Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 86

di AA.VV.
meekwarriorMEEK WARRIOR - Europe is Over (2018, Autoprodotto)
elettronica

Meek Warrior è il moniker dietro cui si cela il producer Enzo Corbingi. Un progetto nato dalla necessità di esternare il decadimento morale e filosofico in atto da diversi lustri nel Vecchio Continente. L'esordio "Europe is Lost" trae quindi linfa da un sentimento di appartenenza sconfessato dall'intensificarsi, spesso inesorabile, di distanze culturali interne a quella strana creatura "politica" chiamata Europa. La disillusione assume costantemente un ruolo chiave, tra beat sfibrati, delicati piani sovrapposti, trovate glitch miste a una cassa dritta che entra ed esce ("My Joy"), fughe cinetiche, e suggestive melodie. Corbingi conduce l'ascoltatore verso un'altura altrimenti irraggiungibile; una sorta di rifugio da cui "osservare" la sopracitata perdizione. L'Europa è dunque perduta, proprio come segnala, seguendo ovviamente ben altre alchimie, Kate Tempest nel suo ultimo disco. Negli undici minuti della title-track spuntano fuori bagliori esotici, tintinnii, cambi di direzione, in una danza sonora da pellicola sci-fi. Non mancano poi passaggi più soavi e diretti, come l'entusiasmante "Do Not Know" con il suo passo "acquatico", e momenti di pura stasi alla Keith Kenniff estratti da un cilindro a quanto pare davvero ricco di soluzioni avvincenti. Buona la prima, e producer da tenere assolutamente d'occhio (Giuliano Delli Paoli 7/10)


kickKICK - Post-Truth (2018, Bello Records)
electro, r&b, dream-pop

Novità dalla Lombardia, Brescia per la precisione, dove si conferma in piena maturazione il duo formato da Chiara Amalia Bernardini (voce, synth) e Nicola Mora (chitarre, drum machine, synth, piano elettrico), coadiuvati nelle sortite live da un terzo membro che si occupa di synth, percussioni e live electronics, lasciando Nicola libero di agire esclusivamente sulle chitarre. Il primo album dei Kick, "Mothers" (assieme all'Ep che lo aveva preceduto nel 2016) aveva già definito un suono a cavallo fra electro, trip-hop, dream-pop e vaghe venature noise. Le quattro tracce che compongono "Post-Truth" vanno oltre, aggiungendo ulteriori speziature urban black ("Marmelade") e sottilmente psych. "Mouthfish Fanfare", con le sue improvvise bordate industrial che "disturbano" la placida calma di un tessuto elegantemente balearico, si dimostra il pezzo più interessante del lotto. Belle atmosfere. Notturne, ma anche ballabili ("Glitch Souls"). Li attendiamo al traguardo del secondo album (Claudio Lancia  6,5/10)


blumossoBLUMOSSO - In un baule di personalità multiple (2018, XO la Factory/Cabezon Records)
songwriting, indie-pop

Una bella prova di moderno cantautorato l'esordio di Blumosso, salentino, all'anagrafe Simone Perrone, coadiuvato da Matteo De Benedettis (tastiere), RafQu (chitarre) e Roberto Fedele (batteria). L'elegante dolcezza di "Abbracciami amor mio" (arricchita da un'evocativa coda strumentale) è uno dei momenti più intensi di un disco che altrove riesce a coniugare brillanti andature dallo sprint radiofonico ("Diverso", "Hai finito la noia") e frangenti più intimisti ("Irma cara", Non eri un angelo"). I synth di "Piovere" sanno di Baustelle sin nel midollo, "Quella maledetta estate" sarebbe dei Ministri se decidessero di usare le tastiere al posto delle chitarre: esempi che sottolineano la voglia di legarsi ad affermate realtà che da anni stanno aggiornando le regole del perfetto songwriting di casa nostra a uso e consumo del nuovo millennio. Blumosso ferma piccole istantanee di quotidianità, volge lo sguardo verso mondi interiori, con tono quasi sempre malinconico ci racconta una storia d'amore che sboccia, divampa, svanisce e alla fine trionfa. Un concept dal lieto fine, dove il the end appare sulle dolcissime note della conclusiva "All'ultimo secondo", nuda, per pianoforte e voce (Claudio Lancia  6,5/10)


trrmaTRRMÀ - Trrmà (2018, autoproduzione)
post-rock

Provengono da Bari e dintorni due talenti del recente rock avanguardista italiano, Giovanni Todisco e Giuseppe Candiano, rispettivamente batteria-percussioni ed elettronica-synth, uniti in Trrmà. Il progetto, fondato nel 2015, comincia con un omonimo "Trrmà" (2016) di otto pezzi senza titolo. Lo segue due anni dopo un secondo omonimo con nuovi duetti brutali tra elettronica e batteria, informi e spesso caotici. Il glitch fastidioso, gli stridori di percussioni trovate, e la batteria tribale con cui attacca "Mocc", ne fanno non solo l'intro del brano ma la prassi dell'intero (breve) album. "Mamt" si fonda su un gracchiare radiofonico e un accompagnamento (anti-)ritmico spezzato. "Kita" e "Murt" sono poco più di cortocircuiti elettrici con un potenziale tellurico che sembra dover detonare da un momento all'altro. La componente tribale dilaga infine in "Auand", in crescendo. Come per gli Starfuckers anni addietro ha un'audace strategia: forzare le pareti della stereofonia e inniettare suono puro nella mente. Convince a metà, non brilla nell'amalgama e sta a corto di concreta sperimentazione, ma pur essendo un allenamento è innegabilmente rivoluzionario. Tutto in presa diretta. Buon successo estero (Michele Saran  6,5/10)


zoidsZOIDS - Void Dimension (2018, MiaCameretta Records)
indie-rock

La nuova zampata della sempre più prolifica MiaCameretta Records è l'esordio dei conterranei Zoids, che si sono anche aggiudicati la distribuzione fisica e digitale Goodfellas. "Void Dimension" attinge a piene mani dall'indie americano che si sviluppò a cavallo fra gli anni 80 e 90 (l'attacco di "Chances" lascia pochi dubbi, così come la successiva "Lex"), immergendolo in certi umori tipici di quello inglese di inizio millennio. La proposta si presenta decisamente orecchiabile, sorprendendo anche quando i ragazzi abbassano i ritmi e lavorano di fino, vedi l'emozionale crescendo di "Waiting Sun". Il palm mute di "Show Me Show Me" introduce un pezzo che ci fa tornare in mente gli Arctic Monkeys di qualche anno fa, forse per certe inflessioni della voce, mentre le andature sincopate di "Time" mischiano le carte fra la band di Alex Turner - occhio al solo di chitarra - e i Franz Ferdinand, richiamati nel ritornello. Due membri degli Zoids su tre sono collaboratori di lunga data, avendo condiviso già un decennio di underground con gli At The Weekends. Trattasi di Francesco Salemme (voce e chitarra) e Luigi Mosillo (basso e cori), ai quali si è aggiunto per questa nuova avventura il batterista Domenico Benfante. Ettore Pistolesi dà una mano al piano. Filippo Strang registra, mixa e masterizza nove tracce per complessivi 27 minuti di musica senza riempitivi. Ah, la conclusiva acustica "Time II" pare un pezzo rimasto nel cassetto dopo le incisioni di "Tranquility Base Hotel + Casino". E questo - dal mio punto di vista - vuole essere un complimento (Claudio Lancia  6,5/10)


gimliiGIMLII - Interweaves (2018, autoprodotto)
electro, downtempo

L'incipit ci porta per qualche decina di secondi dalle parti di Burial, ma la voce eterea, figlia più del trip-hop di Tricky che non delle umbratili atmosfere bristoliane, ammorbidisce il tutto. E anche i ritmi non hanno troppe spezzettature, ma tendono a procedere in maniera abbastanza fluida, fra intimità ed introspezione. "Interweaves" è il primo album di Gimlii, l'alter ego di Lilia, artista con già all'attivo un paio di Ep autoprodotti. Queste nuove otto tracce vogliono essere un inno alla delicatezza, ma si lasciano anche ballare ("Goosebumps"). La preferiamo quando si getta nelle spirali della sperimentazione electro, cosa che accade ad esempio nella cupa, quasi wave, "Be Too Kind", dove anche le parti vocali subiscono un lavoro di trasmutazione. Si osa ancora di più in "Imokai", che preferiamo alle derive orientaleggianti contrappuntate dai synth molto 80's di "Weeping Willow". I beat aumentano nel tripudio sensoriale di "P L U G", uno dei momenti più interessanti del lavoro. Fra le mani di un Jamie XX o di un Trentemoller alcune di queste tracce diventerebbero esplosive, e penso soprattutto alla parte finale di "Velvet". Che qualcuno provi a recapitarle per un paio di remix... (Claudio Lancia  6,5/10)


ratafiammRATAFIAMM - Tourist You Are The Terrorist (2018, Labellascheggia)
alt-pop

Dopo un primo generoso "Low Budget Invasion" (2011), seguito dell'Ep "Me te o" (2010), i Ratafiamm lasciano passare un po' di anni fino a ripensarsi in essenzialità, stringendosi sul duo fondatore, i milanesi Enrico Cibelli, voce, e Andrea De Nittis, arrangiamenti, e limitando il numero dei pezzi, per "Tourist You Are The Terrorist". Un terzo dell'album richiama un De Andrè di "Anime salve" remixato dai Boards Of Canada ("Dilettanti", "Piccola patria", "Vedere", "Santa Claus"), un altro si rifà degnamente ai National migliori, dal canto languido, al sound sincopato, ai tocchi quasi spirituali ("Turista", "Le chiavi", "Dare voce"). L'ultimo terzo, raddensato nelle ultime due canzoni, è quello a mani basse più personale, "Casa" e soprattutto "Veramente", marziale e corale da far inorgoglire i Ferretti e i Zamboni dei tardi Cccp. In questo disco più che ascoltare ci si deve fidare, narra come un romanzo, stornella come un poemetto e promette cosmopolitismo che si traduce in una sintesi malinconica di sconfortato distacco, ma più nei testi che nella musica. Arrangiamenti comunque di pregio. Co-prodotto con TriTubba (Michele Saran  6/10)


fuoridimandyFIORI DI MANDY - Carne (2018, Autoprodotto)
alt-rock

Il trio Fiori di Mandy, composto da Edoardo Mantega (voce e chitarra), Luigi Frau (basso), Raffaele Mura (batteria), definisce il proprio percorso musicale come un cammino che non può prescindere dalla visceralità e dalla ruvidezza, sia sul piano prettamente musicale che su quello testuale. Certo, la band di Oristano punta dritto a entrambe queste attitudini, mediante un canto talvolta aspro e fin troppo impettito, pieno di sdegno e rancore, con passaggi come "E non sappiamo più guardarci in faccia, né dialogare del tutto nel niente, né distenderci sopra il bordo dell'euforia", tratto dal primo singolo di lancio del lotto, "Invadere", mostrano un netto realismo misto a una costante disillusione. Sul piano stilistico siamo dalle parti del post-rock più sad che possiamo immaginare, con basso e batteria in prima linea a sguazzare tra una lacrimuccia e l'altra, tra un disincanto e una ferita. E una ballata sanguinosa come "Mandria" la dice lunga sulla faccenda. Resta tuttavia fin troppo alto un sentimento straziante versato mediante riff di chitarra altrettanto graffianti e cupi, e alla lunga tale approccio potrebbe stancare, quantomeno indurre a una pausa. Al netto di tale opportuna riflessione, i Fiori di Mandy si difendono bene, e il tambureggiare di "In virtù del piovere" è un guizzo che dimostra una versatilità possibile, quantomeno sul piano strumentale. (Giuliano Delli Paoli 6/10)


caruanamundi_01CARUANA MUNDI - Biocrazia (2018, Seltz)
folk-rock

La prima fase dei ragusani Caruana Mundi (ai primissimi esordi noti come Officina Zuleima), d'impronta dichiaratamente etnica, riguarda il primo Ep "Zuleima" (2006), la fondazione dell'etichetta Kalimat Music, e "Il cucitore di tende" (2010), con cui raccolgono il primo Ep e altri brani dedicati a Omar Khayyam. Nella formazione compare anche il chitarrista Stefano Meli. Spartiacque con la seconda fase è "Angeli, dannati e anime sospese" (2014), concept dantesco e boschiano dominato dagli arrangiamenti elettrificati del nuovo arrivo. Una terza fase si ha col successivo "Biocrazia", in cui Meli impronta da subito "Shavasana", alternando distorsioni a tocchi di dodici corde, solenne overture da litania pre-storica. E' un po' fuorviante perché il grosso della raccolta è invece conforme alla canzone leggera, dall'orologeria quasi-reggae di "Quando l'estate verrà" alla dura ballata un po' jingle-jangle e un po' "Un'estate al mare" di Giuni Russo di "L'uomo nuovo", dalla nuova versione di "Zuleima" con una gran carica mediorientale, alla più lirica, persino chiesastica, "Migranti", con un requiem di archi e synth. Il disco ha i suoi scadimenti, pezzi che fanno da corrivi contraltari a quelle più riusciti ("I soldati dello shah" nello stile dei rocker da arena, "Il tempo che rimane", da dancehall reggae, una "Canzone di Natale" che fa molto "Che sarà"), e un suono slavato da perfezionisti. Ma tiene comunque in salvo messaggi importanti da far sentire alle nuove generazioni, cantabilità, una buona chiusa solo strumentale ("Al-Qamar"). Non ultima una salubre consumabilità pop, involontariamente (o meno) veicolata anche dal fermo canto Renato Zero-style di Giambattista Maria Rosso (Michele Saran  6/10)


michelediemmiMICHELE DIEMMI - Io e te (2018, Spinnup)
songwriter

Con un atto di fede si salva la ballata roca di "Come vorrei", e forse anche "Preferirei", ma per meriti non proprio suoi (ricalca in parte la "Giudizi universali" di Bersani). Debutto con scipitezza maggiorata di patetismo per il parmense Michele Diemmi, in eccesso di produzione (Francesco Rabaglia, qualche tocco di classe nelle intro), stereotipi, grandiosità da rocketto commerciale sanremese - Tiziano Ferro dietro l'angolo -, in un piano inclinato a bomba verso il britpop manierato dei Coldplay ("Acquilone", "L'ultimo silenzio", suo primo singolo risalente al 2016, "Fuori piove", etc), con una puntina pure di Alt-J ("Amami", anche video) (Michele Saran  4/10)

 

Playlist
MEEK WARRIOR - Europe is Over (2018, Autoprodotto)
KICK - Post-Truth (2018, Bello Records)
BLUMOSSO - In un baule di personalità multiple (2018, Cabezon Records)
TRRMÀ - Trrmà (2018, autoproduzione)
ZOIDS - Void Dimension (2018, MiaCameretta Records)
GIMLII - Interweaves (2018, autoprodotto)
RATAFIAMM - Tourist You Are The Terrorist (2018, Labellascheggia)
FIORI DI MANDY - Carne (2018, Autoprodotto)
CARUANA MUNDI - Biocrazia (2018, Seltz)
MICHELE DIEMMI - Io e te (2018, Spinnup)
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