Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 92

di AA.VV.
girlessGIRLESS - See You When Fascism Is Whipped (2019, To Lose La Track / Malestro)
alt-folk, songwriting

Dalla brillantezza acustica di "Backdoors" e "Clara" all'urgenza scartavetrata di "The Gang Of Boom Town Kids" e "Bellevue Hospital" il passo è meno breve di quanto potrebbe sembrare. "See You When Fascism Is Whipped" è il titolo di questo lavoro, mutuato da una frase scritta da un giovane Woody Guthrie al padre mentre era arruolato nella marina americana durante la Seconda Guerra Mondiale. Dell'afflato folk di Guthrie è intriso l'intero secondo album firmato Girless, un folk immerso tanto nell'eredità del grande padre spirituale quanto nell'Americana di Okkervil River e altre band contemporanee. Un disco nel quale Girless, partendo da episodi della vita di Woody, omaggia uno dei più celebri autori di protest song mai esistiti, un autore che influenzò a sua insaputa alcune fra le menti musicali più illuminate dell'ultimo secolo, da Bob Dylan a Bruce Springsteen, fino a Jeff Tweedy. "A Bed" è la perla di dolcezza che funge da epilogo per una raccolta che ci ricorda quanto cantare "contro" sia oggi tornato ad essere un'impellente necessità (Claudio Lancia 7/10)


atlanticoATLANTICO - Uno (2019, Sequoia Dischi)
power-pop, indie-rock

"Milano è paranoica, amico. Da che parte stai?". Ci eravamo lasciati così, con questa domanda irrisolta e con una manciata di canzoni che già nell'autunno 2016 tracciavano le coordinate di ciò che sarebbe venuto dopo. La Milano che fiorisce ma da una pianta velenosa, le finestre illuminate dei palazzi di una via Vigevano che non dorme mai, le occasioni e gli sbagli nella piccola metropoli che ha adottato (e da cui ri-partono) gli Atlantico. Una band che ruota intorno a Davide Leto Barone, già voce degli indierockers varesini We, The Modern Age, e che dal 2017 vede impegnati Morgan Salvaggio al basso e Massimo Leonardi alla batteria e ai synth. Chissà se la scelta del nome passa dalle parole di Andrea Pinketts, scrittore milanese che da poco ci ha lasciati e che scriveva: "A Milano, di notte, c'è il mare. È un mare di persone che, nascoste dall'oscurità, nuotano da un locale all'altro per pescare o per farsi pescare, un po' esche, un po' squali disinvolti e impacciati (...) un mare che a tratti può apparire deserto e ti sembra che non ci sia in giro nessuno, ma sai che è profondo come l'oceano e, come l'oceano, abitato.". Questa sembra l'attitudine degli Atlantico: un fluire di parole, di immagini evocative, di racconti che nascono nelle mura delle case in affitto milanesi e che parlano un po' di tutti noi, delle nostre paure, dei nostri dubbi esistenziali. Un mood che ritroviamo anche nell'ep "Uno", registrato e mixato da Simone Piccinelli (Paletti, Plan de Fuga) e che vede questi atlantici ragazzi rincorrere la musa del power-pop con risultati decisamente convincenti. Basta ascoltare le chitarre strokesiane trasposte negli anni '80 nell'abrasiva "Plastica", i sapori sintetici di "Giganti" e la nostalgia melodica in punta di chitarra di "Animali". Ma più di tutte c'è "Fuoco", in cui i rimandi ai soliti noti (Canova, Calcutta, Ex-Otago e compagnia andante) servono a Leto e compagni per alzare l'asticella e dimostrare che si può fare ottimo itpop senza suonare ruffiani o artefatti come, diciamocelo, certi altri. Gli Atlantico hanno gli ingredienti giusti e sembra li sappiano ben dosare. Li attendiamo alla prova sulla lunga distanza (Lorenzo Bruno 7/10)


lauramasottoLAURA MASOTTO - Fireflies (2019, Lady Blunt)
chamber music

L'eccellente violinista veronese Laura Masotto con il debutto "Fireflies" supera da sola quanto fatto sia dalle Maschere Di Clara da cui proviene che dai dischi solisti del fratello Lorenzo (anche compagno di band). Nell'amplissima stasi di "The Forest", in cui suona anche viola e violoncello accordati a 432 Hz per attenersi alle frequenze della natura, esala con prodigio una luccicante biocenosi di suoni scansionata da un lungo inno celestiale. Non tutta l'opera va su questi livelli, ma in "Lucciola", "Happy Birthday" e in "Mahir" (forse la prova più drammatica) sgorga comunque un'incontaminata raffinatezza virtuosistica vivaldiana e Nyman-iana. Quando costruisce le sue piccole geometrie abbandonando l'archetto, in pizzicati ("Lisboa") o percuotendo le corde ("Strings"), nascono semplici ma voluttuosi notturni alla De Falla. Figura dopo figura, arpeggio dopo arpeggio, la musicista si abbandona a legato armoniosi che sfiorano la musica modale: "Magnolia". Scritto, suonato - per strumento e loop station - e registrato in completa autonomia, si frena in un bozzettismo da uncinetto e talvolta non va granché oltre lo stile di cornice, ma anche si fregia, e non se ne discute, d'uno charme di postmoderna alterità con metamorfici riferimenti allo stile iberico. Pure l'etichetta, Lady Blunt, qui al via, è farina del suo sacco (Michele Saran 6,5/10)


naipNESSUN ARTISTA IN PARTICOLARE - Nessun Album In Particolare (2019, Mamma Dischi)
pop demenziale

N.A.I.P., acronimo che identifica sia l'artista che il titolo del suo disco d'esordio, è il progetto folle e divertente della surreale one-man-band ideata da Michelangelo Mercuri. Con fare teatrale si siede dietro i synth, lancia loop irresistibili, imbraccia la chitarra, affronta un miscuglio di stili che parte da affermazioni calcistiche ("Bravi nel breve", "Tutta colpa della Juventus") per arrivare a sagaci riflessioni sulla contemporaneità, con tanto di levata di scudi contro la scena it-pop nazionale, affettuosamente derisa nell'esilarante "Mercatino musicale". Fra funk simil RHCP e qualche puntatina electro da dancefloor, N.A.I.P. raggiunge in pieno l'obiettivo in quella "Attenti al Loop" che, partendo dall'assonanza con l'indimenticato successo di Lucio Dalla... ma no, non voglio spoilerarvi tutto ilcontenuto di "Nessun Album In Particolare", otto tracce che restano perennemente sotto i tre minuti, senza nemmeno avere il tempo per provare ad annoiare. Speriamo Mercuri possa regalarci presto un'altra nidiata di irresistibili "canzoncine per adulti" così seriosamente demenziali (Claudio Lancia 6,5/10)


roncea_01RONCEA - Presente (2019, Dischi Sotterranei)
songwriter

Base nell'entroterra cuneese e origini franco-rumene, Nicolas Joseph Roncea perviene al quarto solista "Presente" puntando tutto sulle orchestrazioni inventive del produttore Manuel Volpe. Una ballad leggera Gino Paoli-esca come "Il presente" è costantemente tallonata da una lava psichedelica, e una ballad dura Neil Young-iana come "Muro" raccoglie una spassosa cortina percussiva sudamericana. "Perdersi", quasi uno stomp, e "Ombra degli ostacoli", con bel organo fantasma, migliorano di gran lunga i Verdena acustici. Nonostante la breve durata l'album trova tempi e modi per aprirsi anche un varco meditativo pure più fantasioso: a parte il pur ameno flamenco in "Tapis-Roulant", in "La mia mano", forse il vertice del disco, Roncea canta (di alienazione) sopra allucinazioni di glockenspiel e sintetizzatori, e una litania tribale bisbigliata anziché agguerrita. Seguito di "Old Toys" (2010), "Eight vol. One" (2014), e "Roncea & Money Tree" (2016), a cui bisogna aggiungere la militanza in Fuh e Io Monade Stanca, l'EP quasi psichedelico "Impossible Roncea" (2012) e l'apporto al tour del primo di Carmelo Pipitone, "Cornucopia" (2018), con cui si sdebita per un'analoga collaborazione del Marta Sui Tubi dell'anno prima. In tutti gli aspetti un disco di ripartenza. Non soltanto perché è il primo cantato in italiano, una scelta che si mostra immediatamente congeniale, ma per i temi trattati e ancor di più per la naturalezza, viscerale e filosofica, con cui indossa la nuova vestina sofisticata, la convinzione con cui canta e s'atteggia, sebbene con qualche ammanco di personalità. Inferiori le ultime tre canzoni, ancora afferenti al suo passato acustico. Ben mirati interventi di Giulia Provenzano, voce, e Simone Pozzi, percussioni (Michele Saran 6,5/10)


marsalaMARSALA - Marsala (2019, Wallace)
electronica

Andrea J. Marsala, voce e chitarra, è co-fondatore dei The Rambo, il cui ultimo "The Past Devours Everything" (2018) mette a punto la passione del mutante combo per il garage rumorista tanto primitivo quanto cervellotico. Il lodigiano si ritaglia anche uno spazio per le creazioni elettroniche in proprio. Una prima selezione finisce nell'omonimo "Marsala": affiora un musicista affatto diverso. "Drowing Into The Void" suona come una porzioncina della musica "eterna" di LaMonte Young ricreata in camera da letto anziché in una "dream house" (densa stratificazione di arabeschi galattici e un fraseggio-trance di clarinetto). "Slipping Into Open Flesh" è una danza aborigena appena jazzata, con synth cosmici, che avvia un crescendo satanico e industriale; non completamente riuscito per via del poco tempo riservatogli, ma notevole. Un altro pastiche minimalista sta in "Streams Of Light", pur più confuso, culminante comunque in un nevrotico crepitio di corde, di nuovo a un soffio dall'avanguardia. Infine, la breve chiusa di "Ultime fatiche" divaga in fantasmi di polifonie vaganti, irreali. Sotto l'egida di Paolo Cantù, che infatti produce e nobilita con i suoi interventi obliqui (clarinetto e chitarra), Marsala si dimostra capace: sa come estrudere i climi, sa livellare i suoni e connotare il componimento. Come il maestro non completa del tutto il processo, anzi lascia due terzi d'opera ad abbozzo ("Wide Open Wound", "Sipario", etc). Ma merita rispetto: è uno dei pochi dischi italiani panmusicali con Eno nei paraggi, perlomeno nello spirito, ma forse non dispiacerebbe anche a certuni Demdike Stare. Co-edito con Brigadisco e Dreamingorilla (Michele Saran 6/10)


prehistoricPREHISTORIC PIGS - Dai (2019, autoprodotto)
instrumental psych- stoner

Un affare familiare dalla provincia friulana. I fratelli Juri e Jacopo Tirelli suonano rispettivamente chitarra e basso, il cugino Mattia Piani si occupa della batteria. Tutti assieme danno vita a uno psych-stoner strumentale elaborato in maniera tecnicamente ineccepibile, tenendo bene a mente la lezione di mostri sacri quali Rush e Dream Theater. Dall'evoluzione delle cinque tracce in programma, emerge evidente anche una certa attitudine prog, impronta che li avvicina alle scorribande dei King Crimson di Robert Fripp. Completa il mix di influenze qualche deriva space-kraut. "Dai" è il loro terzo album - ma va ricordato anche uno split condiviso con gli irlandesi Electric Taurus - che cementifica un sound che oramai li caratterizza in maniera chiara e personale. Se volete farvi un'idea della musica architettata dai "maiali preistorici", potete rintracciare sul Tubo il videoclip di "Pest", la seconda traccia di "Dai". Per la prima volta optano per l'autoproduzione, scelta che sottolinea la ferma volontà di porsi artisticamente senza vincoli, liberi da qualsiasi tentazione commerciale (Claudio Lancia 6/10)


lorastalkersLORA & THE STALKERS - Lora & The Stalkers (2018, Studio 66)
power-pop

Il multistrumentista romano Alessandro Meozzi si fa le ossa soprattutto a contatto con la televisione; diviene membro degli Statale 66, la band in studio di "Stracult" di Rai2, ed entra poi a far parte di Greg & The Frigidaires (proprio il Greg del duo con Lillo). Sul modello di queste esperienze decide così di avviare un suo complesso assieme alla cantante e chitarrista Lora Ferrarotto. Concerto dopo concerto formano gli Stalkers, con Alessio Morelli, Simone Temporali e Luca Rea, e il loro repertorio finisce nel primo brevissimo "Lora & The Stalkers". A partire da "Rock'n'Roll Mama", vivace rockabilly riecheggiante decine di act melodici del passato, da Tin Pan Alley e Brill Building ai girl-group, discendono altri antiquariati di qualità: la silly-song di "Beat Your Time", che liofilizza uno spunto elettronico e la gaia approssimazione delle Shaggs, il passo spavaldo alla Motown di "Don't Leave Tonight", la novelty pensosa di "Sounds Of Holyday", Blondie e B52's riportati all'era dei rispettivi antenati, e soprattutto il grazioso e affilato punkettino ye-ye di "Coming Down The Street". Si può dibattere per eoni sull'opportunità e la necessità di un revival oleograficamente imbrillantinato come questo, ma si provi un po' a rimanere impassibili con canzoni così ben formate, oliate e infettanti ("Slow Down", sing-along un po' mariachi e un po' Baia, potrebbe continuare per ore senza annoiare), spartite in agilità tra la frontwoman e i comprimari, peraltro colti in parti solistiche non così scontate. Buoni anche i fiati aggiunti di Luca Majnardi e Olimpico Riccardi (Michele Saran 6/10)


monchiesMUNCHIES ON FLOWERS - Munchies On Flowers (2019, Switch Music Recordings)
electronica

Già membro del fu terzetto e poi duo sperimentale Fauve! Gegen A Rhino, di Pistoia, Riccardo Gorone avvia una carriera anche a nome Munchies On Flowers per un omonimo "Munchies On Flowers". E' una raccolta di marchingegni ritmici di natura oltremodo eterogenea: un calzante esempio lo dà "Encore Aujourd'Hui", per come si affastellano svariate suggestioni (dub, tribale, simil-tabla) su brezze tremule di synth, per come a tratti assomigli a un remix strumentale della "Am I Wrong" di Etienne De Crecy, per come poi il tutto appaia solo allungato e irrisolto. Altrettanto irrisolte suonano la progressione di nota acuta di armonica a bocca che "Azazel Boogie" sembra voler costruire, e "Camouflage", un giochicchiare con l'oralità. Ben 8 minuti di "Ocean In One Drop" fanno poco per giustificare la loro esistenza. La più densa è "White Rabbit Of Calypso", 9 minuti di battiti subliminali sotterranei e drone a impulso, e l'unica a predisporre una qualche idea compositiva (un concerto cacofonico di allarmi industriali in chiusa), ma Gorone ottiene di più dove più asciuga, ossia in una piccola, umile lounge acquatica, "Giullari". Una carrellata di spunti interessanti spersi in un'inerte indecisione, uniti da un'idea di fondo (tenere le soundscape a volume minimo, fino a farle quasi svanire) che regge solo fino a un certo punto. Il disco s'illumina brevemente d'immenso quando si smarca dalla dominazione del ritmo, nel fugato molliccio e atonale di sintetizzatori di "Cantatrice Chauve", titolo che si riallaccia alla lata ispirazione ioneschiana che fu anche dei suoi Fauve: opportunamente scolpito potrebbe essere stato l'attacco di un vero poemetto elettronico, invece fa solo da antipastino. Artwork di Cecilia Divizia (Michele Saran 5,5/10)


ilcorpodocentiIL CORPO DOCENTI - Scivoli EP (2018, Libellula Music/Tempura Dischi)
rock

EP di debutto per questo trio milanese che, lo diciamo subito, in queste cinque canzoni mostra di essere un progetto dalle buone intenzioni e con qualcosa di interessante, in mezzo a molti più aspetti che vanno assolutamente migliorati. La band si muove in territori rock, con chitarre in primo piano, dedite a continui power chords dal suono potente e aperto, un cantato parimenti robusto e adrenalinico e testi che raccontano di situazioni di difficoltà e disagio interiore ed esteriore. I tre sono riusciti a tirare fuori un bel suono di chitarra e il timbro vocale è deciso al punto giusto e gode di una buona espressività, ma i problemi non mancano, tra una sezione ritmica troppo sacrificata nel mixaggio e senza un briciolo di personalità nella struttura, un incedere delle canzoni troppo lineare, con i rari momenti di saliscendi di intensità che risultano decisamente telefonati, testi un po' troppo acerbi (va bene essere diretti, ma frasi come "lasciami da solo, sono solo un uomo", "ora che non passano più le ore riempimi la testa con le tue parole" sembrano tratte da presunti dialoghi da strada di fiction venute male). Ora, quanto detto potrebbe suonare come una bocciatura senza appello, ma non è così, perché, come detto, non è il caso di buttar via un sound che, nei suoi momenti migliori ricorda certo rock britannico di fine anni 90 - inizio 2000 (My Vitriol, Seafood), e un'espressività vocale così credibile. E poi, la storia dei tre ragazzi che mettono su una band, vanno a vivere insieme e aumentano l'intesa reciproca non può non suscitare simpatia, per cui, la scelta di riprendere questo EP ad alcuni mesi dalla pubblicazione e di evidenziarne i difetti è stata fatta sperando che i ragazzi vogliano tener conto del giudizio per migliorare (Stefano Bartolotta 5,5/10)
Playlist

GIRLESS - See You When Fascism Is Whipped (2019, To Lose La Track / Malestro)
ATLANTICO - Uno (2019, Sequoia Dischi)
LAURA MASOTTO - Fireflies (2019, Lady Blunt)
NESSUN ARTISTA IN PARTICOLARE - Nessun Album In Particolare (2019, Mamma Dischi)
RONCEA - Presente (2019, Dischi Sotterranei)
MARSALA - Marsala (2019, Wallace)
PREHISTORIC PIGS - Dai (2019, autoprodotto)
LORA & THE STALKERS - Lora & The Stalkers (2018, Studio 66)
MUNCHIES ON FLOWERS - Munchies On Flowers (2019, Switch Music Recordings)
IL CORPO DOCENTI - Scivoli EP (2018, Libellula Music/Tempura Dischi)

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