Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 94

di AA.VV.
denoiseDENOISE - Motivo Privato (2019, SISMA mvmnt)
wave, alt pop

Dopo due Ep ("Esterno Notte", datato 2016, e "Cinema" del 2017) che li hanno portati a condividere il palco con artisti come Edda e Gazebo Penguins, i Denoise - promettente trio veneziano formato dai fratelli Nove Cento e Marcello della Puppa insieme a Luca Masiero - danno finalmente alle stampe la loro vera opera prima, un album compiuto, malinconico e notturno, ricco di spunti melodici felici e un'attenzione per testi (in italiano) tutto fuorché scontati. Diminuiscono i momenti di fuga ambient (esce dai binari giusto la title-track) per non sacrificare la compattezza del disco, che racchiude undici canzoni a metà tra laconiche pagine di una Smemoranda fatta di emozioni trascritte e di saggio namedropping (dalle Converse a "Rimmel" di De Gregori, fino al "Battisti ascoltato per non invecchiare mai") utile per marcare il territorio, e sceneggiature per episodi di una serie TV destinata al successo. Ci si rifugia nell'ariosità e nella tensione pop alla Coldplay nel singolo "Non voglio essere una star" (siamo dalle parti di "Fix You") mentre sono i synth a prendersi legittimamente la scena ne "ilmiosabatosera", pastiche new wave tra i Cars più sornioni e i Blue Nile - una delle grandi passioni del cantante - con la collaborazione di Giuseppe Vio. Altrove si amalgamano suoni anni Ottanta e ballate figlie di numerosi e attenti ascolti di band come Editors (quelli di "Distance" fanno capolino nel brano di chiusura "Dieci minuti di niente", quelli più rock in "In Limbo") e National. Tra le highlight del lavoro da menzionare almeno "Il piccolo principe" ("tutto questo rincorrerci ci porterà da qualche parte") e la riuscitissima "Cattedrale". Produzione curata senza eccedere nei fronzoli per un gruppo che qui cura ogni piccolo dettaglio - non solo il songwriting e le performance, ma anche i videoclip realizzati da Produzioni Atlante (la loro piccola "Factory") e l'artwork realizzato da Marcello, che è un grafico oltre che un batterista (Alessandro Liccardo 7,5/10)


monkeyearMONKEYEAR - Aliasing (2019, Buzzurro Records/Camembert Électrique)
electro

Reduce da un passato nell'indie-rock (Silence, Exile & Cunning, già trattati da queste parti), MonkeYear è ora un producer che si diverte a smanettare tra sample pop e elettronica destrutturata, affidandosi alla più pura incoscienza nel tentativo di giungere a un nuovo ibrido tra le due parti. Pubblicato in tandem dall'italiana Buzzurro Records e dalla francese Camembert Électrique, "ALIASING" è un lavoro che trabocca di spunti e lucida follia; pazzoide, ma per niente sconclusionato. Certe volte ruba e mischia, come in "C01/coller.ax", che è uno schizzato ma luminoso mélange di frammenti presi da St. Vincent, N.W.A e Badalamenti (e chissà chi altro); altre agisce da solo, e quindi via di propulsive mattonate electro ("Vt. D3", "FFX-HM_Y"), tribalismo in salsa Nintendo ("E_") e trip-hop dilaniata ("K-DS.10"). L'unica influenza nitida è quella di Aphex Twin, a partire dall'approccio sperimentale fino alla nomenclatura pre-internet delle sue tracce. Per il resto, è quel tipo di disco talmente bizzarro da non capire se sia valido o meno, e che quindi lo è. "ALIASING" è un esperimento che saccheggia il pop senza alcuna prospettiva storica, trovando in questa mancanza il suo vero valore aggiunto (Tommaso Benelli 7/10)


cavaleonCAVELEON - Cavaleon (2019, Futurissima)
alt-pop, indie-folk

Un Ep di cinque tracce per presentare al mondo un nuovo progetto, caratterizzato dalla voce baritonale del polistrumentista Leo Einaudi, un sorprendente incrocio fra Matt Berninger e Oliver Sim. Accanto a lui troviamo la suadente voce femminile di Giulia Vallisari, co-protagonista del marchio Caveleon assieme all'addetto alle attrezzature elettroniche Federico Cerati e al batterista Agostino Ghetti. Le canzoni sono nate in uno studio ricavato da un seminterrato milanese, sovrapponendo un violino, un pianoforte, una batteria, percussioni, una morbida chitarra e poco altro, con dettagli e contrasti che arricchiscono trame sempre semplici ed eleganti. Le atmosfere incupite dell'iniziale "Late Night" tendono a sciogliersi cammin facendo nella dolcezza di "Dry Eyes", nei landscape a tinte folk di "Follow Me" e nelle rilassate suggestioni della conclusiva "We Walk". Un indovinato compromesso fra le narrazioni metropolitane dei National e i tramonti balearici degli XX (Claudio Lancia 7/10)


faraottiDANIELE FARAOTTI - English Aphasia (2019, Creamcheese)
art-rock

Forlivese di nascita ma bolognese d'adozione, formazione "seria" ma umorismo smagliante, Daniele Faraotti è una vecchia volpe della scena cittadina, con all'attivo due album, due Ep e un pugno di collaborazioni ai piani alti (Patty Pravo, Claudio Lolli, l'orchestra del prestigioso Angelica Festival). Creamcheese, nome scelto per la sua neonata nonetichetta, la dice lunga sulle ispirazioni, ma non ne esaurisce il ventaglio espressivo: se il fantasma zappiano è infatti tangibile, il brizzolato chitarrista non si fa mancare calci d'angolo à-la Fripp ("I Got The Blues"), trasferte a Canterbury ("Zawie III"), inattese citazioni beatlesiane ("Sea Elephant", birbantemente modellata su "I Am The Walrus", unico brano in italiano) e destrutturate capriole world ("Joni George Igor And Me"), il tutto con tono alienato e paranoide di marca Residents e un diffuso nonsense a contagiare pure i testi. Registrato in casa suonando gran parte degli strumenti, senza celare e anzi esasperando una divertita e divertente amatorialità. Storto, scombiccherato, qua e là irresistibile. Per gli aficionados dell'estetica Snowdonia in generale e dei Larsen Lombriki in particolare (Massimiliano Speri 7/10)


edwigEDWIG - Edwig (2019, autoproduzione)
alt-rock

Serendipità, ovvero la fortuna di scoprire qualcosa per puro caso mentre si cercava qualcos'altro. È attorno a questo concetto che si sviluppa il primo Ep degli Edwig, il nuovo progetto della cantautrice veneta Camilla Fascina (che può già vantare collaborazioni internazionali con i tedeschi Fewjar e con l'indimenticato Lindsay Kemp, maestro di David Bowie e Kate Bush, che ha recitato nel suo videoclip "Time"). Il tempo di farsi le ossa aprendo per Edoardo Bennato, Morgan e Jack Savoretti e l'artista, ora al timone di un quartetto in cui suonano Andrea Maggio (basso), William Moor (batteria) e Leonardo Zago (chitarra), sfodera un alt-rock che è internazionale in tutto e per tutto, che in "Passenger in Berlin" fa incontrare Natalie Imbruglia e i primi Muse e che in "Serendipity" fa sposare un ritmo incalzante e una linea melodica onirica e avvolgente, che si muove in direzione Placebo - c'è anche un video, con l'esibizione sott'acqua della band. In "Juliet" (brano che ha incassato un premio come "Best Pop Rock Single" all'Akademia di Los Angeles) Camilla, forte di una penna vivida e una voce dolce e graffiante, perfetta per il materiale che scrive, rivisita la storia di "Romeo e Giulietta" immaginando che i protagonisti non siano mai morti e che la tragedia sia stata solo un sogno. Dieci minuti che si vorrebbe non finissero mai, in attesa di più grandi cose. La presentazione dell'Ep è fissata per il 19 maggio, in occasione dell'AMA Music Festival - Music For The Oceans (Alessandro Liccardo 7/10)


malkovic_01MALKOVIC - Tempismo (2019, Costello's)
emo-core

Fondati a Milano, dopo un paio di Ep, tra cui "Buena Sosta" (2018), i tre Malkovic - Giovanni Pedersini, Fabio Copeta, Elia Pastori - approntano il debutto "Tempismo". Si attacca e si chiude con brevi fantasie strumentali, soprattutto la marziale e atmosferica di "Svp", fatta di droni a mareggiata e rullate di batteria, ingredienti che nel grosso dell'opera, canzoni convenzionali come "Via Manzoni", "Sai te", "Ometto" etc., diventano invece puro sfondo decorativo. Il corredo sonico è buono ma le melodie sono sciape e immature (anche in "Case", pur la più robusta). Il disco balza agli onori della cronaca per "Loop One", musica siderale continuamente rifratta e deformata dall'elettronica, un fraseggio febbricitante, ribollente, e poi commosso, solenne, disintegrato nel vuoto. Non da un'altra band, non da un altro album, questi quattordici minuti vengono da un altro sistema solare. Produzione di Davide Magni, artwork di Copeta (Michele Saran 6,5/10)


giovanegiovaneGIOVANE GIOVANE - Jugoslavija (2019, Mistress Records)
it-pop

Non si fa in tempo ad approfondire un giovane cantautore che già eccone un altro nuovo di zecca. È un momento di grande euforia: le esplosioni dei vari Calcutta e Coez hanno prodotto un fermento che in Italia non si conosceva da anni. Roma in particolare sta conoscendo una vitalità che da tempo covava sottotraccia e attendeva il momento giusto per esplodere. Abbiamo appena conosciuto Clavdio, oggi tocca a Giovane Giovane, un ragazzo come tanti della sua generazione, che iniziano giocando in cameretta con un Mac e qualche software e scoprono alla fine di aver collezionato un mucchietto di canzoni che funzionano, con testi costruiti abbozzando ritornelli al volo sul cellulare. Brani come "Luigi" sono puro Calcutta style, e apparire derivativi è quasi inevitabile: c'è tutto il tempo per lavorare a far decollare la propria personalità. Intanto il carro è quello giusto, l'immaginario post sovietico del titolo e della copertina è un diversivo che tutto sommato funziona. E tracce come "Compilation", con quella poetica cucita addosso ai millennials, rischiano di diventare le prossime hit, non solo in zona Pigneto... (Claudio Lancia 6,5/10)


cielinerisopratorinoCIELI NERI SOPRA TORINO - Babilonia (2019, Orzorock Music)
alt-rock

Cieli Neri Sopra Torino è la sigla inventata nel 2010 dal cantautore e chitarrista Mauro Caviglia con la complicità del batterista Gian Piero Morfino, entrambi di Acqui Terme. I due vedono stabilizzarsi una line-up completa solo per il primo album omonimo (2016), ma già dal secondo "Babilonia" la configurazione torna a essere quella di sempre: il duo Caviglia-Morfino e collaboratori. Non è necessariamente un male, è anzi l'occasione per affocare l'estetica. Da una parte Caviglia fa sentire quanto mai le proprie estroflessioni nere, cioè sia nel genere "black" che disperate tout-court, un misto in stile e contenuti di Mark Lanegan e shouter italici, da Ligabue a Rino Gaetano, specie nella band-track, manifesto marziale, e nel pinnacolo melodrammatico di "Storia di un DJ", fino ad azzeccare persino un ritornello da stadio: "Eleonora". Dall'altra si apprezzano chitarre in un continuo febbricitante crepitio, siano in arpeggio acustico ("L'ombra", "Apocalisse") o distorte e lanciate a bomba ("Ben"). Quadretto a tempera a tinte fosche, una piccola galleria di sconfitti dai tempi della crisi forte d'inappuntabili sbocchi emotivi. Molta sincerità, fin quasi all'ingenuità, una tecnica monca che però ambisce a divenire stile. Qualche problemino: un evitabile numero techno-pop ("Occhi chiari", scritta con Giovanni Facelli e Francesco Seitone), e una durata breve, moda recente, da far deglutire amaro. Produzione: Mattia Cominotto (Michele Saran 6/10)


magoraMAGORA - Frenologia (2018, Cromo Music)
rock

"Frenologia" è l'album d'esordio della band bresciana dei Magora formata da Roberto Fedriga (voce), Andrea Lo Furno (chitarra e cori), Luca Finazzi (batteria e percussioni) e Alberto Lazzaroni (basso). Uno stile tipicamente da rock italiano semplice di facile impatto che cerca di dialogare con gli ascoltatori seguendo un filo conduttore sulla psicologia, prendendo proprio spunto dalla pseudoscienza ideata dallo psicologo tedesco del diciannovesimo secolo Franz Joseph Gall. Un po' Negrita ("Damnatio memoriae"), un po' Timoria ("Sabbia e caffè"), un po' Carmen Consoli ("Le mani non dimenticano"), anche se non mancano momenti quasi accostabili al prog, come ad esempio nel lungo intermezzo di flauto di "Lara" o apprezzabili pause blues ("Digiuno opportuno"). Da segnalare soprattutto le buone capacità tecniche dei musicisti e la naturalezza dei suoni, registrati quasi interamente dal vivo (Valerio D'Onofrio 6/10)


heathens_01HEATHENS - Love Songs For Insensitive People (2019, Shyrec)
trip-hop

I bellunesi Heathens riprendono il discorso, nel secondo lungo "Love Songs For Insensitive People", aggiungendo al nucleo elettronico di base (i fratelli Mattia e Lorenzo Dal Pan con Matteo Valt) un trio rock lievemente jazzato di chitarra (Massimiliano Cappello di Elettrofoscari e Hoverflo), basso (Francesco Dal Molin dei GrooveMakers) e batteria (Stefano Pettenon dei Superportua), oltre a una passerella di ospiti. Sconsolato ed ecclesiale suona il ritornello di "Best Wishes", ma l'arrangiamento trabocca e strafà; ancor più decrepita suona "No Tears", ma l'intervento di Pall Jenkins, anziché nobilitare, aumenta la sensazione di ascoltare proprio un cattivo remix di una canzone minore dei Black Heart Procession. Del primo gruppetto la migliore è "Run Away", sorta di cantilena quasi alla Eno (peraltro basa il suo ritmo sull'inciso iniziale della "Beat It" di Michael Jackson). Pezzi deboli che, comunque, fanno un figurone rispetto ai successivi: tra tutti, il premio per la scelta errata lo vince il monologo in "Fil di ferro" (Eugenia Galli). Il gruppo disperde la botta ritmica che sospingeva i pezzi migliori di "Alpha" (2016), la ritrova solo in "When Morning Comes..." con rozzezza, per rinsecchire il tono in strutture gracili. L'operazione finisce con l'evidenziare limiti di scrittura, imprecisioni e sciatterie. Sprecato (anche un filo fuori contesto) il theremin della talentuosa Valeria Sturba degli OoopopoiooO, qualche discreta sofisticazione nelle tele ritmiche: il migliore in campo è Pettenon. Co-edito con la nipponica Ricco Label (Michele Saran 4,5/10)
Playlist
DENOISE - Motivo Privato (2019, SISMA mvmnt)
MONKEYEAR - Aliasing (2019, Buzzurro Records/Camembert Électrique)
CAVELEON - Cavaleon (2019, Futurissima)
DANIELE FARAOTTI - English Aphasia (2019, Creamcheese)
EDWIG - Edwig (2019, autoproduzione)
MALKOVIC - Tempismo (2019, Costello's)
GIOVANE GIOVANE - Jugoslavija (2019, Mistress Records)
CIELI NERI SOPRA TORINO - Babilonia (2019, Orzorock Music)
MAGORA - Frenologia (2018, Cromo Music)
HEATHENS - Love Songs For Insensitive People (2019, Shyrec)
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