Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 75

di AA.VV.
joebarbieriJOE BARBIERI – Origami (2017, Microcosmo)
jazz, songwriting

È classe cristallina, è musica d’autore prestata al jazz, alla bossanova, ai suoni del Mediterraneo, sussurrata, spazzolata, swingata, ricca di aromi che ricordano il passato, condensata in undici delicate composizioni. Joe Barbieri giunge con “Origami “ al lavoro numero cinque, confermando un talento e una scrittura di livello internazionale. Scoperto da Pino Daniele, che ne fu anche il primo produttore, nel tempo ha alternato prestigiose collaborazioni a quei momenti di solitudine dai quali scaturisce gran parte del materiale proposto. Non solo fragili introspezioni ma anche momenti disimpegnati, con virtuosi del jazz italiano pronti a dare una mano, fra i quali questa volta spiccano i nomi di Paolo Fresu, Paolo Russo e Giuseppe Milici. Nelle parole del musicista è sintetizzata la scelta del titolo: “negli origami convivono vulnerabilità e bellezza, rigore e sostanza, densità e leggerezza”. La copertina del disco è stata realizzata dall’artista spagnola Inés Iglesias, il contenitore di brani eleganti e raffinatissimi, di quelli che non invecchieranno mai, e ci ritroveremo ad ascoltare nelle nostre serate migliori, a luci soffuse (Claudio Lancia 7/10)


sabersystemeSABER SYSTÈME – Nuevo Mundo (2017, Associazione culturale Gai Saber)
world-electro-pop

Da Peveragno, provincia di Cuneo, sette ragazzi tra i 18 e i 20 anni mettono sul piatto diverse lingue a seconda della canzone (francese, spagnolo, occitano, italiano e dioulà), con un impianto musicale la cui idea base è la creazione di un reciproco assorbimento fra tradizione popolare occitana e electro-pop contemporaneo. È normale, date le premesse, che non si punti moltissimo sul mero aspetto compositivo e ci si concentri, invece, maggiormente sulle suggestioni date da ritmi, groove e giri strumentali. Le canzoni, quindi, sono fatte da un continuo ripetersi di brevi temi melodici e da una parte strumentale, invece, molto dinamica e ricca di sfumature. Si tratta di un lavoro affascinante perché, nel suo essere ricco di spunti dal punto di vista ritmico e armonico, è a suo modo asciutto e snello, e ogni elemento dà sempre l’impressione di essere lì per un motivo ben preciso, e non solo per il gusto di buttare una cosa in più nel calderone. Adatto al ballo ma capace di portare tonnellate di vibrazioni positive anche ascoltato sul divano (Stefano Bartolotta 7/10)


altajALTAJ - A Horizon Like A Mouth (2017, Metzger Therapie)
drone

Testimonianza della febbrile attività creativa del pavese chitarrista Francesco Vara (nello stesso anno anche in duo come Tristan De Cunha e membro dei Dio Cervo), seguito di uno split con Adamennon, “Turiya” (2015) e di un primo omonimo “Altaj” (2015), “A Horizon Like A Mouth” contiene quattro nuove ampie esplorazioni cosmiche. “Disappear” ottiene un effetto magico, un prolungamento, rallentato e diffratto, di uno scampanio funebre, rintocchi che si spengono nel silenzio, ma che pure sembrano far emergere una vaga, distante idea melodica appena abbozzata. Più riconoscibile per via dell’uso manifesto di feedback e distorsione, “Dance Of Yel Ana” cerca di incrociare polifonia e mantra. Così per la più lunga “Giant Cloud”, all’inizio carica di senso d’eternità e mistero (un doppio tremolo intrecciato stereofonicamente), poi, di nuovo, una lunga divagazione di chitarra effettata, uno stridore elettrico che alza e no la tensione, a mezza via. Solo la chiusa ribollente e stordente di “Death” riporta al prodigio di “Disappear”, su un percuotere scandito da cerimoniale delle tenebre. Sinfonia ambiziosa, comunque, che ha una sua profondità ora spirituale ora demiurgica. Ottima qualità d’incisione in cui spiccano potenti frequenze gravi. Uscita numero sette per la berlinese sperimentale Metzger Therapie (Michele Saran 6,5/10)


ebmgepELISA BEE - Mind Game EP (2017, Unknown To The Unknown)
tech-house, acid-techno

Hai mai ascoltato il suono di una pulsar? Con questa domanda la Dj e producer Elisa Bee introduce Mind Game, suo ultimo Ep, frutto di una ricerca che trascende la mera indagine musicale, per approfondire attraverso un approccio polivalente campi quali filosofia e fisica. In effetti, nei sei brani della breve raccolta, dediti al rispolvero e alla personalizzazione delle frange più acide ed electro della techno (per quanto non vengano disprezzate anche sinuose commistioni in scia tech-house) affiora la dimensione mentale della musica della producer, una ricchezza espressiva in cui il dato sonoro si lascia permeare da un'eccitante congerie di influenze. Accanto quindi alle striature più space della strumentazione, in brani che reclamano la loro dimensione cosmica sin dal titolo (“Nebula”, “Pulsar”, quest'ultima dotata di vibranti incastri ritmici e una componente acid in grande spolvero), Elisa Bee accosta piccoli viaggi techno minimali ma mai meno che densi, in cui mente, misticismo e universo si fondono in un amalgama eccitante, diretto e dalle molteplici letture. Una piacevole boccata d'aria fresca, in un panorama minimal manchevole da tempo di grosso slancio (Vassilios Karagiannis 6.5/10)


forestalevaldaupaFORESTALE VAL D’AUPA - Dorsale (2017, Ribess)
songwriter

Il debutto “Dorsale” dell’udinese Bruno Clocchiatti, cantautore lo-fi schivo e oscuro, e del suo alter ego artistico Forestale Val D’Aupa, mettere prima di tutto in ordine la pregressa (e sterminata) produzione casalinga su uscita corta, presentandolo così alla ribalta artistica. Quelli di Clocchiatti sono sermoni in sordina cantati col minimo di apertura di bocca e arrangiati col minimo indispensabile dell’armonia (acustica e poco altro), fino a rassomigliare a recitazioni zen, i cui testi (brevi monologhi interiori che a un certo punto si inceppano in loop di parole e frasi) perdono via via senso letterario. Emergono le più sperimentali: la psichedelia docile di “La lettera”, il basamento di respiri e pulsazioni elettroniche che sostiene “La sedia del tramonto” e l’ancor più aliena “Il sonnambulo”, i riverberi della voce che inquinano la rarefatta e vitrea “Contemporanea”, le onomatopee che risuonano in un’atmosfera catacombale in “Parco”, la formulaica “Costa Barbara”, gli incensi di simil-sitar in “Un tremore”, una “Giardino”, persino gotica, scandita da una sola corda di chitarra a mo’ di pendola. In questo piccolo funerale, “Sara” ha quasi una spinta e un impegno da rapper. Post-canzone italica con poca musica effettiva, e pure basata su un’unica idea ripetuta a oltranza. Vi compensano riferimenti impliciti ma importanti, dai più semplici (Paolo Benvegnù, Cesare Basile, Mark Lanegan) ai più ambiziosi (Giovanni Ferretti, Mariposa, Smog), finanche a spunti, probabilmente inconsapevoli, d’arte totale (Wyatt, Buckley). Un solo precedente nostrano: Bebawinigi (Michele Saran 6,5/10)


marialapiMARIA LAPI - Tra Me E Il Mare (2017, autoprodotto)
pop, songwriter

La cantautrice milanese torna con questo secondo disco, a ben sette anni dal debutto. Nove canzoni che si basano su melodie sempre piuttosto aperte e di facile ascolto, su un timbro vocale acuto e morbido allo stesso tempo, e su una produzione sonora che unisce leggerezza e cura dei dettagli. L’iniziale “Tra Le Parole” è fresca e briosa, “L’Incanto Di Un Incontro” mantiene un buon ritmo ma è più vellutata, “Madreamante” è piena e morbida come una calda e tenera carezza. Le canzoni, nel complesso, arrivano sempre dritte al punto per quanto riguarda sia le melodie che gli arrangiamenti, però i testi non sono altrettanto efficaci e il timbro vocale punta un po’ troppo su una tonalità praticamente unica dall’inizio alla fine. L’ascolto è, quindi, piacevole, ma si può fare di meglio (Stefano Bartolotta 6,5/10)


meandtheotherandME THE OTHER AND - 404 Human Not Found (2017, Seahorse)
dream-pop

Base a Milano, il trio dei Me The Other And - varato da Lorenzo Spagnolo e completato dalle due voci di Chiara Bacci e Paolo Fichera - debutta sulla lunga distanza con “404 Human Not Found”. L’“Intro” imposta da subito una ambience impalpabile, una nuvola di digitalismi Idm e vocalizzi alla Liz Fraser. Gli discende “Paperstream”, soul cristallino in punta di piedi; a sua volta gli discendono “Jazz” e “Getting Lost”, colte in un crescendo melodrammatico, quasi concertistico. Diverse altre canzoni stazionano invece in un ripieno di suoni (“She’s Got No Name”, “Young Lady”), o tergiversano in un’attitudine più urbana, trip-hop (“Over”), o rimangono eleganti ma poco avvincenti (“Keep Walking”). L’esordiente Spagnolo (già noto come Noway), producer che promette bene, architetta e rilega sfondi talmente abbacinanti che, talvolta, quasi non tengono conto del canto (doppio). Buona varietà che evita, tra le altre cose, l’ingombrante somiglianza con gli Xx, comunque già una tendenza della seconda metà degli anni 10. Bonus: versione alternativa di “Les Invalides De La Belle Epoque”, con il featuring del rapper siracursano Tano “T-Krack” Aliotta (Michele Saran 6/10)


themurgentHE mÜRGEN - Homonymic (2017, autoprodotto)
dark, industrial

Esordio sulla lunga distanza per questo duo milanese il cui nome gioca foneticamente con la parola 'demiurge'. La bussola del progetto, composto da Luca Candellero e Alessandro Marchetti (entrambi già all'opera con diverse altre formazioni), indica territori dark-industrial e mostra una buona padronanza degli aspetti di produzione, non a caso influenzata dall'opera di Trent Reznor. Nell'arco delle nove tracce di "Homonymic" i vocals di Marchetti esplorano il crooning oscuro di Blixa Bargeld ("No Sugar"), il disagio morboso del Reverendo Manson ("Savage Grace") e le derive nichiliste di Layne Staley ("Slow Basterd"), ma è nel viaggio psicotico à la Swans di "Venus Drug Spasm" che i tHE mÜRGEN sembrano trovare il loro momento più riuscito. Sebbene particolarmente limpido in termini di appartenenza stilistica, l'insieme tende infatti a una certa eterogeneità di arrangiamenti che toglie a volte fascino alla scrittura. Un peccato veniale per il demiurgo, ma sufficiente per lasciare ancora un po' fuori fuoco la proposta (Paolo Ciro 6/10)


hitkunleHIT-KUNLE - In The Pot (2017, Bello Records)
alt-pop

Attiva a partire dal 2014, la padovana di origini nigeriane Folake Oladun prova e registra un primo gruppetto di canzoni a nome Zodo’s accompagnata da basso e batteria (un demo nel 2015). Il progetto prende stabilità quando la cantante e chitarrista ingaggia una sezione ritmica di tutto rispetto, Marco Mason (batteria, Renè Basca, Universal Sex Arena), con cui forma il nucleo creativo, e Massimiliano Vio (basso, Snakioplatz, Franzoni). Rinominatisi Hit-Kunle e dato prova di tenuta e abilità dal vivo, i tre registrano infine il debutto “In The Pot”. E’ il veicolo definitivo dei primi cavalli di battaglia: i funk con una spiccata componente afro e forti di acrobazie canore degne di Miriam Makeba, “May I Have Some?” e “Acid Fruit”, poi una “Bells” che perde in tribalismo ciò che guadagna in acidità e tiro, e una “Share Your Love” scodellata da un passo ballabile e marcato in stile Earth Wind & Fire e scandito da motti alla Donna Summer. Qualche riempitivo di troppo e un missaggio non così ispido, ma ci sono good vibes in quantità. Innocue eppur pepate tentazioni di jam Police-iana in un caldo contesto-canzone (il crescendo di sincopi jazz-rock in chiusa a “Colours”) e un synth aggiuntivo, sempre di Oladun, un po’ malandrino. Percussioni: lo scafato Alejandro Garcia Hernandez, più una comparsata di Emanuele Lombadini, batteria Hate Boss. Vincitori di Arezzo Wave Veneto 2017 (Michele Saran 6/10)


tweeTWEE - Mango (2017, autoprodotto)
r’n’b

Torinesi, quartetto in formula tre più uno (Nadia Gai, voce, Giorgia Ruggeri, basso, Margherita di Saint Pierre, batteria, Gainluca Leo, chitarra), Twee nel primo breve e sbarazzino “Mango” cercano, al meglio, di estendere la ricerca del sound di Broadway al poverismo dei grandi padri (da Kurt Weill a Tom Waits), con “Swing It”, e la frizzante e spiritosa “High”. Completano il gradimento con il primo singolo della loro carriera “Every Week” (anche la meglio bilanciata), e l’apripista “Summer Of Love”. Scivolano nel commerciale con stereotipi alla Adele, “Bad Guy”, e una “My Name” che prende troppo dalla “Turn Off The Light” di Nelly Furtado. Motivetti. Andazzo vintage a spadroneggiare. Un disco della più bell’acqua reazionaria con un’interessante produzione professionale, che elide in toto l’italianità e lo mimetizza in massima scioltezza con le produzioni estere. Abbasso i conflitti d’armonia, viva le melodie amabili! Già uscito a maggio in ghost release (Michele Saran 5,5/10)
Playlist
JOE BARBIERI – Origami (2017, Microcosmo)
SABER SYSTÈME – Nuevo Mundo (2017, Associazione culturale Gai Saber)
ALTAJ - A Horizon Like A Mouth (2017, Metzger Therapie)
ELISA BEE - Mind Game EP (2017, Unknown To The Unknown) 
FORESTALE VAL D’AUPA - Dorsale (2017, Ribess)
MARIA LAPI - Tra Me E Il Mare (2017, autoprodotto)
ME THE OTHER AND - 404 Human Not Found (2017, Seahorse)
tHE mÜRGEN - Homonymic (2017, autoprodotto)
HIT-KUNLE - In The Pot (2017, Bello Records)
TWEE - Mango (2017, autoprodotto)
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