Approfondimenti

Tutti pazzi per la italo-disco. Tranne gli italiani

di Livia Fagnocchi

Stiamo indossando panni nuovi, ora che parliamo di italo-disco. Non è né la nostra passione e neppure ciò di cui andavamo più fieri negli anni 80 a stelle e strisce. Tuttavia l'italo-disco, noi italiani, l'abbiamo nel sangue, perché ci ha coinvolto attraverso colonne sonore (da quelle di Claudio Simonetti per i film di Dario Argento a "Midnight Express" di Giorgio Moroder) e hit assortiti fin dalla più tenera età. Dunque, come dice bene il detto "nemo propheta in patria", mentre noi l'abbiamo oscurata per almeno due decadi, all'estero continuava a proliferare, a seminare adepti e affascinare estimatori. Tanto che, negli ultimi anni, una vera e propria "italo-renaissance" sta coinvolgendo le piste da ballo di mezza Europa (specialmente al Nord): serate a tema, caccia ai 45 giri, recupero di strumenti d'epoca simbolo di una generazione (tecnologie Moog e Korg sopra tutti).
Se per noi italo-disco tende ancora a far rima con canzoni da classifica di dubbio gusto, c'è tuttavia una zona oscura, più vera e originale, che merita di essere riscoperta e rivalutata, sia per la genialità di certi artisti (Giorgio Moroder in primis), sia per l'enorme influenza che ha poi avuto negli sviluppi della musica dance (ne sono dichiarati debitori i "tipi" della scena house di Chicago, gli antesignani della techno e trance music, ma anche i Chemical Brothers, e si sente).

Dici italo-disco a un dj di Berlino o di Londra e gli verranno in mente canzoni dance che coniugano una melodia vocale calda e ripetitiva (spesso "effettata" dal vocoder) a un suono futuristico, "spazioso" e tremendamente ballabile, creato da effetti di prima generazione prodotti da sintetizzatori, drum machine e vocoder. Una banalità, a prima vista, ma una vera svolta, a guardar bene. Mentre i futuristi tedeschi creavano musica più fredda e meccanica e gli sperimentatori francesi giocavano con l'avantgarde, gli italiani davano vita a un mondo cibernetico perfetto per il dancefloor, per il missaggio dei pezzi, e dal caratteristico gusto latino per la melodia e il romanticismo decadente.

Riassumiamo le tappe: alla fine degli anni 70 esplode la dance-music (dai tedeschi già titolata italo-disco) che presto prende due direzioni: quella dance commerciale che vende milioni di copie, e quella dance (poi di "culto") che al riscontro importante sulle vendite preferisce far ballare anche le zeppe più alte sotto alla palla stroboscopica. Se la prima scompare in fretta (come tutti i fenomeni di massa), l'italo-disco di culto trova adepti ed estimatori (soprattutto fra l'Inghilterra e la Germania) che ne fanno un hobby esclusivo da week-end alternativo, e mantengono vivo quell'interesse per almeno un paio di decenni. Data la rarità e i prezzi astronomici che i dischi originali avevano poi raggiunto, e dati i doverosi segnali di riconoscenza da parte di dj e produttori internazionali, negli anni 00 l'italo-disco riemerge sotto la veste di culto e torna a occupare le consolle di club importanti per far ballare il nuovo pubblico facendo leva sul fascino di quei "suoni dimenticati".

A suggellare il momento ci pensa la compilation "Disco Italia - Essential Italo-disco Classics 1977-1985", uscita a fine maggio per Strut Records, etichetta inglese che meriterebbe un articolo a parte. Potendovi dedicare solo un paragrafo, scegliamo l'essenziale: la Strut Records nasce nell'anno 2000 su iniziativa di Quinton Scott (già Harmless) per dare luce e vigore al background musicale al quale attingono i successi di oggi. Ottimo intento filologico, se si somma al metodo di compilazione (con una competenza straordinaria) e alla puntuale qualità del booklet (storie e foto d'epoca, artwork, note d'autore).

Con tali presupposti l'interesse sembra assicurato (quantomeno in Gran Bretagna), invece, nel 2003 la Strut chiude. La vediamo ora rinascere grazie alla berlinese !K7 Records, che, a discapito del momentaccio del music business, ci crede e ne fa un vanto. Nei primi cinque mesi del 2008 vengono pubblicate le ottime compilation "Disco Not Disco: Post Punk, Electro & Leftfield Disco Classics 1974-1986", "Funky Nassau: The Compass Point Story 1980-1986", "The August Darnell Years 1974 -1982", "Nigeria 70 Lagos Jump: Original Heavyweight Afrobeat, Highlife & Afro Funk".

Disco ItaliaStesso procedimento dunque per "Disco Italia: Essential Italo Disco Classics 1977-1985" (giugno 2008, distribuita in Italia da Audioglobe), dove i pezzi selezionati vanno a ricomporre la genuinità di un'epoca luccicosa che oggi vive la sua seconda e più timida giovinezza.
La compilation accoglie classici originali e b-side di una rarità imbarazzante di alcuni dei produttori più conosciuti del tempo, da Claudio Simonetti e Giancarlo Meo (aka Kasso e Easy Going) a Peter Micioni e Balearic Favourite, fino a Tullio De Piscopo e l'Olandese Volante.
Le 13 tracce dell'album (alcune appaiono per la prima volta su cd) sono state selezionate da uno che di musica dance se ne intende alquanto, Steve Kotey, parte del collettivo di dj/produttori Chicken Lips e boss dell'etichetta Bear Entertainment.

Anche noi ne abbiamo parlato con un dj italo-disco che ha vissuto un'intera vita dietro alla consolle dei migliori club d'Europa, e ancora oggi lo fa (per cachet astronomici). È Salvatore Cusato, in arte Casco (quello del successo "Cybernetic Love" del 1983), che sulla nuova uscita Strut commenta "è una compilation dove brani originali storici vanno a braccetto con pezzi di secondo piano dove però emergono i migliori artisti dell'epoca, dal grandissimo Simonetti e Micioni ai mitici D.D.Sound e Malavasi. Una compilation consigliata sia per il ballo che per l'ascolto perché raccoglie rarità che esprimono l'originalità del genere".

Dato il parere così lusinghiero su "Disco Italia", abbiamo pensato di continuare la chiacchierata con Casco per raccontare il fenomeno italo-disco attraverso gli occhi di un suo protagonista.
Con Salvatore abbiamo parlato del ruolo del dj negli anni 70 (i suoi esordi e la sua storia), della nascita dell'italo-disco e del suo contesto sociale, e della "italo disco renaissance" a cui stiamo assistendo. Questi sono i tre temi della lunga conversazione.

Essere un dj negli anni 70

Salvatore, la tua storia è lunghissima e ci piacerebbe raccontarla tutta, ma, conoscendoti un po', tutto lo spazio web non basterebbe. Raccontaci, a tappe, come si è sviluppata la tua carriera, perché tu - fino ad oggi - hai vissuto una vita da dj. Cosa significa?

Aver passato un'infanzia a seguire il mio unico giocattolo: un grammofono di quelli del logo de "La Voce del Padrone". A giocare ad accelerare la manovella per fare la voce di Paperino o del grande Caruso. Mio padre era un fanatico del bel canto e il suo unico lusso era quel grammofono che faceva toccare solo a me (tra gli otto figli che eravamo). Cominciai presto a capire che quello sarebbe stato l'unico divertimento di tutta la mia vita. Infatti ho vissuto l'evoluzione della professione del dj sin dagli albori. A 16 anni cominciai a imparare il repertorio da ballo dalle orchestre. Con pazienza certosina mi segnavo su un taccuino tutti i titoli da ballo che riuscivo a sbirciare dagli spartiti degli orchestrali, poi li andavo a comprare per il gestore dai fornitori di juke-box e li suonavo nei break dell'orchestrina. Vedevo che la gente ballava ugualmente. Questo lo notò anche il gestore e fu cosi che dal break dell'orchestra iniziai ad avere più spazio.
La mia prima sera da dj di una vera discoteca (l'Ovest Danze di Genova) fu quando un dj furbetto, che aveva l'abitudine mollare la consolle durante i lenti, mi lasciò una bella serie di lenti da suonare e, al termine, non si ripresentò: fu così che il 4 ottobre del 1971 mi ritrovai al ponte di comando della consolle della mia prima vera discoteca. Da quel momento in poi non ho più smesso.

Com'è nata la "musica da discoteca"?
Già nel '72 i giovani prediligevano le novità: l'ondata dei 45 giri "for djs only" o "discotheque specials" fu vera manna per i pionieri dj.
La musica da ballo si divise in "musica da discoteca" e "hit parade". L'acquisto divenne più facile poiché sulla copertina del 45 giri appariva l'indicazione "musica da discoteca" sotto varie forme (immagini ammiccanti di corpi in movimento e di riferimenti alla sensualità del nascente fenomeno). Si ascoltava il disco nelle cabine del negozio e si decideva per l'acquisto. Chi creava la grafica delle copertine rivestì un'importanza basilare facendo in modo che la musica da ballo potesse essere prima un oggetto di tentazione visuale per poi finire nella "mano del dj" e divenire uno strumento di ballo. Non esistevano punti di riferimento come riviste specializzate, classifiche specializzate, radio libere o quant'altro, quindi quei loghi a cui ho accennato furono una grande invenzione e furono il trait d'union tra due forze nascenti: il dj da discoteca e la musica da discoteca.

Cosa suonavi in quegli anni?
Premessa: il pubblico si divideva in due categorie, quello delle orchestre che impazziva per ritmi misti e classici evergreen, e il pubblico delle discoteche, dove a volte si esibiva un complesso, sì ma underground (che suonava brani di Vanilla Fudge, Brian Auger and Trinity, Janis Joplin, Jimi Hendrix). In discoteca mi è capitato spesso di alternarmi sul palco con gruppi storici della scena musicale genovese, vedi i nascenti Trolls (poi divenuti New Trolls), i New Jet (poi divenuti Matia Bazar), i mitici Garybaldi, Nuova Idea, Gleemen, Latte e Miele e tanti altri divenuti celebri per il loro rock progressive.
Finita la loro esibizione psichedelica, si riprendeva con Sex Machine o i più sofisticati Thomas Booker and Mg's, Isaac Hayes, Stevie Wonder e tutto il sound Tamla-Motown. C'era pure lo spazio per il glam-rock inglese catalogato in musica da discoteca, leggi T. Rex, Gary Glitter, Sweet etc.
Il dj poteva anche diventare d'incanto demenziale (arrivava il momento del "tuca tuca" verso la fine e il casatchok, il letkiss e il trenino con "Samba d'orphée" di Fausto Papetti) e poi seguire con il momento del revival (e suonavo un disco anni 60 o il mio lento preferito: "Fortuna" dei Procol Harum). Diversamente da oggi, all'epoca c'era un solo dj che stava in consolle tutta la serata condensando stili e generi diversi.

Dalla disco-music all'italo-disco: breve storia di un genere

Dj CascoNegli anni 70 eri un dj "generalista" - per così dire - e oggi sei un dj italo-disco, un tipo di musica che, se appunto ieri si accompagnava a tante altre sonorità, oggi è un genere di culto a sé stante. Sei d'accordo? Come è diventato un genere autonomo? In ultimo: che cos'è, per te, l'italo-disco?
Dal generalismo alla specializzazione il passo è breve. I tempi cambiano e come in tutte le professioni la specializzazione da più frutti, sia per chi semina sia per chi li gusta. I generi non si mischiano più. Un dj deve essere un po' come un buon contadino, arare nel proprio orticello. Ho scelto la italo-disco perché la ritengo il terreno per me più fertile su cui seminare appunto.
Ai suoi esordi, esistevano due tipi di italo-disco: quella da hit parade commerciale (prodotti confezionati per le classifiche stile "Happy Children" per intenderci), e quella poi diventata un cult. Quest'ultima, appunto, si è affermata a partire dalle produzioni di Giorgio Moroder di metà degli anni 70, quando il rock ha iniziato a lasciare sempre più spazio ai sequencer e ai vocoder. Alcuni dj produttori italiani, colpiti dal genere, fecero tesoro del feeling di cui si impregnava la pista al suono teutonico di Moroder. Fatta loro la lezione, agli inizi degli anni 80 diedero vita a un vero corso musicale. Nacque cosi la italo-disco cult. Comune denominatore: una certa attenzione alla melodia triste, i tappeti interfacciati con riff di synth ripetuti ossessivamente, una particolare struttura dove sia l'intro che il break e il finale rivestivano la stessa importanza del ritornello (o meglio il gimmick). Diversamente dall'italodisco commerciale, questi erano extended mix fatti esclusivamente per la gioia del ballo e per facilitare la vita al dj nei mix.
Che la italo sia diventata un genere autonomo lo si deve anche a internet, nella specifica a quei pazzi di e-Bay. Per fare un confronto, un successo di vendita milionario prodotto in Italia negli 80 viene valutato oggi (sarebbe meglio dire "svalutato") sui 5-6 euro a copia originale, mentre italo-cults che all'epoca giunsero sì e no a una distribuzione di 10.000 copie in tutto il pianeta oggi veleggiano su valori di centinaia di euro a copia! "Are You Loving" di Brand Image ne è un esempio.
L'italo-disco è null'altro che un back to the future. Troppo avanti allora, troppo attuale oggi.

Da dove nasce il termine italo-disco?
Nasce tutto da Bernhard Mikulski, il vulcanico polacco emigrato in Germania. Un giorno, quando già era a capo della Zyx, decise di affibbiare un appellativo ai tanti prodotti che arrivavano dall'Italia nel suo grande magazzino di distribuzione. Che genere dare ai vari "Dolce Vita", "Vamos a la Playa", "I Like Chopin" etc.? Vengono dall'Italia, allora si opta per "italo-disco", contribuendo così a confondere generi e stili, accomunati solo dalla provenienza geografica. Tuttavia il termine oggi ha assunto il risvolto contrario: si intende solo quanto non è stato un successo da hit parade clamoroso, ma un successo a livello di club e con un discreto numero di mix (migliaia erano sufficienti) venduti.
Per esser "italo", oggi, bisogna essere introvabili e avere canoni di similarità a Giorgio Moroder e possibilmente al grande Claudio Simonetti, altro capostipite italo-cult.

Dove suonavano allora italodisco?  Tu dove suonavi e dove suoni?
L'italo-dance in generale era suonata dappertutto negli anni 80, in ogni discoteca. Io ero resident dj nei weekend tra l'82 e l'85 al Piranha di Novara.
Per quanto riguarda l'estero, sapevo che l'italo di un certo tipo allora era suonata parallelamente in Spagna (le etichette Max Music e Blanco Y Negro furono fautrici del trend), oltre alla Germania del già citato compianto Bernd Mikulski. Solo in seguito scoprii grazie a Google che a Detroit e a Chicago era un genere di punta.
Oggi ripropongo lo stesso genere (quello degli anni d'oro del Piranha) dalla Scandinavia alla Russia, dalla Francia alla Spagna, in Uk e addirittura in Australia: ivi è sorto un "Casco club" dove stanno approntando i preparativi per accogliere la vera italo suonata da un "vecchio dj" riemerso per loro dalla naftalina ...that's me, ohibo'.

Italo-disco renaissance

Casco, silenzio per almeno 15 anni e dal nuovo millennio la rinascita: sei d'accordo se diciamo che stiamo assistendo a una renaissance del genere italo-disco?
Decisamente sì, ogni giorno aumentano articoli e siti che ne parlano, compilation e locali che fanno serate.

Tutti pazzi per l'italo-disco, tranne gli italiani. Sembra il titolo di un film, invece è la breve descrizione di un fenomeno screditato in patria. Riusciamo a dire un perché?
Tutta colpa di Alfredo? No... piuttosto merito degli spagnoli e degli olandesi. Qualche dj tulipano, esibendosi in set elettronici nella tierra caliente della disco (Barcellona), scopre che Moroder è sempre attuale e che la musica prodotta in Italia negli 80 è facile da mixare in scaletta con la electro di oggi: da Moroder a Patrick Cowley, attraverso gli italianissimi Easy Going, il passo oltre a esser breve è pure indolore. Il pubblico recepisce e si apre un piccolo spiraglio di vitalità.
Nel frattempo una coppia di giornalisti spagnoli, Javier Blánquez e Omar Morera, scrive per Mondadori "Una historia de la música electrónica", la prima enciclopedia ufficiale della musica elettronica, e non può fare a meno di citare gli antesignani del genere vocoder e sequencer. Così, grazie anche a quest'opera bestseller, la italo-disco assume più rilevanza. Nascono programmi radiofonici che trasmettono solo italo-cult (Cbs su tutte) e addirittura label che ristampano pirati. Su Myspace si cominciano a invocare nomi strani ballati nelle serate italo-disco, e ci si domanda chi siano Cellophan Brain, Camarro, Digital Game, Mr Flagio, Charlie, Mito, Sphinx, Dharma Alexander Robotnik e, buon ultimo, il sottoscritto. Qualcuno di questi, essendo ancora in attività come dj, risponde all'appello e viene invitato a esibirsi; altri nicchiano perché hanno rimosso quell'epoca dalla loro esistenza oppure ignorano di essere diventati dei cult (un nome su tutti, Alex Novaga, da vedere discogs.com).
Anche la difficoltà di reperire i prodotti ha avuto un ruolo nella rinascita dell'italo-disco: quando c'è rarità nasce il culto.

Cosa significa, invece, essere un dj di italo-disco oggi?
Bella domanda. Significa innanzitutto essere un nemo propheta in patria. L'italo-disco è sempre stata snobbata in Italia, dove nelle discoteche sembra esistere solo la house da un bel po' di anni. Ma al là di questo, in Italia, diversamente dagli altri paesi europei, l'italo-disco non è considerata un genere autonomo. E' sempre stato un fenomeno per lo più nei paesi anglofoni, in Nord-Europa, Est-Europa, Spagna.

Mi dicono infatti che i tuoi cachet all'estero siano ancor oggi piuttosto alti e che i tuoi vecchi 45 giri valgano parecchio. Quanto?
Un aneddoto spiega più dei numeri: poco tempo fa, prima di salire in consolle a Copenhagen, mi sono accorto aprendo il flightcase che mancavano 8 dischi. Rubati in un attimo di mia distrazione: ho speso 1.000 euro per riacquistarli. L'ho fatto volentieri, ma ormai certi vinili andrebbero tenuti in cassaforte, non in una normale bag per DJs.

Quali sono i dj-produttori che stimi di più oggi? E quali fanno chiari riferimenti all'italo-disco originale?
Ho sempre avuto dei produttori preferiti per ogni epoca, ma uno su tutti: Giorgio Moroder. Accanto al suo nome non riesco a nominarne altri, sarebbe un sacrilegio. Il bello è che tutti ne parlano, ma in pochi conoscono la sua opera omnia. Dovrebbe essere studiata in storia della musica accanto a Vivaldi, Bach, Mozart etc.

Continui a girare i club d'Europa con singoli in 45 giri di italo-disco, ma qual è oggi il pubblico che balla la tua musica?
Sì, vero, suono un sacco di 45 giri, il suono è molto più bello e cristallino degli odiosi cd e degli assurdi mp3. Il pubblico a volte guarda incantato e curioso, si domanda se io vada ancora a carbonella. Ma quelli che restano inchiodati sulla pista non sanno cosa giri, ballano perché il momento era giusto per suonare quella specifica canzone. È un pubblico eterogeneo quando suono come DJ Discjokin, invece sono solo fan di Casco quando esco come DJ Casco. 

Anche la tua fama non è stata sottratta a questa rinascita: ci racconti brevemente come sei arrivato alla ripubblicazione dei tuoi successi "Cybernetic Love" e "Stop/Living Up" per la belga N.E.W.S su Radius Records?
Fama... wow, che onore... ho riletto questa parola quattro volte prima di continuare a leggere questa piacevolissima domanda, parli con me? Rispondo volentieri poiché vorrei dare onore al merito al dj belga Spacid, deus ex machina dell'etichetta Radius. Sono stati molto attenti alle esigenze del segmento di questo mercato e hanno creduto di fare cosa gradita ai crescenti fan che richiedevano dal Myspace le ristampe di tali brani. Sono stati contattati dj attuali per la realizzazione dei remix  (costosi ma validi) e ancora oggi, a distanza di anni dalle ristampe, le richieste per le compilation non mancano. Brava Radius Records.

Anche oggi fai il dj-produttore a tempo pieno?
Sì, dicono che è il secondo mestiere più bello del mondo tra l'altro.

Progetti in corso?
In preparazione il secondo volume della "Myspace Top Electro Hits" in uscita prossimamente sulla mia etichetta digitale "Music Control" distribuita dal leader del settore the orchard e presentata dalla dj emergente milanese Pippi Kid. Ho anche in serbo una produzione a nome Casco in collaborazione con un nome storico della italo-cult. Come diceva il grande Nino Manfredi, "fusse ca fusse la vota bona".

Grazie mille, Casco, è stato un piacere parlare con te.
Grazie a te Livia per l'intervista e a voi estimatori impenitenti di italo. Ah, se volete ascoltare un po' di italo andate su www.myspace.com/casco1.

Playlist

Album

AA. VV. - Disco Italia: Essential Italo Disco Classics 1977-1985 (Strut, 2008)
AA. VV. - The Best Of Italo Disco '80  (Fonte Records, 2002)
AA. VV. - Best of Italo Disco, Vol. 1-16 (Zyx Records, 1983-1991)

Singoli

Ago - Computer (In My Mind)
Azoto - Disco Fizz, Anytime Or Place
Bad Passion - Steel Mind 
Baltimora - Tarzan Boy
Carrara - Shine on Dance, S.O.S. Bandido
Casco - Cybernetic Love
Creatures - Maybe One Day
D.D. Sound - 1 2 3 4 Gimme Some More, She's Not A Disco Lady, Burning Love
Tullio De Piscopo - E Fatto E Sorde! E?
Decadance - On And On
Den Harrow - Future Brain, Catch the Fox, Mad Desire
Diana Est - Le Louvre, Tenax
Easy Going - Do It Again, Baby I Love You
Firefly - Love (Is Gonna Be On Your Side)
Five Letters - The Kee Tha Tha
Freddy The Flying Dutchman & The Sistina Band - Wojtyla Disco Dance
Gazebo - Masterpiece, I Like Chopin, Lunatic
Gaznevada - I.C. Love Affair, Special Agent Man
Kano - Now Baby Now, Another Life, Ikeya Seki
Kasso - Brazilian Dancer
Kirlian Camera - Blue Room
Koto - Dragon's Legend
Matia Bazar - Elettrochoc, Ti Sento
Giorgio Moroder - From Here To Eternity, The Chase, Midnight Express
Moon Ray - Comanchero
Novecento - Movin' On
Number One Ensemble - Flor De Coca
P. Lion - Happy Children
Pino D'Angiò - Ma quale idea
Radiorama - Desire, Aliens
Raf - Self Control
Rainbow Team - Dreaming
Red Dragon Band - Let Me Be Your Radio
Revanche - 1979 It's Dancing Time
Righeira - Vamos a la Playa
Savage - Don't Cry Tonight, Only You, Strange Love
Tantra - The Hills Of Katmandu
Valentine - Tina Are You Ready
Valerie Dore - The Night, Get Closer, Lancelot
Vivien Vee - Give Me A Break, Higher

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