Juke-Box

Visage

Fade To Grey

di Marco Bercella
Visage - Fade To Grey
(inclusa nell'album "Visage", Polydor, 1980)




Agosto 1980, il Pierrot post-atomico David Bowie rilascia il singolo "Ashes To Ashes", un brano simbolo del neonato movimento "new romantic" che anticipa l'uscita dell'album "Scary Monsters". Dopo aver debuttato al numero 4 delle classifiche inglesi, trainato dall'epocale videoclip di David Mallet, il brano schizza in capo a due settimane al numero 1, lanciando nell'etere l'ennesima versione del Duca Bianco, e con essa il new pop degli anni 80. Il pop della television era, quella in cui il video uccide la star della radio, come opportunamente preconizzarono i Buggles solo pochi mesi prima. Per scegliersi le comparse da inserire nel clip, David pesca fra i devoti che danno vita a sfrenati party in suo onore a Londra, prima al Billy's e poi al Blitz Club. Tra i quattro fortunati che vedete campeggiare qua e là in abiti eccentrici tra le solarizzazioni del costosissimo corto sonoro trovate Steve Strange, ossia l'uomo (o meglio, il ragazzo) che a quel tempo decideva le sorti delle serate mondane di molti giovani londinesi.

Visage - Steve StrangeInfatti, mentre l'amico Rusty Egan è alla console a sparare sulla pista da ballo Giorgio Moroder, i Kraftwerk, la Yellow Magic Orchestra, i Roxy Music del nuovo corso (a proposito, buttate un occhio sulla copertina di "Manifesto" per farvi un'idea di cosa potesse ispirare un frequentatore del Blitz), naturalmente il Bowie berlinese, e le neonate leve sintetiche inglesi (The Human League e The Normal su tutti), Steve - novello Nerone - è posizionato all'entrata del locale, e col movimento del pollice decide insindacabilmente chi può accedere alla festa e chi no. Alla larga i freak, i punk sciamannati, i collegiali, quelli coi jeans svasati e la t-shirt, dentro i pirati dal trucco stilizzato, gli chic effeminati, gli agghindati con abiti geometrici, le capigliature cotonate, e così via.
La cifra stilistica dei cosiddetti Blitz Kids rifugge, insomma, la sciatteria e l'anonimato a favore di una connotazione creativa ed eccentrica, mettendo alla porta tanto l'estetica giovanile britannica quanto quella americana, in favore di una rivisitazione in chiave chic-kitsch della Mitteleuropa finita sugli scudi proprio grazie a Moroder, ai Kraftwerk e a quegli esuli anglo-americani che hanno riscritto da Berlino le pagine del rock d'avanguardia nel triennio 77-79 (la sacra triade Bowie-Eno-Iggy, per intenderci).
Se cercate la personificazione del trovarsi al posto giusto nel momento giusto, la scorgerete nelle fattezze di Steve Strange e di Rusty Egan, nel 79-80 a Londra, Covent Garden, Blitz Club. Ma anche in quelle di Boy George e dei fratelli Kemp, che impareremo a conoscere negli Spandau Ballet: e questo per rimanere nel campo musicale e limitarci ai nomi di grido, giacché quel locale partorì anche fior di stilisti destinati a dettar legge sulla moda giovanile, non solo inglese, per almeno un quinquennio.

Ma torniamo ai nostri due amici, Steve e Rusty, e alla loro fame di gloria. Essere i deus ex machina del nuovo corso modaiolo londinese non basta, occorre qualcosa di più. Tra i frequentatori del Billy's, e poi del Blitz, c'è un certo Billy Currie, sedotto e abbandonato coi suoi Ultravox dal frontman John Foxx, e alla spasmodica ricerca del nuovo cantante. Rusty Egan, che aveva un trascorso da batterista dello sfortunato progetto post-Pistols di Glen Matlock, i Rich Kids, gli presenta Midge Ure, che in quella band si occupava delle chitarre e delle voci. Ed è così che i due diventano amici.
Il Blitz è frequentato, inoltre, da un tale che ha i suoi uffici giusto al piano di sopra, ma che - nel caso in questione - sembra la classica raffigurazione del "trova l'errore". Barba e zazzera bionde, occhi chiari e camicie trasandate, Martin Rushent ha un look perfetto per far parte di un gruppo pop della West Coast o al massimo, se adeguatamente agghindato, per rimpiazzare Benny Andersson negli ABBA, ma non certo per calcare le piste di un dancefloor. Figurarsi quello.
Solo che l'accorto Steve è disposto a chiudere un occhio, giacché Martin, oltre a esser stato l'ingegnere del suono, tra gli altri, dei T-Rex di "Electric Warrior", è anche il produttore degli Stranglers e dei Buzzcocks, nonché tanto intrippato dal Blitz sound da mettersi sulle tracce di Phil Oakey, in procinto di assemblare la versione degli Human League destinata di lì a breve a dominare il mondo con "Dare". Rushent è così ben disposto nei confronti di Steve e Rusty da raccomandar loro una band coi fiocchi, composta nientemeno che dai transfughi dei Magazine (nati da una costola dei Buzzcocks) Barry Adamson, John McGeoch e Dave Formula, che stanno al suono di una certa new wave come Zoff, Gentile e Cabrini al Mundial del 1982.

Visage - Steve Strange - Midge Ure - Rusty EganNonostante l'impegno profuso, il progetto procede a strappi: nell'estate 79 esce il primo singolo di un embrionale e non ancora a fuoco progetto Visage, che vede come frontman lo stiloso Steve Strange e Rusty Egan alla batteria e drum machine. "Tar", questo il nome del singolo, passa pressoché inosservato e determina il parziale distacco dal combo di Barry Adamson, attratto dalle sirene di Nick Cave, e il contemporaneo maggior coinvolgimento di Billy Currie e di Midge Ure. Questo perché i brani composti fino a quel momento erano pochi e servivano rinforzi, ma soprattutto perché un bel giorno Billy si presenta all'amico (non ancora singer dei nuovi Ultravox) e gli dice: "Ehi Midge, senti questa base... l'ho intitolata "Toot City" e l'ho composta insieme a Chris Payne durante un soundcheck del tour di Gary Numan in cui entrambi eravamo i tastieristi coi Tubeway Army. Che ne pensi?".
Allo scozzese col baffetto si accende la lampadina, ci ricama sopra qualcosa e ...ed ecco così i nostri catapultati negli studi di Rushent nel Berkshire ad assemblare col resto della truppa "Toot City", poi divenuta "Fade To Grey", ovvero ciò che si rivelerà come il sequel perfetto dell'estetica neoromantica dettata da "Ashes to Ashes".

Lasciatemi ora sfatare il luogo comune per cui il new pop degli anni 80 fu un crocevia di colori, di gioiosa superficialità e di allegra spensieratezza. Ebbene, non fu così, almeno non agli inizi. I primi vagiti del neoromanticismo in musica furono costellati da testi ombrosi, melodie oscure, atmosfere plumbee e decadenti, il tutto con il placet di un pubblico entusiasta che accorreva a comprare ceste di dischi di tal fatta. E la hit planetaria "Fade To Grey" non rappresenta un'eccezione, andandosi a inserire esattamente a metà strada fra i turbamenti del giovane Numan di "Are 'Friends' Eletric?" e le drammatiche malinconie di "Ashes To Ashes". Se il vitreo Gary declamava "Fuori fa freddo, e la vernice si sta sbucciando dalle pareti, c'è un uomo là fuori con un lungo cappotto, un cappello grigio, e fuma una sigaretta... ora la luce svanisce, e mi sto chiedendo cosa faccio in una stanza come questa...", e se David rispondeva con "L'urlo del Nulla mi sta uccidendo, solo foto di ragazze giapponesi in sintesi e io non ho soldi e non ho capelli... spero di farcela, ma il pianeta sta bruciando...", ecco che lo ieratico Strange (imbeccato da Midge, non scordiamolo, specie quando andremo ad ascoltare il fortunato, e per molti "commercialissimo", "Vienna") se ne esce con "Un uomo su un marciapiede solitario, con una valigia al suo fianco, due occhi sbarrati freddi e silenziosi, mostra paura mentre si gira per nascondersi...". Chiamato a commentare il significato del testo, Strange ebbe in seguito a dire: "Tempo fa sono stato a Berlino, e attraverso il muro ho dato uno sguardo a Berlino Est [...]; tutto mi appariva cupo e grigio, strano, minaccioso. Subito dopo ho visto un uomo anziano camminare stanco con un bastone. Sì, stanco e deluso dalla vita. È stato in quel momento che l'idea di "Fade To Grey" aveva preso forma: entrare nella vecchiaia, nell'oscurità, sprofondare nel niente. È questo ciò di cui parla la canzone".

Visage - Fade To Grey"Fade To Grey" è anche la prima grande hit della storia del pop che deve alcune delle sue sonorità al costosissimo Fairlight CMI, la cui messa a punto viene affidata a uno dei pochi a quel tempo in grado di farla, quel Richard James Burgess produttore della smash hit degli Spandau Ballet "To Cut A Long Story Short", leader della synht-cult band Landscape (recuperate almeno la loro "Einstein A Go-Go"), e già programmatore nel primo album in assoluto in cui ci si è avvalsi del Fairlight, "Never For Ever" di Kate Bush. Sui benefici, ma anche sui danni, che questo strumento ha instillato nel pop di quel decennio, sarebbe d'uopo scriverne a parte. La bassline e l'assolo melodico appartengono al glorioso Arp Odyssey di Billy Currie (battuto su eBay nel maggio 2017 alla "modica" cifra di 8.500£!), e l'impianto ritmico ai pad SDS5 della Simmons e alla drum machine Roland CompuRhythm CR-78.
A rendere ancor più densa l'atmosfera crepuscolare e decadente della canzone, anzi la sua chiave di volta, arriva l'intuizione - pare di Strange - di inserire una voce femminile che riprende in francese il testo cantato in inglese da Steve (non certo un cantante provetto, e per questo sapientemente doppiato, qua e là, da Midge Ure). Il seducente e impersonale vocalizzo è della belga Brigitte Arens, lingua madre francofona e fidanzata di Rusty Egan, che non risulta abbia avuto, in seguito, ulteriori esperienze artistiche.
Il video di "Fade To Grey" segna invece il debutto in cabina di regia della premiata ditta Godley & Creme, destinata a marchiare a fuoco gli anni 80 con dei cut che hanno letteralmente indirizzato il gusto popolare per quasi tutto il decennio. I due, già raffinati musicisti fuoriusciti nel 1976 dai 10cc, dopo aver svolto le prove generali con la macchina da presa in due pezzi di cui erano autori, con il brano dei Visage inaugurano un filotto di regie su commissione che proseguirà con "Girls On Film" dei Duran Duran, passando per altri must quali "Rockit" di Herbie Hancock, "Every Breath You Take" dei Police, "Two Tribes" dei Frankie Goes To Hollywood, solo per citare i più eclatanti.

Canzone dall'originale ed esclusiva orecchiabilità, fra i simboli di una generazione individualista e trasgressiva, evergreen che ha saputo attraversare indenne tre decenni per essere ancora oggi oggetto di svariati passaggi radiofonici e di feste danzerecce a tema, "Fade To Grey" rimane anche l'unico segno musicale realmente riconosciuto a Steve Strange. Più un fenomenale promoter che un musicista a tutto tondo, grazie all'apporto di artisti eccezionali, egli riesce a licenziare un'accoppiata di album di tutto rispetto, ma non grande impatto critico, né di vendite (al debutto del 1980, seguirà l'ottimo "The Anvil" nel 1982), per poi scivolare progressivamente nel grigio presagito dalla canzone, pur mantenendo una meritata aura di culto fino alla fine dei suoi giorni. Steve, infatti, muore improvvisamente a 55 anni, il 12 febbraio del 2015 a Sharm el-Sheikh, proprio mentre gli amici Spandau Ballet - per la promozione del loro reunion tour - sono sul palco di Sanremo, dal quale lo hanno, con merito, pubblicamente ricordato.

Devenir gris
Devenir gris

One man on a lonely platform
One case sitting by his side
Two eyes staring cold and silent
Show fear as he turns to hide

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)

Un homme dans une gare isolée
Une valise a ses cotés
Des yeux fixes et froids
Montre de la peur lorsqu'il
Se tourne pour se cacher

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)

Sent la pluie comme un été Anglais
Entends les notes d'une chanson lointaine
Sortant de derriere d'un poster
Espérant que la vie ne fut aussi longue

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)

Feel the rain like an English summer
Hear the notes from a distant song
Stepping out from a back shop poster
Wishing life wouldn't be so long
Devenir gris

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Devenir gris

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Devenir gris

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Devenir gris

Aaah, we fade to grey (fade to grey)
Aaah, we fade to grey (fade to grey).


Playlist



Visage - Fade To Grey














Autori: Billy Currie, Chris Payne, Midge Ure
Produttore: Midge Ure, Visage
Etichetta: Polydor
Pubblicazione: 1980
Durata: 4:02

Musicisti:

Steve Strange - lead vocals
Brigitte Arens - French vocals
Midge Ure - backing vocals
Rusty Egan - backing vocals
Billy Currie - synthesizer, electric violin
Chris Payne - synthesizer, viola
Cedric Sharpley - drums, electronic drums programming

Cover


Midge Ure (B-side del 45 giri "A Certain Smile", 1985)
Mark'Oh (1996)
Datura (1993)
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