Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 74

di AA.VV.
legaALESSIO LEGA - Mare Nero (2017, autoprodotto)
songwriting pop-folk

Ne sono passati di anni da quell'esordio del 2004 con cui Alessio Lega vinse la Targa Tenco come miglior opera prima, ma il 45enne leccese non ha perso la voglia di mettersi in gioco, realizzando, come dice lui stessi, "il suo primo disco senza un filo conduttore preciso". Ci troviamo, così, di fronte a un'opera molto variegata dal punto di vista stilistico, con ogni canzone che ha una propria identità per quanto riguarda i colori, l'intensità e il dettaglio del suono, nonché l'aspetto ritmico. Tutti i brani, però, sono accomunati dal proverbiale tocco popular di Lega e dai suoi testi orgogliosamente insofferenti verso le ingiustizie sociali e i falsi storici. Lega ha messo tutta la propria ampia esperienza nella realizzazione di questo lavoro, ma non ha fatto certo mancare il cuore, e il risultato è un perfetto esempio di canzone popolare impeccabile dal punto di vista formale ma anche per quanto riguarda la genuinità emotiva (Stefano Bartolotta 7/10)


sawaraSAWARA - L'Eccitante Attesa (2017, autoproduzione)
songwriting

Sawara è il lecchese Fabio Agnesina, e ha pubblicato tre dischi in altrettanti anni. Il suo stile è elettrico e scarno allo stesso tempo, con un timbro vocale stentoreo che ben si accoppia con un suono asciutto, essenziale e senza compromessi. Va da sé che, per quanto riguarda l'aspetto strettamente compositivo, non si possa parlare di vere e proprie melodie, ma le note servono giusto per dare un aspetto organico all'insieme suoni-voce-testi. Il rischio, in questi casi, è sempre quello di un lavoro piatto e ripetitivo, ma in questo caso, invece, tutto funziona perfettamente: le canzoni scorrono fluide, c'è una grande attenzione a non risultare mai ripetitivi, riuscendo sempre a mettere in risalto dinamismo e varietà nonostante i pochi elementi utilizzati, e il tutto non dà mai l'impressione di un mero esercizio di stile, ma si nota chiaramente una forte genuinità emotiva. Nove brani per 33 minuti di intensità, chiarezza d'intenti e perfetto equilibrio tra classe e impatto (Stefano Bartolotta 7/10)


mazzoniTIZIANO MAZZONI - Ferro E Carbone (2017, IRD)
blues-pop

Terzo album in 10 anni per il cantautore pistoiese, che propone un suono più da band che da artista solista, con diversi strumenti che vanno ogni volta a contribuire alla realizzazione delle canzoni, soprattutto chitarre e tastiere di vario tipo che colorano e arricchiscono un impianto base semiacustico spinto da una base ritmica in equilibrio tra sobrietà e vivacità. C'è un evidente tocco blues in queste canzoni, che però non va mai a intaccare, ma semplicemente a caratterizzare, l'immediatezza melodica e la freschezza sonora. Anche il timbro vocale si accoppia bene agli equilibri sonoro-compositivi, mostrando sia profondità che pulizia. I testi sfruttano immagini tra il reale e il metaforico per mettere in scena un'introspezione attenta ma non seriosa, e, in definitiva, il disco piace soprattutto perché, dal citato gioco di pesi e contrappesi, esce una buona personalità in grado di dare vibrazioni positive all'ascoltatore (Stefano Bartolotta 7/10)


gattialatiGATTI ALATI - Gatti Alati (2017, La Vigna)
alt-pop

Duo nato dall'incontro, nel 2013, tra Christian Alati ed Emanuele Gatti, Gatti Alati propongono nell'omonimo "Gatti Alati" uno psych-pop divenuto cubista. Esempi e manifesti programmatici sono "Fama" e "Subumano": litania di liriche che eccedono la metrica, forma libera, poliritmo pulsante, eccentricità che replicano fedelmente il "Magical Mystery Tour" dei Beatles. "A domani" è costruita praticamente solo su un ammasso di loop elettronici (mentre la sorella "Firenze" vanta uno scaltro ritmo post-tropicalia), e cantata, coerentemente, con tono e timbro robotico. Il procedimento si acutizza in "Preso parti" e in parte in "Fusa", danze spaziali Moroder-iane con liriche in preda ai filtri e rese inintelligibili, e acquista persino un che d'arcaico. Alcune, come "Tieniti la forma", sembrano null'altro che jam electro con qualche motto fluttuante. Mixato da Ivan Antonio Rossi, un asso del mestiere del pop alternativo italiano. Un disco di giostrine che riescono a ipnotizzare l'ascolto, pregno di ballabilità anodina che non dispiacerebbe al primo Brian Eno. Più di Gatti (News For Lulu, Morning Telefilm) che di Alati (Gatto Ciliegia). Non va proprio fuori dagli schemi; preferisce giocarci e sofisticarli. Singolo: "Preso parti". Bel packaging. (Michele Saran 6,5/10)


laramolinoLARA MOLINO - Fòrte E Gendìle (2017, fonoBisanzio / IRD)
folk

Questa cantautrice era già attiva diversi anni fa, e ora, dopo una lunga pausa, è tornata cambiano la lingua delle proprie canzoni e passando dall'italiano al dialetto abruzzese. Dal punto di vista del suono, questo è il classico disco folk nel senso più letterale del termine, ovvero legato alle atmosfere popolane della provincia, con archi e fisarmonica che danno quel tipico sentore rustico. I testi sono piuttosto chiari anche per chi non ha dimestichezza con il citato dialetto, e anche essi si accompagnano perfettamente all'attitudine stilistica, raccontando storie di vita quotidiana e sensazioni sottese ad essa. L'ascolto è piacevole soprattutto grazie a una buona freschezza sonora, non facile da ottenere nel momento in cui ci si confronta con questo tipo di produzione, mentre dal punto di vista strettamente melodico c'è una buona solidità senza, però, particolari picchi, e l'aspetto vocale gode di una buona espressività ma manca un po' di varietà (Stefano Bartolotta 6,5/10)


bandarullifruliBANDA RULLI FRULLI - Il mare dalla luna (2017, autoprodotto)
post-rock

Di Finale Emilia, Banda Rulli Frulli è un piccolo reggimento di percussionisti giovani e giovanissimi, abili e diversamente abili, ideato e diretto da Federico Alberghini e coadiuvato da Marco Golinelli, Federico Bocchi e Sara Setti, oltre che dal supporto di Mani Tese. E' un'encomiabile missione pedagogico-musicale a cui, comunque, si associa un sound spesso davvero poderoso. Il limite è quello della ripetizione ad libitum, e così anche "Il mare dalla luna" in buona sostanza replica per la quinta volta la ricetta dei predecessori "Il branco" (2013), "La Ciurma" (2014), "Kraken" (2015), il loro migliore, e "Cinquanta urlanti" (2016), tutti derivati da altrettanti spettacoli dal vivo. Ci sono come sempre le ospitate, alcune peraltro di soliti afficionados: Luca Mai, sax degli Zu, per una title track in ritardo, "Cinquanta urlanti", Stefano Pilia, Cristina Donà e Daniele Rossi nella cavalleresca ed epica "Linea d'ombra", il solito Bob Corn per un'imitazione di Dodos e Beirut, "Nobody Comes", Tommaso Cerasuolo per "Dove dorme la luna di giorno" (niente più che una canzone dei Perturbazione adornata di percussioni), e la più intelligente, "Isola", con le fanfare della Banda Di Quartiere, tra toni andini, boliviani e tex-mex. Anche le loro fondamenta stilistiche, peraltro qui un po' soffocate, rimangono le medesime, una forma entusiasticamente primitiva di techno tribale ("Il mare della luna"), con qualche elemento rubacchiato dal "Drumming" di Steve Reich ("Orsa polare"), e un sentire che incrocia l'impeto dei musicisti di strada con le dotte concatenazioni dei Tortoise ("Astro.nave"). E' comunque il culmine di un processo che amplifica il ritmo, oltre al contrappunto, tra saliscendi percussivi e martellamenti di ogni genere, al punto di massima contagiosità, senza stancare (complice anche l'umile corta durata). Copertina di Alessandro Baronciani. Prodotto col sostegno della Fondazione Carlo e Guglielmo Andreoli (Michele Saran 6/10)


hofameHOFAME - Hofame (2017, Tafuzzy)
songwriter

Già frontman degli X-Mary e co-fondatore del duo Cristio, il lodigiano Cristiano Alberici indossa i panni solistici di Hofame per un primo "O barche che bramate la tempesta, come questo porto è tranquillo" (2014), un cantautorato loser e lo-fi quasi totalmente acustico. La cosa migliore di questo primo tentativo è sicuramente il canto, un incrocio di ruspante Edoardo Bennato ed emotivo Billy Corgan. Il secondo omonimo "Hofame" immette più musica, anche se talvolta è pura effettistica, e toglie logorrea surreale. Lo dimostrano anzitutto gli strumentali d'apertura, "Inizio", psichedelia tribale, quasi equatoriale, e di chiusura, "Fine", un delirio tremulo di feedback. E le canzoni, nonostante lo spirito ancora do-it-yourself, sono ora eseguite da un vero gruppo; così, le filastrocche esistenziali di "La porta" e "Bot" si accentuano in più direzioni, nel ritmo con la piccola locomotiva di "Fabolus", e nell'umore con lo splendido free-form acido che accompagna e quasi cannibalizza "Dalla finestra". Due rischi: quello di scivolare nella musica leggera ("Abituarsi") e quello di crogiolarsi nell'autoconfessione fine a sé stessa ("Buio", comunque uno dei momenti più riflessivi). E una certa ripetitività nonostante la durata esigua. Ma Alberici, simpatico anti-intellettuale alienato e disadattato anche se mai realmente sull'orlo della follia, trasmette visioni, impressioni o il più minuto dei dettagli del quotidiano con calore e candore, oltre che con arrangiamenti spontanei e qua e là persino ispidi (merito senz'altro di Michelangelo "Mzky" Roberti). Co-produzione di Tafuzzy, MangiareBene Dischi, Arti Malandrine, Cloudhead. Cassetta, solo 50 pezzi, edita da La Barberia. Copertina: "Autoritratto", Roberto Alfano (Michele Saran 6/10)


destroyallgondolasDESTROY ALL GONDOLAS - Laguna Di Satana (2017, Macina et al.)
metalcore

Formati da tre veterani della scena hardcore e psychobilly del veneziano (tra cui Enrico "Wasted Pido" Stocco), Destroy All Gondolas debuttano su lunga distanza (che, per un complesso hardcore, vuol dire comunque brevità) con "Laguna di Satana". Per un terzo è una piccola gemma della via italica allo spazz-punk, con thrash acrobatici dai sovratoni vampirici ("Chrome Fuck", "Destroy All Gondola"). Il resto fa benino in torture quasi solo strumentali di soliti, scontati riverberi alla Dick Dale ("Alchemist", "Demonolatreia", con picchi di furia alla Metallica), che poi divengono maggiormente distruttive, persino sormontate di scatafasci elettronici ("Penetration", "Apocalypse Domani"). Nel bene e nel male i tre giocano spesso con le variazioni di velocità, a volte tragicomiche in accelerazione, più spesso vanesie in rallentando. Generato da un'installazione tematica, "Black Flag Revival" (2012), e da una cassetta che ne raccoglie la colonna sonora, "Blast Tapes" (2013), che ha anche fruttato il diretto predecessore in 7", "Destroy All Gondolas" (2015). Copiosa co-produzione: Macina, Shyrec, Sonatine, Deathcrush Distro, Crampi Rec. (Michele Saran 6/10)


shijoxSHIJO X - Oddtimes (2017, A Buzz Supreme)
soul-pop

Seguito di "One Minute Before" (2009), ma soprattutto del primo vero album in formato band, "If A Night" (2012), il terzo "Oddtimes" dei bolognesi Shijo X riparte da quattro, ma con una sostituzione: i soliti Davide Verticelli e Laura Sinigallia, fondatori, e una sezione ritmica che al rodato Federico Adriani aggiunge un nuovo bassista, Andrea Crescenzi. Tutto fa perno sempre sul trip-hop, ma anche - di comune accordo con le tendenze coeve - si appassisce di retromania. Morcheeba e Sade figurano in "Brink", una ballata doo-wop anni '50 che rimpiazza l'usuale narcolessia con un portamento a passo scaltro e una certa spinta isterica, sottolineata da finezze di produzione. Già più moderna "Spiral", freddamente sorniona e ipertecnologica alla Moloko, ma l'andazzo è controbilanciato sempre in ballate tradizionali, persino per pianoforte e voce (pur sabotate da una sezione ritmica in visibilio), in cui emerge proprio il canto di Sinigallia e le sue nascoste qualità Etta James-iane: "Fireflies" e l'ancor più acrobatica e austera "Lapse". A lungo andare, però, emergono vistosi limiti d'ispirazione, assodata un'indiscutibile maturazione tecnica dell'ensemble. Le invenzioni di Verticelli alle tastiere (nei momenti migliori è il Joe Zawinul del caso) non mordono più, Sinigallia spinge sull'ugola ma finisce per cantarsi addosso, la produzione fratturata e cubista, invece che dar aria ai pezzi, diventa anzi una cappa soffocante. Bastava un Ep con i primi quattro-cinque pezzi. Singolo con video (a cura di Simone Brillarelli e Jon Calugi): "Spiral" (2016) (Michele Saran 5/10)


chromeskyCHROME SKY - Artificial (2017, DCave)
industrial-metal

Chrome Sky, nati da un'idea del cantautore Paolo Miano, di Catania (che qui stabilisce la loro base), in coppia col produttore Mario Ferrarese, debuttano dopo qualche anno di rodaggio con "Artificial". Il singolo "Artificial Man" è significativo non tanto per essere un manifesto programmatico o anche solo una canzone autonoma, ma per come decora la tipica armatura di black-metal cibetronico con una passerella di citazioni canore hard-rock vecchio stile (i cori dei Queen, lo spleen di Axl Rose, gli acuti operistici di Bruce Dickinson e Rob Halford) anziché con il growl che ci si aspetterebbe. Ed è peraltro l'unica a funzionare in qualche modo. "Corruption" e "I Dream Of The Day" (estratto della lettera alla famiglia dell'ebreo Caleb Milne come testo) sono ribollenti e frenetiche, ma allungate oltremodo; scontato il declamato alla Rammstein su passo cingolato in "My Male Function". Il progetto va sul più classico degli scenari sci-fi distopici: in questo non è supportato da un pressapochismo mascherato da virtuosismo reboante. Come un chewing-gum, esalta molto sulle prime, si perde a lungo andare. Solo un paio di discreti momenti con una più corretta dose di pathos, l'ode techno-rock di chiusa, "My Scars", il cui accompagnamento instabile rende meglio del resto il senso di nevrosi apocalittica (poi sciolta in una cavatina di piano), e l'autentica dichiarazione d'intenti - non a caso la band-track -, "Chrome Sky", utilmente solo strumentale per togliere di mezzo lo strapotere del canto e capire le potenzialità musicali (un excursus che incrocia per bene ambient-techno e jungle ferina) (Michele Saran 5/10)
Playlist
ALESSIO LEGA - Mare Nero (2017, autoprodotto)
SAWARA - L'Eccitante Attesa (2017, autoproduzione)
TIZIANO MAZZONI - Ferro E Carbone (2017, IRD)
GATTI ALATI - Gatti Alati (2017, La Vigna)
LARA MOLINO - Fòrte E Gendìle (2017, fonoBisanzio / IRD)
BANDA RULLI FRULLI - Il mare dalla luna (2017, autoprodotto)
HOFAME - Hofame (2017, Tafuzzy)
DESTROY ALL GONDOLAS - Laguna Di Satana (2017, Macina et al.)
SHIJO X - Oddtimes (2017, A Buzz Supreme)
CHROME SKY - Artificial (2017, DCave)
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