Libri

R.E.M.

Perfect Circle. Testi commentati

di Gabriele Benzing

Autore: Claudio Fabretti

Titolo: R.E.M. – Perfect Circle. Testi commentati

Editore: Arcana, collana TXT

Pagine: 448

Prezzo: Euro 19,50

 

“Pick up here and chase the ride

The river empties to the tide

All of this is coming your way”

(da “Find The River”, 1992)

 

Perfect Circle“Abbiamo un contratto con il mondo che dice: ‘Saremo il gruppo migliore del globo, sarete fieri di noi. Ma ci dobbiamo arrivare a modo nostro’”. Nella sfrontatezza delle parole di Peter Buck alla metà degli Ottanta c’è in fondo la sintesi di tutta la parabola dei R.E.M.: sempre sospesi tra le sirene del grande pubblico e la fierezza di chi non vorrebbe mai scendere a compromessi.
Una conquista dell’Olimpo fatta di canzoni tanto immediate nel cesello delle melodie, quanto apparentemente indecifrabili sul versante poetico. “Testi enigmatici”, è la facile scappatoia per evitare di solito di misurarsi con le liriche del gruppo di Athens. Una lettura che ha sempre suscitato l’ira di Michael Stipe: “Odio quella cazzo di parola, ‘enigmatico’, e di certo non è mia intenzione crearmi l’immagine di un guru che parla per metafore. Tutto quello che scrivo ha un senso ben preciso per me, e mi viene naturale scriverlo in quel modo. Non riuscirei a scrivere altrimenti”.

“Perfect Circle” affronta di petto il problema, sfidando il luogo comune che vorrebbe liquidare sempre e comunque le canzoni dei R.E.M. come meri esercizi di ermetismo. A condurre la difficile avventura è la penna di Claudio Fabretti, da oltre dieci anni al timone di OndaRock e già autore l’anno scorso del viaggio nel canzoniere di Francesco De Gregori “Fra le pagine chiare e le pagine scure”. Anche in questo nuovo libro, Fabretti pone al centro una questione cruciale: qual è la sostanza che si nasconde dietro un verso, dietro una canzone, dietro un disco? Un approccio ben diverso, insomma, rispetto al soggettivismo ad effetto sempre più in voga nella critica musicale, che si accontenta di fermarsi sulla soglia dell’esaltazione o della stroncatura. Merito anche del taglio ispiratore della collana “TXT” di Arcana, che mette l’accento su un aspetto troppo spesso trascurato: il lato più propriamente letterario del formato-canzone.

Per affrontare i versi dei R.E.M., Fabretti preferisce allora suggerire domande, piuttosto che offrire risposte preconfezionate. Ripercorrendo le opinioni contrastanti degli stessi componenti della band, dando conto degli ostacoli di una pronuncia spesso volutamente inintellegibile come quella di Stipe. Confrontandosi con le interpretazioni dei critici ma anche con quelle dei fan, sempre con un occhio di riguardo alla dimensione live, fondamentale per la comprensione del fenomeno R.E.M.. Il risultato è una guida fondamentale per orientarsi nell’universo di Stipe e soci, un atlante tematico capace di fornire coordinate preziose anche agli ascoltatori più attenti. Quello di cui si sente a tratti la mancanza, casomai, è la volontà di scommettere anche su chiavi interpretative più apertamente personali. Del resto, come riconosce Fabretti, per quanto possa apparire facile immedesimarsi nei quattro ex studenti di Athens, “nessuno è riuscito mai a penetrare a fondo il segreto della loro magia”.

Attraverso una discografia quasi trentennale, le pagine di “Perfect Circle” costruiscono una trama di rimandi che permette di cogliere la band georgiana in tutte le sfaccettature del suo immaginario. Rivalutando soprattutto l’influenza delle radici southern gothic nella poetica di dischi come “Murmur” e “Fables Of The Reconstruction”, in cui si respira tutta l’aria di quel Sud fotografato da Buck come “un posto strano, lento e surreale”. Riferimenti letterari (da William Faulkner a Henry David Thoreau), ma ovviamente anche musicali, che non si fermano ai classici nomi di Patti Smith o dei Velvet Underground, ma vanno a toccare anche crocevia meno appariscenti, come quelli con Bryan Ferry, il glam-rock o i Beach Boys.
Pur trattandosi di un libro dedicato principalmente ai testi, “Perfect Circle” non sacrifica insomma l’analisi più strettamente musicale, fino a isolare una sorta di formula della perfetta “R.E.M.-ballad”: “le chitarre struggenti, il fascino immortale del jingle-jangle, le tessiture ritmico-melodiche velvettiane, il canto strascicato ma incredibilmente “musicale” di Stipe, gli stacchi della batteria, il battito in levare”. Una formula “semplice e perfetta, nella sua elegante essenzialità”.
La scelta di concentrarsi solo su una selezione di brani della discografia della band non può che scontentare inevitabilmente qualcuno (tra le mancanze eccellenti, ad esempio, “Disturbance At The Heron House”, “Turn You Inside-Out” e “Half A World Away”). Ma proprio questa vocazione antologica offre l’occasione per dare risalto, all’interno dello scrigno dei brani meno noti, a perle come “Swan Swan H”, “Texarcana” o, più di recente, “I’ll Take The Rain”.

R.E.M.Quella di “Perfect Circle” è una carrellata a ritroso che si dipana seguendo alcuni fili ben precisi: primo fra tutti, quello della metamorfosi del songwriting di Stipe, rappresentata in maniera emblematica dal singolare pudore del leader della band nel ricorso alla parola “love”. Un termine mai utilizzato fino alla celeberrima “The One I Love” (in cui comunque compare in una declinazione tutt’altro che affettata), a riprova di quella sorta di esitazione di Stipe “nel coniugare il suo linguaggio astratto con le sue sensazioni più intime”. Proprio come quando, sul palco, interpretava “You Are The Everything” dando le spalle al pubblico, “forse con l’intento di nascondere l’emozione di quei versi così insolitamente romantici per le sue abitudini”.
Ma, con il crescere della confidenza dei R.E.M. rispetto alle loro possibilità, anche la scrittura di Stipe acquista la sicurezza necessaria per mettere a nudo il proprio animo, fino a culminare nel sofferto viaggio interiore di “Automatic For The People”. E così, anche gli haiku amorosi di brani come “At My Most Beautiful”, inimmaginabili per i R.E.M. delle origini, finiscono per apparire come l’approdo di un percorso tutt’altro che scontato.

L’altro tema di fondo che percorre in controluce l’analisi di “Perfect Circle” è la traiettoria dei R.E.M. da band di culto allo status di rockstar. Un rapporto da sempre contraddittorio, quello tra i quattro georgiani e la fama, visto che, come osserva Fabretti, “Stipe vive un conflitto permanente tra autoesaltazione e timore del suo pubblico, tra la (legittima) aspirazione a diventare una star e la paura di smarrire la propria identità e sincerità”. I R.E.M. sono quelli che, il giorno in cui “Out Of Time” conquista il primo posto nella classifica di “Billboard”, corrono ad Athens per partecipare ad una seduta del consiglio comunale, decisi a evitare la demolizione della storica caserma dei pompieri della città… Ma sono anche quelli che si trovano costretti a fare i conti con gli ingombranti riflettori di una hit planetaria, tanto da spingere Buck a sbottare: “Quelli che non ci amano più dopo il successo di “Losing My Religion” possono andare a farsi fottere”.
Fabretti segue questo percorso guardando non solo ai protagonisti, ma anche allo scenario su cui i R.E.M. si muovono: alfieri dell’America indipendente nell’era delle college radio, al fianco di gente come Hüsker Dü, Replacements e Dream Syndicate; eroi non allineati del rock da stadio anni Ottanta di U2 e Simple Minds, ma “sempre a distanza di sicurezza da quell’enfasi tronfia in cui a volte scivoleranno Bono Vox e Jim Kerr”; interpreti del senso di smarrimento della generazione X ai tempi dei Nirvana, capaci di evitare gli “stereotipi di vacuità e cinismo che tanto facilmente le sarebbero stati addossati”. Fino al tentativo di compensare le concessioni allo star system degli ultimi anni con un crescendo di prese di posizione politiche, quasi a voler rivendicare una sorta di patente di voce fuori dal coro.

Non mancano ovviamente le ombre, nel lungo arco della storia dei R.E.M., soprattutto nella fase successiva all’abbandono di Bill Berry (di cui Fabretti rivaluta il ruolo negli equilibri della band, in particolare per il lavoro in studio). “Perfect Circle” non esita a fare i conti con il calo di ispirazione dei georgiani (“un’orchestra di replicanti che esegue ormai a oltranza il suo spartito”, li definisce impietosamente Fabretti). Ma senza appiattirsi su condanne aprioristiche: cogliendo ad esempio nel bistrattato “Up” la maturità poetica di Stipe, finalmente capace di “affrontare a viso aperto i suoi tormenti e i suoi demoni”.
Non a caso, proprio la libertà di giudizio è uno dei punti di forza del libro. Che non mostra timore reverenziale di fronte al capolavoro “Automatic For The People”, riconoscendo nello sfoggio di indignazione di “Ignoreland” un’“invettiva politica sguaiata”, che vuole “sparare tutte le cartucce senza più metafore nella fondina”. Ma che non esita nemmeno a rivalutare episodi smaccatamente pop come “Shiny Happy People”, in cui si può cogliere in realtà “la vecchia ironia nonsense della band applicata al tempo dello stardom”.

Più di tutto, “Perfect Circle” è un irresistibile invito ad addentrarsi senza pregiudizi nel cuore delle canzoni dei R.E.M.. Perché i quattro di Athens non sono stati solo una formidabile “macchina sforna-ritornelli”. E, paradossalmente, è più facile rendersene conto adesso che la loro avventura si è conclusa. La “ricostruzione della favola” di “Perfect Circle” è l’occasione per ritrovare la prospettiva di una storia. Una storia che, proprio come le acque del fiume di “Find The River”, non ha mai smesso di tendere oltre, verso quel traguardo che sembra sempre ad anni luce di distanza. “È la ricerca dell’infinito”, riflette Fabretti. “Un percorso ineluttabile, come quello del fiume verso l’Oceano”.

(05/11/2012)

Playlist
 Chronic Town (Ep, IRS, 1982)

6

Murmur (IRS, 1983)

8

Reckoning (IRS, 1984)

7

 Fables Of The Reconstruction (IRS, 1985)

6,5

Lifes Rich Pageant (IRS, 1986)

7,5

Document (IRS, 1987)

7

 Dead Letter Office (antologia, IRS, 1987)

 

 Eponymous (antologia, IRS, 1987)

 

Green (Warner Bros, 1988)

7

Out Of Time (Warner Bros, 1991)

8

Automatic For The People (Warner Bros, 1992)

9

 Monster (Warner Bros, 1994)

7

New Adventures In Hi-Fi (Warner Bros, 1996)

7,5

 Up (Warner Bros, 1998)

5

 Man On The Moon (original soundtrack, Warner Bros, 1999)

5

 Reveal (Warner Bros, 2001)

6,5

 In Time: The Best Of R.E.M. 1988-2003 (antologia, Warner Bros, 1999)

 

 Around The Sun (Warner Bros, 2004)

4,5

 ...And I Feel Fine: The Best Of The I.R.S. Years (antologia, EMI, 2006)

 

 R.E.M. Live (doppio cd, live, Warner Bros, 2007)

 

 Accelerate (Warner Bros, 2008)

6,5

 Live At The Olympia (doppio cd, live, Warner Bros, 2009)

 

 Collapse Into Now (Warner Bros, 2011) 5,5

Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage (antologia, Warner Bros, 2011)

 

REM su OndaRock
Recensioni

REM

Collapse Into Now

(2011 - Warner)
Il terzetto di Athens prova a mettere d'accordo i fan della prima ora con quelli della fase milionaria ..

REM

Part Lies, Part Heart, Part Truth, Part Garbage

(2011 - Warner)
Il greatest hits definitivo della band di Athens, con tre inediti e le note a margine di Stipe e compagni ..

REM

Accelerate

(2008 - Warner Bros.)
Un rientro a tutto gas per Michael Stipe e soci

REM

Around The Sun

(2004 - Warner)
Stipe e compagni alla ricerca di nuove suggestioni, ma senza più i ritornelli-killer di un tempo ..

REM

Reveal

(2001 - Warner)
Dodicesimo album in studio per i Rem, il secondo come terzetto

REM

Automatic For The People

(1992 - Warner)
Il capitolo più compatto e armonioso del grande romanzo americano a firma Rem

REM

Murmur

(1983 - Irs)
Lo storico debutto su Lp della band di Athens

News
Live Report
Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.