Approfondimenti

Iannis Xenakis - La Legende d'Eer

di Fabio Pierangeli

Iannis Xenakis (1922-2001)
La Légende d'Eer : opera di elettro-acustica registrata su sette piste

L'architetto del suono: la concezione poliestetica dei politopi e dei diatopi

Padiglione Philips
"L'artista gioca con le forme proprio come lo scienziato o il credente. Il musicista lo fa in modo ancor più sistematico, poiché vive simultaneamente nel microcosmo del suono e nel macrocosmo delle architetture più vaste, come se si trovasse in una millefoglie fatta di strati trasparenti in tutti i sensi".

In Xenakis il legame tra musica e architettura è sempre stato strettissimo: con Le Corbusier progettò il Padiglione Philips per l'Esposizione Internazionale di Bruxelles del 1958, una struttura generata matematicamente e costituita da superfici curve, scrupolosamente studiata per ospitare il celeberrimo "Poème Électronique" (opera multimediale che comprendeva proiezioni di immagini, scelte da Le Courbusier, e musica composta da Edgar Varèse e dallo stesso Xenakis).

I famosi Polytope di Xenakis sono spettacoli di luci e suoni, vere e proprie "installazioni" musicali, realizzate con l'ausilio di architettura, luci, fasci laser e immagini proiettate. Concepiti come spettacoli architettonici nei quali si ripresenta l'antica, ideale unione simbiotica tra architettura e musica, essi furono installati in diversi luoghi dal 1967 al 1978. Oggi possiamo affermare che abbiano acquisito un peso pioneristico non indifferente, avendo spianato la strada ai futuri e onirici show tecnologici basati sull'uso del laser.

L'amore di Xenakis per la luce e i suoi effetti espressivi si palesò fin dal "Polytope De Montréal" del 1967, nel quale furono usati milleduecento flash elettronici (800 a luce bianca, 400 a luce colorata) posti su strutture di cavi metallici che s'intersecavano dando vita alle più svariate forme. Le luci potevano accendersi ogni venticinquesimo di secondo e determinare per l'occhio, a causa della persistenza dell'immagine sulla retina, ogni sorta di configurazione di movimento (arabesco, spirale, e così via).

Profondamente suggestionato dall'esperienza visiva dell'Expo giapponese del 1969-70, nella quale ebbe modo di ammirare il lavoro - più che altro tecnico - al laser allestito nel padiglione del gas dall'artista giapponese Keiji Usami, Xenakis riuscì ad avvalersi di quest'espediente tecnologico nello show "Polytope de Cluny", messo in scena a Parigi nel 1972. In esso il compositore greco si servì per la prima volta di tre raggi laser (uno al krypton a spettro rosso, due ad argon dai colori blu, verde e verde-giallo) dotati di nuovi dispositivi atti a intervenire in tempo reale sul fascio luminoso. Il risultato fu sorprendente: modificando la lunghezza d'onda del raggio, si potevano creare forme inedite, "volumi immateriali", combinazioni di colori dotate di straordinaria fisicità. Come affermò Maurice Fleuret nel suo saggio "Il Teatro di Xenakis": "Non è più la 'pittura cinematica' un tempo intravista, ma un'autentica scultura cinetico-luminosa, la prima del genere e, fino ad oggi, la più complessa e compiuta".

Non sarebbe oggi così azzardato riconoscere che con i Politopi nasce lo show tecnologico multimediale moderno, tanto caro a gruppi (più o meno) rock del decennio 70. La lista è lunga: si va dai Rockets (i quali adottarono per a prima volta il laser nel dicembre del 1977, al Teatro Lirico di Milano) ai Kraftwerk (che lo utilizzarono già dal tour del 1976 "Radio-Activity", anche se il progetto fu subito abbandonato per problemi tecnici), dai Tangerine Dream con il tour nord-americano "Laserium" del 1977, al Brian Eno degli allestimenti sonoro-visivi; senza contare i vari Jean-Michel Jarre, Pink Floyd e persino la successiva generazione di artisti mainstream - da Michael Jackson a Madonna - con i loro trionfali tour da stadio.

C'è da precisare che proprio a fine 60 il rock, in pieno boom psichedelico nelle scene londinesi (Pink Floyd all'Ufo) e newyorkesi (Velvet Underground alla Factory), aveva utilizzato lo show stroboscopico al fine di creare una dimensione "druggy" dionisiaca, orgiastica: lo show luminoso dei politipi di Xenakis, d'altra parte, si muove su altre coordinate estetiche, più filosofiche ed esistenziali, nelle quali lo spettatore lucidamente contempla futuri possibili senza alterazioni psichiche indotte artificialmente.

Come fa notare Yan Terrier, il produttore tecnico dell'installazione: "Today, at the down of the third millennium, triggering flashes, processing sound material, sequencing laser beams and synchronizing all of it onto music is standard fare for show technology. At that time, however, we had to invent all of it, from the computers tapes for processing relay systems to laser beams sequencers, not to mention servo-controls for sound and the adjustable mirror's systems".

Importanza e genesi dell'opera "La Legende D'Eer"

"La musica non è un linguaggio. Ogni brano musicale è simile a un masso con forme complesse, con striature e disegni incisi sopra e dentro, che gli uomini possono decifrare in mille modi diversi, senza mai trovare la risposta giusta o la migliore"
(nota introdutiva di Xenakis per lo show "Diatope" al Centro Pompidou di Parigi nel 1978).

La Légende d'Eer non è il racconto audio-visivo elettro-acustico più importante, significativo o rivoluzionario di Xenakis - sebbene abbia per la prima volta ca(r)pito i limiti delle capacità auditive fisiche dell'orecchio umano - ma di certo ha il pregio, fra le sue importanti registrazioni su nastro, di risultare tra i più comunicativi e "meno" ardui per l'ascolto e la visione.

PolytopeL'opera fu composta tra il 1977 e il 1978 per commemorare l'apertura del centro George Pompidou a Parigi il 14 giugno 1978 ed eseguita per ben tre mesi in una installazione moderna a forma di conchiglia chiamata "Polytope", progettata e costruita in dieci mesi, con l'aiuto dei suoi colleghi, dallo stesso Xenakis e posizionata in Place Beaubourg. Come da foto, consisteva in una tenda di 1000 metri quadrati di vinile rosso vivo semitrasparente, affinché lo spettacolo fosse visibile anche dall'esterno, il tutto supportato da strabilianti effetti di luci, circa 1700, elaboratissimi giochi di laser (ridotti a quattro per i costi eccessivi), riflettenti fasci di luce rossi e verde su 400 specchi: il primo grandioso mozzafiato spettacolo multimediale era in allestimento. Una prima versione dell'opera venne eseguita l'11 febbraio del 1978 al Planetario di Bochum in occasione di un festival locale, e quella proposta al "Beaubourg" fu la forma finale, riproposta poi nel 1979 a Bonn, vecchia capitale della Germania Federale.
Nel 2005 la Mode Records crea per la prima volta su film, con la regia di Bruno Raiston, lo show della performance parigina, utilizzando il materiale grafico e fotografico originale dell'epoca. Documento "poetico" di rara perfezione e magia, questo film sprigiona una forza e un impatto visivo-sonoro che sono ancora oggi insuperati.

Mito di Eer e significato "filosofico" dell'opera

Nel racconto del mito di Er, tratto dal libro 10 della Repubblica, Platone riconosce per la prima volta nel pensiero occidentale la supremazia dell'agire umano, sancendo così di fatto la sconfitta del fatalismo e del male metafisico. L'Uomo finalmente diventa il protagonista della Storia, l'artefice del suo Destino: nasce il concetto di libero arbitrio.

Il messaggio e la scelta di Xenakis di riprendere questo mito greco sono chiari: Cosmo e Uomo sono un binomio indissolubile. C'è un Universo, dove Dio è assente e ci siamo solo noi Esseri umani. Null'altro. Il Dio dei dadi si è perso o non viene laicamente contemplato.

Nouritza Matossian, scrittore di origini armene che ha pubblicato la più importante biografia critica su Xenakis finora mai scritta, ha legato il destino di Er a quello biografico del compositore, entrambi uomini che hanno sofferto la crudeltà della guerra.

Xenakis ha spesso insisisto di non essere stato ispirato dal mito di Er, e a tal scopo ha aggiunto all'opera altri riferimenti culturali molto precisi. Tutti testi pubblicati in epoche diverse, che spaziano nei campi della scienza e della filosofia, e che furono inclusi nel programma dato ai partecipanti allo show:

Il mito di Er (dal libro 10 della Repubblica di Platone)

Poimandrès di Ermete Trismegisto

Blaise Pascal : l'infinito (dai Pensieri)

Johann Paul Friedrich Richter: Siebenkàs

Robert P. Kirschner: Supernovas in other galaxies (Scientific American, Dicembre 1976)

xenakis_legende_coverProbabile che Xenakis volesse evitare qualsiasi questione più o meno velatamente politica legata al suo passato da combattente nella resistenza greca durante la seconda guerra mondiale, quando fu ferito gravemente in uno scontro con le truppe di liberazione britanniche (un incidente che gli costò la perdita dell'occhio sinistro e un'ampia cicatrice sul volto), preferendo invece "liberare" l'ascolto e lasciare lo spettatore alle proprie sensazioni e ai propri stupori.

Dirà Xenakis in proposito: "Ho dato il titolo generico di 'Légend d'Eer' a questi testi perché questo mito, che paradossalmente completa la Repubblica di Platone, incorpora idee di moralità, di destino, del fisico e dell'extrafisico, di morte, di vita, in un sistema chiuso su sé stesso ma allo stesso tempo molto poetico per le sue visioni apocalittiche."

Mai descrizione fu più appropriata: la "Légende d'Eer" si presenta all'ascolto come una affascinante cosmogonia musicale, alla visione come un epico big bang tecnologico e nell'insieme come un algido/romantico incastro di architettura, matematica, suono e visione.

Guardando il video-show si ha la precisa sensazione di partecipare a un primordiale viaggio ciclico che si sviluppa con una lentissima partenza e si conclude ritornando al silenzioso vuoto iniziale. Per chi non avesse mai visto questo viaggio, potrei dire che richiama e fonde la musica di "Alpha Centauri" dei Tangerine Dream con il finale di "2001 Odissea nello spazio": musica cosmica per visioni cosmiche in chiave elettro-acustica.

Composizione musicale sincretica dell'opera e sua analisi "fantastica"


L'interessante e pioniristico utilizzo, da parte di Xenakis, di strumenti musicali appartenenti a diverse e lontane culture (africana, giapponese ebraica) produce uno scontro di cluster sonori (droni) provenienti da diverse fonti: strumenti tradizionali acustici, rumori di mattoni che sfregano tra loro e su altre superfici, funzioni matematiche computerizzate convertite in analogico (gli effetti sonori sono generati da computer programmati da Xenakis con le sue complesse teorie stocastiche: in poche parole, trattasi di calcoli probabilistici con i quali controllare lo sviluppo dei singoli caratteri musicali).

Sorprendente resta il fatto che all'ascolto tanta virulenza tecnologica, tanto freddo e cerebrale approccio compositivo, sprigioni poi una musica così coinvolgente, così lirica, così umana! L'idea musicale è complessa nella sua cervellotica costruzione, ma all'ascolto si dispiega lineare e semplice, come una retta geometrica. Magia nella magia.
Il materiale sonoro che lentamente si sviluppa in tutta la sua forza propulsiva (quasi militaresca, direi) può essere suddiviso in sei parti: sei strumenti che ci permettono una "analisi fantastica" di questo viaggio esplorativo del mitico guerriero Er.

Prima parte: l'impercettibile silenzio cosmico, la nascita di un nuovo mondo e di formazioni stellari; un paesaggio sonoro desolato che ha dell'antico e del moderno si prospetta davanti all'eroe. Vediamo uno spazio scenico che lentamente costruisce il set della rappresentazione: schizzi e formule tra Euclide e Mirò, segnali elettro-acustici di mondi sorgenti o di linguaggi da capire. Tutto è già così affascinante, misterioso. Place Beaubourg si sveglia e si ritrova in un futuro tutto da decifrare.

Seconda parte: (min 6:34-19:18) l'eroe comtempla la lenta formazione del pianeta Terra. Entriamo nello spazio della conchiglia, dove il rosso è il colore dominante. Sembra di vivere in un quadro ammaliante che fonde Kandinsky, Mirò e Klee in un astrattismo geometrico talmente bello da togliere il fiato, perché deve essere stata davvero così spettacolare la creazione del pianeta Terra... Le centinaia di lampadine a simboleggiare le stelle, intrappolate di già nella curva dello spazio, vengono perlustrate dalla camera, ora da vicino ora da lontano, per la visione d'insieme: l'occhio e la mente di chi assiste restano sempre più stupefatti. Stacco improvviso su fasci di luce e il Platone della leggenda d'Eer viene finalmente citato: "Chaque groupe passait sept jours dans la prairie; puis, le huitième, il devait lever le camp et se mettre en route pour arriver, quatre jours après en un lieu d'ou l'on découvre, s'étendant depuis le haut à travers tout le ciel et toute la terre une lumière droite comme une colonne, fort semblable à l'arc-en-ciel, mais plus brillante et plus pure".

Ed ecco che lo spettacolo da statico diventa mobile elegante grazie al gioco perfetto dei fasci laser che si intersecano nello spazio ed è pronta la seconda citazione da "Poimandrès" di Ermete Trismegisto: "Il en jaillissait un cri d'appel , sans articulation, tel que je le comparais à une voix de feu, cependant que, sortant de la lumière... un Verbe saint vint couvrir la Nature et un feu sans mèlange s'élanca hors de la nature humide en haut vers la région sublime".
Al min 18.24 finalmente l'Occhio della Madre Terra appare in tutta la sua accecante formazione: dio mio che spettacolo! Il ronzio musicale cosmico diventa sempre più intenso, suona assordante come uno sciame di api impazzite per la perdita della loro regina.

performanceTerza parte: (min 19:19- 25:00) l'eroe assiste alla stabilizzazione del pianeta. Il bianco accecante dell'Occhio della Madre Terra domina questa parte del racconto: "Le Christ poursuivit "J'ai parcouru les mondes, je me suis elance vers les soleils, avec les voies lactées j'ai traverse les espaces déserts du ciel mais il n'est point de Dieu. Je suis descendu aussi loin que l'existence projette ses ombres, et j'ai plongé mes regards dans les gouffres, et j'ai crié: Père, où es-tu? Mais je n'ai entendu que la tempete éternelle que nul ne gouverne et l'arc- en-ciel luisant formé par les etres se dressait au-dessus de l'abime et s'y èpanchait goutte à goutte" (Johann Paul Friedrich Richter, "Siebenkàs"). L'Occhio della Madre Terra è completo, sferico, e sembra partorire al suo interno cellule in mitosi: la vita che pulsa.
Appare sullo schermo una nuova citazione: "Dans les premierès phases de l'explosion la distribution generale de l'energie de l'étoile correspond étroitement à la distribution continue qui caractérise un corps noir théorique à la température de 12.000 Kelvin. Dans le cas du SN 1970g le rayon était de 3x10(14) centrimétres, soit un rayon aussi grand que celui de l'orbite d'Uranus. Une fois connu le rayon de la supernova, il est possible de dèterminer sa luminosité absolue calculée était de 10(42) ergs par seconde ; un trillion de fois celle du soleil... Pendant les 30 jours qui suivent l'explosion initiale, le rayon del la surface a partir de laquelle est émise la lumiere visible s'accroit a la vitesse presque constante de 5.000 km par seconde. A' la fin de cette période, la photosphère de l'étoile, c'est -à-dire sa surface visible atteint un rayon de 2x10(18) centimètres, un rayon beacoup pluè grand que celui de notre systeme solaire" (Robert P. Kirschner, "Supernovas in other galaxies").

Quarta parte: (min 25:00- 32:54) è il momento di rumore dronico più assordante. Vortici elettronici impossibili si abbattono: è forse l'eroe che lotta contro demoni ancestrali? I fasci laser disegnano geometrie sempre più astratte e nebulose con piani e dissolvenze che si accarezzano armoniosamente: se infatti da una parte possiamo rilevare il costante aumento dell'intensità sonora, dall'altro è evidente che non assistiamo mai a bruschi cambiamenti visivi, ma solo a bizzarri giochi che ricordano la cromatina cellulare nelle sue fasi di condensazione e decondensazione.

Quinta parte: (min 32:55- 40:16) è una fase di transizione, con la stabilizzazione del massimo livello di rumore cosmico e l'inizio della fase calante. Il ronzio cosmico è qui davvero al massimo della sua potenza, affabula e trasporta l'orecchio su vie davvero sciamaniche. Altri rumori sinistri compaiano nel frastuono. Si creano nuovi "fusi mitotici" che si stagliano nell'ultima citazione: "Qu'est -ce que l'homme dans la nature? Un néant à l'égard de l'infini, un tout à l'égard du néant , un milieu entre rien en tout... incapable de voir le néant d'où il est englouti" (Blaise Pascal, "L'infinito").

Sesta parte: assistiamo alla comparsa di suoni misteriosi, denominati "pel. Basque" e "bridge sounds": suoni puntillistici e neoplastici rappresentanti ordine e armonia sul Mondrian in questo caso Paris Boogie-Woogie e si arriva al cupio dissolvi del silenzio finale.
Resta lo schermo nero con gli ultimi e quasi impercettibili glitch sonori. Resta Er da qualche parte, e restiamo noi, come lui esterrefatti e spossati da tale perfezione estetica formale. Lo show che Bruno Rastoin ricostruisce dalle immagini rimaste della performance originale riesce a ricreare quel magico equilibrio dove bellezza e armonia si intrecciano all'oscurità e a visioni apocalittiche: un panorama che rasserena e turba allo stesso modo. Lasciandoci alla fine il cosmo, la sua bellezza, il mistero dei misteri irrisolti.

Riferimenti biblio-videografici:

AA. VV. - Xenakis A cura di Enzo Restagno, EDT, Torino (1988)

Alessandra Capanna - Iannis Xenakis - Architetto della luce e dei suoni. Laboratorio Multimediale di Architettura Università di Roma "La Sapienza"

Iannis Xenakis, Vol. 5 - La Légende d'Eer: Electroacoustic Work for 7-channel tape. A film by Bruno Rastoin. 96 khz/24-bit PCM stereo, 5.1 Surround Sound, DTS (Mode Records 148).

Ringraziamenti a Matteo Losi per la revisione del testo e il prezioso supporto bibliografico.

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