Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 79

di AA.VV.

cultofmagicCULT OF MAGIC - :O (2018, autoproduzione)
psych-pop

Collettivo sperimentale con all'attivo una performance, "Le Serpent Rouge" (2017) a cura di Samira Cogliandro e Francesco Sacco, Cult Of Magic (base a Milano) vara la propria storia discografica con un mini, ":O". "Molotov" non si limita a riprodurre una filastrocca ciondolante Barrett-iana, ma pure la sottopone a sballi acidi nell'armonia (cacofonie in stile west-coast) e nel ritmo (sincopi techno a profusione). Altri notevoli filtraggi lisergici pervadono "Superstiti", in teoria una quasi-citazione del periodo "Magical Mystery Tour" dei Beatles, in pratica una forma libera e cacofonica di stornello. Il travolgente carosello r'n'b pseudo-sinfonico del brano eponimo produce una serie di variazioni nello stile del Beck lo-fi più autentico. Infine, la breve cantata corale di "Betty", più che arrangiata in senso tradizionalmente inteso, sembra riflessa sull'acqua. Per essere una "opera n. 0", come definita da loro stessi, e pur essendo un lavoro di corta distanza, riesce a bilanciare sapientemente i tempi, con ritmo, intensità e magia. Liriche scapigliate, non secondarie nel progetto di base: si esprimono in inglese e italiano, mischiano limerick e San Paolo. Stonata, perché sintomo d'indecisione artistica, solo "Abbiamo perso la guerra" (Michele Saran  7/10)


typoTYPO CLAN - Standard Cream (2018, VolumeUp)
trip-hop, breakbeat

I Typo Clan nascono alla fine del 2015 per volontà di Daniel Pasotti e Manuel Bonetti, che passano un anno concentrando i loro sforzi sull'ascolto dei generi più vari. Il risultato di questi studi sono i pezzi che troviamo sul loro esordio "Standard Cream", capaci di spaziare dal rap al soul, senza disegnare neanche qualche improvvisa sferzata verso il funky o il rock mutante di Beck. La natura europea della loro creatura deriva anche dell'ottimo lavoro di registrazione e mastering sull'asse Brescia-Berlino, ma soprattutto dal sapiente uso di beat e sintetizzatori. La scena di riferimento rimane quella degli anni Novanta (un trip-hop tra Gorillaz e Massive Attack), seppure il disco dei Typo si dimostri molto più eterogeneo. In definitiva, si tratta di dieci tracce dal divertimento assicurato, fra cui vale la pena menzionare "Say Ahe" e "Slow West". Lodevole anche la copertina, con il duo in versione tamarra in un collage à-la Richard Hamilton, che ben si addice al coloratissimo patchwork sonoro della musica contenuta al suo interno. Buona la prima (Valeria Ferro 7/10)


simonespiritoSIMONE SPIRITO - Eppur Simone (2018, Polosud Records)
songwriter

Masterizzato dal grandissimo Bob Fix (già al lavoro con James Senese, Osanna, Gragnaniello, Gino Paoli, Daniele Sepe, Peppe Barra, Edoardo Bennato e tanti altri), "Eppur Simone" è il primo Lp di Simone Spirito, cantautore partenopeo all'attivo da diversi anni e apparso per la prima volta nel 2013 con l'Ep di debutto "La luce del mattino". Le coordinate entro cui si muove Spirito sono quelle della canzone italiana d'autore con rimandi sparsi a una scrittura che trova nella dolce melanconica del sempre poco citato Nino Buonocore il suo punto di forza, il proprio snodo cruciale. Si prenda da esempio la ballad "Cruda è la realtà", introspettiva e vagamente mielosa quanto basta per addolcire gli animi a dovere. Ben diversa è la successiva "Annaffio le mie piante", con Brunori Sas nel mirino ma con un minore disagio da esternare e un'opportuna leggerezza; la stessa che traspare in ogni traccia dell'album e che a conti fatti delinea uno dei tratti primari del cantautorato targato Spirito. Decisamente magnifica "Succede che", una canzone delicata, bucolica e armoniosa, capace di svettare suprema in un album che scorre con una gradevolezza convincente, caratterizzato da melodie mai invasive ed egregi arrangiamenti (chitarra acustica, fiati, pelli e la voce delicata di Spirito si intersecano a meraviglia). E anche quando spunta un'improvvisa irriverenza le cose funzionano ugualmente bene ("La canzone dell'imbelle"). Buona la prima (Giuliano Delli Paoli 7/10)


lucadaversaLUCA D'AVERSA - Fuori (2018, DIY / Sony Music)
alt-pop, songwriting

"Fuori" è il secondo lavoro di Luca D'Aversa, a quattro anni dall'omonimo esordio: un riuscito esempio di moderno pop d'autore profondo e rotondo, ricco di arrangiamenti orecchiabili e aperto non di rado a sprazzi ballabili ("Solo no"), ricercando la classicità ("Ora") senza risparmiare qualche graffio ricco di pathos ("In superficie"). D'Aversa utilizza le chitarre ("Hai visto mai"), ma sa appoggiare altrettanto bene la propria poesia sulle morbide note di un pianoforte ("Voleranno via") parlandoci con garbo tanto della pioggia quanto dello scorrere del tempo. Nove tracce che compongono una buona sintesi di cantautorato alt-pop scorrevole e sincero. Ha cose importanti da dire Luca, e lo fa scegliendo le parole migliori, semplici ma sempre efficaci. Traccia dopo traccia lentamente conquista, convince, un nuovo songwriter da seguire con smisurato affetto, lontano dai clamori di troppo indie che non riesce a condurci oltre il terzo ascolto. Lo consigliamo, perché là "Fuori" oltre ai (bravi) Cosmo e Calcutta ci sono tanti altri piccoli nomi emergenti che non meritano di restare patrimonio di (troppo) pochi (Claudio Lancia  6,5/10)


granatoGRANATO - Corrente (2017, Kappabit)
elettronica

I due chitarristi di Tor Vergata, Alessandro Cicala e Francesco Bianco, iniziano l'unione artistica come Obeo, un duo acustico, e poi come Current, un duo elettronico. Granato, terza incarnazione, è precisamente l'intersezione stilistica delle due precedenti, parte suonata di chitarre (e Bianco alla voce) e parte elettronica, che nel primo lascito, "Corrente", si completa con la presenza dei musicisti frattanto unitisi per gli show dal vivo, la batteria di Dario Giuffrida e le performance e le recitazioni di Rosanna Salati. Il preludio, "Entrata", è un buon esempio della loro tecnica mista, tra gotico e ambientale, e prosegue bene in due numeri che tradiscono una forte analogia nelle sorgenti d'ispirazione: la funerea e fragile "Lampedusa", con un'elettronica che rifrange senz'ordine arpeggio, contrappunto e disamina anti-marxista dal tono gregoriano, sembra un remix cubista di un primo Cccp, e "I Will Be", con la sottigliezza degli Art Of Noise, ma anche con un refrain esagitato in inglese, sembra un remix impressionista dei Csi. "T T T" si appropria con fare giù più triviale delle influenze, la "Mammagamma" di Alan Parson e il "Trans-Europe" dei Kraftwerk, senza giustificare granché l'operazione. L'excursus del brano eponimo (nove minuti), ambizioso e confuso, si disperde ulteriormente: pulsazioni techno, progressioni metafisiche, vocalizzi persiani, scenografie alla Portishead. Disco che fugge dai generi, e in più direzioni, apprezzabile più per il tentativo che per la riuscita. Ha comunque un punto forte in mano: tiene volutamente fuori fuoco, a distanza, in netta minoranza, e lasciandole talvolta forzatamente incomprensibili, liriche di denuncia sociopolitica, per lasciare che si spandano spontaneamente nel suono, se ne tingano e imbevano, per farle agire in senso subliminale (Michele Saran  6,5/10)


aelementiAELEMENTI - Una questione di principio (2017, Andromeda Relix / Lizard Records)
progressive, neo-prog

Uscito a fine 2017 per l'attivissima Andromeda Relix, in collaborazione con Lizard Records, "Una questione di principio" è l'album d'esordio degli Aelementi. Il quartetto romano, attivo dal 2007, viene guidato dal chitarrista/compositore Daniele Lulli, affiancato da Francesca Piazza (voce), Dario Pierini (tastiere), Angelo Celani (basso) e Manuele D'Anastasio (batteria). Con le sette canzoni assemblate ad hoc per il debutto discografico, la band dimostra di aver fatto sua la lezione dello storico rock progressivo della nostra penisola (PFM, Le Orme, Banco Del Mutuo Soccorso), non risparmiandosi però neanche qualche divagazione metal (Rush). Non ci si faccia intimorire tuttavia dalle etichette, dato che il prog del quartetto dimostra anche uno spiccato gusto per la melodia, ingentilito soprattutto dalla bella voce di Francesca Piazza, perfetta interprete dei testi in italiano proposti dagli Aelementi. Un disco non eccessivamente originale, ma che farà di certo felici gli appassionati del rock progressivo made in Italy (Valeria Ferro  6,5/10)


katresKATRES - Araba fenice (2018, Giungla Dischi)
alt-pop, songwriting

Catanese, ma napoletana d'adozione, Teresa Capuano, in arte Katres, ha esordito nel 2013 con "Farfalla a valvole". Il suo secondo lavoro, "Araba fenice", è una sorta di concept su discesa agli inferi e rinascita: filo conduttore apparentemente autobiografico attraverso il quale viene rappresentata la voglia di non essere più preda degli eventi e reagire, analizzandosi nel profondo e ponendo al centro della propria esistenza lucidità e consapevolezza, anche al prezzo di abbandoni lenti e necessari. La risalita dopo il fallimento, la rinascita dopo la sconfitta, nuovi sentieri da perseguire dopo la disillusione. "Araba fenice" è un disco riccamente arrangiato ed elegante, prodotto da Daniele Sinigallia, che ci mette anche chitarre elettriche (quelle acustiche sono suonate da Teresa), basso e synth. Il songwriting si avvicina a quello del miglior Benvegnù, la rotonda "Non chiamarmi amore", il brano più immediato dell'album, desta ancor più impressione se ascoltato nella settimana in cui il Festival di Sanremo catalizza l'attenzione. Nella title track la voce maschile è di Andrea D'Apolito, i violini sono di Andrea Ruggiero, presenza fissa a fianco di Micah P. Hinson e di gran parte del circuito indie italiano. In fondo alla scaletta una cover dei messinesi Kunsertu, "Mokarta", cantata in dialetto siciliano. L'estate 2017 Katres l'ha trascorsa aprendo le date del fortunato tour di Ermal Meta: esperienza formativa che la rende ancor più pronta a spiccare il volo in proprio. Le canzoni sono quelle giuste (Claudio Lancia  6,5/10)


ilgrandestuporeMATTEO PASSANTE E LA MALORCHESTRA - Il Grande Stupore (2018, autoproduzione)
songwriter

Terzo album per il cantautore pugliese Matteo Passante con la sua Malorchestra è da lui definito come il disco dell'immaturità, della voglia di osare per allontanarsi dai brani troppo semplici o immediati. In effetti "Il grande stupore" mostra una certa padronanza dei propri mezzi in un terreno che è sempre di cantautorato molto tradizionale, pur cercando in rari momenti guizzi di originalità, spesso nei testi con cenni provocatori. Le undici storie raccontate da Matteo Passante parlano dell'Italia attuale, anche di politica e società in modo a volte frivolo e superficiale ma anche con una certa acuta ironia, aspetto di indubbia maturità che è certamente fondamentale in chi vuole essere davvero un cantautore. Spicca tra tutte "1958", viaggio critico del colonialismo in Africa (Valerio D'Onofrio  6/10)


monkeytempuraMONKEY TEMPURA - Ready / Set /Go! (2017, Filibusta)
r'n'b

Monkey Tempura nascono da un'idea di Francesca Palamidessi, voce, e Francesco De Palma, basso elettrico, romani, curatori di testi e musiche, con l'apporto delle tastiere di Carlo Ferro e la batteria di Marco Tardioli. I quattro uniscono le forze per un singolo, l'acid-jazz sincopato e fratturato, con gran finale di svirgole elettroniche, di "Valkyria Effect" (2017), l'antipasto del primo lungo "Ready / Set /Go!". E' un'occasione sprecata. I due numeri migliori fanno da fermalibri al disco, il quasi-grunge femminile di "Marshall", imprendibile nei suoi turbinanti cambi di tempo ma poco connesso con quanto segue, e gli 8 minuti di "Mars Plastic", cantico lunare con la voce di Palamidessi sfumata in tromba Davis-iana sulle spezie da film di fantascienza di Ferro, che però pecca di tattica se non di convinzione. Il resto, nonostante competenza e tecnica niente male (una tranquilla ballata soul come "Love Coagulation" malandata da acrobazie ritmiche e turbolenze elettroniche, qua e là un certo citazionismo per Tamla Motown e il "Quiet Storm" di Smokey Robinson), gira a vuoto. Parte multimediale col videoclip di "Valkyria Effect" acclusa al cd (Michele Saran  5,5/10)


gliocchideglialtriGLI OCCHI DEGLI ALTRI - Non Ci Annoieremo Mai (2018, autoproduzione)
emo

Entroterra lecchese, seconda metà 2014, Stefano Morganti, Pietro Bonaiti, Alessandro Beri, Giorgio Lanfranconi danno vita alla prima line-up de Gli Occhi Degli Altri. Per "Non Ci Annoieremo Mai" si aggiungono Vanessa Tomasin e Luca Colombo, mentre alla produzione perviene Davide Lasala. Niente urla, niente slogan sbandierati come per buona parte del tardo pop-core italico, e anzi una mestizia portata con pacatezza, senza alcuna vergogna, ma è un combo ancora in fase adolescenziale che procede per tentativi. Al secondo, seguito di "Di fronte al lago" (2016), trova una discreta pulizia e le voci, pur sforzate in ripetizioni di robotico melodismo, citano i padrini del caso, da Jawbox a Sunny Day Real Estate, persino i Built To Spill. Pochi e tiepidi gli highlight: il monologo introspettivo recitato come una preghiera di "La stanza", la dedica triste di "Occhi spenti", una cantilena nichilista e sconsolata, "Manchester", il cui ritmo replica per benino gli smarrimenti e le pause della "Where Is My Mind?" dei Pixies, gli arpeggi quasi trascendentali di "Ritmi diversi", e pure i quaranta secondi di esile feedback che chiudono "Alieni". Singolo: "Anche stanotte" (Michele Saran  5/10)

Playlist
CULT OF MAGIC - :O (2018, autoproduzione)
TYPO CLAN - Standard Cream (2018, VolumeUp)
SIMONE SPIRITO - Eppur Simone (2018, Polosud Records)
LUCA D'AVERSA - Fuori (2018, DIY / Sony Music)
GRANATO - Corrente (2017, Kappabit)
AELEMENTI - Una questione di principio (2017, Andromeda Relix / Lizard Records)
KATRES - Araba fenice (2018, Giungla Dischi)
MATTEO PASSANTE E LA MALORCHESTRA - Il Grande Stupore (2018, autoproduzione)
MONKEY TEMPURA - Ready / Set /Go! (2017, Filibusta)
GLI OCCHI DEGLI ALTRI - Non Ci Annoieremo Mai (2018, autoproduzione)
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