Juke-Box

Primal Scream

Movin' On Up

di Fabio Guastalla
Primal Scream - Movin' On Up
(inclusa nell'album "Screamadelica", Creation Records, 1991)



Lo sballo e la fede. Il rock e la techno. La droga e la redenzione. Il passaggio dagli Ottanta ai Novanta, nel Regno Unito, è un periodo di grandi contraddizioni, di contrasti che si ritrovano a convivere, di regole abbattute nel nome di un divertimento che non deve per alcun motivo fermarsi. È uno spirito che nasce dalle ceneri di una serie di rivoluzioni (il rock psichedelico dei Sessanta, la new wave, il punk e il post-punk, la recente cultura rave), una nuova scena che prende qualcosa da tutti i passati possibili per inventare un linguaggio diverso, una sintesi credibile. L'house-rock diventa la religione, la cattedrale è l'Haçienda, i fedeli legioni di giovani obnubilati dalle droghe sintetiche.
È un periodo di entusiasmo estremo e di attività discografica febbrile. Escono tonnellate di dischi, mentre il ricambio sui palchi, nelle classifiche e negli indici di gradimento del pubblico, non è mai stato così repentino. Con le sue luci e le sue ombre, spesso erroneamente considerato un semplice ponte tra gli eccessi degli Ottanta e il ritorno alla matrice originaria del Britpop, il periodo che scavalca gli ultimi due decenni del millennio vede nascere, esplodere, svanire una miriade di progetti destinati a una fugace gloria o, viceversa, a un culto che saprà trascendere gli angusti spazi della scena vera e propria. Tra questi ultimi, i Primal Scream.

My light shines on, my light shines on

Che Bobby Gillespie sia un predestinato lo si intuisce scorrendone brevemente la biografia. È ancora bambino quando tra i banchi di scuola incontra la persona che, anni più tardi, costruirà il suo successo (e quello di molti altri, in verità): Alan McGee. I due scoprono a braccetto l'universo del rock: ascoltano il neonato punk, si recano insieme al primo concerto delle rispettive vite (Thin Lizzy), decidono di imbracciare gli strumenti e nel 1978 si uniscono ai The Drains, giovanissima formazione di Glasgow in cui milita il chitarrista Andrew Innes, destinato a diventare – insieme a Gillespie – la colonna portante dei futuri Primal Scream. Questi si formano nel 1982, ed esordiscono nel 1987 con l'album "Sonic Flower Groove", frutto di un lustro nel quale la band cerca di dare forma al proprio sound. I lavori procedono a rilento, anche perché Gillespie, nel frattempo, si destreggia come batterista nei Jesus and Mary Chain, con i quali registra il leggendario "Psychocandy". Esaurita la breve ma importante esperienza al fianco dei fratelli Reid, rivolge tutte le attenzioni sul progetto di cui è fondatore. Al jangle-pop degli esordi fa seguito l'alt-rock ancora di matrice sixties di “Primal Scream”, un flop di critica e pubblico che rischia di segnare il destino degli scozzesi. Fino a quando McGee decide di prendere in mano la situazione, alla sua maniera.

Ecstasy was a religious conversion!
(Bobby Gillespie)

“Primal Scream” esce su etichetta Creation, la label creata nel 1983 e diretta in prima persona da McGee. È evidente che quest'ultimo crede nel talento dei vecchi compagni di avventura, ma per il momento non ne condivide appieno le intenzioni stilistiche. Nel 1988, mentre i lavori per l'omonimo album sono in svolgimento, introduce Gillespie e soci (nella line-up è entrato anche Martin Duffy alle tastiere) al mondo della acid house. Il resto è pura conseguenza: “McGee sembrava pazzo – ha raccontato Bobby al New Musical Express in occasione del ventennale di “Screamadelica” - il minuto prima stava ascoltando Gram Parsons, gli Stones e i Modern Lovers, quello dopo era uno di quei ragazzi sotto acido. Era come assistere a una conversione religiosa. In meno di un attimo era lì che ci implorava: 'Per favore ascoltate questa musica! Vi prego provate questa nuova droga'”.
La preghiera, diciamo così, viene esaudita. Ed è in questo clima che avviene l'altra conversione, non religiosa ma musicale: nel sound dei Primal Scream subentra l'immaginario house, e nulla sarà più come prima. “L'ecstasy ha aperto le menti di tutti noi”, affermerà Gillespie, e il risultato prende il nome di “Screamadelica”, la pietra angolare che sotto la supervisione di McGee e del produttore Andy Weatherall, proveniente dal mondo del deejaying, nel 1991 inaugura il nuovo decennio e rispetto alla quale un po' tutti, a dosi differenti, dovranno in qualche modo fare i conti.

I was blind, now I can see/ You made a believer out of me

Opener e apice (a braccetto con l'altrettanto celebre “Loaded”) di “Screamadelica”, “Movin' On Up” racchiude in meno di quattro minuti tutta l'essenza dei Primal Scream al massimo del potenziale, sia sotto il punto di vista della musica che a livello di liriche. Ma procediamo con ordine. A livello stilistico, “Movin' On Up” è l'articolo 1 della nuova costituzione promulgata dagli scozzesi. È come suonerebbero gli Stones dopo una notte brava all'Haçienda. Non ancora house – per quei richiami skippare di due posizioni per raggiungere “Don't Fight It, Feel It” - ma ciondolante a profusione in una crasi dell'r&b Stones-iano, di tutta l'influenza baggy e dei baccanali degli Happy Mondays, coniuga tappeti di pianoforte e chitarre acide, mentre la voce profana di Gillespie si alterna e duetta con i cori gospel che descrivono un'aura di sacralità talmente fuori contesto da integrarsi alla perfezione nella trama. Un'ambiguità che trova massima espressione nei testi architettati per l'occasione, con il senso di moto perpetuo (il titolo è traducibile letteralmente con “in movimento”) che si sviluppa però soprattutto in un'idea verticale, di trascendenza. È il gioco di doppi sensi su cui poggia l'intero brano: da un lato un sentimento pressoché religioso (“I was blind/ Now I can see/ You made a believer/ Out of me”, “I'm movin' on up now/Gettin' out of the darkness/ My light shines on”), dall'altro il malcelato presentimento che le frasi di gratitudine non siano rivolte a un'Entità Superiore, bensì all'ecstasy e ai suoi effetti allucinogeni. Un escamotage che proprio in quegli anni, alle medesime latitudini, viene utilizzato dagli Stone Roses di “I Am The Resurrection” e dai The La's di “There She Goes”. La conversione religiosa, come dirà vent'anni dopo Gillespie, è questione di sostanze sintetiche. “Movin' On Up” ne rappresenta l'incipit, l'ingresso dalla porta principale, il climax assoluto. Un sabba profano e al tempo stesso mistico fino al termine della notte.

I was blind, now I can see
You made a believer out of me
I was blind, now I can see
You made a believer out of me

I'm movin' on up now
Gettin' out of the darkness
My light shines on, my light shines on
My light shines on

I was lost, now I'm found
I believe in you, I've got no bounds
I was lost, now I'm found
I believe in you, I got no bounds

I'm movin' on up now
Gettin' out of the darkness
My light shines on, my light shines on
My light shines on, my light shines on
My light shines on, my light shines on
My light shines on

My light shines on, my light shines on
My light shines on, my light shines on

I'm getting outta darkness
My light shines on
I'm getting outta darkness
My light shines on



Playlist


Autori: Bobby Gillespie, Andrew Innes, Robert Young
Produttore: Jimmy Miller, Andrew Weatherall
Etichetta: Creation Records
Pubblicazione: 1991
Durata: 3:48

Musicisti:

Bobby Gillespie – voce
Andrew Innes – chitarra, cori
Martin Duffy - tastiere
Robert Young - chitarra
Henry Olsen - basso
Phillip Tomanov - batteria, percussioni
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