Juke-Box

The Mock Turtles

Can You Dig It?

di Fabio Guastalla

The Mock Turtles - Can You Dig It?
(1991 - inclusa nell'album "Turtle Soup", Siren Records)



Ogni scena musicale annovera, per ogni gruppo che ha sfondato, un contraltare quantificabile in manciate (nella più ottimistica delle ipotesi) di band rimaste nel cono d'ombra. Legioni di carneadi che magari quella scena hanno pure contribuito a crearla – nobilitati dall'aggettivo “seminale” in qualche sparuta antologia postuma - altri che hanno tentato di cavalcarne l'onda, venendo però disarcionati in poco più di un baleno, o infine meteore da one hit wonder, quelli che un brano in classifica l'hanno pure piazzato, ma poi hanno visto calare nuovamente il silenzio su di loro.
In quest'ultima categoria rientra a pieno titolo la storia che andiamo a raccontare, una storia che vede protagonisti cinque ragazzi di Middleton, cittadina situata nell'area metropolitana a nord-est di Manchester. Il loro nome era The Mock Turtles, e il relativo momento di grazia coincise con un singolo pubblicato per la prima volta nel 1991, e poi ritornato in auge una seconda volta undici anni più tardi, nel 2002: “Can You Dig It?”.

The Mock Turtles, dunque: chi erano costoro? La domanda di manzoniana memoria deve essere sorta spontanea sulla punta della lingua di centinaia di migliaia di sudditi di Sua Maestà che, comodamente seduti davanti al televisore in salotto, si ritrovavano ad ascoltare in continuazione il refrain nello spot di una grande azienda di telefonia. Era il 2002, il cosiddetto movimento britpop aveva già esaurito il suo fortunato corso, figuriamoci l'ancor più datata scena baggy. Eppure... eppure quel ritornello così melodico e trascinante doveva aver riacceso i ricordi di qualche telespettatore un poco più scafato, magari di quelli che tra gli Ottanta e i Novanta erano giovani e “sul pezzo”. Da dove proveniva, dunque, quel tormentone?

Per scoprirlo bisogna compiere un'altra capriola all'indietro nel tempo. Nel 1985, a Middleton, ai confini immaginari e geografici di quella che presto verrà ribattezzata “Madchester”, un ragazzo di nome Martin Coogan, dopo l'esperienza nei Judge Happiness, decide di imbastire una nuova esperienza musicale e imbarca nel progetto altri quattro giovani della zona. Se il cognome vi ha fatto suonare un campanello nella testa, tanto vale fugare subito il dubbio. Martin è proprio il fratello maggiore di Steve Coogan, ovvero l'attore che un paio di decenni più tardi vestirà i panni di Tony Wilson nella pellicola “24 Hour Party People”.
Quando Martin Coogan forma la sua nuova band, The Mock Turtles, i protagonisti della prossima stagione sono già presenti sulla scena cittadina: i vari Stone Roses, Happy Mondays, Inspiral Carpets si stanno facendo le ossa nelle retrovie, e non possono che rappresentare quella ventata di freschezza che si inizia a percepire nell'aria. Che stia arrivando un sound tutto nuovo è ben chiaro ai Mock Turtles - nel frattempo cristallizzati in una line-up formata anche da Joanne Gent alle tastiere, Andrew Stewardson al basso, Martin Glyn Murray all'altra chitarra e Steve Cowen alla batteria - che nel 1987 se ne escono con un primo singolo (intitolato “Pomona”) che passa del tutto inosservato. Nel 1989 ci riprovano con una “Wicker Man” per niente disprezzabile ma più allineata a un'idea di pop-rock stile Smiths, e a ruota con “And Then She Smiles”, perfettamente “madchesteriana” e in sintonia con la produzione contemporanea degli Inspiral Carpets, arricchita da un ritornello catchy che meriterebbe più considerazione di quella poca che, invece, riesce a ottenere.

I singoli pubblicati alla spicciolata confluiscono nell'album di esordio “Turtle Soup”, pubblicato nel giugno del 1991. Sarà soltanto la decima delle undici canzoni contenute nella tracklist, però, l'unica a sfondare nella top 20 inglese: si chiama “Can You Dig It” e, come spesso accade, fa la sua prima comparsa in sordina, nei panni della più classica delle B-side. L'anno precedente, infatti, il quintetto britannico aveva dato alle stampe un altro singolo, “Lay Me Down”, nell'ennesimo tentativo di agganciarsi al traino Madchester-iano (la canzone, per la cronaca, non era neppure malvagia). Serviva un Lato B, e i Mock Turtles decisero di inserire “Can You Dig It?”. L'ispirazione, racconterà poi, viene a Martin durante una cena a casa con amici. Senza dare nell'occhio, si apparta in un'altra stanza e butta giù gli accordi con la chitarra. Il titolo (traducibile in qualcosa come "riesci a sentirlo?") era stato ispirato a Coogan dalla visione del film di culto “The Warriors” di Walter Hill, ma probabilmente anche dall'omonimo brano di The Monkees (1968), e attorno a quell'espressione in forma interrogativa erano stati costruiti un testo semplice e diretto che poteva alludere tanto all'uso delle droghe quanto a una storia d'amore giovanile, e in seconda istanza un andamento decisamente baggy che culminava in un ritornello tanto ispirato quanto appiccicoso. Una potenziale hit, insomma.

E così in effetti sarà. L'anno successivo, in concomitanza con il lancio di “Turtle Soup”, “Can You Dig It?” viene rieditato come singolo vero e proprio. La canzone nel frattempo è stata tirata a lucido, le chitarre ricalibrate e il mastering perfezionato. L'operazione di restyling fa centro: il singolo vola dritto nella Uk Singles Chart, dove raggiunge la diciottesima posizione. Nel videoclip che ne accompagna l'uscita, Coogan è agghindato alla stregua di Ian Brown e si dimena un po' impacciato con le movenze tipiche del local hero Bez, mentre la band gli suona schierata attorno. A vidimare il successo del brano arriva, puntuale, l'apparizione dei Mock Turtles a Top Of The Pops.
La canzone si apre con la chitarra elettrica di Coogan che si stende in un lisergico fingerstyle al quale si uniscono via via una sezione ritmica vagamente funkeggiante, le tastiere, la seconda chitarra e infine la voce di Martin. La strofa innesca un ritornello spensierato e agrodolce, un ipotetico ponte tra le atmosfere trasognate di una “There She Goes” degli La's e i venturi guizzi melodici dei vari Pulp e Blur, ma senza rinunciare a quell'andatura ballabile che era parte integrante del pop chitarristico dell'epoca. Due parole le merita anche l'assolo che segue il secondo ritornello e che accentua l'afflato psichedelico prima del chorus conclusivo. Esattamente collocabile nel punto di congiunzione tra il pop di fine anni Ottanta, gli stilemi Madchester e i primi vagiti del britpop, “Can You Dig It?” rappresenta la quintessenza di una stagione traboccante di idee, alcune già consumate, altre ancora da sviluppare.

“Can You Dig It?” rimane però anche l'unico, vero successo dei The Mock Turtles. Un paio d'anni più tardi i cinque daranno alle stampe il secondo album, “Two Sides”, prima di dividere le proprie strade. Se la parabola della band si spegne insieme all'interesse di un pubblico già proiettato altrove, il singolo è destinato a vivere una seconda giovinezza. Quando nel 2002 “Can You Dig It?” viene scelto per accompagnare uno spot nella televisione inglese, diventa nuovamente un tormentone. Al punto che per rendergli omaggio si scomoda nientemeno che Fatboy Slim il quale, nel 2003, firma insieme a Simon Thornton un remix pubblicato da Virgin: senza imporre stravolgimenti, la nuova versione si dota di un sound più pieno e di nuovi interventi sintetici. Sull'onda del revival, la medesima Virgin dà alle stampe lo stesso anno il greatest hits dei Mock Turtles. Can you dig it?

Can you understand me now
I'll get it through somehow
You won't ever get me down
Won't see me hanging around
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it what I'm saying
One little kiss isn't anything
I won't be sad
Someone turned a light on
See how big and strong I've grown
I'm standing on my own
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it what I'm saying
One little kiss isn't anything
You keep insisting on everyting
I won't be sad
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it? Oh yeah
Can you dig it what I'm saying
One little kiss isn't anything
You keep insisting on everyting
I won't be sad
Someone turned a light on

Playlist
Ascolta
The Mock Turtles - Can You Dig It?

Autore: Martin Coogan

Etichetta: Siren

Durata: 4'10''
The Mock Turtles su OndaRock
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