Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 76

di AA.VV.
moondriveMOONDRIVE - Moondrive (2017, autoproduzione)
psych-rock

Il toscano cantautore e multistrumenista Emanuele Cicerchia debutta a nome Moondrive nel 2017, dopo tre anni di progettazione, con il tour-de-force di complessi arrangiamenti lisergici dell'omonimo "Moondrive". L'opera si apre con la marcia chitarristica snella e solenne di "Swallowing a Toad", una piccola suite con un inno psichedelico di stelle cadenti: sarà ripreso dal canto di pure vocali e lamenti zen di "Old Dark Wild Beast" e dal concerto d'avanguardia elettronica di "Bear", praticamente un pezzo del Paisley Underground molesto e sovreccitato. Più che al revival di pop psichedelico, queste canzoni rassomigliano da vicino a pure meditazioni. L'equilibrio è spesso prodigioso. In soli tre minuti, "Last Minute Of The Last Day" sviluppa un epico calderone di voci e intrecci strumentali. Un battito di respiro avvia una serenata grandiosa in "Not Anymore", e lo stesso sinfonismo pervade la tossica cadenza ribattuta e il bisbiglio caduco di "Particular". Il tutto passando per l'estasi celestiale (quasi alla Enigma) racchiusa in "Samurai", un coro a mo' di motto sostenuto da piano e note di feedback. "The Elephants Are Small" mischia cantilena shoegaze e bolero psichedelico, e la chiusa di "Two Of Us", ultima prodezza, è un'elegia soffice con tic-tac di pendola. Peccato solo per la derivazione, dai tardi Mercury Rev, fino a Sparklehorse e i primi MGMT. Rimane senza dubbio una raccolta di ballate sapientemente costruite e suonate (quasi tutto Cicerchia, più contributi di due batteristi, un bassista e un tastierista), pregne di virtuosismi sonici coniugati con pulizia, potenza e contagiosità, rapide nell'accensione emotiva, spesso libere nella forma, qua e là ardite nel linguaggio. Con la supervisione di Stefano Amerigo Santoni (Sycamore Age, Ant Lion), conferma ancora una volta la superiorità della neo-psichedelia toscana degli anni 10 (Michele Saran 7/10)


richieravelloRICHIE RAVELLO - Richie Ravello (2017, Locale Internazionale)
synth-pop

Arduo definire cosa sia il sound mediterraneo, da cui talvolta Daft Punk e Metronomy hanno fatto il pieno di idee; tuttavia, resta chiaro che nel synth-pop di matrice sud europea degli anni '80 c'era un calore capace di spostare l'elettronica di un certo genere al lato opposto rispetto alle fredde melodie teutoniche di origini kraftwerk-iane. Richie Ravello non è italiano di nascita, ma il suo risiedere in Italia da anni e una formazione musicale tra nu funk e idm, lo hanno inspiegabilmente portato a suonare come se lo fosse. Il suo esordio omonimo è una implicita citazione alle atmosfere sintetiche ed estive dei Matia Bazar più aurei, in cui battiti elettronici sostengono accompagnamenti di chitarra acustica, la voce eterea di Silke, i pad distesi, le tastiere spiccatamente eighties. Nei passaggi più umbratili di "Cold Juice" e "La Nuit" si respirano le atmosfere al neon dei Chromatics. "Intro" e le più diversificate "Cold Hearted Turn" e "Dirty Arp" ammiccano agli Junior Boys con interesse alla chillwave più ipnagogica. L'incontro tra contemporaneità elettronica e il caldo sole della costa mediterranea è sicuramente un piccolo baluardo che rende Richie Ravello un personaggio da tenere d'occhio (Gabriele Senatore 7/10)


lametralliLA METRALLI - Lanimante (2017, A Buzz Supreme)
alt-pop

Il quintetto folk-pop modenese dei La Metralli allunga il suo canzoniere nel terzo lungo "Lanimante". Sono felici, anzitutto, le suggestioni sudamericane, dall'elegante, decadente folktronica da camera della title track, che muta in tango lamentoso, alle cubane "Un altro spritz" (venti elettronici, cori gospel) e "Il posto della rabbia" (vibrazione ska-core). Riportando tutto a casa, la ballata fratturata di "Capovolto", mischia Radiohead e Ella Fitzgerald in un clima da giudizio universale, per poi riproporsi ed espandersi in coda a tutto, nella jam jazz-scat che chiude "Tigri e serpenti". A parte la Portishead-iana "Ellittica" (singolo e video), pur resa invocazione nevrotica, vertici del disco sono soprattutto l'epitaffio fiabesco in tempo di valzerino di "L'onda bianca" e il vaudeville cubista con rigurgiti quasi hardcore-techno di "Urlando i muri". L'ensemble conferma la classe dei predecessori "Del mondo che vi lascio" (2011) e "Qualche grammo di gravità" (2013), con interpretazioni suadenti e una scrittura intelligente che pure esalta centellinati funambolismi strumentali. I due fondatori, e menti creative, la cantante e chitarrista Meike Clarelli e il multistrumentista Davide Fasulo, fanno bello e cattivo tempo: le liriche scintillano un che di psicanalitico, gli arrangiamenti lo riverberano affidandosi a sofisticate tecniche di produzione, con risultati misti. Indovinato concept grafico dell'art director bolognese Sara Garagnani (Michele Saran 6,5/10)


samsadilemmaSAMSA DILEMMA - Wake Up Gregor!!! (2017, Kutmusic)
alt-rock

La copertina ci mostra una stanza in rovina, senza poter desumere se resterà abbandonata per sempre oppure se in procinto di essere rimessa a nuovo, la band prende nome dal protagonista de "La metamorfosi" di Kafka, le chitarre si dimostrano mai dome, all'inseguimento di quelle dissonanze che resero immortali i Sonic Youth (basti a tal proposito l'ascolto di "Inside You My Soul Is Free"). In questo esordio assoluto dei Samsa Dilemma troviamo la lezione del miglior alternative rock degli anni 90 negli episodi più elettrici ("Rotten Underneath", "No Hate"), ma anche tanta dolcezza che emerge in "Summer's Play" o "Lights Are Changing", costruite in modo che siano piano e violini a prendere il sopravvento. Otto tracce in inglese, più "iProgresso" e il manifesto politico "Macerie" cantate in italiano, esperimento sempre coraggioso e in questo caso perfettamente riuscito, soprattutto nel secondo caso, dove fra declamati, venature hip-hop e inserti electro-rumoristici i Samsa Dilemma creano la traccia più personale e strutturata dell'album. Voce, batteria, basso e molte chitarre sono di Riccardo Pro, già presente in passato da queste parti con i Pugaciov sulla Luna. Le altre sei corde sono di Daniel Sartori ed Enrico Merlin; Marco Ober programma, mixa e masterizza, i violini sono di Vanessa Cremaschi, pianoforte e arpa celtica di Enrico Dal Fovo (Claudio Lancia 6,5/10)


alteriaALTERIA - La vertigine prima di saltare (2017, AlterHead)
songwriter

Già speaker radiofonica e membro del collettivo Rezophonic, Stefania "Alteria" Bianchi debutta con "Encore" (2013), di fatto un secondo e ultimo album (sempre anglofono) dei suoi NoMoreSpeech. "La vertigine prima di saltare" diventa una questione appena più personale, a partire dalla scelta della lingua italiana, ma l'impostazione di band è ancora ben presente (solo un momento realmente solistico, "Diventare chi sei", per voce e dodici corde). La sua seduta psicanalitica, che comincia persino con un piccolo proclama programmatico, "Premessa", si esprime con rabbia e alto grido, da "Sacro e profano" (con tastiere tentate dal sinfonico e l'industriale), a "Peccato" (quasi punk), a "In controluce" (torrenziale con progressione techno), a "Insieme e soli" (la più spericolata, a perdifiato), fino a "Santa Pace" (il refrain più solenne, quasi alla Soundgarden). Scritto con Max Zanotti e Fernando De Luca, è un palinsesto sulle sconfitte della vita e la capacità di amare, la difficoltà nei rapporti. La tempra rock'n'roll, a parte qualche fisiologico tentennamento, è quella giusta, la voce insegna più di qualcosa a Irene Grandi. Il miglior antidoto dell'annata ai canori talent show italici (Michele Saran 6/10)


davysDAVYS - This Is Where I Leave You (2017, autoproduzione)
classic rock, country-rock

Progetto solista di Jacopo Cislaghi, prima frontman dei Red Roosters, rock'n'roll band del Milanese, Davys esordisce su Lp con "This Is Where I Leave You", a un primo ascolto un disco fatto per presentarsi, un ottimo biglietto da visita, insomma. Questa è l'impressione che comunica il groove dell'Americana alla Dawes dell'iniziale "Down South", con le sue belle aperture in maggiore adagiate sulle note "sgretolanti" di wurlitzer e su una sezione ritmica sempre sugli scudi, ma è tutto l'album a dare almeno l'illusione di un lavoro di primo piano. Merito dell'eccellente produzione dell'esordiente (almeno in veste di produttore) Gabriele Prada, con un suono che esce dalle casse e dalle cuffie con una sua prepotenza, con un tiro Creedence-iano, evidenziando la semplicità della proposta musicale della band ma senza grossolanerie, anzi con gusto, potremmo dire, di livello internazionale. Una produzione che riesce a mettere in secondo piano la non sempre adeguata scrittura, soprattutto nel rifugiarsi in cliché (già dalla seconda "Landing" si avverte l'enorme squilibrio tra arrangiamento e scrittura). Va detto che, nonostante questo, "This Is Where I Leave You" si mantiene su un livello di gradevolezza, ad esempio con il funk delle strofe di "Lungs" e la schitarrata alla Band Of Horses della finale "In Spite Of Me". Ma si intuisce ancora troppo fortemente il senso di soggezione artistica che caratterizza la sostanza del progetto Davys, per ora solo pallida controparte dei modelli americani, nonostante la lodevole "intenzione" del disco, espressa in primo luogo dalle accorate interpretazioni di Cislaghi (Lorenzo Righetto 6/10)


3rdofjanuary3rd OF JANUARY - First Attempt (2017, WhiteRockRoma)
indie-rock

Ep d'esordio per la giovanissima formazione romana, nata sui banchi di scuola per iniziativa di cinque studenti che preferivano trascorrere i propri pomeriggi in saletta prove piuttosto che sui libri, arrivando con grande caparbietà a incidere il primo singolo "It's All Inside" / "Raptus". Ora che il liceo è terminato, i ragazzi iniziano a fare sul serio: ecco quindi concretizzate su disco sei nuove tracce scritte con l'obiettivo di puntare al meglio dell'indie-rock britannico. I 3rd Of January (che poi è la mia data di nascita, e la cosa mi ha colpito non poco) cercano di replicare il sound degli Arctic Monkeys e ci riescono sin dall'iniziale "From The Side Behind". Ma cammin facendo sanno poi virare anche verso altre direzioni, come nello svolgimento del ritornello della più personale "Destroy The Kingdom", dove a tratti ricordano gli Editors. Questo giusto per fornire un paio di coordinate musicali, anche se a loro piace auto-catalogarsi nella sezione neo-psichedelia. I testi sono impregnati di temi sociali e riflessioni sul music business e, a parte qualche perdonabile ingenuità, inevitabile vista l'età, dimostrano buone potenzialità. "First Attempt" è anche la prima pubblicazione della neonata label WhiteRockRoma, segno che nel circuito indipendente della capitale continua a esserci un bel fermento musicale, e spazio per dar vita a nuovi interessanti progetti (Claudio Lancia 6/10)


elliscloudELLIS CLOUD - Born In The 20's (2017, GPA Produzioni Audio)
alt-pop

Riccardo Lo Faso (Palermo), avvia con decisione la sua creatura Ellis Cloud all'incontro col produttore Gabriele Plescia. Ne risulta il disco di debutto di quello che è a quasi a tutti gli effetti un duo, "Born In The 20's", con Lo Faso alla scrittura dei pezzi e Plescia al confezionamento elettronico, e un'ampia backing band di corredo (sezione ritmica, sax, elettronica aggiunta). Polpa del disco sono pezzi reggae che vanno dal normale allo scoppiettante ("So Young", "Walk On Water", una "Tangled Wires" più infettiva), e si completa con uno ska-pop alla Madness, "Moody Movie", e una title track tendente impercettibilmente al techno-pop, con un siparietto di vocine alla Chipmunks. La finale "Play" apre invece un nuovo fronte stilistico di calma screziata trip-hop. Qualche arrangiamento irrisolto ("Street Star" con un wall of sound da Brill Building, "New Flying Socks" sovraccarica di riverbero), e un andazzo festaiolo non meglio precisato, ma sono le performance canore di Lo Faso, alla fine, a entrare in testa e salvaguardare la riuscita: modulate, potenti, sia frigide che passionali, tenere e raspanti al contempo (Michele Saran 6/10)


dollarodonoreDOLLARO D'ONORE - Il lungo addio (2017, autoproduzione)
noir-western, soundtrack

Un lavoro dall'alto contenuto filologico quello svolto dal collettivo Dollaro D'Onore, in grado di replicare nel campo Spaghetti Western quanto ottimamente svolto dai Calibro 35 nel poliziottesco. Fra polvere e proiettili, "Il lungo addio" riunisce dieci tracce che attualizzano i suoni che resero immortali le pellicole di Sergio Leone, mettendosi in scia a quanto già fatto dai Sacri Cuori. Sei brani autografi e quattro cover, prese a prestito dall'immortale repertorio di Ennio Morricone e Riz Ortolani. Il classico mood del genere risulta fortemente personalizzato attraverso l'innesto di chitarre elettriche (che in "Un'oncia di piombo nel cuore" arrivano a lambire il metal) e fiati che portano il mood a tratti persino verso derive jazzy. Simone Salvatori degli Spiritual Front mette la voce sull'unico brano cantato, "The Buried Gun", mentre Davide Arnetoli de La Band del Brasiliano si esibisce nell'inedita veste di "fischiatore". La conclusiva "La mano sinistra del diavolo" è dedicata alla memoria dell'indimenticato Bud Spencer. "Il lungo addio" è un esordio suggestivo ed evocativo e, tanto per chiudere il cerchio, sarà pubblicato il giorno dell'89° compleanno del due volte Premio Oscar Maestro Morricone (Claudio Lancia 6/10)


albertonemoALBERTO NEMO - 6x0 Live (vol. I) (2017, Dimora)
gothic

Il cantante e pianista rovigotto Alberto Nemo dispensa arie tragiche che buttano sul greve e melodrammatico in un primo volume di "6x0 Live" ("Anthropomorphos", "Vortici"). La sua voce è tanto caparbia quanto limitata, costretta al più classico dei vibrati operistici da contraltista castrato (la duttilità espressionista di Claudio Milano è ben altra cosa). Le soundscape sacrali che l'accompagnano gli rubano paradossalmente la scena, in un continuo chiaroscuro a tinte fosche di tastiere sinfoniche da groppo in gola. Anche queste, però, si portano dietro la zavorra della ripetizione: ascoltata una, o anche una sola porzione, ascoltate tutte, tanto suonano tra loro sovrapponibili (merito e demerito dell'accordatura aurea usata sistematicamente). Non fosse per la viola quasi gaelica di Guido Frezzato, si tenderebbe al polpettone da musical. Registrato dal vivo - niente post-produzione - a fine 2016 nella base della sua comune, Dimora, da cui poi è scaturita Dimora Records, in coppia con Andrea "Are You Real?" Liuzza, di cui questo è il primo lascito. Seguito e appendice del debutto "6x0" (2016), appena più sperimentale (Michele Saran 5/10)
Playlist
MOONDRIVE - Moondrive (2017, autoproduzione)
RICHIE RAVELLO - Richie Ravello (2017, Locale Internazionale)
LA METRALLI - Lanimante (2017, A Buzz Supreme)
SAMSA DILEMMA - Wake Up Gregor!!! (2017, Kutmusic)
ALTERIA - La vertigine prima di saltare (2017, AlterHead)
DAVYS - This Is Where I Leave You (2017, autoproduzione)
3rd OF JANUARY - First Attempt (2017, WhiteRockRoma)
ELLIS CLOUD - Born In The 20's (2017, GPA Produzioni Audio)
DOLLARO D'ONORE - Il lungo addio (2017, autoproduzione)
ALBERTO NEMO - 6x0 Live (vol. I) (2017, Dimora)
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