilistico, le differenze con la band di Manuel Agnelli sono proprio poche, e tutte riconducibili a un suono di chitarra più diretto e meno svolazzante. Per il resto, le melodie, il timbro vocale e la struttura degli arrangiamenti sono fortemente debitori nei confronti degli After. Però, ci sono un paio di motivi per i quali questo disco merita comunque di essere ascoltato: l'andamento dei brani, che vede sempre le giuste variazioni sul tema in modo che l'attenzione dell'ascoltatore venga sempre stimolata e allo stesso tempo non si sacrifichi nulla in termini di compattezza complessiva, e i testi, che mettono in mostra le attuali distorsioni della moralità a livello culturale e sociale in Italia, con realismo, intelligenza e immagini azzeccate. Questi musicisti le canzoni le sanno scrivere e sanno bene cosa raccontare; devono trovare un po' di personalità dal punto di vista della realizzazione e dell'esecuzione, e non è detto che non ci riescano (Stefano Bartolotta 6/10)


mutoM U T O - Independent (2017, Prismopaco)
dubstep

Membro fuoriuscito dei post-punkers March Division, il milanese Stefano Lai mette a frutto le proprie competenze di programmer e di strumentista al synth a nome M U T O per il primo "Independent". Nel suo procedimento di costruzione del ballo c'è qualche anomalia: "Awake Inside" è un Burial rallentato, aereo, etereo, poco o niente centrato sul groove, l'ancor più sfumata "Loser" evoca gli Art Of Noise, la più impegnativa "Induction" è incorniciata da sospensioni dissonanti. Il battito appena più scattante e drum'n'bass della title track e di "Apocalypse" è ancora assopito, macerato sotto impasti canori, tra un sabba di streghe e un balletto cinese. Solo "Aria", classico primo singolo apripista che cerca di vendere (b-side: cover di "Crystalised" dei xx), ha una reale spinta dancefloor che in questo contesto di negativismo pseudo-esoterico suona arrogante. E' un manufatto rustico di retroguardia che scivola nella lounge ("Winterner" fa troppo "Buddha Bar"), assemblato con agile mestiere e poca immaginazione. Conta, quantomeno in quantità, soprattutto per la cortina di voci femminili, un buon 70% dell'arrangiamento (Michele Saran 5,5/10)


lontanodaquiLONTANO DA QUI - Lontano Da Qui (Libellula, 2017)
alt-folk

Trio multiregionale (Elisa Castells, toscana, e due chitarristi romani, Matteo Uccella e Michele Bellanova) e di estrazione conservatoriale, Lontano Da Qui debutta con un disco omonimo dopo qualche attività live anche prestigiosa. Sparsi sovratoni samba, in "Non ricordo", via via si coalizzano in una vera danza dove solo alla fine compare il refrain del pezzo, corale. La ballata in levare di "Tsunami" e l'ancor più cinematografico stornello romanesco di "Il barbone" assumono toni estatici. Un vero picco di dramma e ambizione sta però nella storia di maledettismo amoroso narrata in "Suor Teresa", che peraltro ambisce a legare flamenco, violino tzigano e accompagnamento cubano, con un improvviso decelerando e un nuovo ravvivando finale; "Social Dipendente" è la sua sorella frivola. Se "Jim e Anne" è il punto in cui il procedimento sembra collassare, fa meglio il trotto de "La signora del Post-it", uno squisito tumulto di banjo, chitarra e violino. Grazioso tentativo di uscire dai limiti dello stereotipo folk-swing intellettuale italico, aiutato da una folta schiera di ospiti. Non aiutano, invece, le scivolate nella musica leggera ("Il bar giù all'angolo" riecheggia quasi "Montagne verdi"), e le liriche che puntano anche troppo alla rima sardonica di De Andrè, senza possederne realmente l'estro, la narrativa, la ritrattistica. Cameo di Antonio "Rosso Petrolio" Rossi in "Il barbone", ispirato al clochard Mezza Piotta, romano de Roma, amico di Uccella. In bonus c'è la sua versione al femminile - cantata da Castells - "La barbona", che è valsa loro il premio "Dallo stornello al rap" 2016 (Michele Saran 5,5/10)


berselliPIETRO BERSELLI - Orfeo l'ha fatto apposta (2017, Dischi Sotterranei)
songwriter

Nato a Brescia ma ormai in pianta stabile nel patavino, Pietro Berselli debutta con un concept che rilegge per l'ennesima volta uno dei più abusati miti greci, "Orfeo l'ha fatto apposta". Oltre alle influenze più note, dal Teatro Degli Orrori al neo-dark degli Interpol, Berselli si fa erede dei Valentina Dorme e della connessa tradizione Fosbury Records in "Niobe", "L'eterno ritorno dei cani" e in un paio di declamati, "Diluire" (al megafono) e "In diretta" (superiore, elettronico), ma spiccano a mani basse l'elegia eterea di "Cordiali saluti" e "Debole (senza regole)", inno che cresce a marcia di guerra. Via via però si fanno largo le vie cristalline del post-rock italico in intermezzi strumentali che, da soli, hanno ben più forza delle canzoni cantate: "Mediterraneo di notte" (seguito di "Mediterraneo" del primo Ep, 2015), "Sintetizzatore" e "Leggero". Album bislacco, si esprime meno dove spacca di più, tenendo cioè le doti del Berselli sperimentatore alla chitarra, di puro dipintore, ai margini. Un equivoco che la produzione di Tommaso Mantelli tenta di sbugiardare mimetizzandolo tra le canzoni. Scrittura rinunciataria e, in generale, troppe idee così cosà (Michele Saran 5/10)
Playlist
PIN CUSHION QUEEN - Settings_3 EP (2017, autoprodotto)
MONSIEUR GUSTAVO BISCOTTI - Rabid Dogs (2017, Annoying/Antena Krzyku/Fce/EUBPDV, Sonatine)
ALBERTO MOLON - Hanno Ragione Tutti (2017, autoprodotto)
ORFEO - Arcadia (2017, Cane Nero)
DIFFERENCE - Effecinque (2017, DDPD Records)
LE MURA - Sat Nam (2017, Maciste Dischi)
NADIÈ - Acqua Alta A Venezia (2017, Terre Sommerse/La Chimera Dischi)
M U T O - Independent (2017, Prismopaco)
LONTANO DA QUI - Lontano Da Qui (Libellula, 2017)
PIETRO BERSELLI - Orfeo l'ha fatto apposta (2017, Dischi Sotterranei)
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