Approfondimenti

Flannery O' Connor

Nelle viscere del southern gothic

di Gabriele Benzing

Un punto sperduto nel mezzo della Georgia. Milledgeville, recita il nome sulla carta geografica. Difficile immaginare che possa essere stata un tempo la capitale dello Stato. Una capitale decaduta, ingombra di rovine della Guerra di secessione. Perfetta icona della causa perduta del Sud degli Stati Uniti.

È lì che Flannery O’Connor ha trascorso la maggior parte dei suoi giorni. Ed è lì che, nell’agosto di cinquant’anni fa, si è conclusa la sua vita. Eppure, da quell’angolo remoto di America, la sua voce non ha mai smesso di vibrare. Non solo tra le pagine dei libri (da Cormac McCarthy fino a Joe R. Lansdale), ma anche nella musica radicata nel più profondo della terra americana.

Quanti autori possono vantare di essere citati quanto lei dai songwriter di generazioni vecchie e nuove? Un segno indelebile lasciato in appena trentanove anni di vita, grazie a qualche decina di racconti e due soli romanzi (“La saggezza nel sangue” e “Il cielo è dei violenti”).

Attraverso un pugno di suggestioni musicali, il tentativo di queste righe è quello di sorprendere le tracce della scrittrice della Georgia nell’anima folk dell’America contemporanea. Sei canzoni e sei parole che seguono lo svolgersi di uno dei suoi racconti più famosi, “A Good Man Is Hard To Find”. Alla ricerca del segreto che rende così viva la sua eredità anche in un mondo all’apparenza tanto distante dalle campagne di Milledgeville, Georgia.

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- MEANNESS -

 

“Ehi, Bailey, guarda, leggi un po’ qui” disse la nonna, e si alzò con una mano esile sul fianco, sventolando con l’altra il giornale frusciante sopra la testa calva del figlio. “C’è un tizio che si fa chiamare il Balordo… È evaso dal penitenziario federale e si è diretto verso la Florida. Leggi un po’ cosa dicono che ha fatto, a quella gente. Leggi. Io non porterei mai i miei bambini dove scorrazza un delinquente simile. Non me lo perdonerei mai, se lo facessi.

Bruce Springsteen – Nebraska

(Nebraska, 1982)
 

Flannery O'ConnorUna vecchia signora dai guanti di filo bianco. Un criminale appena evaso di prigione che tutti chiamano “The Misfit”, il Balordo. E le strade del Sud, crude e oscure come una premonizione. Non serve altro, a Flannery O’Connor, per costruire la tragedia americana di “A Good Man Is Hard To Find”. Al primo posto, nelle sue storie, è sempre la realtà. In tutta la sua più nuda concretezza: “La narrativa riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo polvere”, amava ripetere. “Se disdegnate di impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa. Non è cosa abbastanza nobile per voi”.

È proprio nel realismo spietato di questo sguardo che si nasconde il riflesso più intimo tra la scrittura di Flannery O’Connor e le canzoni di Bruce Springsteen. Alle opere dell’autrice georgiana, Springsteen si è accostato per la prima volta durante la lavorazione di “Nebraska”: “Le sue storie mi facevano pensare all’inconoscibilità di Dio e suggerivano una spiritualità tenebrosa che a quel tempo trovava risonanza con i miei stessi sentimenti” 1.

Basterebbero anche solo i primi versi del brano che dà il titolo all’album, con il tono freddo e asciutto dei loro dettagli: lei con il suo bastone da majorette, lui con il suo fucile a canne mozze. “Me and her went for a ride, sir, and ten innocent people died”. C’è il calco dei personaggi di “Badlands” di Terrence Malick, nella storia raccontata in “Nebraska”, ma è impossibile non vedere in controluce i tratti inconfondibili del Balordo di Flannery O’Connor. Soprattutto in quella parola, “meanness”, che riecheggia con la stessa forza tanto nelle parole del Balordo quanto in quelle del protagonista della canzone. “I guess there's just a meanness in this world”. Per entrambi, la cattiveria del mondo non è un alibi: è la rivelazione più terribile del proprio volto allo specchio.



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- SOUTH -

 

“Attraversiamo la Georgia alla svelta, così non dobbiamo guardarla troppo” propose John Wesley.

“Se io fossi un bambino, non parlerei così dello stato dove sono nato” disse la nonna. “Il Tennessee ha le montagne e la Georgia ha le colline”.

“Il Tennessee è un cesso pieno di buzzurri” dichiarò John Wesley “e anche la Georgia fa schifo.

Andrew Bird – Far From Any Road (Be My Hand) (The Handsome Family)

(Things Are Really Great Here, Sort Of…, 2014)

 

True DetectiveAcque limacciose, chiese abbandonate, angoli dai segreti inconfessabili. È sufficiente aver visto anche una sola puntata di “True Detective” per rendersi conto di come i paesaggi del Sud siano in grado di assumere la forza di un personaggio vero e proprio. Non è un caso, allora, che per la sigla della serie televisiva ideata da Nic Pizzolato sia stato scelto un brano degli Handsome Family come colonna sonora: da ormai un ventennio, il duo formato da Brett e Rennie Sparks continua a esplorare fin nei suoi anfratti più oscuri il senso del mistero di cui è intessuta la tradizione folk del Sud.

Alla ricerca di quella stessa eco, il loro vecchio amico Andrew Bird ha dedicato alle canzoni degli Handsome Family un intero album. Nel suo tributo, pubblicato proprio quest’anno con il titolo di “Things Are Really Great Here, Sort Of…”, non poteva mancare la rilettura del brano di apertura di “True Detective”, “Far From Any Road (Be My Hand)”: una storia di veleno, deserto e amore eterno che riassume perfettamente i paesaggi del Sud intriso di fatalismo dei coniugi Sparks.

Come loro, anche Flannery O’Connor non ha mai nascosto la sua appartenenza al Sud. Un rapporto viscerale e pieno di contraddizioni, sempre combattuto tra il legame con le radici e il senso di estraneità rispetto alla cultura protestante in cui si trovava immersa. “Lo scrittore cattolico nel Sud”, scriveva, “è costretto a seguire lo spirito in posti strani e a riconoscerlo in molte forme a lui non completamente congeniali”.

Le incarnazioni dello spirito, Flannery O’Connor le ha inseguite nella sua vita senza mai allontanarsi dalla fattoria di famiglia, “Andalusia”, circondata dal suo allevamento di pavoni. Costretta lì dal lupus, la malattia ereditaria che le aveva già portato via il padre quando lei aveva solo 15 anni. Eppure sempre pronta a trovare anche nel limite di quell’apparente prigione l’occasione per scoprire più a fondo il proprio io: “È una grande benedizione, forse la più grande che uno scrittore possa avere, trovare a casa quello che altri scrittori sono costretti a cercare da qualche altra parte”. Perché il Sud racchiude in sé un intero universo. Un universo di storie che attendono solo di essere raccontate.



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- SIN -

 

“Gesù ha mandato tutto a gambe all’aria. È stato lo stesso, per lui e per me, solo che lui non aveva commesso delitti e invece hanno potuto provare che io ne avevo commesso uno, perché avevano le carte. (…) Ho preso il nome di Balordo perché non riesco a far tornare il conto del male che ho fatto e di quello che ho patito per scontarlo.

16 Horsepower – Sinnerman (traditional)

(Folklore, 2002)

 

Dave Eugene EdwardsTra tutti i protagonisti della moderna Americana, Dave Eugene Edwards sarebbe di certo il più indicato per vestire i panni del personaggio di un racconto di Flannery O’Connor. Il nonno, predicatore della Chiesa Nazarena sempre in viaggio tra una città e l’altra del Colorado, l’ha cresciuto tra visioni di dannazione eterna e vecchi dischi di Johnny Cash. E quando aveva appena cinque anni, Dio in persona l’ha chiamato per nome: “Non ho storie da raccontare del tipo “mentre stavo facendo questo o quello il Signore mi è apparso”, ma ho subito sentito che era vero”, ricorda il leader di 16 Horsepower e Woven Hand. “Ho sempre dubitato di me stesso e di ogni altra cosa, ma non ho mai avuto dubbi sul fatto che Dio fosse quello che diceva di essere”.

Più o meno alla stessa età, Flannery O’Connor andava a chiudersi nella sua camera e si metteva a girare su sé stessa con uno sguardo feroce, cercando di prendere a pugni il suo angelo custode. “Non si può ferire un angelo, ma sarei stata felice di avergli sporcato le piume”. Come nelle pagine della scrittrice della Georgia, la Bibbia che intesse i versi di Edwards non è una via per mettersi a posto la coscienza a buon mercato, ma il segno di una tormentata lotta tra peccato e redenzione. “Più si prende coscienza di quello che Dio è veramente, più ci si rende conto di quanto si è distanti da lui. È come quando guardi qualcosa al microscopio e vedi come è fatta davvero: non è la bella immagine che pensavi. Il mio compito è dire alla gente che è malata. E che ha bisogno di andare dal medico”.
Il classico spiritual “Sinnerman”, registrato con i 16 Horsepower per l’album di cover “Folklore”, riassume questa lotta nella maniera più emblematica, facendo riecheggiare una voce da cui è impossibile nascondersi: “Oh, sinner man, where you gonna run to?”.



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- GOTHIC -

 

“Gesù è stato l’unico a risuscitare i morti” riprese il Balordo. “E non avrebbe dovuto farlo. Ha mandato tutto a gambe all’aria. Se ha fatto quel che ha detto, allora non ci resta che gettare tutto e seguirlo; se non l’ha fatto, allora non ci resta che goderci meglio che possiamo i pochi minuti che ci avanzano: uccidendo qualcuno, bruciandogli la casa o facendogli qualche altra cattiveria. Non c’è piacere al di fuori della cattiveria” affermò, e la sua voce divenne quasi un ringhio.

Slim Cessna’s Auto Club – Jesus Christ

(Always Say Please And Thank You, 2000)

 

Slim Cessna's Auto ClubSouthern gothic. Ovvero “il tragico e l’umoristico, l’immenso e il triviale, il sacro e lo sconcio, l’intera anima dell’uomo e i suoi dettagli più materiali”. Parola di un’altra celebre scrittrice georgiana, Carson McCullers, da sempre accostata ai nomi di William Faulkner, Truman Capote e Tennessee Williams nella cerchia dei maestri della letteratura gotica sudista. Insieme ovviamente a Flannery O’Connor: perché, come aveva intuito subito Fernanda Pivano, “il grottesco e l’orrore, le due caratteristiche della cosiddetta “scuola gotica” degli scrittori del Sud, sono onnipresenti in tutte le sue pagine”2.

Nella dimensione del grottesco, sangue e commedia vanno a unirsi in un tutt’uno inscindibile, senza cui sarebbe impossibile comprendere il gotico americano. Anche il male più efferato può essere deriso, quando si ha la certezza che è destinato a essere sconfitto. Ecco perché in Flannery O’Connor “la violenza gratuita, il bizzarro e il grottesco, misto di comicità e orrore, non sono un adeguamento o una pura e semplice condivisione dei canoni estetici della tradizione della narrativa del Sud degli Stati Uniti: sono uno strumento conoscitivo, una lente di lettura. È come se la scrittrice desse uno schiaffo al lettore”3.

Uno schiaffo che, in campo musicale, continua a percuotere attraverso gli epigoni del southern gothic contemporaneo, ultimi alfieri di una tradizione folk fatta di murder ballad e oscurità appalachiane. Non solo Handsome Family e 16 Horsepower, ma anche ingredienti come lo humour nero di Those Poor Bastards e Lonesome Wyatt And The Holy Spooks, il teatro macabro di The Devil Makes Three e Reverend Glasseye, l’irruenza folk-punk di Slim Cessna’s Auto Club e O’Death o il cantautorato in chiaroscuro di Josh T. Pearson e Wooden Wand.

Fino ad arrivare a nomi anche non strettamente sudisti come quelli di Will Oldham o di Marissa Nadler, nelle cui canzoni non è difficile riconoscere il marchio dell’anima più profonda del Sud. E non manca nemmeno chi ha raccolto le suggestioni di Flannery O’Connor non solo nel proprio mestiere di songwriter, ma anche in quello di scrittore vero e proprio, da Nick Cave (con i suoi due romanzi “And The Ass Saw The Angel” e “The Death Of Bunny Munro”) a Josh Ritter (che ha firmato di recente il suo primo libro, “Bright’s Passage”).

Dagli Slim Cessna’s Auto Club viene l’intreccio di suggestioni gospel, yodel stralunato ed echi spettrali di “Jesus Christ”, perfetta icona della religiosità tenebrosa di cui è intriso lo spirito del Sud.



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- BLOOD -

La voce del Balordo sembrò sul punto di spezzarsi e per un attimo la mente della nonna si schiarì. Vide la faccia dell’uomo accanto alla sua, contratta, come se stesse per piangere, e mormorò: “Ma tu sei uno dei miei bambini. Sei una delle mie creature!”. Allungò la mano e gli toccò la spalla. Il Balordo scattò all’indietro come se l’avesse morsicato un serpente, e le sparò tre volte, trapassandole il petto. Poi depose la pistola, si levò gli occhiali e si mise a pulirli.

Johnny Dowd – One Way

(Wrong Side Of Memphis, 1998)


Searching For The Wrong-Eyed JesusLe luci al neon di una stazione di servizio diffondono il loro chiarore irreale nella notte. Un uomo vestito di nero imbraccia la chitarra elettrica per dare voce a un blues scheletrico e allucinato. Il suo nome è Johnny Dowd e la canzone che canta si intitola “One Way”. La scena viene da “Searching For The Wrong-Eyed Jesus”, il documentario realizzato dalla BBC nel 2004 attraverso il più profondo Sud degli Stati Uniti. Una sorta di discesa agli inferi guidata dal songwriter Jim White, che fa da narratore coinvolgendo nel viaggio non solo l’amico Johnny Dowd, ma anche Handsome Family, Dave Eugene Edwards e altri artisti tutti più o meno riconducibili alla scena southern gothic.

Sono ancora una volta Brett e Rennie Sparks a sintetizzare il senso di questo itinerario tra la ruggine delle discariche e gli strali dei predicatori: “C’è una grande tradizione artistica che nasce dallo scontro tra ciò che è sacro e ciò che è secolare. Il diavolo vive nel Sud. Senza il diavolo, che cosa sarebbe Dio? Nulla. Servono entrambi. Serve qualcosa di oscuro. Servono gli spettri. Serve il male, prima che il bene possa avere un senso. Serve il peccato. Sono un Dio e un diavolo che possono esser sentiti e toccati. Tutte queste persone, come Jerry Lee Lewis o Johnny Cash, avrebbero facilmente potuto essere dei preti, o avrebbero potuto essere degli assassini”.

Non a caso, è una citazione di Flannery O’Connor a chiudere il film, stavolta attraverso le parole di Jim White: “Sei andato alla ricerca di qualche verità sul Sud, di qualche rivelazione. Ma non puoi trovarla a meno che non capiti per caso o per grazia. Queste persone lo sanno perché hanno quella che Flannery O’Connor chiamava “la saggezza nel sangue”. È il sangue a dominarli, non sono loro a dominare il sangue. Se vuoi sapere qual è il segreto del Sud, devi avercelo nel sangue”.

“Miracles happen everyday”, mormora Johnny Dowd tra le ombre del distributore di benzina. “There are two roads, but there is only one real way”. Il crocevia della libertà: è lì che si intrecciano i destini, come per l’incontro tra il Balordo e la vecchia nonna lungo le strade polverose della Georgia.



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- GRACE -

“Sarebbe stata una buona donna, se quand’era viva le avessero sparato ogni cinque minuti”.

“Sai che divertimento!” rise Bobby Lee.

“Zitto, Bobby Lee” lo redarguì il Balordo. “Non c’è vero piacere nella vita”.

Sufjan Stevens – A Good Man Is Hard To Find

(Seven Swans, 2004)

 

Flannery O'ConnorÈ la voce di Sufjan Stevens a condurci al cuore di “A Good Man Is Hard To Find”, entrando direttamente dentro lo sguardo del Balordo di Flannery O’Connor. Il suo dialogo conclusivo con la nonna racchiude l’essenza di tutto il racconto. Più lei cerca di farsi risparmiare, più le sue parole suonano vuote. Ma c’è un istante, un attimo in cui il Balordo sembra mettere a nudo il suo animo. E la nonna abbandona la sua veste di ipocrisia, guardando davvero negli occhi l’uomo che ha di fronte. Un istante che viene subito spezzato dall’eco degli spari.

È lì che si consuma il dramma, faccia a faccia con la morte. È lì che si fronteggiano la libertà e la grazia. Perché il vero soggetto di tutte le storie di Flannery O’Connor, come diceva lei stessa, è “l’azione della grazia in un territorio largamente dominato dal diavolo”. E la grazia agisce entrando in maniera imprevista nella realtà, usando come strumento anche il male e la violenza. Senza mai negare all’uomo neppure la possibilità di rifiutarla. “La violenza è stranamente capace di far ritornare i miei personaggi alla realtà e di prepararli ad accettare il momento della grazia. Hanno la testa così dura che nient’altro è capace di questa operazione. L’uomo posto nella situazione violenta rivela i tratti insopprimibili della sua personalità: tutto ciò che dovrà portare con sé nell’eternità”.

È tutta qui, in fondo, la chiave dell’influenza che Flannery O’Connor continua ancora oggi a esercitare: nella lealtà con cui pone le questioni più decisive della vita, senza mai censurare nulla di ciò che è l’uomo. Non occorre altro che l’apertura dello sguardo, la disponibilità a “scoprire il proprio senso del mistero attraverso il contatto con la realtà, e il proprio senso della realtà attraverso il contatto con il mistero”.

L’ombra del Balordo si confonde di nuovo con i versi di Sufjan Stevens. “Hold to your gun, man/ And put off all your peace”, sussurra tra la chitarra scabra e il fluttuare di tastiere di “A Good Man Is Hard To Find”. “But someone’s once like me/ She was once like me”. L’uomo è il più crudele degli animali, dicono. Eppure, anche nel più profondo del territorio del diavolo si può scorgere dentro di lui la scintilla della grazia.





Flannery O'Connor

 

Note

1- A. D’Amore, “Mia città di rovine. L’America di Bruce Springsteen”, Manifesto Libri, 2002.
2- F. Pivano, Prefazione a “La saggezza nel sangue”, Garzanti, 2010.

3- A. Spadaro, “Flannery O’Connor. La saggezza nel sangue”, in “Nelle vene dell’America”, Jaca Book, 2013.
Tutte le citazioni di Flannery O’Connor sono tratte da “La schiena di Parker. Scritti e racconti”, a cura di D. Rondoni e M.S. Falagiani, Rizzoli, 1998 e da “Flannery O’Connor. L’infinita misura del limite”, a cura di Aa. Vv., 2010.

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